HOME Articoli

Le Guide Tutte le pratiche commerciali scorrette secondo la Comunità Europea

Le Guide Pubblicato il 13 dicembre 2011

Articolo di




> Le Guide Pubblicato il 13 dicembre 2011

L’UE elenca le pratiche commerciali scorrette che venditori o agenti di commercio non possono porre in essere perchè sleali e/o aggressive nei confronti dei consumatori.

L’Unione Europea ha stilato una “black list[1] con l’elenco di tutte le pratiche commerciali scorrette.

Ecco, dunque, tutte le attività che, volte alla promozione, vendita e fornitura di beni e servizi mediante comportamenti sleali nei confronti del consumatore medio [2], sono considerate vietate dalla Comunità Europea.

a) Praticheingannevoli”.

Sono quelle cioè che inducono in errore il consumatore attraverso azioni od omissioni.

Appartengono a questo gruppo le seguenti pratiche:

Pratica 1: diffusione di false informazioni o, comunque, di informazioni distorte rispetto alla realtà.

Esempio: spot di uno yogurt che “rinforza le difese immunitarie”, quando in realtà ciò non risulta essere stato “provato scientificamente”.

Pratica 2: indicazione di informazioni che, seppur corrette, risultano poco chiare e sono, perciò, ingannevoli.

Esempio: nello spot pubblicitario di un gioco di scommesse non è specificato espressamente che, in caso di vincita di più persone, il premio indicato come “vincita standard” dovrà essere ripartito tra i vincitori.

Pratica 3: omissione di informazioni essenziali, determinanti per la scelta del consumatore.

Esempio: vendita di un prodotto chimico da giardinaggio altamente tossico, soprattutto per gli animali, del quale però non è indicata la pericolosità sulla confezione.

Pratica 4: occultamento di informazioni rilevanti per l’utilizzo del bene.

Esempio: vendita di un pesce tropicale malato, spacciato per sano.

b) Praticheaggressive

Sono quelle che spingono il consumatore medio a concludere operazioni commerciali, mediante coercizione morale o fisica, che altrimenti non avrebbe compiuto.

La direttiva indica in tale categoria l’indebito condizionamento, ossia quando il venditore/fornitore, trovandosi in una posizione di forza rispetto al consumatore, è in grado di esercitare pressioni sulle sue scelte.

Esempio: un elettricista, prima di installare un impianto fotovoltaico, consegna al cliente un preventivo per X euro. Ma, al momento della messa in funzione dell’impianto, presenta una maggiorazione sul prezzo precedentemente pattuito e, al rifiuto del cliente di versare la somma aggiuntiva, l’impiantista non mette in funzione il sistema fotovoltaico.

La direttiva ha poi indicato una “lista nera” di trentuno attività sempre vietate, a prescindere dalla valutazione dell’effetto prodotto a danno del consumatore. [3]

Pratica 1: affermazione falsa da parte dei professionisti [4] di aver firmato un codice di condotta.

Esempio: la compagnia energetica “Sole Giallo” sostiene di aver firmato un codice di condotta commerciale, per il mercato elettrico e del gas naturale. Il sol fatto di aver sottoscritto un codice di condotta commerciale è garanzia per il consumatore, perché in esso sono contenuti tutti i comportamenti ai quali il professionista deve attenersi e quelli scorretti dai quali deve astenersi.

Pratica 2: esibizione di un marchio di fiducia, o un marchio di qualità equivalente, senza aver ottenuto l’autorizzazione necessaria.

Esempio di pratica 2: l’impresa produttrice “Olio di Gomito” esibisce sulla bottiglia di Olio Extravergine di Oliva da essa prodotta, il marchio di qualità DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) oppure STG (Specialità Tradizionale Garantita), in assenza delle autorizzazioni necessarie.

Il marchio di qualità, come quello di fiducia, è garanzia di genuinità dei prodotti.

Pratica 3: affermare, contrariamente al vero, che un codice di condotta ha ricevuto l’approvazione di un organismo pubblico.

Esempio: l’approvazione dei codici di condotta da parte di Organismi Pubblici, come il Garante per la concorrenza ed il mercato, il Garante del contribuente e l’Autorità per l’energia e per il gas, è indicatore di validità ed equità del codice, quindi di garanzia per il consumatore.

Pratica 4: asserire, contrariamente al vero, che un professionista, le sue pratiche commerciali o un suo prodotto sono stati autorizzati, accettati o approvati, da un organismo pubblico o privato o che sono state rispettate le condizioni dell’autorizzazione, dell’accettazione o dell’approvazione.

Esempio: in un opuscolo pubblicitario, sponsorizzante una linea di borse in pelle, l’imprenditore “Giuseppe De Lestofantis” riporta l’indicazione “Made in Italy”, in assenza dei presupposti richiesti.

La certificazione del Made in Italy, presuppone un’approvazione da parte dell’Istituto per la tutela dei produttori italiani. L’approvazione viene data se le tecniche di produzione e i requisiti di qualità corrispondono a quelli indicati dall’istituto stesso.

Pratica 5: “pubblicità propagandistica” (Bait advertising). Il venditore invita i consumatori ad acquistare determinati prodotti, ad un prezzo specifico, generalmente più vantaggioso rispetto al normale. Egli però omette di indicare i motivi che potrebbero impedire la disponibilità del bene pubblicizzato e quindi l’offerta nei confronti di tutti.

Esempio: Prezzo bomba! Il Kit completo “Artiglio”, per la ricostruzione delle unghie, può essere tuo a soli 50 euro. “Fino a esaurimento scorte!”.

Pratica 6: “Pubblicità con prodotti civetta” (Bait and switch). Si invitano i consumatori ad acquistare un certo prodotto ad un prezzo determinato, per poi:

1. rifiutare di mostrare l’articolo pubblicizzato ai consumatori;

2. rifiutare di accettare ordini per l’articolo o di consegnarlo entro un periodo di tempo ragionevole;

3. fare la dimostrazione dell’articolo con un campione difettoso.

Il tutto con l’intenzione di promuovere un altro prodotto.

Esempio: viene pubblicizzato un rasoio elettrico ad un prezzo molto conveniente rispetto al valore di beni in vendita, equivalenti ad esso.

Lo scopo è però quello di attrarre il consumatore nel punto vendita al fine di indirizzarlo su un altro prodotto più costoso. In tale occasione non si mostra al consumatore l’articolo pubblicizzato, affermando, ad esempio, di aver terminato le scorte; dissuadendo il consumatore dall’attendere il rifornimento del bene, a causa dell’eccessivo tempo di attesa; facendo provare un prodotto difettoso, ingannando il consumatore, quindi inducendolo a provarne un prodotto simile.

Pratica 7: dichiarare, contrariamente al vero, che il prodotto sarà disponibile, o disponibile a determinate condizioni, solo per un periodo di tempo molto limitato, in modo da ottenere una decisione immediata del consumatore. Così facendo, si priva il consumatore della possibilità e del tempo sufficiente per prendere una decisione consapevole.

Esempio: “Solo per oggi, televisore LCD in 3D, 32’’ ad euro 400, invece di 500! Occasione imperdibile!” I consumatori, vista l’offerta, comprano immediatamente il prodotto senza valutare preventivamente la possibilità di acquistare un prodotto equivalente.

Pratica 8 : servizi post vendita in una lingua diversa. Il professionista si impegna a fornire l’assistenza post-vendita nella lingua con la quale ha comunicato con i consumatori. E’, quindi, posto divieto assoluto al professionista di offrire il servizio post vendita in un’altra lingua, senza averlo preventivamente comunicato al consumatore;

Esempio di pratica 8: il consumatore italiano acquista, presso una catena di negozi tedesca, un prodotto per il quale hanno stabilito (consumatore e professionista) l’assistenza in lingua italiana. Ma nel momento in cui l’acquirente ha bisogno di assistenza, questo servizio viene reso in lingua tedesca, a differenza di quanto pattuito durante la contrattazione.

Pratica 9: Affermare o generare comunque l’impressione che la vendita del prodotto è lecita, ove non lo sia.

Esempio: “Allevamento amatoriale, vende cardellini anellati”[5]

Pratica 10: presentare i diritti conferiti dalla legge ai consumatori come una caratteristica dell’offerta fatta dal professionista.

Esempio: Nella vendita porta a porta o per strada, un agente di commercio ferma un consumatore dicendo: “ Acquisti la nostra enciclopedia: le riserveremo il diritto a recedere dal contratto entro 10 giorni”. Il diritto di recesso è, in realtà, attribuito dalla legge a tutti i consumatori che concludono contratti “fuori dai locali commerciali”.

Pratica 11:  “pubblicità redazionale”. Inserire, in un messaggio pubblicitario, il riferimento a taluni prodotti al fine di promuoverli implicitamente. Questa pratica è vietata se non è espressamente indicato che i messaggi sono stati inseriti “a scopo informativo e/o a fini promozionali e pubblicitari.

Esempio: cartellone pubblicitario, di una marca di vestiti, sul quale è raffigurato un ragazzo che sorseggia una bevanda specifica.

Pratica 12: fare leva sulle paure del consumatore per indurlo ad acquistare un prodotto che è, impropriamente, presentato come essenziale per salvaguardare la sicurezza sua e/o della sua famiglia.

Esempio: pubblicizzare e vendere igienizzanti per le mani, durante un periodo di diffusione di malattie virali.

Pratica 13: promozione di un prodotto simile a quello realizzato da un altro produttore, al fine di indurre il consumatore a ritenere che sia realizzato dal medesimo imprenditore.

Esempio: vendita di scarpe recanti un segno distintivo simile (o uguale) a quello apposto su una linea di scarpe già nota al pubblico.

Pratica 14: Marketing piramidale. È uno schema caratterizzato dal fatto che il consumatore fornisce un contributo al professionista in cambio della possibilità di ottenere un corrispettivo. Ma il corrispettivo non deriva tanto dalla vendita dei prodotti, quanto piuttosto dall’entrata di altri consumatori nel sistema.

Esempio: “Acquista un prodotto ed entra a far parte del nostro gruppo. Avrai così la possibilità di guadagnare tanto, in pochissimo tempo! Se poi porti qualche amico, avrai la possibilità di accrescere il tuo guadagno grazie alle provvigioni che riceverai!”. Questi meccanismi sono stati definiti veri e propri “lavaggi del cervello” perché adescano i consumatori con l’illusione del “guadagno facile”. Inoltre li inducono a pagare somme di denaro per acquistare kit dimostrativi e, spesso, per prendere parte a corsi di formazione.

Pratica 15: affermare, contrariamente al vero, che il professionista è in procinto di cessare l’attività o traslocare.

Esempio: “Liquidazione totale per cessazione dell’attività: tutto al 70%!”.

Tale pratica è vietata se utilizzata come escamotage per smerciare beni rimasti invenduti e non perché sia realmente prevista la cessazione o il trasferimento dell’attività commerciale.

Pratica 16: affermare che alcuni prodotti possono facilitare la vincita di giochi basati sulla sorte.

Esempio: vendita di libri che spiegano come vincere alla lotteria.

Pratica 17:  affermare, contrariamente al vero, che un prodotto ha la capacità di curare malattie, disfunzioni o malformazioni.

Esempio: “Super Lifting: la crema che in soli 10 giorni fa sparire le rughe”.

Pratica 18: fornire al consumatore informazioni inesatte circa la possibilità di ottenere un prodotto, per farglielo acquistare (nonostante nella realtà sia venduto a condizioni meno favorevoli rispetto a quelle che possono trovarsi sul mercato).

Esempio: “No, Signora! È impossibile che riesca a trovare il divano “comforts” a meno di 1200 euro!”.

Pratica 19: far credere al consumatore che abbia vinto un premio o abbia diritto a partecipare, gratuitamente, ad un corso di formazione.

Esempio: “Congratulazioni! Sei stato estratto tra 10000 visitatori! Hai vinto un premio!”. Nella realtà, questo avviso si rivela una “bufala”.

Pratica 20: illudere il consumatore, facendogli credere di aver diritto ad un premio, che potrà ritirare senza dover pagare nulla. In realtà, al momento del ritiro del premio, il consumatore sarà costretto ad acquistare un altro prodotto per ottenerlo.

Esempio: “Hai vinto un cesto di prodotti tipici calabresi!”. Ma nella sostanza, il cesto verrà consegnato solo a chi ordinerà altri prodotti tra quelli sponsorizzati nel catalogo allegato all’avviso di vincita.

Pratica 21: includere nel materiale promozionale una fattura o richiesta di pagamento che lascia intendere al consumatore, contrariamente al vero, di aver già ordinato il prodotto.

Esempio: viene recapitato al consumatore un plico contenente prodotti promozionali, cui è allegata una fattura relativa ad un prodotto mai ordinato.

Pratica 22: il professionista dichiara di essere, contrariamente al vero, un consumatore.

Esempio: Un professionista, spacciandosi per consumatore, mette su eBay un annuncio di vendita di un prodotto che afferma essere nuovo. In realtà è un vero e proprio rivenditore che sta camuffando la propria attività.

Pratica 23: lasciare intendere, contrariamente al vero, che i servizi post-vendita relativi a un prodotto saranno disponibili in uno Stato membro diverso da quello in cui è venduto il prodotto.

Esempio: “il prodotto acquistato è coperto da garanzia in tutta l’Unione Europea”. Nella realtà, invece, non lo è.

Pratica 24: far intendere al consumatore di non poter lasciare i locali commerciali fino alla conclusione del contratto.

Esempio: durante la presentazione di un prodotto, in un locale commerciale, il professionista fa credere al consumatore di potersi allontanare solo dopo aver concluso il contratto, con frasi del tipo: “Non appena avremo concluso l’accordo, finalmente, potremo andare a pranzare”.

Pratica 25: effettuare visite presso l’abitazione del consumatore, ignorando i suoi inviti a lasciare la sua residenza o a non ritornarvi.

Esempio: agenti di commercio che, ignorando gli inviti del consumatore a lasciare la propria casa e a non farvi ritorno, continuano ad effettuarvi visite al fine di sponsorizzare e vendere i loro prodotti.

Pratica 26: effettuare ripetute e non richieste sollecitazioni commerciali per telefono, via fax, per posta elettronica o mediante altro mezzo di comunicazione a distanza.

Esempio: call center che “bombarda”, con telefonate, utenti al fine di far concludere loro contratti telefonici.

Pratica 27: richiedere al consumatore, che intende ottenere un risarcimento danni, sulla base di una polizza assicurativa, documenti che non possono essere considerati utili al fine di stabilire la fondatezza della richiesta;

oppure non rispondere alla corrispondenza, allo scopo di dissuadere il consumatore dall’esercizio dei propri diritti contrattuali.

Esempio: richiedere al consumatore che ha subito un furto di gioielli di provarne la sottrazione; oppure, il caso dell’assicurato che telefona alla compagnia assicurativa, per richiedere l’avvio delle pratiche, senza che nessuno risponda al telefono.

Pratica 28: inserire, nelle pubblicità, messaggi diretti, rivolti ai bambini, in modo tale da indurli a convincere gli adulti ad acquistare il prodotto pubblicizzato.

Esempio: produzione e pubblicizzazione di alimenti in formati ridotti apparentemente destinati ai bambini (es. piccoli biscotti).

Pratica 29: esigere il pagamento o la restituzione o la custodia di prodotti che il professionista ha fornito, ma che il consumatore non ha richiesto.

Esempio: il consumatore riceve a casa un prodotto che non ha mai chiesto. Il venditore gli dice che, se non intende concludere la vendita, deve rispedirlo al mittente sostenendo i costi della spedizione.

Pratica 30: informare esplicitamente il consumatore che, se non acquista il prodotto o il servizio, il lavoro del venditore potrà essere in pericolo.

Esempio: “La prego: acquisti almeno un prodotto! Se non riuscirò a vendere nulla entro oggi, perderò il posto di lavoro!”.

Pratica 31: far credere al consumatore, contrariamente al vero, che abbia vinto, vincerà o potrà vincere un premio;

oppure che per ritirare il premio si deve pagare una somma di denaro.

Esempio: “Congratulazioni! Ha vinto uno splendido anello! Per ritirare il premio le basterà recarsi presso la nostra sede e pagare soli 30 euro!”.

note

[1] Direttiva 2005/29/CE, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno, adottata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio, e recepita in Italia con il decreto legislativo 146/2007.

[2] Il consumatore medio, cui si fa riferimento, è un soggetto “normalmente informato, attento ed avveduto”.

[3] I nomi “virgolettati”, utilizzati in corrispondenza degli esempi di pratiche commerciali, hanno natura esclusivamente fittizia e, in quanto tali, sono stati adoperati a titolo meramente esemplificativo.

[4] Il professionista è colui che agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale o professionale .

[5] I cardellini anellati (con anello di metallo alla zampa e numero identificativo) possono essere venduti. Non possono però essere venduti i cardellini provenienti da allevamenti amatoriali, ma solo dati gratuitamente. Indicando nell’annuncio che i cardellini sono anellati, si fa credere al consumatore che la vendita sia lecita.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. Ho chiesto consulenza ad un professionista (geometra) per delle pratiche di successioni e accatastamenti : lui mi chiede per la complessità della cosa una somma di 4000 euro ,pretendendo 1000 euro di acconto e 3000 a lavoro ultimato. Ho pagato l’acconto di 1000 euro con assegno bancario aspettando che mi facesse il lavoro per poi saldare il tutto. il lavoro non è stato mai fatto e dopo due anni ho dovuto personalmente provvedere alle correzioni delle successioni e i relativi accatastamenti, chiedendo al professionista la restituzione dell’acconto: Lui mi nega i 1000 euro dicendo che per vecchi altri lavori da lui svolti per me (sempre pagati) mi aveva fatto degli sconti che adesso dopo tanti anni non vuole farmi più ed i mille euro vanno a copertura di essi . Come faccio (Legalmente) a recuperare i 1000 euro da questo farabutto visto che la mia condizione economica e precipitata a tal punto che per pagare la seconda rata i.m.u ho dovuto vendere le fedi nuziali ?

    1. L’enorme numero di consulenze che riceviamo ogni giorno ci ha obbligato ad attivare uno speciale servizio di richiesta, tramite “ticket”, onde poter dare un riscontro a tutti, professionale ed in tempi certi.

      Per acquistare il “ticket” online è necessario collegarsi al portale https://www.laleggepertutti.it. Sul menu di sinistra troverà, sotto la voce rossa “servizi”, l’opzione “Richiedi consulenza”.
      Lo stesso risultato si può raggiungere cliccando sulla scritta, posta sopra ogni articolo, “Richiedi consulenza su questo argomento”.

      A quel punto, il sistema La guiderà nel pagamento attraverso carta di credito, Paypal o Postepay.

      Si tratta di un’operazione molto semplice e dal modico prezzo (euro 29,00 iva compresa) che ci consente di rispondere alle svariate domande che ci arrivano da tutta Italia.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI