Diritto e Fisco | Articoli

Riscaldamento centralizzato con termovalvole

24 Ottobre 2019 | Autore: Davide Luciani
Riscaldamento centralizzato con termovalvole

Riscaldamento centralizzato con termovalvole: cosa comporta la loro installazione in termini di consumo e risparmio?  

Ti sei da poco stabilito in un condominio. E’ un’assoluta novità per te che hai sempre abitato in una casa indipendente, ma le esigenze di lavoro ti hanno portato a fare questa scelta. Hai così trovato un appartamento in una bella palazzina. C’è solo una cosa che ti dà fastidio: il riscaldamento è centralizzato. Ti scoccia parecchio dover dipendere da date e orari prestabiliti per l’accensione dei termosifoni. Come se non bastasse, ti toccherà pagare una quota forfettaria e non quanto realmente consumi. Il vecchio proprietario dell’appartamento ti ha però detto che nel condominio si sta provvedendo all’installazione delle termovalvole. In effetti, hai notato delle strane macchinette attaccate ai termosifoni, ma non hai fatto da subito il collegamento.

Se vuoi saperne di più su come funziona il riscaldamento centralizzato con termovalvole, ti dico subito che questi strumenti sono stati resi obbligatori con il Decreto Milleproroghe del 2017. Ad oggi, però, non tutti i condomini si sono adeguati alla normativa. Il loro scopo è quello di dare maggior autonomia agli inquilini dei condomini in materia di riscaldamento. Secondo la normativa ogni appartamento deve avere tanti termostati quanti sono i termosifoni presenti nella casa. Esistono anche pesanti multe per chi non si è ancora adeguato a tale normativa. Queste vanno da un minimo di 500 ad un massimo di 2.500 euro per abitazione. Vediamo ora di capire meglio come funzionano nello specifico.

Come funzionano le termovalvole

Le termovalvole sono dei sistemi in grado di regolare il flusso dell’acqua all’interno dei termosifoni. Sono cioè in grado di gestire la portata e, di conseguenza, il calore diffuso dagli elementi riscaldanti. Ciò permette di regolare la temperatura di un calorifero. Il loro scopo principale è dunque quello di risparmiare energia e permettere di calcolare il dispendio di calore a livello individuale.

A differenza del vecchio sistema centralizzato, chi ha consumato di più nell’arco dell’anno dovrà pagare una tariffa proporzionale alla sua spesa. Come funziona nel concreto tale strumento? Esso è dotato di cinque livelli di temperatura. A seconda del valore impostato, la valvola reagirà grazie agli impulsi ricevuti dal sensore (o bulbo), che è collocato in una posizione nascosta. Il bulbo è dotato di elementi sensibili che reagiscono alle dilatazioni termiche. Ciò significa che, se la temperatura aumenta, questi elementi si dilateranno. In tale modo, l’otturatore si chiuderà è permetterà l’ingresso di una minor quantità di acqua.

Diversamente, in caso di temperatura più bassa, avverrà una contrazione con un maggior rilascio di acqua e, di conseguenza, un calore più intenso all’interno della stanza. E’ bene ricordare che le valvole termostatiche non necessitano di alcuna alimentazione elettrica o termica e, quindi, non richiedono energia per funzionare. Esse si attivano in automatico con l’accensione dell’impianto di riscaldamento.

Quali vantaggi e svantaggi presentano

I termovalizzatori sono stati pensati, come detto, per permettere più autonomia ai condomini, oltre che per una questione di risparmio. Questi, però, non sono gli unici vantaggi che presentano. Uno dei più ovvi è che grazie a queste «macchinette» è possibile avere temperature diverse nelle varie stanze della casa. Il secondo, meno visibile, è che vi è una miglior distribuzione del calore nel palazzo. Per capire di cosa stiamo parlando, basta pensare alla caldaia. Questa è situata di solito al piano terra o addirittura nel piano interrato di un condominio. Ciò significa che, proprio a causa della sua posizione, il calore che parte da essa ha più difficoltà ad arrivare in alto.

Con le valvole termostatiche, invece, vi è una migliore gestione del calore, e, di conseguenze un rendimento più efficiente dell’impianto.

Poichè nessun sistema è perfetto, le termovalvole presentano anche degli svantaggi. Il principale deriva dal possibile mancato funzionamento del sensore. Se ciò accadesse, si potrebbe verificare una situazione in cui un termosifone non riscaldi adeguatamente, rendendo freddo il locale nonostante il riscaldamento sia acceso e le altre stanze siano calde. Il secondo problema che potrebbe verificarsi è quello di uno scompenso idraulico. Cosa significa? Poichè le pompe idrauliche sono sollecitate in maniera differente è possibile che non funzionino correttamente. Per prevenire tale situazione è consigliabile installare valvole by-pass e di bilanciamento che riescano a riequilibrare la pressione termostatica.

Cosa succede se ci sono problemi alla caldaia

Può accadere che le valvole termostatiche siano state installate, ma che la caldaia principale non le supporti. Questo succede se si tratta di un impianto vecchio. In casi simili, la decisione su come agire spetta all’assemblea di condominio. Questa può optare tra due scelte: la prima è quella di rendere compatibile la caldaia per la nuova funzione. La seconda è cambiarla del tutto. Se si persegue questa strada, si potrà anche usufruire delle relative agevolazioni fiscali. Nello specifico, è prevista una detrazione del 65% per la sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti dotati di caldaia a condensazione e la contemporanea messa a punto del sistema di distribuzione.

Cos’è la caldaia a condensazione? Si tratta di un impianto di riscaldamento che consuma meno combustibile, a parità di energia , di quella standard. Ciò accade perchè viene utilizzata solo una parte del calore sensibile dei fumi di combustione. Ti ricordo che la manutenzione della caldaia, per legge, va svolta ogni anno, mentre il controllo di efficienza energetica va effettuato periodicamente da uno a tre anni a seconda della potenza e della tipologia della caldaia.

Quando non è necessario installare le valvole

Abbiamo detto che dal 2017 è obbligatoria l’installazione delle valvole termostatiche. Esistono però dei casi in cui è prevista una deroga. Ovviamente, queste circostanze devono essere supportate da una verifica tecnica con relazione annessa da parte di un tecnico abilitato. Di quali circostanze parliamo? Due sono quelle principali: impossibilità tecnica per eseguire l’adattamento o costi troppo onerosi. In casi simili, si agirà in un modo differente. Sarà necessario installare dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali all’interno delle unità immobiliari. A questo punto, la contabilizzazione del consumo e, dunque, delle spese, avverrà in base agli effettivi prelievi volontari di energia termica utile e ai costi generali per la manutenzione dell’impianto. La legge, infatti, non permette in nessun caso di tornare al vecchio sistema di contabilizzazione dei consumi, neanche se questo è previsto in un regolamento condominiale di natura contrattuale.

Esiste anche un terzo caso in cui l’installazione delle valvole termostatiche non è obbligatoria. Parliamo degli appartamenti dotati di riscaldamento autonomo. Ma esistono pure situazioni in cui è consigliabile installare i termostati anche se l’appartamento non ha il riscaldamento centralizzato. Più nello specifico, per le nuove abitazioni costruite dopo il 2007 e per le abitazioni che hanno subito una ristrutturazione o hanno cambiato la caldaia dopo il sopracitato periodo, viene consigliato di passare al nuovo sistema di consumo.

Come regolare le temperature?

Vi sono delle temperature consigliate per l’impostazione dei termostati nelle varie stanze? Non vi è una risposta univoca a questa domanda. Vi sono, però, alcuni fattori da tenere in considerazione. Il primo è la temperatura esterna. Bisogna poi valutare la situazione interna dell’abitazione e delle varie stanze. Di norma, nei luoghi dove ci sono altre fonti di calore come la cucina, la temperatura ideale del termostato è sui 2 gradi. Nelle stanze da letto, generalmente più fredde, è consigliabile mettere sul 4.

Se, ad esempio, si abita in una casa con una bassa esposizione al sole e umida si dovrà procedere in un determinato modo. In quel caso, sarebbe indicato tenere il termostato a temperature alte. Lo stesso se l’abitazione è situata in un palazzo vecchio, con pareti che disperdono facilmente il calore. Se, invece, si vive in un palazzo di ultima generazione, le valvole si potranno tenere a base temperature.

Può il condomino rifiutarsi di aderire alle termovalvole?

Cosa succede se un condomino si rifiuta di pagare le termovalvole e si stacca dal riscaldamento centralizzato? A questo quesito, ha risposto la Cassazione [1]. I giudici hanno dichiarato che il condomino è sempre obbligato a pagare le spese di conservazione dell’impianto di riscaldamento, anche quando è esonerato dall’uso di quello centralizzato.

La Suprema Corte ha anche affermato che il pagamento è dovuto anche quando il conduttore dimostra che il suo distacco non ha provocato uno scompenso termico o un aggravio di gestione. In questi casi, è esonerato solo dalle spese relative all’uso dell’impianto. Da tutto questo, si evince che è lecita la delibera condominiale che mette a carico del condomino che si è distaccato dall’impianto centralizzato, le spese occorrenti per la sostituzione della caldaia. Infatti, il riscaldamento centralizzato è comunque da considerarsi una parte comune al quale tutti i condomini possono comunque allacciare la propria unità immobiliare. In pratica, è lo stesso discorso che si utilizza per l’ascensore. Non conta chi lo utilizza o meno: va pagato perchè è una proprietà condominiale a disposizione di tutti.

Quindi, è necessario che tutti gli inquilini concorrino al pagamento delle spese per consentire l’adeguamento dell’impianto centrale condominiale in vista dell’installazione delle termovalvole.

Ora hai un quadro chiaro dell’utilizzo dei termovalvole nel condominio con riscaldamento centralizzato e delle normative vigenti in merito. Come hai visto, la questione è abbastanza lineare e il risparmio in termini di consumi e spese è tangibile.



Di Davide Luciani

note

[1] Cass. sent. n. 23756/2016.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

2 Commenti

  1. E ora si pone il quesito, anzi sono due!
    Combustibile: GAS
    1° caso) – Appartamento in condominio dotato di valvole termostatiche e di contabilizzatori di calore. L’assemblea ha deciso che la quota da pagare venga così distribuita: 90% per il consumo individuale e 10% per la gestione dell’impianto (spese generali, manutenzione e quant’altro necessario al mantenimento efficiente dell’impianto stesso).
    2° caso) – Appartamento in affitto in un piccolo condominio dove – inaudita altera parte – i diktat (ma soprattutto quelli relativi alla fornitura del riscaldamento) sono imposti dall’unico proprietario; insomma è una conditio sine qua non…, prendere o lasciare. Ebbene, in questo secondo caso la suddivisione non è più 90 e 10, bensì il 70% (era 90 nel primo caso) viene pagato a consumo e il 30% (era 10 nel primo caso) va a incidere sulle spese generali di cui sopra.
    Il mio ragionamento (o sragionamento) è questo: risponde al vero che, nel primo caso – quale proprietario, occupando raramente quell’appartamento -, per me, che NON consumo calore, è più vantaggioso il primo conteggio mentre nel secondo caso (affitto), dato che i termo vanno a manetta, per me è più vantaggiosa la seconda opzione (70 e 30)? O sogno? E poi: visto che i contabilizzatori sono montati sui termo all’h. di 2/3 da terra, è vero che la contabilizzazione del calore assorbito continua anche a valvole termostatiche chiuse, cioè quando NON dovrebbe esserci nel termo circolazione di acqua? In altre parole, a bocce ferme (valvole termostatiche chiuse) i contabilizzatori continuano a contabilizzare fino al totale raffreddamento dei termo, conteggiando in tal modo una sorta di… “calore residuo”? O questa spiegazione che mi è stata data è solo una bufala che non ha riscontro oggettivo nella realtà? Spero che le due ipotesi prospettate siano chiare e comprensibili…

    1. Ti suggeriamo la lettura dei seguenti articoli:
      -Distacco riscaldamento centralizzato: costi https://www.laleggepertutti.it/296770_distacco-riscaldamento-centralizzato-costi
      -Ripartizione spese riscaldamento centralizzato https://www.laleggepertutti.it/279200_ripartizione-spese-riscaldamento-centralizzato
      -Chi ha il riscaldamento autonomo paga il centralizzato? https://www.laleggepertutti.it/171750_chi-ha-il-riscaldamento-autonomo-paga-il-centralizzato
      -Riscaldamento centralizzato e autonomo in condominio https://www.laleggepertutti.it/207925_riscaldamento-centralizzato-e-autonomo-in-condominio
      -Distacco dal riscaldamento centralizzato senza assemblea https://www.laleggepertutti.it/133145_distacco-dal-riscaldamento-centralizzato-senza-assemblea
      -Riscaldamento centralizzato: orari https://www.laleggepertutti.it/303220_riscaldamento-centralizzato-orari
      -Riscaldamento centralizzato: regole https://www.laleggepertutti.it/298535_riscaldamento-centralizzato-regole

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube