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Estorsione: ultime sentenze

6 Novembre 2019
Estorsione: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: estorsione; richiesta di denaro; finalità costrittiva dell’agente; consapevolezza dell’ingiustizia del profitto conseguito; forme aggressive e violente; competenza territoriale per il reato di estorsione; compromissione della libertà di autodeterminazione della vittima in ambito patrimoniale.

Reato di estorsione

Si considera già perfezionato il reato di estorsione quando l’intimidazione, successiva allo spoglio, sia finalizzata a costringere qualcuno a tollerare una situazione ablativa di fatto già esistente, anche qualora essa sia diretta a soggetto diverso rispetto al titolare del diritto di godimento.

Cassazione penale sez. II, 09/09/2019, n.39424

Condotta minacciosa e violenta

Integra il delitto di estorsione, e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, la condotta minacciosa o violenta che, estrinsecandosi in forme talmente aggressive da annichilire le capacità di reazione della vittima e trasformarla in mero strumento di soddisfazione delle pretese dell’autore, esorbita dal ragionevole intento di far valere un preteso diritto (nella specie, l’imputato per tutelare il suo presunto diritto alla restituzione di una somma da parte della persona offesa, l’aveva minacciata in un paio di occasioni con un coltello).

Cassazione penale sez. II, 29/05/2019, n.26608

Reato di estorsione: il dolo

Il dolo nel reato di estorsione consiste non solo nella coscienza e volontà della condotta minacciosa, ma anche nella consapevolezza dell’ingiustizia del profitto conseguito o conseguendo la quale si risolve nell’arbitrarietà della propria pretesa e dell’inesistenza del proprio diritto ad ottenerla.

(Nel caso di specie, l’imputato aveva usato violenza nei confronti della zia e del padre, quali calci alle natiche e spintoni, e minacce per costringerli in molteplici occasioni a consegnarli somme di danaro in contanti).

Ufficio Indagini preliminari Torino, 03/05/2019, n.529

Reato di estorsione: competenza territoriale

In tema di competenza territoriale per il reato di estorsione va richiamata la giurisprudenza in tema di truffe on-line secondo cui il reato si consuma ove l’agente consegue ingiusto profitto e non già quello in cui viene data la disposizione di pagamento. (Nel caso di specie, l’imputato aveva costretto alla ex compagna a versare soldi sul suo conto con la minaccia che altrimenti avrebbe passato guai).

Ufficio Indagini preliminari Milano, 11/04/2019, n.1119

Reato di estorsione: condanna

La condanna per reato di estorsione può comportare la revoca del permesso di soggiorno
In caso di condanna dello straniero per il reato di estorsione, il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, di cui lo stesso risultava titolare, può essere revocato, atteso che la commissione di tale delitto denota il mancato perfezionamento del processo di integrazione dell’extracomunitario.

Consiglio di Stato sez. III, 08/03/2019, n.1604

Estorsione aggravata dall’uso del metodo mafioso

In tema di estorsione cd. “ambientale”, integra la circostanza aggravante del metodo mafioso di cui all’art. 7, d.l. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella l. 12 luglio 1991, n. 203 (ora art. 416-bis.1 c.p.), la condotta di chi, pur senza fare uso di una esplicita minaccia, pretenda dalla persona offesa il pagamento di somme di denaro per assicurarle protezione, in un territorio notoriamente soggetto all’influsso di consorterie mafiose, senza che sia necessario che la vittima conosca l’estorsore e la sua appartenenza ad un clan determinato.

(Nella specie, la Corte ha ritenuto sussistere la circostanza aggravante nella richiesta ad un commerciante di denaro a fronte di protezione, dopo che il negozio era stato danneggiato varie volte, in un quartiere ad alta densità mafiosa).

Cassazione penale sez. II, 17/04/2019, n.21707

Estorsione realizzata in forma plurisoggettiva

In tema di estorsione realizzata in forma plurisoggettiva, il delitto deve considerarsi consumato e non solo tentato allorché la cosa estorta (nella specie, una somma di denaro) venga consegnata dal soggetto passivo ad un intermediario, in seguito assolto, atteso che la lesione dell’interesse protetto coincide con la compromissione della libertà di autodeterminazione della vittima in ambito patrimoniale da cui deriva un ingiusto profitto con altrui danno, non occorrendo la materiale acquisizione della autonoma disponibilità del bene da parte dell’estorsore, né rilevando l’assenza di responsabilità dell’intermediario.

Cassazione penale sez. II, 01/03/2019, n.16077

Violenza e reato di estorsione

La condotta di violenza, la quale, cumulativamente od alternativamente con quella di minaccia, costituisce il nucleo essenziale del delitto di estorsione, è in esso interamente assorbita quando non provoca alcuna lesione personale (come nel caso in cui l’agente si limiti ad immobilizzare la vittima o a percuoterla ovvero esplichi solo la violenza c.d. reale); in caso contrario, devono trovare applicazione le norme sul concorso di reati. (Fattispecie di tentata estorsione, nella quale la Corte ha ritenuto dovessero essere assorbiti i reati di percosse ascritti all’imputato).

Cassazione penale sez. II, 21/02/2019, n.17427

Minaccia di cose o persone presenti nella sfera giuridica del debitore

La richiesta di denaro, effettuata dal creditore minacciando cose o persone presenti nella sfera giuridica del debitore, non rappresenta una proposta di risoluzione bonaria del contratto, ma costituisce reato di estorsione, poiché non mette la vittima delle minacce nella condizione di scegliere liberamente se adempiere o meno.

Cassazione penale sez. II, 29/01/2019, n.8467

Reato di estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni: differenza

A distinguere il reato di estorsione da quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni è l’elemento psicologico: nella fattispecie di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, l’agente persegue il conseguimento di un profitto nella convinzione di esercitare un suo diritto; nella fattispecie di estorsione, invece, l’agente intende conseguire un profitto nella consapevolezza della sua ingiustizia.

Più precisamente, si configura il reato di estorsione e non quello dell’esercizio arbitrario delle proprie ragioni in presenza di tali caratteristiche: la sussistenza di una finalità costrittiva dell’agente; l’estraneità al rapporto contrattuale di colui che esige il credito; la condotta minacciosa e violenta finalizzata al recupero del credito stesso che deve essere diretta nei confronti non solo del debitore ma anche di persone estranee al rapporto contrattuale (nella specie, in cui l’imputato aveva costretto la persona offesa a consegnargli una somma di denaro in cambio della restituzione delle chiavi di un appartamento di sua proprietà, la Corte ha ritenuto sussistente l’ipotesi estorsione).

Cassazione penale sez. II, 22/11/2018, n.9303


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