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Obbligatoria, già da oggi, per il giudice, la proposta transattiva o conciliativa

1 Luglio 2013
Obbligatoria, già da oggi, per il giudice, la proposta transattiva o conciliativa

Da subito, il giudice dovrà procedere a formulare una proposta transattiva o conciliativa al fine di evitare lo scontro tra le parti in giudizio: al vaglio la novità introdotta con il Decreto del Fare.

Ha efficacia immediata la novità contenuta nel decreto “del fare” che introduce, nel rito civile, la “proposta di conciliazione” del giudice (che può avvenire in prima udienza o, comunque, finché non sia stata ultimata l’istruttoria: leggi l’approfondimento nel box sotto l’articolo).

Con la nuova disposizione il giudice, alla prima udienza, deve formulare alle parti una proposta transattiva o conciliativa. Ciò dovrà avvenire a prescindere dal rinvio per il tentativo di conciliazione, da svolgersi solo eventualmente, e su richiesta congiunta delle parti, in apposita ed ulteriore udienza [1].

Compare, dunque, per la prima volta nel rito civile non la facoltà, ma il dovere del giudice di formulare una proposta tesa alla soluzione negoziale della controversia.

Il giudice potrà orientare come ritiene più opportuno la sua idea compositiva. Potrà porsi in una prospettiva più strettamente giuridica, oppure potrà seguire una linea più conciliativa.

La dizione del legislatore comprende infatti una duplice possibilità per il magistrato:

– la proposta transattiva: fondata su reciproche rinunce delle parti;

– la proposta conciliativa: si tratta di una prospettiva più giuridica, connessa alle domande introduttive formulate dalle parti e in base a quanto emerso nel corso dell’istruzione probatoria.

Tra queste due alternative, il giudice potrà muoversi in autonomia e formulare una delle due, o entrambe, secondo quello che gli appare più idoneo al caso concreto.

Il rifiuto ingiustificato della parte, che non voglia aderire alla proposta così formulata, “costituisce comportamento valutabile dal giudice”: una novità per il nostro ordinamento che – assicurano i relatori della riforma – dovrebbe comportare una vera e propria rivoluzione culturale per il nostro Paese. Ciò dovrebbe portare anche le parti e i rispettivi avvocati a rivedere anche le proprie strategie processuali di difesa. La proposta del giudice infatti potrebbe porsi come una “adombrata minaccia” circa il futuro possibile, già (molto probabilmente) noto al giudice e oscuro alle parti.


note

[1] Art. 185 cod. proc. civ.


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1 Commento

  1. La norma presenta chiari profili di illegittimità costituzionale. La strategia difensiva è direttamente collegata al diritto di difesa e non può venire influenzata dal magistrato (tanto che il magistrato non può dare parere su una causa a lui assegnata pena la ricusazione); esiste, infatti, giurisprudenza che ritiene sussistere il presupposto della ricusazione a carico del magistrato che, non ammettendo una prova, evidenzi il suo orientamento sulla futura decisione (esistenza di parere implicito). la norma, pertanto, finirà per non essere applicata o applicata con forti limiti.

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