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Corruzione: ultime sentenze

4 Novembre 2019
Corruzione: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: reato di corruzione; condotta del pubblico ufficiale; compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio; atti finalizzati a privilegiare l’interesse del privato; configurabilità del delitto di corruzione in relazione all’esercizio delle funzioni di un parlamentare; promessa di ricompense al giudice dell’esecuzione da parte del direttore di istituto di vendite giudiziarie.

In cosa consiste il reato di corruzione? Affinché si configuri il reato di corruzione è rilevante che il pubblico ufficiale agisca in un settore della Pubblica Amministrazione diverso da quello di appartenenza? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Reato di corruzione: configurabilità

Integra il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio di cui all’art. 319 c.p., e non il più lieve reato di corruzione per l’esercizio della funzione di cui all’art. 318 c.p., lo stabile asservimento del pubblico ufficiale a interessi personali di terzi, che si traduca in atti che, pur formalmente legittimi, in quanto discrezionali e non rigorosamente predeterminati nell’an, nel quando o nel quomodo, si conformino all’obiettivo di realizzare l’interesse del privato nel contesto di una logica globalmente orientata a perseguire interessi diversi da quelli istituzionali.

Ufficio Indagini preliminari Bari, 18/06/2019

Rinvio a giudizio per il reato di corruzione

L’art. 80, comma 5, lett. c), d.lg. n. 50/2016 richiede alla Stazione Appaltante di dimostrare che « l’operatore economico si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità ». Il mero richiamo alla sussistenza del rinvio a giudizio per il reato di corruzione dell’ex amministratore, non corredato da alcuna analisi circa la natura dei fatti contestati, non è in sé idoneo a costituire un supporto motivazionale adeguato al provvedimento di esclusione dalla gara.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 04/03/2019, n.2771

Pubblico ufficiale riceve denaro o altra utilità

Integra il reato di corruzione per l’esercizio della funzione la condotta del pubblico ufficiale che riceva danaro o altra utilità in cambio del generico interessamento alla definizione del procedimento conseguente al mancato pagamento di un’imposta da parte del privato corruttore.

(In motivazione, la Corte ha precisato che a nulla rileva che il pubblico ufficiale agisca presso un settore della pubblica amministrazione diverso da quello di appartenenza, purchè egli possa esercitare su di esso un’ingerenza quantomeno di mero fatto).

Cassazione penale sez. VI, 13/02/2019, n.13406

Stabile asservimento del pubblico ufficiale agli interessi personali di terzi

In tema di corruzione, lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi realizzato attraverso l’impegno permanente a compiere od omettere una serie indeterminata di atti ricollegabili alla funzione esercitata, integra il reato di cui all’art. 318 cod. pen. e non il più grave reato di corruzione propria di cui all’art. 319 cod. pen., salvo che la messa a disposizione della funzione abbia prodotto il compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio.

(In motivazione, la Corte ha precisato che nel caso della corruzione per l’esercizio della funzione la dazione indebita pone in pericolo il corretto svolgimento dei pubblici poteri, mentre ove la dazione è sinallagmaticamente connessa al compimento di uno specifico atto contrario ai doveri d’ufficio si realizza la concreta lesione del bene giuridico protetto).

Cassazione penale sez. VI, 11/12/2018, n.4486

Funzionario corrotto resta ignoto

Ai fini dell’integrazione del reato di corruzione non ha rilevanza il fatto che il funzionario corrotto resti ignoto, quando non sussistono dubbi in ordine all’effettivo concorso di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio nella realizzazione del fatto, non occorrendo che il medesimo sia o meno conosciuto o nominativamente identificato.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. III, 02/10/2018, n.3957

Parlamentare riceve un’indebita utilità in relazione all’esercizio della sua funzione

Non è configurabile il reato di corruzione propria, di cui all’art. 319 c.p., nei confronti di un membro del Parlamento che riceva un’indebita utilità in relazione all’esercizio della sua funzione, in quanto l’attività del parlamentare non è soggetta a sindacato, essendo prevista dagli artt. 67 e 68 Cost. l’assenza del vincolo di mandato e l’immunità nei voti espressi, con la conseguenza che non è possibile valutare la condotta in termini di contrarietà o conformità ai doveri di ufficio. (In motivazione, la Corte ha precisato che la condotta del parlamentare non è neppure valutabile sotto i profili dell’imparzialità e del buon andamento, trattandosi di principi che valgono per la sola attività amministrativa in senso stretto).

Cassazione penale sez. VI, 02/07/2018, n.40347

Pratiche di ricongiungimento familiare di cittadini extracomunitari

Configura reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (e non la più lieve fattispecie di atti di corruzione per l’esercizio della funzione, art. 318 c.p.) lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi (nella specie, l’imputato aveva ricevuto somme di denaro per compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio consistenti nella trattazione agevolata delle pratiche di ricongiungimento familiare di cittadini extracomunitari).

Cassazione penale sez. VI, 24/05/2018, n.33032

Società distributrice di prodotti farmaceutici

In tema di corruzione, configura il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio – e non il più lieve reato di corruzione per l’esercizio della funzione – lo stabile asservimento del pubblico agente a interessi personali di terzi, che si traduca in atti discrezionali e non rigorosamente predeterminati, finalizzati a privilegiare l’interesse del privato.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione ai sensi degli artt. 319 e 321 c.p. della condotta dell’amministratore di una società distributrice di prodotti farmaceutici che aveva corrisposto denaro e altre utilità ad alcuni medici affinchè consigliassero ai propri pazienti l’utilizzo di un determinato integratore alimentare).

Cassazione penale sez. VI, 19/04/2018, n.51946

Corruzione in atti giudiziari

In tema di corruzione in atti giudiziari, la qualità di “parte” del processo civile, rilevante ai sensi dell’art.319-ter cod.pen., non va limitata alle sole parti processuali, dovendo ricomprendere tutti i soggetti nei cui confronti gli atti procedimentali sono destinati a produrre effetti.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configurabile il reato di corruzione in atti giudiziari posto in essere dal direttore di un istituto di vendite giudiziarie che prometteva la dazione di un’autovettura al giudice dell’esecuzione, a titolo di “ringraziamento” per il compenso maturato per l’IVG a seguito del conferimento dell’incarico di procedere alla vendita e custodia di un’imbarcazione).

Cassazione penale sez. VI, 28/03/2018, n.34549

Quando è esclusa l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari?

L’accordo intervenuto tra consulente tecnico d’ufficio e avvocato di controparte al fine della nomina di un consulente tecnico di parte predeterminato, allo scopo ultimo di far coincidere le due relazioni, non configura il reato di corruzione in atti giudiziari laddove difetti l’elemento della dazione o promessa di denaro o altra utilità.

Cassazione penale sez. VI, 13/02/2018, n.17523

Corruzione per l’esercizio della funzione

Nel reato di corruzione per l’esercizio della funzione l’utilità corrisposta al dipendente pubblico rappresenta il ‘corrispettivo’ per l’adozione di atti non determinati né determinabili e, quindi, per ottenere generici e futuri favori.

Cassazione penale sez. VI, 07/03/2018, n.26025


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