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Motivi per non andare al lavoro

23 Ottobre 2019 | Autore:
Motivi per non andare al lavoro

Il mal di testa, il figlio che non sta bene, la lavatrice che perde, la caldaia che non va: le scuse più comuni di chi la mattina non vuole andare in ufficio.

«La fantasia al potere», si diceva nel Sessantotto. È un concetto ancora valido, nel bene e nel male. Nella testa del genio e del furbo. Di chi sfrutta ogni minuto di ogni giornata per dare un senso utile a quello che fa e di chi sfrutta ogni minuto di ogni mattina per restare sotto le coperte e dare un senso inutile alla sua pigrizia. Il primo spalanca gli occhi all’alba e salta giù dal letto per cominciare subito a produrre. Il secondo, senza nemmeno spostare una palpebra, si gira dall’altra parte e cerca dei motivi per non andare al lavoro. La cosa curiosa è che quei motivi li trova. Perché l’immaginazione umana, quella «fantasia al potere», non ha limiti quando si tratta di trovare una scusa per scansare le fatiche. In fabbrica o in ufficio se ne sentono di ogni. Nella maggior parte dei casi – bisogna ammetterlo – arrivano sempre dalle solite persone. Quelle che quando si degnano di venire al lavoro prima timbrano e poi passano delle mezze ore alla macchinetta del caffè a commentare la partita o il reality della sera prima, a seconda del sesso e dei gusti degli svogliati interlocutori.

Morale: quando si siedono alla loro scrivania (il che non vuol dire che inizino a lavorare, perché prima c’è da fare uno scrupoloso giro dei social), è già quasi l’ora della pausa. Arriveranno a casa la sera «stravolti da una giornataccia davvero pesante» e la mattina dopo, quando suonerà la sveglia, saranno di nuovo tentati di trovare dei motivi per non andare al lavoro.

Va da sé che l’imprevisto può capitare a tutti, e questo il capo lo sa. Ma questo non significa che il capo sia scemo e che si beva tutto ciò che gli si racconta al telefono, magari con la pinza nel naso e la voce volutamente rauca per fargli capire ti trovi ad un passo dalla tomba. Una volta ti può andar bene, la seconda insomma, la terza i tuoi motivi per non andare al lavoro si possono tramutare in una lettera di richiamo, se non di licenziamento per giusta causa. Vediamo quali sono le scuse più frequenti e che cosa si rischia quando si vuol fare troppo il furbo.

I motivi di salute per non andare al lavoro

In cima alla lista dei motivi per non andare al lavoro c’è sempre la salute. Alcuni lavoratori dipendenti sono talmente delicati che si sentono consigliare spesso di fare una vacanza a Lourdes. I migliori sono quelli che devono fare il turno del pomeriggio e chiamano il capo la mattina dicendo: «Non vengo al lavoro perché la scorsa notte ho vomitato». Inevitabile la risposta del superiore: «Ma quello è successo la scorsa notte». «Eh, sì. Ma non vorrei star male anche stasera». Ne sono testimone di telefonate identiche a questa. No comment.

Per chi cerca dei motivi per non andare al lavoro, ci sono sempre in agguato: febbre, mal di testa, mal di pancia, mal di denti, mal di schiena. A rotazione. In qualsiasi caso, chi vuole restare a casa per un solo giorno deve fare i conti con la legge. E la legge dice che anche per il malessere di un giorno ci vuole il rispetto di una certa procedura.

Primo: dirlo al datore di lavoro. Ma questo non è un problema, lo si fa buttando un po’ giù la voce e via. È il secondo passaggio che può risultare più complicato: bisogna andare dal medico e farsi fare il certificato. A quel punto, sarà il dottore a stabilire, in base al racconto del paziente, se c’è veramente un malessere in grado di impedire di andare in ufficio e a metterlo nero su bianco. E il lavoratore sarà tenuto a giustificare la sua assenza facendo avere il certificato all’azienda.

Non solo: quando la mancanza di voglia di andare al lavoro si traduce in una presunta malattia di un solo giorno, c’è in agguato anche la visita fiscale. Attenzione, dunque, a telefonare in ufficio dicendo che le tue condizioni non ti permettono di uscire di casa (specialmente se si tratta di un venerdì o di un lunedì) per poi andare a farti il week end al mare o a fare shopping. O, almeno, non uscire di casa in questi orari:

  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 se sei dipendente pubblico;
  • dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 se sei dipendente privato.

I motivi familiari per non andare al lavoro

Chi non vuole rischiare sulla salute, per evitare la procedura del certificato medico e della visita fiscale, trova sempre e comunque dei motivi per non andare al lavoro e restare a casa a farsi i propri comodi. Tra le scuse più diffuse, c’è quella del figlio che non sta bene (se è piccolo). La visita medica del bambino non andrebbe bene, perché si presuppone che sia stata fissata in anticipo e, quindi, il lavoratore avrebbe dovuto chiedere la giornata di ferie o, quanto meno, la mezza giornata di permesso. Ci vuole proprio una bella febbre a 39 (39.4 o 38.7 è più credibile) e una telefonata con l’aria sconsolata.

Attenzione, però, perché se l’azienda vuole essere pignola anche in questo caso ti può fare le pulci e pretendere che venga dimostrata la malattia del figlio. Per assentarti dal lavoro quando il figlio è malato, ci vuole il certificato medico. Il dottore lo trasmetterà all’Inps per via telematica e l’Istituto, a sua volta, lo fa avere al datore di lavoro. Inoltre, al momento della compilazione del certificato, devi precisare quale dei due genitori ha scelto di stare a casa. Bada bene: si tratta di permesso non retribuito, come puoi capire meglio leggendo questo articolo.

Altri motivi per non andare al lavoro

E poi ci sono gli altri motivi per non andare al lavoro che variano a seconda della fantasia dell’interessato. I più comuni sono gli incidenti domestici, come ad esempio:

  • la lavatrice che ha allagato la cucina;
  • il vento che ha rotto il vetro di una finestra;
  • la caldaia che non funziona in pieno inverno;
  • il tubo del lavandino che perde.

Queste, ovviamente, sono delle scuse su cui andare piano. L’azienda può chiudere un occhio la prima volta, ma inizierà ad insospettirsi se ti si spacca un vetro una volta al mese o se la lavatrice ti dà dei problemi oggi sì e domani pure. Avrebbe tutto il diritto di chiederti la fattura dell’idraulico o del vetraio per verificare che, effettivamente, c’è stato a casa tua l’intervento di cui hai parlato e che ti ha impedito di recarti in ufficio.

Bisogna sempre ricordare che un rapporto di lavoro, per legge, si basa su due concetti: la correttezza e la buona fede. Se questi princìpi vengono a mancare da parte del lavoratore, il licenziamento per giusta causa è più che probabile.



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