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Percosse: ultime sentenze

5 Novembre 2019
Percosse: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: reato di percosse; contatto diretto con la vittima; condotta idonea a produrre una sensazione dolorosa; occlusione delle vie respiratorie e immobilizzazione.

Cosa significa percuotere?

Il termine “percuotere” previsto dall’art. 581 cod. pen. (reato di percosse) non è assunto nel suo significato letterale di battere, colpire, picchiare, ma in quello più lato, comprensivo di ogni violenta manomissione dell’altrui persona fisica.

Cassazione penale sez. V, 14/09/2015, n.4272

Reato di percosse: quando si configura?

Ai fini della configurabilità del reato di percosse è sufficiente, trattandosi di reato di mera condotta, l’idoneità della condotta di violenta manomissione dell’altrui persona fisica a produrre un’apprezzabile sensazione dolorifica, non essendo, invece, necessario che tale sensazione di dolore si verifichi, fermo il “discrimen” rispetto al reato di lesione personale, configurabile quando il soggetto attivo cagioni una lesione dalla quale derivi una malattia nel corpo o nella mente.

Cassazione penale sez. V, 17/05/2017, n.38392

Reato di percosse: quando non è configurabile?

Il reato di percosse presuppone la necessità di un contatto fisico diretto fra il soggetto agente e la vittima (esclusa, nella specie, la configurabilità del reato nella condotta dell’imputata che aveva scosso la scala su cui si trovava la persona offesa, facendola cadere a terra).

Cassazione penale sez. V, 28/06/2018, n.48322

Notifica all’imputato dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari

La trasmissione degli atti al pubblico ministero, conseguente ad una decisione del giudice che dichiari la propria incompetenza, impone la rinnovazione della notifica all’imputato dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, anche ove ritualmente effettuata in precedenza, solo quando siano svolte ulteriori indagini o vengano contestati altri reati o circostanze aggravanti diverse e non, invece, nell’ipotesi in cui il pubblico ministero si limiti ad attribuire al medesimo fatto una qualificazione giuridica diversa.

(Fattispecie relativa all’emissione di decreto di citazione diretta a giudizio avanti al tribunale, per il reato di cui all’art. 610 c.p., in assenza di notifica dell’avviso ex art. 415-bis c.p.p., dopo che il giudice di pace, dinanzi al quale si procedeva per il reato di percosse, aveva disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero rilevando l’esistenza dell’aggravante di cui all’art. 585, comma 2, n. 2, c.p.).

Cassazione penale sez. V, 05/11/2018, n.10288

Condotta diretta a ledere o percuotere e omicidio preterintenzionale

Il delitto previsto dall’art. 586 c.p. (morte come conseguenza di altro delitto) si differenzia dall’omicidio preterintenzionale perché nel primo reato l’attività del colpevole è diretta a realizzare un delitto doloso diverso dalle percosse o dalle lesioni, mentre nel secondo l’attività è finalizzata a realizzare un evento che, ove non si verificasse la morte, costituirebbe reato di percosse o lesioni.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione di omicidio preterintenzionale in relazione alla morte causata da un’azione violenta consistita in strattoni e spintoni nei confronti della vittima, che, a causa di tale condotta, era caduta dal pianerottolo riportando gravissime lesioni craniche, alle quali era seguito il decesso).

Cassazione penale sez. V, 04/04/2018, n.23606

Energia fisica esercitata con violenza sulla persona

Integra il reato di percosse ex art. 581 c.p., la condotta di colui che colpisca la persona offesa ripetutamente sulla spalla al fine di spintonarla fuori da un negozio, considerato che il termine percuotere non è assunto nell’art. 581 c.p. nel solo significato di battere, colpire, picchiare ma anche in quello più lato, comprensivo di ogni violenza o manomissione dell’altrui persona fisica, con la conseguenza che in tale ambito previsionale rientra anche la spinta, la quale si concreta in un’energia fisica esercitata con violenza e direttamente sulla persona. Né, ai fini dell’integrazione del reato “de quo”, occorre che vi sia prova del dolore sofferto dalla persona offesa.

Tribunale Bologna sez. II, 18/03/2013, n.1181

Risarcimento del danno

Il reato di percosse, pur se di modesta entita’, produce sempre un pregiudizio quantomeno sotto il profilo morale cui consegue il risarcimento del danno.

Corte appello Torino sez. III, 12/06/2012

Spinta: integra il reato di percosse?

Anche una spinta, che si estrinseca in un’energia fisica più o meno rilevante, è idonea a realizzare il reato di percosse, purché detta azione comporti per il soggetto passivo una sensazione fisica di dolore.

Cassazione penale sez. V, 25/06/2008, n.33361

Lievi contusioni

Integra il reato di percosse la condotta di colui che strattona per un braccio la persona offesa, spingendola contro un muro in modo da procurarle lievi contusioni, considerato che il termine percuotere non è assunto nell’art. 581 c.p. nel solo significato di battere, colpire, picchiare, ma anche in quello più lato, comprensivo di ogni violenta manomissione dell’altrui persona fisica.

Cassazione penale sez. V, 13/06/2014, n.51085

Sensazione fisica di dolore

Il reato di percosse non è assorbito in quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni di cui all’art. 392 c.p., con la conseguenza che l’assoluzione dal primo reato non può comportare automaticamente l’insussistenza anche di quest’ultimo.

(Nell’affermare tale principio, la Corte ha escluso che la condotta consistita nel mettere le mani in faccia ad una persona e strappargli la maglia configuri il reato di percosse, che richiede invece che l’azione violenta produca al soggetto passivo una sensazione fisica di dolore).

Cassazione penale sez. VI, 16/04/2008, n.35843

Morte come conseguenza d’altro delitto

Il delitto previsto dall’art. 586 c.p. (morte come conseguenza di un altro delitto), si differenzia dall’omicidio preterintenzionale perché nel primo delitto l’attività del colpevole è diretta a realizzare un delitto doloso diverso dalle percosse o dalle lesioni personali, mentre nel secondo l’attività del colpevole è diretta a realizzare un evento che, ove non si verificasse la morte, costituirebbe reato di percosse o lesioni. Nella preterintenzionalità, quindi, è necessario che la lesione si riferisca allo stesso genere di interessi giuridici (incolumità della persona), mentre nell’ipotesi di cui all’art. 586 la morte o la lesione deve essere conseguenza di delitto doloso diverso dalle percosse o dalle lesioni.

(Nel caso di specie la Corte ha affermato la configurabilità dell’omicidio preterintenzionale, rilevando che l’occlusione delle vie respiratorie e l’immobilizzazione, durante una rapina, di un individuo che si dibatteva violentemente per liberarsi, costituiva violenza fisica gravida di conseguenze lesive, che l’agente non poteva non essersi rappresentato ed aver voluto; l’art. 581 contempla, infatti, ogni condotta di violenta manomissione dell’altrui persona fisica, ancorché non costituita da pugni o schiaffi).

Cassazione penale sez. V, 19/12/2003, n.4640


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