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Integrazione al trattamento minimo 2020

5 Luglio 2020 | Autore:
Integrazione al trattamento minimo 2020

Aumento delle pensioni più basse nel 2020: importo, chi ne ha diritto, come funziona per chi percepisce altri redditi.

Hai una pensione d’importo basso? Potresti aver diritto all’aumento dell’assegno fino a un certo importo, ossia all’integrazione al trattamento minimo.

Grazie all’integrazione, le pensioni meno elevate (ad esclusione di alcuni trattamenti non integrabili, come le pensioni calcolate col sistema interamente contributivo) sono aumentate sono al cosiddetto minimo vitale, che viene aggiornato annualmente.

Per il 2019, l’importo del trattamento minimo mensile era pari a 513,01 euro.

L’integrazione al trattamento minimo 2020, sulla base dei dati forniti dall’Istat,  come confermati da una recente circolare Inps [1], avrebbe dovuto ammontare a 515,07 euro, per effetto della perequazione, cioè dell’aumento spettante sulle pensioni per effetto dell’inflazione, pari allo 0,40%. Gli aumenti sono stati però rivisti e l’ammontare del trattamento minimo adeguato a 515,58 euro. L’aliquota è comunque provvisoria: il tasso effettivo di rivalutazione delle pensioni a partire dal 1° gennaio 2020 sarà fissato da un apposito decreto del ministero dell’Economia, che sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale alla fine di novembre 2020.

L’integrazione al trattamento minimo non è, ad ogni modo, l’unico sostegno previsto per gli assegni Inps bassi: alcuni pensionati hanno diritto, ad esempio, alla maggiorazione sociale e all’incremento al milione, che possono far arrivare la pensione oltre i 650 euro mensili.

Ma procediamo con ordine e vediamo, nel dettaglio, come funziona e come si calcola il trattamento minimo, e chi può beneficiarne.

Che cos’è l’integrazione al trattamento minimo?

L’integrazione al trattamento minimo è una prestazione economica che l’Inps riconosce a chi ha una pensione molto bassa, al di sotto del cosiddetto minimo vitale, pari, nel 2019, a 513,01 euro mensili e nel 2020 a 515,58 euro.

Dal 2020, in base al meccanismo della perequazione, con il quale l’importo delle pensioni viene adeguato periodicamente al costo della vita, avrebbe dovuto essere applicata una rivalutazione a tutti gli assegni previdenziali, nella misura del +0,4% (l’aliquota, ufficializzata dal Mef, il ministero dell’Economia e delle Finanze, dovrà essere confermata entro la fine di novembre 2020). L’aliquota è stata però corretta allo 0,5%, per cui il trattamento minimo è salito, come confermato dall’Inps, a 515,58 euro mensili.

Saranno, inoltre, adeguate di conseguenza tutte le soglie di reddito previste per la spettanza dell’integrazione.

Il trattamento minimo annuo, per il 2020, ammonterà a 6.702,54 euro (515,58 euro per 13 mensilità).

Come funziona l’integrazione al trattamento minimo?

In parole semplici, l’integrazione al minimo determina un innalzamento dell’importo della pensione, sino a un determinato valore, che cambia ogni anno in base alla rivalutazione delle pensioni.

Dal 1° gennaio 2020, l’importo della pensione è elevato sino ad arrivare a 515,58 euro mensili, per 13 mensilità: l’integrazione al minimo potrebbe essere dunque pari a 515,07 58 euro mensili soltanto se, per assurdo, la pensione risultasse pari a zero.

Negli altri casi, l’importo dell’integrazione al minimo è pari alla differenza tra la pensione e l’ammontare del trattamento minimo: ad esempio, se la pensione mensile 2020 risultasse pari a 400 euro mensili, l’integrazione al minimo ammonterebbe a 115,58 euro al mese, cioè alla cifra che serve per arrivare all’importo della pensione minima.

Non tutte le pensioni sotto la soglia minima possono, però, essere aumentate, perché per alcuni trattamenti l’integrazione al minimo è esclusa. Inoltre, per aver diritto all’incremento è necessario rispettare precisi requisiti di reddito.

Quali sono le pensioni integrabili al minimo?

In linea generale, sono integrabili al minimo tutte le pensioni (trattamenti di previdenza, non di assistenza):

  • dirette (pensione di vecchiaia, anticipata, di anzianità…), erogate dall’Assicurazione generale dell’Inps, dai fondi esclusivi e sostitutivi della stessa e dai fondi speciali per i lavoratori autonomi dell’Inps (gestione Commercianti, Artigiani…);
  • indirette (pensione ai superstiti, di reversibilità o indiretta), erogate dall’Assicurazione generale dell’Inps, dai fondi esclusivi e sostitutivi della stessa e dai fondi speciali per i lavoratori autonomi dell’Inps (gestione Commercianti, Artigiani…).

Per quanto riguarda le pensioni corrisposte dalle gestioni di previdenza dei liberi professionisti, l’eventuale integrazione dipende dal regolamento per le prestazioni previdenziali adottato dall’ente.

Particolari regole sono disposte:

  • per l’integrazione al minimo dell’assegno ordinario di invalidità;
  • per i casi in cui il pensionato risulta titolare di più trattamenti pensionistici.

La disciplina dell’integrazione al minimo non è applicabile alle pensioni liquidate esclusivamente con le regole del sistema contributivo.

Le pensioni calcolate col sistema contributivo sono integrabili al minimo?

Nessuna integrazione al minimo è, infatti, prevista, dall’attuale normativa, per le pensioni interamente calcolate col sistema contributivo; fanno eccezione le sole pensioni calcolate col sistema contributivo, ottenute dalle lavoratrici che hanno optato per l’opzione donna; qui la Guida all’opzione donna 2020.

Ma, tolta l’opzione donna, quali pensioni sono calcolate col sistema integralmente contributivo?

Sono calcolate integralmente con questo sistema, solitamente penalizzante in quanto si basa sui contributi accreditati e non sugli ultimi stipendi o redditi:

  • le pensioni di chi non possiede contributi versati prima del 1996;
  • le pensioni degli aderenti all’opzione contributiva;
  • le pensioni degli iscritti alla gestione Separata, comprese quelle ottenute con il computo dei contributi provenienti da altre gestioni.

Limiti di reddito 2020 per il diritto al trattamento minimo

In base all’adeguamento delle pensioni previsto per il 2020, i non coniugati avranno diritto all’integrazione al minimo:

  • in misura piena, con un reddito annuo non superiore a 6.702,54 euro, cioè al trattamento minimo;
  • in misura parziale, con un reddito annuo superiore a 6.702,54 euro, sino a 13.405,08 euro (cioè sino a due volte il trattamento minimo annuo).

Se il reddito supererà la soglia di 13.405,08 euro, non si avrà diritto ad alcuna integrazione.

I valori esposti fanno riferimento all’anno 2020, quindi alla rivalutazione delle pensioni del +0,5%, che è stata recentemente ufficializzata dal Mef e dall’Inps.

Come si calcola l’integrazione al minimo 2020?

Facciamo un esempio per capire nel dettaglio come si calcola l’integrazione al minimo, in base ai nuovi valori 2020:

  • se il pensionato ha un reddito complessivo di 3mila euro annui ed una pensione di 200 euro mensili, ha diritto all’integrazione piena della pensione, sino ad arrivare a 515,58 euro;
  • se, invece, il reddito complessivo dell’interessato è pari a 10mila euro, l’integrazione della pensione non può essere totale, ma parziale, ossia pari alla differenza tra il limite di reddito di 13.405,08 euro ed il reddito complessivo.

Per calcolare l’integrazione mensile, si deve:

  • sottrarre il reddito totale del pensionato dalla soglia limite;
  • dividere la cifra per 13.

Nel caso preso ad esempio, dobbiamo eseguire la seguente operazione: (13.405,08-10mila) /13. Otteniamo dunque un’integrazione mensile pari a 261,93 euro.

Limiti di reddito 2020 per il diritto al trattamento minimo: pensionati sposati

Se il pensionato risulta coniugato si applicano dei limiti di reddito più alti, ai fini dell’integrazione al minimo, ma è d’obbligo considerare tra le entrate rilevanti per la nuova soglia reddituale anche il reddito del coniuge. In particolare, se le previsioni sulle rivalutazioni saranno rispettate, si avrà diritto all’integrazione, per l’anno 2020:

  • piena, con reddito annuo complessivo proprio e del coniuge entro 20.107,62 euro e reddito del pensionato entro 6.702,54 euro;
  • parziale, con reddito annuo complessivo proprio e del coniuge oltre 20.107,62 euro, ma entro 26.810,16 euro (cioè sino a quattro volte il trattamento minimo annuo), e reddito del pensionato entro 13.405,08 euro (deve essere applicato un doppio confronto, tra reddito personale e reddito della coppia: l’integrazione applicata è pari all’importo minore risultante dal doppio confronto).

Se il reddito personale e del coniuge supera i 26.810,16 euro, o se il solo reddito personale supera la soglia di 13.405,08 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Esempi di calcolo integrazione al trattamento minimo: pensionato sposato

Facciamo un esempio per capire nel dettaglio come si calcola l’integrazione al minimo per i pensionati sposati, in base ai nuovi valori 2020:

  • con reddito complessivo della coppia pari a 10mila euro annui, reddito personale entro 6.702,54 euro annui e pensione dell’interessato pari a 200 euro mensili, questi ha diritto all’integrazione piena della pensione, sino ad arrivare a 515,58 euro;
  • se, invece, il reddito complessivo della coppia nell’anno risulta pari a 25mila euro, l’integrazione della pensione non può essere totale, ma parziale, pari alla differenza tra il limite di reddito annuo di 26.810,16 euro ed il reddito complessivo.

Per calcolare l’integrazione mensile, si deve:

  • sottrarre il reddito totale dalla soglia limite;
  • dividere la cifra per 13.

In questo caso, si deve eseguire la seguente operazione: (26.810,16 -25.000) /13. Otteniamo dunque un’integrazione mensile pari a 137,20 euro.

Attenzione, in quest’ipotesi, alla doppia soglia: se il reddito della coppia non supera i 26.783,64 euro annui, ma il reddito del pensionato supera il limite individuale di 13.405,08 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione. Deve essere poi applicata l’integrazione minore risultante dal confronto tra limite e reddito della coppia e limite e reddito personale.

Nessun limite di reddito relativo alla coppia può essere applicato alle integrazioni al minimo per le pensioni con decorrenza anteriore al 1994. Se la decorrenza della pensione, invece, è collocata nel 1994, il limite di reddito è pari a 5 volte il minimo, ossia a 33.512,70 euro per il 2020.

Quali redditi entrano nelle soglie per il diritto al trattamento minimo?

Non tutti i redditi devono essere considerati rilevanti per il rispetto delle soglie limite per il diritto al trattamento minimo, ma devono essere esclusi:

  • il reddito della casa di abitazione;
  • la pensione da integrare al minimo;
  • il Tfr (trattamento di fine rapporto) ed i trattamenti assimilati (ad esempio in regime di Tfs, come l’indennità di buonuscita, indennità premio si servizio, di anzianità…), comprese le relative anticipazioni;
  • gli arretrati da lavoro soggetti a tassazione separata;
  • i redditi esenti da Irpef, come le pensioni di guerra, le rendite Inail, le pensioni degli invalidi civili, i trattamenti di famiglia, etc.

Tutti gli altri redditi, invece, devono essere inclusi nel conteggio.

Che cos’è il congelamento del trattamento minimo?

Se il pensionato perde il diritto all’integrazione, mantiene comunque lo stesso assegno di pensione integrato, ma congelato, o cristallizzato (cioè fermo) all’ultimo importo: il rateo di pensione resta uguale sino al superamento del suo valore ad opera della perequazione automatica, cioè dell’adeguamento della pensione al costo della vita effettuato ogni anno.

Ulteriori integrazioni della pensione 2020

La pensione integrata al minimo può essere ulteriormente incrementata per effetto della maggiorazione sociale e dell’incremento al milione.

Dal 2019, la pensione può essere anche integrata indirettamente, per i nuclei familiari più poveri, con pensione minima di cittadinanza: in alcuni casi, si possono superare i 1500 euro al mese di trattamento.


note

[1] Circ. Inps 147/2019.

Autore immagine: 123rf.com


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