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Se il cliente non mi paga posso trattenere la sua merce?

6 Febbraio 2014
Se il cliente non mi paga posso trattenere la sua merce?

Il creditore può tutelarsi esercitando il cosiddetto diritto di ritenzione sulla merce di proprietà del debitore e che detiene in ragione di credito stesso.

 

Il creditore che, per varie ragioni (per esempio, derivanti da un contratto), detiene la merce altrui (per esempio il trasportatore, il depositario, lo spedizioniere) può trattenerla presso di sé e non restituirla al proprietario fino a quando questi non paga il corrispettivo dovuto.

Così, per esempio, il trasportatore può trattenere la merce trasportata fino a quando il cliente non adempia e il titolare del magazzino presso il quale un imprenditore deposita la propria merce può non restituirla fino a quando questi non paghi le fatture.

Si tratta del cosiddetto “diritto di ritenzione[1] e costituisce una forma di autotutela per i creditori che, possedendo i beni dei loro debitori, hanno una posizione privilegiata.

Essi possono infatti farsi giustizia da sé fino a quando il debitore non saldi il proprio debito.

Il diritto di ritenzione può essere esercitato solo se i beni del debitore si trovano legittimamente in possesso del creditore e se vi è un rapporto di collegamento tra i beni e il credito stesso. Ciò significa che il depositario può trattenere la merce se il debitore non ha pagato le fatture relative al deposito della stessa, ma non può esercitare il diritto di ritenzione per altri crediti.

Il creditore che vuole esercitare il diritto di ritenzione deve inviare al debitore un atto di intimazione al pagamento nel quale indica l’importo del credito e avverte che, in caso di mancato pagamento entro un determinato termine, eserciterà il diritto di ritenzione sui beni in proprio possesso (specificando quali).

Il creditore può tutelarsi anche vendendo i beni del debitore sui quali esercita il diritto di ritenzione [2]. Si pensi, per esempio, al depositario che ha interesse a liberarsi il prima possibile della merce trattenuta perché facilmente deperibile (per esempio prodotti alimentari) oppure perché necessita di elevati costi di conservazione.

La vendita, però, deve seguire le regole previste dal codice civile in materia di pegno [3], regole che comportano la previa comunicazione al debitore e l’intervento dell’ufficiale giudiziario. La vendita deve avvenire, infatti, mediante un apposito procedimento volto a ricavare un importo tale da soddisfare integralmente il credito non adempiuto.

Chi non rispetta le norme sulla vendita commette reato di appropriazione indebita in quanto sfrutta la propria posizione per comportarsi come proprietario e trarne indebiti vantaggi.


note

[1] Art. 2756 cod. civ. Ecco altri creditori che possono esercitare il diritto di ritenzione: il coerede tenuto a collazione fino al rimborso delle somme dovute a titolo di spese e miglioramenti (art. 748 cod. civ.); l’usufruttuario fino al rimborso delle riparazioni e delle anticipazioni (artt. 1006, 1011 cod. civ.); il possessore in buona fede sino a quando non gli siano corrisposte le indennità dovute o non gli siano prestate le garanzie ordinate dall’autorità giudiziaria (art. 1152 cod. civ.); il compratore con patto di riscatto, fino al rimborso delle spese necessarie ed utili (art. 1502 cod. civ.).

[2] Art. 2756 cod. civ. c. 3.

[3] Art. 2797 cod. civ.: Forme della vendita: “Prima di procedere alla vendita il creditore, a mezzo di ufficiale giudiziario, deve intimare al debitore di pagare il debito e gli accessori, avvertendolo che, in mancanza, si procederà alla vendita. L’intimazione deve essere notificata anche al terzo che abbia costituito il pegno. Se entro cinque giorni dall’intimazione non è proposta opposizione, o se questa è rigettata, il creditore può far vendere la cosa al pubblico incanto, o, se la cosa ha un prezzo di mercato, anche a prezzo corrente, a mezzo di persona autorizzata a tali atti. Se il debitore non ha residenza o domicilio eletto nel luogo di residenza del creditore, il termine per l’opposizione è determinato a norma dell’articolo 166 del codice di procedura civile. Il giudice, sull’opposizione del costituente, può limitare la vendita a quella tra più cose date in pegno, il cui valore basti a pagare il debito. Per la vendita della cosa data in pegno le parti possono convenire forme diverse”.

Autore immagine: 123rf.com


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