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Peculato: ultime sentenze

4 Novembre 2019
Peculato: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: reato di peculato; condotta distrattiva del denaro o di altri beni; danno arrecato alla Pubblica Amministrazione; differenza tra il reato di peculato ed il furto aggravato; distinzione tra peculato e truffa aggravata.

Abuso d’ufficio e peculato

Integra il reato di peculato la condotta distrattiva del denaro o di altri beni che realizzi la sottrazione degli stessi alla destinazione pubblica e l’utilizzo per il soddisfacimento di interessi privatistici dell’agente, mentre è configurabile l’abuso d’ufficio quanto si sia in presenza di una distrazione che, seppur finalizzata a profitto proprio, si concretizzi in un uso indebito del bene che non ne comporti la perdita e la conseguente lesione patrimoniale a danno dell’ente cui appartiene (confermata l’ipotesi del tentativo di abuso d’ufficio per amministratrice di sostegno che aveva tentato di porre in essere una operazione economica di rent to buy su un bene immobile di proprietà del beneficiato; l’operazione posta in essere appariva di ampia utilità per il legale e di poco guadagno per il beneficiato).

Cassazione penale sez. VI, 02/07/2019, n.38875

Chi commette il reato di peculato?

Commette il reato di peculato il dirigente della società in house del Comune che utilizzi le disponibilità finanziarie per pagare sanzioni pecuniarie amministrative finalizzate a evitare le conseguenze penali per violazioni in materia di lavoro, sicurezza e tutela ambientale commesse da dipendenti, in assenza di una delibera formale. A nulla rileva il fatto di aver agito a tutela di interessi superiori dell’ente rispetto alle posizioni personali oggetto delle sanzioni pecuniarie. Ad affermarlo è la Cassazione giudicando sul caso di un amministratore di una società in house del Comune di Palermo.

Per la Corte nella fattispecie vi è stata una distrazione, che ben può integrare il reato di peculato in quanto consiste in una condotta proprietaria illegittimamente assunta dall’agente che toglie dal fine pubblico le risorse. Tale condotta, concludono i giudici, sarebbe invece stata pienamente legittimata in presenza di una deliberazione dell’ente che la ritiene utile a tutela della compagine societaria.

Cassazione penale sez. VI, 13/06/2019, n.38260

Consigliere si appropria di fondi avuti dalla Regione

Commette il reato di peculato e non di truffa o malversazione a danno dello Stato il Consigliere regionale che si appropria di fondi avuti dalla regione per le attività collegate ai lavori del consiglio e alle iniziative dei gruppi.

L’amministratore non può, infatti, essere considerato soggetto privato solo perché ha percepito i contributi attraverso il gruppo consiliare, ente di diritto privato, al quale la regione li aveva trasferiti. Ad affermarlo è la Cassazione che ha considerato inammissibile il ricorso di un ex consigliere ligure per la vicenda cosiddette “spese pazze”.

Cassazione penale sez. VI, 12/06/2019, n.33831

Uso dell’auto di servizio per fini privati

L’utilizzo dell’auto di servizio per fini privati integra il reato di peculato e non quello di peculato d’uso, in quanto tale condotta è vietata in assoluto, dovendosi presumere l’esclusiva destinazione del bene a uso pubblico in assenza di provvedimenti che consentano puntuali e documentate deroghe a tale impiego.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione con la quale si era affermata la configurabilità del reato di peculato in relazione alla condotta di un sindaco che aveva ripetutamente utilizzato l’autovettura di rappresentanza e il relativo autista per recarsi in Roma e attendere ai suoi impegni di deputato nonché, in un’occasione, per raggiungere l’aeroporto di Fiumicino con la propria coniuge durante il viaggio di nozze).

Cassazione penale sez. VI, 21/05/2019, n.26330

Minima entità della danno patrimoniale arrecato alla PA

In tema di peculato, la minima entità del danno patrimoniale arrecato alla Pubblica Amministrazione non esclude la configurabilità del reato, poichè l’atto appropriativo integra di per sè la condotta tipica, mentre, nel caso di peculato d’uso, la destinazione solo momentanea del bene a finalità diverse da quelle pubblicistiche richiede anche l’idoneità della condotta a determinare una apprezzabile lesione patrimoniale.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto integrato il reato di peculato a fronte dell’appropriazione da parte del pubblico agente di un quantitativo minimo di carburante).

Cassazione penale sez. VI, 26/04/2019, n.23824

Albergatore incassa l’imposta di soggiorno: quando commette peculato?

L’albergatore che incassa l’imposta di soggiorno assume la veste di incaricato di pubblico servizio come agente contabile nei confronti del comune e, pertanto, commette il reato di peculato ove ometta di versare le somme ricevute nell’adempimento di tale funzione pubblica, atteso che quel denaro entra nella disponibilità della pubblica amministrazione nel momento stesso della consegna all’incaricato dell’esazione e a esso non può essere data alcuna diversa destinazione.

Cassazione penale sez. VI, 26/03/2019, n.27707

Divieto di sospensione dell’ordine di carcerazione per peculato

Posto che l’art. 1, comma 6 L. n. 3/2019, modificando l’art. 4 bis L. n. 354/1975, ha di fatto inserito tra i reati ostativi alla sospensione dell’esecuzione dell’ordine di carcerazione anche l’art. 314 c.p., ovvero il reato di peculato, applicare retroattivamente tale divieto di esecuzione dell’ordine di sospensione di cui all’art. 656 comma 9 lett. a) c.p.p. significa in concreto sanzionare, in maniera pregiudizievole, un soggetto che, all’epoca della commissione del relativo reato, poteva fare affidamento sull’esistenza di una disposizione penale che non prevedeva il divieto di sospensione dell’ordine di esecuzione della pena e, quindi, la carcerazione.

In assenza di una disciplina transitoria deve, quindi, intendersi che la nuova norma introdotta dalla l. 3/2019 che ha inserito l’art. 314 c.p. nell’elenco di cui all’art. 4 bis ord. pen. richiamato dall’art. 656 comma 9 lett. a) c.p.p. non possa trovare applicazione retroattiva.

Tribunale Como, 08/03/2019

Reato di peculato commesso dal notaio

La circostanza aggravante comune dell’abuso di prestazione d’opera non è compatibile con il delitto di peculato commesso dal notaio che si appropria di somme ricevute dai clienti a titolo di sostituto d’imposta, in quanto l’abuso del rapporto di prestazione professionale integra un elemento costitutivo del delitto.

Cassazione penale sez. VI, 13/11/2018, n.55753

Peculato: la condotta del cassiere d’ufficio postale 

Risponde del reato di peculato e non di furto aggravato il cassiere dell’ufficio postale che, mediante l’utilizzo indebito dei codici di accesso al servizio on-line, si appropri del denaro versato sul libretto di deposito. (In motivazione la Corte ha precisato che la proprietà delle somme depositate dal titolare del libretto spetta all’istituto di credito, ai sensi dell’art.1834 cod.civ., mentre il depositante ha solo il diritto alla restituzione).

Cassazione penale sez. VI, 02/10/2018, n.52662

Peculato e truffa aggravata: differenze

L’elemento distintivo tra il delitto di peculato e quello di truffa aggravata, ai sensi dell’art. 61, n. 9, c.p., va individuato con riferimento alle modalità del possesso del denaro o di altra cosa mobile altrui oggetto di appropriazione, ricorrendo la prima figura quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio se ne appropri avendone già il possesso o comunque la disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio, e ravvisandosi invece la seconda ipotesi quando il soggetto attivo, non avendo tale possesso, se lo procuri fraudolentemente, facendo ricorso ad artifici o raggiri per appropriarsi del bene.

(Nella specie la Corte ha ritenuto integrato il delitto di truffa aggravata nei confronti di un’impiegata dell’ufficio postale che aveva conseguito il possesso di polizze vita, cedole, libretti di risparmi ed altri titoli facendosi rilasciare deleghe e firmare ricevute dagli utenti).

Cassazione penale sez. VI, 20/06/2018, n.46799

Omesso versamento di tributi riscossi

L’omesso versamento di tributi riscossi da parte del delegato del concessionario integra il reato di peculato riconoscendosi anche al delegato la qualifica di incaricato di pubblico servizio. (Nel caso di specie, l’amministratore della società delegata dal concessionario aveva trattenuto delle somme ritratte dalle macchine utilizzate da privati per il gioco in vari esercizi).

Corte appello L’Aquila, 22/05/2018, n.1214


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