Ecco quanto costa tenere i soldi sul conto o sotto il materasso

23 Ottobre 2019 | Autore:
Ecco quanto costa tenere i soldi sul conto o sotto il materasso

La sicurezza è solo apparente: in realtà, l’inflazione e i costi bancari divorano il capitale. Allora come investire per proteggere i soldi e farli rendere?

Tenere i soldi sul conto corrente o in contanti sotto il materasso sembra a prima vista un buon modo per proteggere i risparmi accumulati ma in realtà non è una scelta felice. Ci sono, infatti, due tarli sempre all’opera e che silenziosamente a poco a poco divorano il capitale: il primo è l’inflazione che erode il potere di acquisto, il secondo sono i costi bancari.

Si stima che siano ben 1.400 miliardi di euro le somme che le famiglie e le aziende italiane tengono in contanti o su depositi bancari liquidi; un ammontare enorme e che, negli ultimi anni, è cresciuto rispetto al passato, contrariamente a quanto si potrebbe pensare in un’epoca in cui si sono diffusi parecchi strumenti di investimento e di gestione dei risparmi e dei proventi.

Il fenomeno non riguarda solo i risparmiatori, ma anche le imprese: secondo i dati Abi, le somme immobilizzate e “parcheggiate” in liquidità ammontano a circa 340 milioni di euro, che così sono sottratti al circuito produttivo degli investimenti.

Quelli di oggi sono i dati più alti degli ultimi 20 anni: significa che, ora più che mai, gli italiani non sono disposti a spendere e neppure ad investire, e che il loro risparmio non viene programmato in impieghi adeguati, quelli cioè in grado di proteggere il capitale e di farlo rendere.

Il primo nemico dei nostri soldi, l’inflazione, lavora a lungo termine: secondo i dati di una ricerca compiuta da Il Sole 24 Ore, mille euro di vent’anni fa valgono oggi 588, cioè poco più della metà. Chi avesse tenuto questa somma sotto il materasso potrebbe comprare oggi molti meno beni rispetto al passato; ci vorrebbe quasi il doppio per acquistare le stesse cose che era possibile fare con quel denaro vent’anni prima.

Tenendo i soldi fermi per periodi più brevi la perdita è minore, ma è comunque pesante: gli stessi mille euro tenuti fermi per 10 anni varrebbero oggi 875 euro; solo negli ultimi 5 anni, quelli in cui l’inflazione calcolata secondo gli indici Istat è stata molto bassa, si ritroverebbe un potere d’acquisto ridotto a 967 euro, a dimostrazione del fatto che non conviene affatto impiegare i propri risparmi in questo modo.

Le cose non vanno meglio per chi ha impiegato il denaro depositandolo su un normale conto corrente bancario: negli ultimi anni i tassi di interesse a credito, quelli che vengono riconosciuti al correntista a fine anno, si sono praticamente azzerati.

Sono definitivamente tramontati i tempi in cui le somme depositate in conto rendevano un piccolo interesse, di poco superiore all’inflazione e che comunque aiutava a mantenere intatto il capitale reale o magari a farlo crescere un po’. La media attuale dei tassi di interesse praticati dalle banche è, secondo i calcoli della Banca d’Italia, lo 0,37%, ma questa cifra comprende anche i conti deposito, quelli in cui occorre vincolare le somme per un certo periodo senza poterle ritirare prima e che per questo riconoscono un tasso leggermente più alto. Sui conti correnti, invece, il tasso medio è appena lo 0,04%, praticamente zero.

Inoltre, sono in arrivo delle penalizzazioni per chi lascia i soldi sul conto: presto le banche inizieranno ad applicare tassi negativi, come ha già annunciato l’amministratore delegato di Unicredit per i depositi maggiori di un milione di euro (inizialmente aveva previsto di farlo per quelli superiori a 100mila) il che significa che addirittura d’ora in poi per tenere i soldi sul conto corrente dovrai pagare.

Non finisce qui, perché nel caso dei conti correnti e altre forme di depositi bancari, ci sono sempre le spese di gestione da considerare: sono i costi di tenuta del rapporto, che le banche applicano in base alle condizioni contrattuali e che nel 2018, secondo la Banca d’Italia, sono stati in media di quasi 87 euro per ciascun conto.

Allora, visto che è sconsigliabile tenere i soldi fermi sotto il materasso o sul conto (ovviamente al di là di quelli che servono per le spese necessarie e programmate, tenendo conto anche degli imprevisti) come è possibile impiegare i propri capitali in modi che siano sicuri e possibilmente anche redditizi?

La storia insegna che l’investimento azionario premia, soprattutto se si è disposti a tenere investite le somme per un periodo di tempo molto lungo, di almeno 10 anni e oltre. Ad esempio, chi avesse investito 1.000 euro negli indici delle Borse mondiali si ritroverebbe oggi più del doppio (2.154 euro) e il risultato sarebbe ancora superiore nell’ultimo decennio (quindi fuori dalla crisi mondiale del 2008): i mille euro di partenza sarebbero diventati 2.241, sempre secondo la ricerca de Il Sole 24 Ore. Le oscillazioni intermedie e anche i veri e propri crolli, insomma, vengono ammortizzati, a condizione di saper tenere duro ed aspettare anche per decenni (la famosa crisi del 1929 è stata recuperata solo dopo 30 anni). Anche l’investimento obbligazionario avrebbe protetto il capitale e consentito la sua crescita: i mille euro di vent’anni fa sarebbero ora 2.127 e quelli di dieci anni fa sarebbero diventati 1.156.

In tutto questo, rimane però il fatto che i rendimenti passati non sono mai garanzia di ottenerne altrettanti nel futuro: sono solo una “ragionevole speranza”, dove però entra in gioco, ed è determinante, una decisione iniziale, motivata dall’aspettativa di voler vedere crescere i propri impieghi finanziari, cioè quel fattore che sicuramente manca se invece si decide passivamente di lasciare i soldi fermi: qui non c’è il rischio che varranno sempre di meno, ma la certezza. Leggi anche come investire i soldi senza rischi.


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