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Estratto conto: prova il credito della banca anche nell’opposizione a decreto ingiuntivo

2 luglio 2013


Estratto conto: prova il credito della banca anche nell’opposizione a decreto ingiuntivo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 luglio 2013



L’estratto conto deve riportare tutte le partite di dare e avere relative al periodo in contestazione: in tal modo è prova sia nella fase del decreto ingiuntivo che nella successiva opposizione.

La banca per dimostrare il proprio credito nei confronti del correntista può limitarsi a produrre, in causa, l’estratto conto che riporta tutte le partite di dare e di avere intrattenute tra le parti. Tale documento, infatti, è valida prova non solo nella fase del ricorso per decreto ingiuntivo, ma anche nella successiva ed eventuale fase dell’opposizione al decreto ingiuntivo spiegata dal debitore.

Lo ha detto, di recente, il Tribunale di Bologna [1].

Secondo il giudice, l’estratto conto bancario, che contiene tutte le partite di dare e avere, trascorso il tempo dalla sua comunicazione al correntista senza che quest’ultimo lo abbia contestato, diventa prova del credito anche nel successivo giudizio di opposizione, in quanto incontestabile per ciò che attiene alle annotazioni contabili degli addebiti e degli accrediti.

Resta tuttavia salva, per il correntista, la possibilità di contestare la validità e l’efficacia dei rapporti obbligatorio dai cui derivano le partite annotate sul conto.

Quindi, da un lato l’estratto conto prova l’esistenza [2] e l’entità [3] degli accrediti ed addebiti sia nella fase del ricorso per decreto ingiuntivo, sia in quella dell’opposizione. Tale prova, infatti, non può più essere messa in discussione dal correntista che non ha contestato, a suo tempo, l’estratto conto comunicatogli dalla banca.

Dall’altro lato, però, il correntista ha sempre la possibilità – anche in un momento successivo alla comunicazione dell’estratto conto – di eccepire l’invalidità dei rapporti che hanno scaturito dette partite di dare ed avere. Per esempio, qualora egli intenda contestare il fondamento giuridico delle pretese della banca – non, quindi, la loro esistenza – come nel caso dell’esistenza dell’anatocismo o della commissione di massimo scoperto, potrà farlo anche nella causa contro l’istituto di credito, senza preclusioni. Infatti, la contestazione della illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi attiene alla validità del rapporto e può sempre essere sollevata anche qualora il correntista non abbia contestato gli estratti conto corrente inviati dalla banca [4].

Come è stato giustamente detto, la mancata tempestiva contestazione dell’estratto conto da parte del correntista rende incontestabili gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile e non preclude pertanto la contestazione della validità e dell’efficacia dei rapporti obbligatori da cui derivano [5].

La banca, dall’altro lato, è sempre tenuta a produrre gli estratti di conto corrente e quindi gli elementi dai quali ricostruire il rapporto di conto corrente ed il saldo preteso [6]. Tale estratto conto prodotto in giudizio deve contenere un preciso riferimento alle partite di dare e avere che conducono alla individuazione del saldo: diversamente non può essere considerato valida prova.

note

[1] Trib. Bologna, sent. n. 868/2013.

[2] L’an.

[3] Il quantum.

[4] C. App. Milano, sent. del 01.12.2010.

[5] ABF Milano, 17.09.2010.

[6] C. App. Roma, sent. del 28.05.2009.

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