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Diabete: nuovi apparecchi per controllare la glicemia

23 Ottobre 2019
Diabete: nuovi apparecchi per controllare la glicemia

Dispositivi per l’autocontrollo della glicemia sempre più hi-tech. Ecco i vantaggi e i limiti di queste apparecchiature.

Le tecnologie di automonitoraggio della glicemia sono sempre più diffuse, soprattutto fra i pazienti diabetici di giovane età. Basta passare il cellulare su un discreto sensore ‘a moneta’ posizionato sulla parte alta del braccio o premere il pulsantino di un glucosensore sull’addome, o impiantato sottocute. Si moltiplicano gli strumenti sempre più hi-tech e lontani dalle ‘punturine’ al dito per la misurazione della glicemia da una gocciolina di sangue. Un mondo nuovo, con regole tutte da scrivere. Nel nostro Paese, ricorda la Sid (Società italiana di diabetologia), l’uso delle tecnologie basate sui sensori glicemici fa registrare una crescita del 10-15% l’anno.

È il motivo che ha spinto gli esperti della Sid a stilare un documento di consenso su questi nuovi strumenti, per analizzarne vantaggi e limiti attuali e cominciare a scrivere nuove istruzioni per il controllo del diabete, a partire dall’enorme mole di informazioni fornite da questi sistemi.

“La Sid – commenta Francesco Purrello, presidente della Società italiana di diabetologia – ha ritenuto opportuno mettere a confronto un gruppo di esperti (coordinato da Daniela Bruttomesso e Luigi Laviola) su un argomento che sta rivoluzionando il modo con cui si possono avere informazioni sull’andamento delle glicemie, specie nei soggetti che mostrano grande variabilità di questo parametro nei vari momenti della giornata. Lo ha fatto preparando e pubblicando un documento di consenso che rappresenta la posizione della società scientifica: pieno appoggio ad un uso maggiore di queste nuove tecnologie – sintetizza – in particolare nei pazienti che ne hanno maggiori vantaggi”.

“Sono i pazienti con diabete di tipo 1, per le caratteristiche stesse della loro condizione, o quelli che praticano iniezioni multiple di insulina, ad essere i principali beneficiari di questo moderno tipo di monitoraggio, che ha dimostrato di ridurre il rischio di ipoglicemie e di aumentare il tempo che questi pazienti passano con un buon controllo metabolico durante la loro giornata (time in range). Questo parametro – aggiunge – sta rapidamente sostituendo l’emoglobina glicosilata in queste tipologie di pazienti”.

Attualmente sono disponibili due tipi di sistemi di monitoraggio continuo del glucosio (Cgm): il Cgm in tempo reale e il Cgm a rilevazione intermittente, detto anche monitoraggio flash del glucosio. Entrambi forniscono informazioni riguardo ai livelli di glucosio attuali e pregressi, indicano la direzione (la tendenza) verso cui si sta modificando e la velocità di variazione del livello di glucosio, fornendo così informazioni preziose per prevenire pericolosi sbalzi di glicemia nelle ore successive.

Per alcuni di questi sistemi è possibile attivare degli allarmi che scattano in caso di ipoglicemia o iperglicemia. “Sono delle novità high-tech di grande rilevanza soprattutto per i pazienti con diabete di tipo 1 in trattamento insulinico”, dicono gli esperti. Il documento della Sid sottolinea l’importanza di educare correttamente i pazienti, sia per iniziarli all’uso dei sensori che per ottimizzarne l’impiego e interpretare correttamente le informazioni ottenute.

Al di là dell’indice di gradimento di chi li usa, l’impiego di questi sistemi consente di ridurre in maniera importante gli episodi di ipoglicemia, come documentano i risultati degli studi clinici citati dagli esperti.

“L’automonitoraggio della glicemia – commenta Simona Frontoni, associato di Endocrinologia al Dipartimento di Medicina dei Sistemi all’Università di Roma Tor Vergata – è estremamente utile nel perseguire un buon controllo glicemico. La possibilità di controllare la glicemia più volte al giorno, senza dover effettuare la puntura del polpastrello è molto apprezzata dalle persone con diabete. In particolare, dai giovani con il diabete di tipo 1, ma anche da persone con diabete di tipo 2, in terapia insulinica basal-bolus”.

“Ogni avanzamento tecnologico comporta dei costi aggiuntivi – conclude Agostino Consoli, presidente eletto della Società italiana di diabetologia – in questo caso, tuttavia, parte di questi costi è assorbita dalla riduzione del consumo di strisce reattive che, nel caso di persone con diabete in trattamento insulinico intensivo, può arrivare a 7/10 al giorno. Purtroppo al momento ogni Regione ha deliberato modalità di accesso diverse a questi presidi, e alcune sono eccessivamente restrittive”.



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