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Corruzione: ultime sentenze

18 Gennaio 2022
Corruzione: ultime sentenze

Condotta del pubblico ufficiale; compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio; atti finalizzati a privilegiare l’interesse del privato; promessa di ricompense.

In cosa consiste il reato di corruzione? Affinché si configuri il reato di corruzione è rilevante che il pubblico ufficiale agisca in un settore della Pubblica Amministrazione diverso da quello di appartenenza? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Indice

Concorso materiale fra la truffa ai danni dello Stato e la corruzione

È configurabile il concorso materiale tra il reato di truffa in danno dello Stato e quello di corruzione, a condizione che gli effetti dell’accordo corruttivo abbiano determinato l’induzione in errore nei confronti di un pubblico ufficiale diverso da quello corrotto. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso il concorso in quanto gli artifici e raggiri erano stati finalizzati a indurre in errore gli stessi funzionari nei cui confronti era stata riconosciuta la corruzione). (Conf. Sez. 1, n. 10371 del 08/07/1995, Rv. 202738).

Cassazione penale sez. VI, 06/10/2021, n.37653

Corruzione per l’esercizio della funzione e particolare tenuità del fatto

In tema di corruzione per l’esercizio della funzione, la causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis cod. pen. può legittimamente ritenersi sussistente nei confronti dei privati corruttori e non anche dei corrotti, quando solo per i privati sia stata esclusa l’abitualità della condotta. (Fattispecie in cui è stata ritenuta la tenuità del fatto nei confronti di alcuni operatori di servizi funerari che avevano elargito modiche somme di denaro in favore degli addetti alla sala mortuaria di un ospedale pubblico, sul presupposto che solo per questi ultimi risultava la reiterazione della condotta nei confronti di più soggetti e sulla base di autonomi accordi corruttivi).

Cassazione penale sez. VI, 06/09/2021, n.37645

L’accertamento del delitto di corruzione propria

Ai fini dell’accertamento del delitto di corruzione propria, nell’ipotesi in cui risulti provata la dazione di denaro o di altra utilità in favore del pubblico ufficiale, è necessario dimostrare che il compimento dell’atto contrario ai doveri d’ufficio sia stato la causa della prestazione dell’utilità e della sua accettazione da parte del pubblico ufficiale, non essendo sufficiente a tal fine la mera circostanza dell’avvenuta dazione dell’utilità.

Cassazione penale sez. VI, 08/07/2021, n.40518

La qualifica soggettiva di incaricato di pubblico servizio

Il presidente del Cda di una società in house è un incaricato di pubblico servizio, in quanto svolge un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di quest’ultima. Costui, infatti, è responsabile dello svolgimento dei pubblici servizi affidati alla società e non esercita, invece, le funzioni tipiche della figura apicale di una società di capitali. Questo è quanto afferma la Cassazione che chiarisce come la qualifica soggettiva di incaricato di pubblico servizio si estenda anche a coloro che rivestono ruoli apicali nelle società in house.

Nella fattispecie, i giudici hanno respinto la tesi del ricorrente, presidente del Consiglio di amministrazione di una società in house, che riteneva di aver svolto funzioni manageriali di tipo privatistico, ragion per cui non potevano essere addebitati nei suoi confronti i reati di corruzione e peculato.

Cassazione penale sez. VI, 30/06/2021, n.37076

Corruzione: conseguenze per il corruttore

La promessa e successiva concreta dazione di somme di denaro e rifornimenti gratuiti di carburante presso l’impianto aziendale fatta dall’ex amministratore unico di un’impresa edile, divenuto gestore di fatto della medesima società, in favore del l’istruttore tecnico dell’ufficio tecnico del Comune, dal quale ha poi ottenuto l’incarico di lavori pubblici, integra, in capo ad entrambi i soggetti menzionati, la responsabilità per il reato di corruzione con conseguente applicabilità, nei confronti dell’ex amministratore unico di quanto statuito ex art. 321 c.p.

Tribunale Vicenza, 27/05/2021, n.229

Ai beni del corruttore si applica la disciplina della confisca?

La disciplina della confisca di cui all’art. 240-bis cod. pen. non si applica, nelle ipotesi di corruzione, ai beni del corruttore, stante la mancata inclusione del reato di cui all’art. 321 cod. pen., tra quelli indicati dalla predetta norma.

(In motivazione la Corte ha evidenziato che, pur presentando la norma profili di irragionevolezza, stante l’inclusione tra i reati presupposto di fattispecie di minore gravità, quali i reati di cui agli artt. 322 e 319-quater cod. pen., allo stato non è sollevabile la questione di legittimità costituzionale in quanto questa si risolverebbe nell’estensione “in malam partem” dell’ambito applicativo di essa).

Cassazione penale sez. VI, 26/05/2021, n.45102

Non è necessario lo stabile asservimento del pubblico funzionario agli interessi personali del privato

Per la configurabilità del reato di corruzione non è necessario uno stabile asservimento del pubblico funzionario agli interessi personali del privato. È invece sufficiente la corresponsione di una somma di denaro collegata direttamente al compimento di un singolo atto. A dirlo è la Cassazione accogliendo il ricorso della Procura generale contro l’assoluzione emessa dalla Corte d’appello in relazione alla vicenda in cui un architetto aveva versato una somma di denaro a un impiegato tecnico comunale perché seguisse l’iter burocratico di una delicata pratica edilizia cui era interessato. I giudici di merito avevano escluso il reato di corruzione per esercizio della funzione, ex articolo 318 del codice penale, sostenendo che non era dimostrato il coinvolgimento del pubblico funzionario in maniera continuativa.

Per la Cassazione, tuttavia, la novella legislativa del 2012 non ha in alcun modo inteso «escludere dal perimetro della norma le ipotesi, già sanzionate in precedenza, in cui il patto corruttivo fosse diretto a uno specifico atto del pubblico agente o ne costituisse la remunerazione successiva».

Cassazione penale sez. VI, 26/05/2021, n.33251

Protrazione nel tempo del rapporto corruttivo

Per la configurabilità dell’attuale art. 318 c.p., l’elemento decisivo non è costituito dalla protrazione nel tempo del rapporto corruttivo, bensì dal mercimonio della funzione, ancorché legato al compimento di un unico e specifico atto. Nella lettera della disposizione, invero, non si rinviene alcun riferimento al carattere reiterato del rapporto tra pubblico agente corrotto e privato corruttore.

Cassazione penale sez. VI, 26/05/2021, n.33251

Corruzione per l’esercizio delle funzioni: basta anche un singolo atto?

In tema di corruzione per l’esercizio delle funzioni, non è necessario un impegno permanente dell’agente pubblico alla prestazione di una serie indeterminata di atti d’ufficio o di servizio in favore del terzo interessato, essendo invece sufficiente anche una dazione causalmente ricollegata al compimento di un singolo atto.

Cassazione penale sez. VI, 26/05/2021, n.33251

Promessa o dazione indebita di somme di denaro o di altre utilità

Integra il reato di corruzione per l’esercizio della funzione ex art. 318 c.p. la promessa o dazione indebita di somme di danaro o di altre utilità in favore del pubblico ufficiale che sia sinallagmaticamente connessa all’esercizio della funzione, ancorché finalizzata al compimento di un unico e specifico atto non contrario ai doveri di ufficio, non richiedendosi necessariamente che l’asservimento dell’agente all’interesse privato si sia protratto nel tempo.

Cassazione penale sez. VI, 26/05/2021, n.33251

Conversazione o comunicazione intercettata

In tema di intercettazioni, la conversazione o comunicazione intercettata costituisce corpo del reato, in quanto tale utilizzabile nel processo penale, solo allorché essa stessa integri ed esaurisca la condotta criminosa, nei casi in cui questa possa perfezionarsi anche con la sola interlocuzione oggetto di registrazione, mentre deve escludersi la natura di corpo del reato dell’intercettazione che costituisca mera documentazione sonora della commissione del fatto.

(Fattispecie relativa a corruzione, in cui la Corte ha escluso che una conversazione captata avesse natura di corpo del reato e fosse, pertanto, utilizzabile oltre i limiti di cui all’art. 270 cod. proc. pen., rilevando che essa costituiva solo la prova di un frammento del reato, portato a compimento con condotte ulteriori, rispetto alle quali la comunicazione assumeva mero carattere descrittivo).

Cassazione penale sez. VI, 20/05/2021, n.26307

Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio: il concorso nel reato

In tema di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, per la cui configurabilità è richiesto il dolo specifico, è ammissibile il concorso nel reato di chi abbia agito con dolo eventuale, in quanto la struttura di quest’ultimo si caratterizza per un contenuto rappresentativo e volitivo tali da includere, con effettività e concretezza, anche la specifica finalità richiesta ai fini dell’integrazione del reato.

(Fattispecie relativa a un soggetto interessato all’adozione di un atto amministrativo, che aveva conferito a un terzo l’incarico di attivarsi per farglielo ottenere, senza concordare lo specifico mezzo da utilizzare e restando estraneo alla stipulazione dell’accordo corruttivo concluso con il pubblico agente per conseguire il risultato richiesto).

Cassazione penale sez. III, 28/01/2021, n.23335

Accettazione indebita utilità per compiere atto discrezionale

Integra il delitto di corruzione per il compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio la condotta del pubblico agente che accetti un’indebita utilità a fronte del compimento di un atto discrezionale, ove sia accertata la pregiudiziale rinunzia alla comparazione di tutti i possibili interessi sottesi allo svolgimento dell’azione amministrativa.

Cassazione penale sez. III, 28/01/2021, n.23335

Reato di corruzione: le intercettazioni

Le intercettazioni autorizzate per indagare sul reato di corruzione sono utilizzabili anche se il capo di imputazione cambia e si converte in abuso d’ufficio. È necessario però che i fatti siano gli stessi. In caso contrario, le intercettazioni non saranno utilizzabili e si procederà alla prova di resistenza per verificarne la gravità indiziaria. A questa conclusione giunge la Cassazione mettendo in evidenza come, per una corretta motivazione che sorregga l’autorizzazione, è necessario che il giudice renda evidenti le ragioni che lo spingono ad accogliere le richieste del pubblico ministero, perché proprio quelle intercettazioni, relative a quella particolare utenza, devono essere considerate indispensabili per l’accertamento del fatto specifico al quale fanno riferimento le indagini e per l’identificazione dei responsabili.

Cassazione penale sez. VI, 20/01/2021, n.23244

Prova dell’avvenuto conseguimento di un vantaggio

Ai fini della configurabilità della responsabilità da reato degli enti, è sufficiente la prova dell’avvenuto conseguimento di un vantaggio ex art. 5 d.lg. n. 231 del 2001 da parte dell’ente, anche quando non sia possibile determinare l’effettivo interesse da esso vantato ex ante rispetto alla consumazione dell’illecito, purché il reato non sia stato commesso nell’esclusivo interesse del suo autore persona fisica o di terzi.

(Fattispecie in cui, a fronte della corruzione intercorsa tra il pubblico agente e l’amministratore di una società interessata all’ampliamento di una discarica dalla medesima gestita, veniva riconosciuto il vantaggio, comportante la responsabilità ex d.lg. n.231 del 2001, anche nei confronti di una terza società che interveniva creando la provvista di denaro in favore del privato corruttore, in tal modo beneficiando – mediante contratti stipulati dopo la consumazione del reato – dell’attività di smaltimento dei rifiuti presso la suddetta discarica).

Cassazione penale sez. VI, 19/01/2021, n.15543

Intercettazioni: la verifica dei presupposti di legittimità

In tema di intercettazioni telefoniche, la verifica dei presupposti di legittimità va effettuata con riguardo alla qualificazione del reato per il quale, in concreto, si dispone di indizi idonei al momento dell’autorizzazione, sicchè, ove “ab origine” il reato astrattamente configurabile non era tra quelli contemplati dall’art. 266 cod. proc. pen., le intercettazioni sono inutilizzabili pur se formalmente disposte per un titolo di reato che le consentiva. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto inutilizzabili le intercettazioni inizialmente disposte in relazione al reato di corruzione e poi utilizzate con riguardo al reato di abuso d’ufficio, sul presupposto che quest’ultima era l’unica fattispecie concretamente configurabile sulla base degli elementi disponibili fin dal momento in cui l’autorizzazione era stata disposta).

Cassazione penale sez. VI, 19/01/2021, n.36420

Proporzionalità fra irrisorietà dell’utilità e rilevanza dell’atto amministrativo

In tema di corruzione per l’esercizio della funzione, benché la proporzionalità tra le prestazioni non sia un elemento costitutivo del reato, tuttavia l’irrisorietà dell’utilità conseguita rispetto alla rilevanza dell’atto amministrativo compiuto, rileva sul piano probatorio dell’esistenza del nesso sinallagmatico con l’esercizio della funzione, il cui mercimonio integra il disvalore del fatto punito dall’art. 318 c.p.

(In motivazione, la Corte ha precisato che la verifica della corrispettività si impone come elemento discretivo tra le condotte penalmente rilevanti e quelle che possono assumere mero rilievo disciplinare).

Cassazione penale sez. VI, 08/01/2021, n.7007

Lo stabile asservimento

In tema di corruzione, lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi, con episodi sia di atti contrari ai doveri d’ufficio che di atti conformi o non contrari a tali doveri, configura un unico reato permanente, previsto dall’art. 319 c.p., in cui è assorbita la meno grave fattispecie di cui all’art. 318 stesso codice, nell’ambito del quale le singole dazioni eventualmente effettuate, sinallagmaticamente connesse all’esercizio della pubblica funzione, si atteggiano a momenti consumativi di un unico reato di corruzione propria.

(In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito aveva configurato come un unico reato di corruzione propria più fatti corruttivi posti in essere da un pubblico agente nel tempo succeduto nelle cariche di Ministro dell’Ambiente e di Ministro delle Infrastrutture, per un periodo non ricoprendo nessun incarico ministeriale, in quanto ritenuti manifestazione del medesimo accordo corruttivo stipulato con soggetti privati).

Cassazione penale sez. VI, 21/10/2020, n.16781

Reato di corruzione in atti giudiziari

Ai fini dell’integrazione del delitto di corruzione in atti giudiziari, è indifferente che l’atto compiuto sia conforme o meno ai doveri d’ufficio, assumendo rilievo preponderante la circostanza che l’autore del fatto sia venuto meno al dovere costituzionale di imparzialità e terzietà soggettiva ed oggettiva, alterando la dialettica processuale.

(In motivazione, la Corte ha precisato che il reato di cui all’art. 319-ter c.p. è configurabile anche nella forma della corruzione susseguente).

Cassazione penale sez. VI, 11/02/2020, n.11626

Reato di corruzione: configurabilità

Integra il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio di cui all’art. 319 c.p., e non il più lieve reato di corruzione per l’esercizio della funzione di cui all’art. 318 c.p., lo stabile asservimento del pubblico ufficiale a interessi personali di terzi, che si traduca in atti che, pur formalmente legittimi, in quanto discrezionali e non rigorosamente predeterminati nell’an, nel quando o nel quomodo, si conformino all’obiettivo di realizzare l’interesse del privato nel contesto di una logica globalmente orientata a perseguire interessi diversi da quelli istituzionali.

Ufficio Indagini preliminari Bari, 18/06/2019

Rinvio a giudizio per il reato di corruzione

L’art. 80, comma 5, lett. c), d.lg. n. 50/2016 richiede alla Stazione Appaltante di dimostrare che « l’operatore economico si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità ». Il mero richiamo alla sussistenza del rinvio a giudizio per il reato di corruzione dell’ex amministratore, non corredato da alcuna analisi circa la natura dei fatti contestati, non è in sé idoneo a costituire un supporto motivazionale adeguato al provvedimento di esclusione dalla gara.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 04/03/2019, n.2771

Pubblico ufficiale riceve denaro o altra utilità

Integra il reato di corruzione per l’esercizio della funzione la condotta del pubblico ufficiale che riceva danaro o altra utilità in cambio del generico interessamento alla definizione del procedimento conseguente al mancato pagamento di un’imposta da parte del privato corruttore.

(In motivazione, la Corte ha precisato che a nulla rileva che il pubblico ufficiale agisca presso un settore della pubblica amministrazione diverso da quello di appartenenza, purchè egli possa esercitare su di esso un’ingerenza quantomeno di mero fatto).

Cassazione penale sez. VI, 13/02/2019, n.13406

Stabile asservimento del pubblico ufficiale agli interessi personali di terzi

In tema di corruzione, lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi realizzato attraverso l’impegno permanente a compiere od omettere una serie indeterminata di atti ricollegabili alla funzione esercitata, integra il reato di cui all’art. 318 cod. pen. e non il più grave reato di corruzione propria di cui all’art. 319 cod. pen., salvo che la messa a disposizione della funzione abbia prodotto il compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio.

(In motivazione, la Corte ha precisato che nel caso della corruzione per l’esercizio della funzione la dazione indebita pone in pericolo il corretto svolgimento dei pubblici poteri, mentre ove la dazione è sinallagmaticamente connessa al compimento di uno specifico atto contrario ai doveri d’ufficio si realizza la concreta lesione del bene giuridico protetto).

Cassazione penale sez. VI, 11/12/2018, n.4486

Funzionario corrotto resta ignoto

Ai fini dell’integrazione del reato di corruzione non ha rilevanza il fatto che il funzionario corrotto resti ignoto, quando non sussistono dubbi in ordine all’effettivo concorso di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio nella realizzazione del fatto, non occorrendo che il medesimo sia o meno conosciuto o nominativamente identificato.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. III, 02/10/2018, n.3957

Parlamentare riceve un’indebita utilità in relazione all’esercizio della sua funzione

Non è configurabile il reato di corruzione propria, di cui all’art. 319 c.p., nei confronti di un membro del Parlamento che riceva un’indebita utilità in relazione all’esercizio della sua funzione, in quanto l’attività del parlamentare non è soggetta a sindacato, essendo prevista dagli artt. 67 e 68 Cost. l’assenza del vincolo di mandato e l’immunità nei voti espressi, con la conseguenza che non è possibile valutare la condotta in termini di contrarietà o conformità ai doveri di ufficio. (In motivazione, la Corte ha precisato che la condotta del parlamentare non è neppure valutabile sotto i profili dell’imparzialità e del buon andamento, trattandosi di principi che valgono per la sola attività amministrativa in senso stretto).

Cassazione penale sez. VI, 02/07/2018, n.40347

Pratiche di ricongiungimento familiare di cittadini extracomunitari

Configura reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (e non la più lieve fattispecie di atti di corruzione per l’esercizio della funzione, art. 318 c.p.) lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi (nella specie, l’imputato aveva ricevuto somme di denaro per compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio consistenti nella trattazione agevolata delle pratiche di ricongiungimento familiare di cittadini extracomunitari).

Cassazione penale sez. VI, 24/05/2018, n.33032

Società distributrice di prodotti farmaceutici

In tema di corruzione, configura il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio – e non il più lieve reato di corruzione per l’esercizio della funzione – lo stabile asservimento del pubblico agente a interessi personali di terzi, che si traduca in atti discrezionali e non rigorosamente predeterminati, finalizzati a privilegiare l’interesse del privato.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione ai sensi degli artt. 319 e 321 c.p. della condotta dell’amministratore di una società distributrice di prodotti farmaceutici che aveva corrisposto denaro e altre utilità ad alcuni medici affinchè consigliassero ai propri pazienti l’utilizzo di un determinato integratore alimentare).

Cassazione penale sez. VI, 19/04/2018, n.51946

Corruzione in atti giudiziari

In tema di corruzione in atti giudiziari, la qualità di “parte” del processo civile, rilevante ai sensi dell’art.319-ter cod.pen., non va limitata alle sole parti processuali, dovendo ricomprendere tutti i soggetti nei cui confronti gli atti procedimentali sono destinati a produrre effetti.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configurabile il reato di corruzione in atti giudiziari posto in essere dal direttore di un istituto di vendite giudiziarie che prometteva la dazione di un’autovettura al giudice dell’esecuzione, a titolo di “ringraziamento” per il compenso maturato per l’IVG a seguito del conferimento dell’incarico di procedere alla vendita e custodia di un’imbarcazione).

Cassazione penale sez. VI, 28/03/2018, n.34549

Quando è esclusa l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari?

L’accordo intervenuto tra consulente tecnico d’ufficio e avvocato di controparte al fine della nomina di un consulente tecnico di parte predeterminato, allo scopo ultimo di far coincidere le due relazioni, non configura il reato di corruzione in atti giudiziari laddove difetti l’elemento della dazione o promessa di denaro o altra utilità.

Cassazione penale sez. VI, 13/02/2018, n.17523

Corruzione per l’esercizio della funzione

Nel reato di corruzione per l’esercizio della funzione l’utilità corrisposta al dipendente pubblico rappresenta il ‘corrispettivo’ per l’adozione di atti non determinati né determinabili e, quindi, per ottenere generici e futuri favori.

Cassazione penale sez. VI, 07/03/2018, n.26025



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