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Minaccia: ultime sentenze

6 Novembre 2019
Minaccia: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: reato di minaccia; prospettazione di un male ingiusto; limitazione della libertà psichica; valutazione della gravità della minaccia.

Quando si configura il reato di minaccia? Per il reato di minaccia è sufficiente che il male ingiusto prospettato possa incutere timore al soggetto passivo. L’espressione generica ‘ti faccio vedere io’ non integra il reato di minaccia.

Reato di minaccia: il pericolo

Il reato di minaccia si configura con il carattere formale del pericolo, per la cui integrazione non è necessariamente richiesta la lesione del bene tutelato, ma basta che il male prospettato possa incutere timore al soggetto passivo.

Cassazione penale sez. V, 18/06/2018, n.35817

Minaccia: valutazione della potenzialità intimidatoria

In tema di reato di minaccia, la potenzialità intimidatoria della stessa è compiuta con un giudizio ex ante, che tenga conto di tutte le circostanze di tempo e di luogo non essendo rilevante l’evento realizzato si in concreto, trattandosi di reato di pericolo astratto e di pura condotta.

(Nel caso di specie, il soggetto era stato minacciato con una pistola puntata in basso per aver parcheggiato in luogo non gradito all’imputato).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. II, 06/12/2018, n.5242

Reato di minaccia grave

In tema di reati contro la persona, ai fini della configurabilità del reato di minaccia grave, ex art. 612, comma 2, c.p., rileva l’entità del turbamento psichico determinato dall’atto intimidatorio sul soggetto passivo, che va accertata avendo riguardo non soltanto al tenore delle espressioni verbali profferite ma anche al contesto nel quale esse si collocano.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto, in relazione a minacce di morte, l’insussistenza dell’ipotesi aggravata alla luce del contesto in cui le stesse erano intervenute, costituito da una comune lite tra proprietari di fondi confinanti).

Cassazione penale sez. V, 14/01/2019, n.8193

Reato di minaccia grave: la ritrattazione della vittima

La ritrattazione della vittima nel reato di minaccia grave con un coltello accertata nel contesto nel quale si colloca e dal tenore delle frasi pronunciate non comporta l’assenza di offensività nel reato, avendo la condotta minatoria ingenerato timore e turbamento alla persona.(Nel caso di specie, si trattava del figlio convivente che con un coltello da cucina che aveva minacciato il padre di tagliargli la testa e di volerlo accoltellare).

Tribunale Nola, 11/06/2018, n.715

Reato di minaccia: la forma aggravata

Deve ritenersi integrato il reato di minaccia nella forma aggravata di cui all’art. 612, comma 2, c.p., laddove nella fattispecie concreta, la formulazione della minaccia sia avvenuta alla presenza di un bambino per l’incolumità del quale la persona offesa abbia avuto ragione di temere, il contenuto verbale delle frasi minacciose sia stato accompagnato da un atteggiamento concretamente aggressivo, il tenore delle minacce profferite sia stato oggettivamente grave.

Tribunale Napoli Nord sez. I, 01/10/2018, n.2443

Prospettazione di una legittima azione giudiziaria civile

Il reato di minaccia si concretizza con la prospettazione di un male ingiusto, idoneo, in considerazione delle concrete circostanze di tempo e di luogo, ad ingenerare timore in chi risulti esserne il destinatario, male che non può essere costituito dalla prospettazione di una legittima azione giudiziaria civile e dalla diffusione di notizie relative all’inadempimento negoziale commesso nei confronti dell’agente (esclusa la condanna per una paziente che si era così espressa: ‘vi rovino, voglio la vostra testa’, nei confronti di un dentista a seguito dei danni riportati a causa di cure ritenute da lei inappropriate).

Cassazione penale sez. V, 20/03/2019, n.17159

Condomino aggredisce verbalmente l’amministratore e altri condomini

Commette il reato di minaccia aggravata il condomino che aggredisce verbalmente l’amministratore e altri condomini. Ad affermarlo è la Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso di una condomina nei confronti di una sentenza che la aveva condannata per il reato di cui all’articolo 612 del Cp per aver rivolto frasi intimidatorie nei confronti dell’amministratore e di un’altra condomina. Per la Corte la valutazione della gravità della minaccia deve essere effettuata anche in riferimento al contesto in cui le stesse frasi intimidatorie sono state pronunciate. Nel caso di specie, si trattava di un contesto condominiale tranquillo che in quel momento non era connotato da alcuna animosità tra le parti tale da far presumere a un confronto acceso.

Cassazione penale sez. V, 05/03/2019, n.19702

Prospettare lo sfratto all’inquilina morosa

Nel reato di minaccia elemento essenziale è la limitazione della libertà psichica mediante la prospettazione del pericolo che un male possa essere cagionato, purché questo sia ingiusto e possa essere dedotto dalla situazione contingente (nella specie, la Corte ha escluso la configurabilità del reato nella condotta del locatore che aveva prospettato alla propria inquilina, in ritardo nel pagamento dei canoni e delle spese di locazione, di ‘buttare dalla finestra tutti i suoi effetti personali e di distaccare le utenze’, atteso che il danno minacciato non poteva ritenersi ingiusto, poiché rappresenta l’esercizio del diritto del proprietario di un immobile di intimare lo sfratto per morosità).

Cassazione penale sez. V, 29/11/2018, n.563

Espressione generica non evocativa di un male ingiusto

Non integra il reato di minaccia l’espressione “ti faccio vedere io”, trattandosi di un’espressione generica non evocativa di un male ingiusto per il destinatario e risolvendosi in un enunciato oggettivamente privo di qualsiasi valenza minatoria univoca e neanche larvata.

Cassazione penale sez. V, 25/10/2018, n.53228

Minaccia a pubblico ufficiale

È integrato il reato di minaccia a pubblico ufficiale minacciarlo di tagliargli la testa nel caso in cui fosse successo qualcosa ai figli che si trovavano all’interno dell’abitazione ove veniva svolta una perquisizione finalizzata al contrasto dell’attività di spaccio di stupefacenti.

Tribunale Napoli sez. I, 09/10/2018, n.10038

Conseguenze legali dell’azione giudiziaria o disciplinare

Non è attribuibile il significato della prospettazione di un male ingiusto, propria dell’offensività tipica del reato di minaccia, allorché il termine «guai», utilizzato dall’imputato, sia riferito alle conseguenze legali dell’azione giudiziaria o disciplinare che l’imputato si prometteva di intraprendere (nella specie, un automobilista si era rivolto ad un ausiliario del traffico, che gli aveva appena elevato una multa, utilizzando l’espressione ‘ti faccio passare i guai’, volendo così manifestare l’intenzione di presentare denuncia, ritenendosi vittima di un sopruso).

Cassazione penale sez. V, 14/06/2018, n.45822

Atteggiamento dell’agente inequivoco privo di espressione verbale

È reato di minaccia anche il mero atteggiamento dell’agente non accompagnato da alcuna espressione verbale, ogniqualvolta, in rapporto alle modalità e alle circostanze in cui sia posto in essere, assuma un significato inequivoco. Nello specifico, una minaccia può essere commessa anche solo mostrando un’arma alla persona che s’intende intimidire. Tale azione, infatti, è già di per sé capace di turbare la tranquillità della persona, ossia di intimidirla. Ciò è accaduto nel caso di specie, ove l’imputato è stato condannato per il reato ex articolo 612 del Cp, per aver brandito contro la persona offesa un coltello a serramanico.

Tribunale Trento, 09/05/2018, n.297


14 Commenti

  1. Vi racconto cosa mi è successo proprio ieri e vorrei un vostro parere legale. Quando sono tornato a casa, per la fretta, ho lasciato l’auto nel cortile, intralciando il parcheggio al mio vicino. Quest’ultimo, appena mi ha visto, ha iniziato a riempirmi di insulti fino a minacciare di rigarmi la macchina non appena mi sarei allontanato. Temo di trovare la fiancata danneggiata e con la scusa di fumare una sigaretta mi sono affacciato di tanto in tanto dal balcone per controllare la situazione. Ho intenzione di agire contro il mio vicino e denunciarlo per minaccia. Posso farlo? Attendo una vostra risposta. grazie come sempre

    1. Come sempre, per dipanare ogni dubbio in merito all’interpretazione di una legge, bisogna partire sempre dal dato letterale della stessa. Solo leggendo la norma del Codice penale che sanziona il delitto di minaccia si può, cioè, comprendere se minacciare di rigare l’auto altrui è reato o meno. La disposizione è, tuttavia, molto generica. Essa dispone che «chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a 1.032 euro». Nel momento in cui si parla di «ingiusto danno», non ci si riferisce se l’oggetto su cui esso si riversa deve essere una persona o una cosa. La Cassazione ha chiarito il dubbio. Minacciare di rompere l’auto altrui è reato? Secondo la Corte Suprema, bisogna privilegiare un’interpretazione lata della norma e ricomprendere anche la minaccia che, seppur rivolta al proprietario, intende riversare la futura azione su un oggetto. Quindi, tra le frasi di minaccia vietate dalla legge, non c’è solo «Ti uccido», «Ti spacco la testa», «Non sai che cosa ti farò» oppure «Ti resta poco da vivere…». Potrebbe configurare una minaccia anche «Ti rigo la macchina», «Ti brucio il negozio», «Ti rompo la porta di casa» e così via. A conferma di questa visione il fatto che «il comportamento» tenuto da chi proferisce la frase minacciosa, seppur rivolta contro un oggetto, mina «la libertà psichica della vittima», tanto da indurla a «non allontanarsi dai pressi della sua vettura, parcheggiata sulla pubblica via, per evitare che essa possa subire le conseguenze dannose» prospettate dal responsabile. Del resto, presupposto chiave per la minaccia è anche la credibilità dell’azione prospettata. Dire «Ti spedisco sulla luna con un calcio» non può essere una minaccia perché non si tratta di un pericolo effettivo e plausibile. Sarebbe illogico pensare che la vittima, per timore che la condotta si concretizzi, si leghi a un palo della luce per non volare in cielo. Così come non può essere una minaccia quella proferita da un anziano, capace di camminare con un bastone, il quale dica a un giovanotto di volergli rompere le ossa. Dall’altro canto, è una minaccia credibile quella che si può riversare su un bene come la macchina, la casa, la bicicletta, l’attività economica, ecc.

  2. Sono mesi che non pago l’affitto. Il padrone di casa mi ha minacciato dicendo che se non pago, lui staccherà le utenze e chiederà al giudice lo sfratto. Posso denunciarlo? Questa situzione mi fa sentire vittima di un ricatto bello e buono.

    1. Se è vero che la minaccia si configura solo quando si paventa un danno ingiusto, e se è altresì vero che il ricorso al giudice non solo è “giusto”, ma è anche tutelato dalla Costituzione, minacciare di agire in giudizio non è reato. Non c’è nulla di illecito a far ricorso al tribunale, così come non è illecito anticiparlo alla propria controparte come arma di ricatto. «Se non mi paghi ti faccio causa» è una frase che non nasconde alcun profilo penale. Allo stesso modo: «Ti denuncerò per quello che hai detto, così la pagherai» non è vietato: il riferimento al “me la pagherai” è infatti chiaramente inteso alla condanna del giudice e non a un male ingiusto. Se il padrone di casa minaccia l’inquilino di disdire le utenze e di agire in giudizio per ottenere lo sfratto non commette reato. Per i giudici della Cassazione, ciò che conta è che «il proprietario dell’immobile ha intimato» legittimamente «alla conduttrice morosa di lasciare l’appartamento». Impossibile, quindi, parlare di «minaccia», anche perché il danno prospettato «non è ingiusto, rappresentando l’esercizio del diritto del proprietario di un immobile di intimare lo sfratto per morosità».

  3. Nel corso di un litigio, una persona mi ha offeso ripetutamente e allora ho detto che l’avrei denunciato e lui, sentendosi a sua volta minacciato, mi ha detto che farà lo stesso nei miei riguardi. Ora, io vorrei sapere se dire “ti denuncio” è una minaccia. Potete illuminarmi?

    1. Ci sono margini per ritenere che la denuncia, in determinate situazioni, sia un reato e così anche la “minaccia di denuncia”. Ciò avviene quando si agisce con la piena consapevolezza dell’altrui innocenza e, quindi, in malafede. Dire “Ti denuncio” a chi non ha commesso alcun reato è una minaccia bell’e buona, perché si sta prospettando un male ingiusto a chi non merita alcuna punizione. Come detto però l’agente deve prospettare alle autorità un fatto non vero, inesistente e di cui è pienamente consapevole. Dire “lo dirò a tutti” è minaccia?
      Una recente sentenza della Cassazione chiarisce che la frase «ti sputtanerò in tutte le televisioni» benché “inurbana e volgare” non costituisce una minaccia. Difatti il voler pubblicizzare un male subito non è reato; non si tratta infatti di un male ingiusto costituendo esercizio di un diritto costituzionale, quello relativo alla libertà di espressione.

  4. Io e la mia ex abbiamo litigato furiosamente….Lei sembrava impazzita perché mi ha visto insieme ad un’altra donna, la mia nuova compagna…. E’ stata lei a lasciarmi ed ora ha queste reazioni assurde. Ma vi sembra normale? Insomma, io mi sono difeso e lei ha iniziato a prendere discorsi assurdi. Dopodiché, mi ha urlato contro ed io le ho detto che le avrei tolto i nostri figli. Poi, me ne sono andato. Ora, lei è andata a denunciarmi. Che valore ha questa denuncia?

    1. La Corte ricorda, a chi ha la memoria corta e cerca ogni appiglio per avviare una battaglia giudiziaria, che a decidere l’affidamento e la collocazione dei figli è solo il giudice. È a lui che spetta la decisione finale in merito alle capacità dei genitori e alle eventuali responsabilità che potrebbero determinare la perdita della potestà. Questo significa che dire «ti tolgo i figli» non può considerarsi una minaccia proprio perché l’evento, anche se ingiusto, non dipende da chi parla. È un po’ come dire: «Che la peste ti colga» o ancora «Ti auguro di morire per una brutta malattia tra atroci sofferenze»: di certo, non si tratta di una frase gentile, né il male prospettato si può dire giusto, ma il suo verificarsi è subordinato ad eventi indipendenti dall’opera dell’uomo. Ciò che invece dipende dalla propria volontà («Ti faccio nero di botte») è sicuramente minaccia. Ecco che, proprio per queste motivazioni, la Cassazione ha detto che dire «ti tolgo i figli» non solo non è una minaccia, ma è pienamente legale. Del resto, diversamente ragionando, nessuno potrebbe dire a un’altra persona «Ti faccio causa» o «Ti trascino in tribunale», azioni invece che costituiscono l’esercizio di un diritto fondamentale – quello alla difesa giudiziaria – riconosciuto dalla Costituzione. Incredibile è piuttosto che, per una vicenda del genere, ci sia stato bisogno di arrivare in Cassazione per sentire definitivamente pronunciare l’assoluzione. Invece, secondo il legale della signora – a cui il marito aveva minacciato di toglierle il figlio – «si trattava di frasi fortemente lesive della dignità personale della donna ed in grado di intimorirla gravemente, andando a toccare profili delicati della vita personale». Offese, invece, del tutto prive di valenza minatoria, risponde la Cassazione, tanto più che i fatti profilati come forieri di conseguenze pregiudizievoli per la madre non dipendevano dalla sola volontà dell’ex marito.L’insegnamento vale per qualsiasi altro caso simile: prima di denunciare per minaccia bisogna interrogarsi non tanto sul proprio stato soggettivo e sul timore che si è subito, ma sull’oggettiva valenza intimidatoria della frase in contestazione.

  5. Ho ricevuto una mail in cui mi viene richiesto del denaro per non diffondere i miei dati. Devo pagare o devo sporgere denuncia? Aiutatemi, sono un po’ ansiosa e non so come dovrei gestire la situazione.

    1. Negli ultimi mesi è capitato a moltissime persone di ricevere mail con carattere minatorio che richiedono una sorta di riscatto per non divulgare dei video compromettenti. Una mail con minaccia di divulgazione video che lascia il ricevente sconcertato, arrabbiato e dubbioso. Cosa c’è di vero? E’ una bufala? Come mi posso difendere? Per sapere nel dettaglio come muoverti, leggi questo articolo https://www.laleggepertutti.it/243171_mail-con-minaccia-di-divulgazione-video-che-fare

  6. Buongiorno, un docente ha detto più volte che avrebbe bocciato alcuni studenti. A me pare tanto una minaccia. Voi cosa ne pensate? Può farlo?

    1. Secondo la giurisprudenza, si integra il reato di abuso dei mezzi di correzione ogni volta che viene utilizzato un mezzo astrattamente lecito, ma in modo eccessivo. Questo significa che l’uso del mezzo è consentito, l’abuso no. Da ciò deriva che l’adoperare uno strumento già di per sé illecito (ad esempio, una cinghia) non configura il delitto di abuso di mezzi di correzione, bensì direttamente quello più grave di lesioni personali. La Corte di Cassazione ritiene che per mezzo di correzione o di disciplina debba intendersi non soltanto uno strumento materiale, ma anche l’impiego di tecniche diverse che derivano dal potere che detiene colui al quale la persona è affidata. Così, ad esempio, la Suprema Corte ha ritenuto responsabile del reato di abuso dei mezzi di correzione l’insegnante che aveva costretto un alunno a scrivere per cento volte sul quaderno la frase «sono un deficiente». Minaccia di bocciatura: è reato? Ebbene, alla luce di quanto finora detto si comprende perché la Corte di Cassazione abbia ritenuto colpevole del reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina anche il docente che aveva ripetutamente minacciato di bocciare un gruppo di studenti. Secondo la giurisprudenza, l’uso sproporzionato del potere disciplinare può costituire reato se teso a svilire e/o denigrare la vittima. Non è necessario, quindi, che si utilizzino i vecchi metodi delle bacchettate sulle mani o dei ceci su cui inginocchiarsi: anche l’umiliazione continua costituisce una vessazione che rientra tra gli abusi dei mezzi di correzione. Non bisogna dimenticare, infatti, che secondo la giurisprudenza integra la fattispecie criminosa in questione l’uso, in funzione educativa, del mezzo astrattamente lecito, sia esso di natura fisica, psicologica o morale, che trasmodi nell’abuso, sia in ragione dell’arbitrarietà o dell’intempestività della sua applicazione, sia in ragione dell’eccesso nella misura, senza necessità che si arrivi a forme di violenza vere e proprie.

  7. In cosa consiste una minaccia? Cioè come posso capire che una persona mi sta minacciando oppure si tratta di una frase buttata lì in un momento di rabbia. A parte, quelle gravissime si intende… E poi, vorrei capire quando si parla di minaccia aggravata. Sto facendo alcune ricerche sul web, perché vorrei tutelarmi visto che ultimamente ho forti attriti con una persona e non vorrei sottovalutare alcune circostanze. Vi ringrazio in anticipo

    1. Da un punto di vista pratico, si può parlare di reato di minaccia quando il male ingiusto che viene prospettato alla vittima sia credibile e plausibile, sia dal punto di vista delle espressioni verbali che l’autore della minaccia ha pronunciato che per quanto riguarda il contesto concreto nel quale la minaccia è stata proferita. La minaccia deve quindi essere verosimile e concretamente realizzabile, avendo un effettivo valore intimidatorio in concreto, rispetto alla situazione nella quale viene proferita: prospettare danni non verosimili o scarsamente plausibili non è sufficiente per poter essere considerati responsabili del reato di minaccia, in quanto è essenziale prospettare un pericolo attraverso l’intimidazione, a prescindere dal fatto che poi la minaccia si concretizzi. Vanno esclusi però i casi in cui l’impossibilità di realizzare il male ingiusto minacciato sia assoluta, perchè in queste ipotesi il reato non può configurarsi: la minaccia sarà invece al contrario sussistente – e di conseguenza punibile – nei casi in cui sia idonea a far nascere, nella persona minacciata, un effettivo turbamento psichico, come avremo modo di approfondire. La minaccia, oltre che semplice, può essere anche aggravata o grave, e in questi casi il reato è procedibile d’ufficio.
      Si parla di minaccia aggravata nelle ipotesi che il nostro legislatore ha stabilito nel nostro codice penale in relazione a condotte particolari e specifiche. Ci si riferisce alla minaccia aggravata qualora si rientri in una di queste ipotesi:
      quando si può considerare grave il male minacciato, il quale deve essere valutato tenendo conto delle concrete circostanze oggettive e soggettive con le quali si è verificato;
      quando il fatto è commesso con l’uso di armi (siano reali oppure simulate, basta che siano state esibite);
      quando il fatto è commesso da persona travisata (mascherata) o da più persone (almeno due, anche qualora non siano tutte imputabili e anche nell’ipotesi in cui la violenza sia esercitata da una persona soltanto);
      quando il fatto è commesso con scritti anonimi o simbolici (per la maggior forza intimidatrice del mezzo), oppure servendosi della forza intimidatrice derivante da associazioni segrete, sia nel caso che esse siano reali o soltanto presunte;
      se il fatto è commesso da una persona sottoposta a misure di prevenzione;
      se il fatto è commesso ai danni di un soggetto che sia internazionalmente protetto.

      Per conoscere tutte le parole che fanno scattare il reato di minaccia, leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/201396_frasi-di-minaccia

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