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Un nuovo Statuto dei lavoratori: addio Jobs Act?

23 Ottobre 2019
Un nuovo Statuto dei lavoratori: addio Jobs Act?

Tiziano Treu lancia la proposta all’alba del 50° anniversario della legge n. 300 del 1970.

Il Jobs Act sarà ricordato come la vera causa della disfatta di Renzi e della perdita di consenso della sinistra. Ed è proprio da qui che deve ripartire la sinistra se vuole riacquistare credibilità. Le leggi in nome dei lavoratori, anche in nome di una maggiore competitività sul mercato internazionale del nostro Paese, hanno lasciato il posto a una maggiore tutela nei confronti delle aziende. Peccato mortale per un popolo fatto di operai, subordinati e terzo settore, non certo da imprenditori e autonomi.

Ecco perché il presidente del Cnel, Tiziano Treu, ex docente di diritto del lavoro, aprendo il convegno oggi a Roma, nel Parlamentino di Villa Lubin, ha affermato che è tempo di pensare a un nuovo statuto dei lavoratori. 

Del resto, da più parti – compresa la sinistra – si parla a più riprese di una revisione del Jobs Act.

Proprio nel 2020, si apriranno le celebrazioni del 50° anniversario dello Statuto dei lavoratori, l’anno dell’Autunno caldo, che dall’ottobre del 1969 portò in piazza milioni di lavoratoriche chiedevano la regolamentazione dei rapporti di lavoro.

«La legge 300 del 20 maggio 1970 è, da un punto di vista concettuale, ancora di grande attualità e ci spinge a ragionare tutti insieme su come attualizzarla – ha continuato Treu – Fu una norma che nacque da un lungo e travagliato confronto politico e sociale iniziato nel giugno del 1969 quando il Consiglio dei Ministri annunciò la presentazione in Parlamento del disegno di legge sullo Statuto».

Uno Statuto dei lavoratori 2.0

«Lo Statuto dei lavoratori – ha ricordato Treu – nasceva dalla spinta degli operai delle grandi fabbriche del Nord che chiedevano migliori condizioni di lavoro e il rispetto dei diritti e delle libertà individuali anche dentro le aziende. 

Oggi il contesto è molto cambiato, le aziende hanno assunto forme diverse, a rete, articolate in catene di fornitori internazionali, o addirittura operanti tramite piattaforme digitali. Il lavoro è in molti casi disperso e spezzettato. Occorre pensare a nuove regole: per la tutela dei lavori, non solo subordinati ma anche autonomi; per il sostegno dell’attività sindacale; per l’efficacia erga omnes dei contratti collettivi; per la fissazione di criteri di rappresentatività delle parti sociali. Queste sono le urgenze per rinnovare lo spirito dello Statuto».

La scelta di Villa Lubin per l’avvio delle celebrazioni di una delle leggi più importanti del nostro Paese è fortemente simbolica perché il Cnel fu teatro dei principali incontri tra le parti sociali. Gino Giugni fu l’autore del testo di legge fortemente voluto dal ministro Giacomo Brodolini che ne aveva posto le basi con l’istituzione di una commissione nazionale per la redazione di un provvedimento a tutela dei lavoratori.

Tra l’altro, Giugni nel 1983, da consigliere del Cnel, scrive, insieme a Luigi Mengoni, un documento di Osservazioni e Proposte per la revisione della legislazione del rapporto di lavoro. Un testo basilare in materia. Al convegno sono intervenuti la storica Simona Colarizi, Aldo Carera, Stefano Musso, Gian Primo Cella e Cesare Annibaldi.

Conclusioni affidate a Giorgio Benvenuto: «Le iniziative per il 50° dello Statuto dei lavoratori non sono solo celebrative ma un’occasione di riflessione su un momento fondamentale della nostra storia, il modo con il quale il nostro Paese seppe trasformare una grande ondata di protesta in una proposta di cambiamento e di maggiore democrazia, di libertà e anche di crescita. Lo Statuto dei lavoratori contribuì in maniera determinante al passaggio da Paese agricolo a Paese industriale, una crescita anche sociale che portò ad una maggiore consapevolezza dei propri diritti ma anche dei propri doveri».

«Quell’iniziativa in questo momento ci serve come guida perché siamo in una fase di cambiamenti epocali – ha aggiunto Benvenuto – Bisogna ritrovare lo spirito dello Statuto dei lavoratori, della solidarietà sociale che ne scaturì. La scelta del Cnel per iniziare questo percorso non è casuale».

«I corpi intermedi, tutt’altro che superati, hanno ruolo un sociale fondamentale. Se bisogna cambiare bisogna sapere quali sono le aspettative delle parti sociali, e attraverso loro quelle delle persone e delle categorie che rappresentano. Il Cnel, che è il grande luogo dell’ascolto e del dialogo delle forze sociali e produttive, permette di scrivere meglio le leggi, permette di coinvolgere le persone nei processi decisionali. In un mondo così nuovo il dialogo è fondamentale, la solidarietà è decisiva, si può arrivare a risultati condivisi e buoni per tutti solo attraverso il confronto», ha concluso Benvenuto.



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1 Commento

  1. Lo statuto dei lavoratori ha cambiato la mia vita.Mentre prima il sindacato lo conoscemmo tramite un intelligente amministratore delrgato, poi divenne una presenza costante, potemmo dire le nostre opinioni, fare sciopero se lo ritenevamo giusto.La decisione di renzi di introdurre nel nostro ordinamento l’ingiusta causa, fu la pietra tombale del mio e di molti altri rapporto con il PD.Non apprezzai la tardiva opposizione di Bersano e LEU.Dovevano opporsi e uscure dal partito subito, mai votare il job act e altre schifezze

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