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Come tutelarsi dai debiti dei fratelli

23 Ottobre 2019
Come tutelarsi dai debiti dei fratelli

Come evitare il pignoramento dei propri beni quando uno dei fratelli non ha pagato cartelle esattoriali, fatture o condanne giudiziali.

Tuo fratello ha contratto una serie di debiti: ci sono cartelle esattoriali e tasse di tutti i tipi, multe stradali, fatture dei fornitori e alcune cause perse. Ti chiedi se i creditori potrebbero agire contro di te visto che lui è senza reddito. Un eventuale pignoramento potrebbe estendersi ai tuoi beni personali se tuo fratello dovesse convivere sotto il tuo stesso tetto? E quando un giorno – il più lontano possibile – uno dei vostri genitori dovesse morire, l’eredità in comune potrebbe essere pignorata e messa all’asta? Insomma, in questo momento, ti preoccupa una sola cosa: come tutelarsi dai debiti dei fratelli. 

In questo articolo, proveremo a darti alcuni consigli pratici su come agire in casi come questi. 

Responsabilità per i debiti dei fratelli

A ben vedere, la responsabilità per i debiti dei fratelli non è generale, ma scatta solo in determinate situazioni. In generale, quindi, non potrai mai essere chiamato a rispondere di un’obbligazione che tuo fratello ha lasciato insoluta, né di conseguenza rischierai un pignoramento. E ciò vale anche se tuo fratello, nullatenente, riceve da te dei periodici sussidi.  

Esistono, tuttavia, tre ipotesi in cui è possibile una “traslazione” dei debiti tra fratelli. Cercheremo di analizzarle qui di seguito illustrando, nel contempo, come tutelarsi dai debiti dei fratelli.

Fideiussioni e garanzie

La prima ipotesi in cui il creditore può rivalersi contro il fratello del proprio debitore è quando questi gli fa da garante, ossia ha firmato un contratto di fideiussione. Succede spesso, ad esempio, che una banca conceda un mutuo dietro concessione di garanzie personali. Chi è privo di redditi e, tuttavia, necessita di un prestito, ricorre ai propri familiari per soddisfare le condizioni richieste dall’istituto di credito.

La stipula di una fideiussione non può più essere revocata se non dietro consenso dello stesso creditore (che di solito viene accordato solo se, in sua vece, subentra un altro fideiussore). La garanzia permane per tutta la durata del debito, fino a quando esso non viene estinto. Tuttavia, se il prestito è a tempo indeterminato (si pensi all’apertura di un affidamento bancario), allora il garante può recedere dalla fideiussione, ma la sua dichiarazione avrà valore solo per i debiti successivi al recesso e non per quelli già maturati prima. 

Se la banca non riesce ad ottenere i soldi dal debitore principale, si rivolge in seconda battuta al garante. Il fideiussore, difatti, è obbligato in solido col debitore principale al pagamento del debito. «Obbligazione in solido» significa che il creditore può rivolgersi indifferentemente al debitore oppure al fideiussore (oppure a tutti e due), chiedendo a chi preferisce il pagamento di quanto dovuto. Comunemente, il creditore agirà in giudizio nei confronti di ambedue, ma potrebbe anche selezionare colui che ritiene più solvibile.

In questo caso, è possibile tutelarsi dai debiti del fratello solo se la concessione del prestito viene estesa, in un momento successivo, a ulteriori somme rispetto a quelle accordate al momento della stipula della fideiussione. Leggi Come togliersi da garante di un prestito. 

Debiti del fratello convivente

Seppure è vero che nessun creditore può pignorare i beni del fratello del proprio debitore, tale regola trova un ostacolo pratico nel caso in cui i due fratelli convivano sotto lo stesso tetto. In questa ipotesi, solo nel caso in cui si proceda con un pignoramento mobiliare, l’ufficiale giudiziario può presumere che tutti gli oggetti presenti all’interno dell’appartamento siano di proprietà del debitore. Salvo, ovviamente, prova contraria. Il che significa che, per evitare il pignoramento del proprio divano o della televisione, dei gioielli o dei quadri, bisognerà fornire una prova di acquisto. Prova che, di certo, non può essere data da uno scontrino (che non è nominativo), ma solo dalla fattura o dall’estratto conto della carta di credito. Una dimostrazione impossibile a distanza di molti anni. Ecco perché, per evitare la messa all’asta dei beni di chi convive con un debitore, si è spesso ricorso a un contratto di comodato. Un esempio pratico spiegherà meglio la situazione.

Marco ha una serie di debiti e teme l’arrivo dell’ufficiale giudiziario a casa propria. Tutto ciò che ha di valore è una televisione di ultimo modello, un paio di tappeti persiani e un servizio di bicchieri di cristallo. Così simula con il proprio fratello un contratto di comodato in cui quest’ultimo, dichiarandosi proprietario di tali beni, accetta di darli in prestito all’altro. Quando arriva l’ufficiale giudiziario a prelevare la tv, Marco gli mostra il contratto di comodato per provare che la proprietà non è sua, ma del fratello.

Un atto del genere è stato giustamente ritenuto, dalla giurisprudenza, come “simulato” e non opponibile al creditore. Un accordo di questo tipo potrebbe sortire effetti solo se munito di data certa, ossia registrato all’Agenzia delle Entrate: la data, attestata dal pubblico ufficiale, deve essere anteriore quantomeno alla notifica del titolo esecutivo o del precetto.

Dunque, se tuo fratello sta contraendo debiti e vuoi tutelarti da un eventuale pignoramento, non ti basterà fargli firmare un documento in cui questi riconosce la tua proprietà su tutti i beni di casa. 

Debiti del fratello erede

Il rischio maggiore per chi ha un fratello con molti debiti si verifica quando i due diventano coeredi dello stesso patrimonio.

Jacopo e Francesco sono fratelli. Jacopo, però, ha molti debiti. Alla morte del padre, i due ereditano la casa di famiglia per quote uguali. Francesco teme che i creditori possano pignorare il 50% dell’immobile e metterlo all’asta. È un timore fondato: la legge, infatti, stabilisce che, fin quando i due non procedono alla divisione dell’eredità, i creditori possono pignorare la quota dell’erede debitore.

Per tutelare il patrimonio ereditario, spesso il debitore rinuncia all’eredità, consentendo così che la propria quota vada ad estendere quella degli altri coeredi. In cambio, questi ultimi gli offrono il godimento del bene che altrimenti sarebbe finito a lui (ad esempio, con un contratto di comodato o di usufrutto) oppure, dopo qualche anno, ne donano la proprietà ai figli. In verità, se anche tale tattica viene utilizzata spesso, non è esente da rischi. I creditori, infatti, potrebbero impugnare la rinuncia all’eredità e aggredire ugualmente i beni rifiutati dall’erede-debitore. Maggiori informazioni su La truffa dell’eredità per non pagare i debiti.



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1 Commento

  1. salve, vorrei un chiarimento per quanto riguarda la rinuncia all’eredità. mio marito ha parecchi debiti, con privati e con lo stato, ma non ha proprietà appetibili per gli eventuali creditori, essendo quote di una piccola eredità indivisa tra 4 fratelli. in caso di sua morte posso fare la rinuncia all’eredità?

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