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Sospensione dall’esercizio della professione: ultime sentenze

5 Agosto 2022
Sospensione dall’esercizio della professione: ultime sentenze

Provvedimento cautelare incidentale di natura amministrativa non giurisdizionale a carattere provvisorio; automatica interruzione del processo; concreto pregiudizio arrecato al diritto di difesa.

Emissione di assegni privi di copertura per conto del proprio assistito

L’inadempimento derivante da assegni privi di copertura, pur avendo i caratteri di un illecito comune, è da ricondurre nell’alveo disciplinare perché idoneo per modalità e gravità a compromettere il rapporto di fiducia con il difensore per la stretta connessione con l’assolvimento dei propri doveri professionali (respinto il ricorso avanzato da un avvocato a cui era stata applicata la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione forense, in quanto ritenuto responsabile di aver emesso per conto del proprio assistito assegni risultati successivamente privi di copertura).

Cassazione civile sez. un., 30/11/2021, n.37550

Giudizi disciplinari verso gli avvocati

In tema di giudizi disciplinari nei confronti degli avvocati, soggetti al nuovo codice deontologico forense approvato il 31 gennaio 2014, l’applicazione del criterio del “favor rei”, di cui all’art. 65, comma 5, della l. n. 247 del 2012, richiede l’individuazione del trattamento sanzionatorio più favorevole che, in caso di comparazione tra la abrogata sanzione della cancellazione dall’albo e la sospensione dall’esercizio della professione forense prevista dalla nuova normativa, va effettuata in concreto, tenendo conto della possibilità prevista dal regime previgente di reiscrizione dopo un periodo minimo di due anni, dei criteri fissati per un eventuale aumento di tale periodo e del tempo occorrente per la presentazione della relativa istanza.

Cassazione civile sez. un., 10/06/2021, n.16296

Truffa e patrocinio infedele nell’esercizio della professione

Lo “strepitus fori” che autorizza la sospensione cautelare dalla professione di avvocato, è insita, senza dunque bisogno di ulteriore dimostrazione, nella condanna a tre anni e tre mesi del legale per truffa nell’esercizio della professione e patrocinio infedele ai danni di tre clienti. A dirlo è la Cassazione respingendo il ricorso di un avvocato contro la misura adottata dal locale Consiglio dell’Ordine, e poi confermata dal Consiglio nazionale forense, che aveva sollevato per otto mesi il professionista dall’esercizio della professione.

Per i giudici di legittimità sia l’entità della pena che il titolo dei reati addebitati rientrano nell’ipotesi normativa prevista della legge professionale e dal Regolamento, mentre l’eco di notorietà dei fatti deriva di per sé dalla pronuncia di pubblica condanna penale.

Cassazione civile sez. un., 22/04/2021, n.10740

Sospensione facoltativa dall’esercizio della professione forense

La sospensione facoltativa dall’esercizio della professione forense di cui all’art. 20, comma 2, della l. n. 247 del 2012 incide sull’attività del professionista iscritto all’albo consentendogli di sospenderne volontariamente l’esercizio, ma non sulle disposizioni che disciplinano la sua iscrizione ai sensi degli artt. 17 e 18 della medesima legge, con la conseguenza che la sospensione volontaria non evita la cancellazione dell’avvocato in caso di originaria o sopravvenuta incompatibilità con l’iscrizione; non è peraltro irragionevole e, dunque, non contrasta col principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost. la diversità di trattamento tra l’avvocato che, chiamato a svolgere una delle funzioni previste dall’art. 20, comma 1, della citata normativa, è sospeso di diritto dall’esercizio professionale allo scopo di rafforzare la sua autonomia e indipendenza nell’assolvimento della carica istituzionale e il professionista che, non ricoprendo alcune di dette cariche, decida volontariamente di sospendere la sua attività.

Cassazione civile sez. un., 12/04/2021, n.9545

Interdizione dall’esercizio della professione

In tema di incidente di esecuzione, è legittimo il rigetto della richiesta di revoca o di accertamento della avvenuta espiazione della pena accessoria dell’interdizione dall’esercizio della professione inflitta ad un avvocato con sentenza definitiva di condanna, per effetto del computo del periodo di sospensione cautelare dall’esercizio della professione forense disposta dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (oggi dal Consiglio Distrettuale di disciplina ai sensi dell’art. 60 della legge 31 dicembre 2012, n. 247), atteso che detta sospensione non costituisce una forma di sanzione disciplinare, trattandosi, invece, di un provvedimento cautelare incidentale di natura amministrativa, a carattere provvisorio.

(In motivazione la Corte ha aggiunto che, in considerazione di tale natura del provvedimento, non è applicabile lo specifico meccanismo previsto dall’art. 54, comma 4, della legge n. 247 del 2012 volto a coordinare la durata della sanzione disciplinare con quella della corrispondente sanzione accessoria irrogata nel processo penale).

Cassazione penale sez. I, 29/09/2020, n.30063

Sentenza di condanna

All’interdizione alla professione emessa con la sentenza di condanna ai sensi dell’art. 30 c.p. non va detratto il pre-sofferto di sospensione cautelare dall’esercizio della professione comminata dall’Ordine di appartenenza ai sensi dell’art. 60 della l. n. 247/2012.

Cassazione penale sez. I, 29/09/2020, n.30063

Sospensione dalla professione dell’unico difensore della parte

La sospensione dall’esercizio della professione dell’unico difensore, a mezzo del quale la parte è costituita in giudizio, determina l’automatica interruzione del processo, anche se il giudice e le altre parti non ne abbiano avuto conoscenza, con conseguente nullità degli atti successivi, solo se si verifica un concreto pregiudizio arrecato dall’evento al diritto di difesa e, pertanto, non si determina alcuna nullità degli atti processuali nell’ipotesi in cui il periodo di sospensione del difensore dalla professione cada integralmente tra una udienza e la successiva in quanto nessuna incisione negativa sulle attività difensive della parte può ritenersi verificata, con conseguente esclusione della nullità della sentenza successivamente emessa, nonostante il verificarsi dell’evento interruttivo in parola.

Cassazione civile sez. lav., 16/10/2019, n.26220

Interruzione processo e pregiudizio arrecato al diritto di difesa

La sospensione dall’esercizio della professione dell’unico difensore, a mezzo del quale la parte è costituita in giudizio, determina l’automatica interruzione del processo, anche se il giudice e le altre parti non ne abbiano avuto conoscenza, con conseguente nullità degli atti successivi, presuppone il concreto pregiudizio arrecato al diritto di difesa.

Cassazione civile sez. II, 04/10/2019, n.24849

Cessazione degli effetti del provvedimento disciplinare e giudizio interrotto

Nel caso di sospensione dall’esercizio della professione, la temporaneità dell’impedimento a differenza dei casi della morte o radiazione del procuratore incide sui tempi e modi di ripresa del processo interrotto anche relativamente al diritto di ottenere l’equo indennizzo.

In particolare, se cessati gli effetti della sospensione il procuratore, già costituito prima della sospensione, non riprende tempestivamente a svolgere le sue funzioni in base alla procura e alla costituzione originari, la parte perderà il diritto a rivendicare l’equo indennizzo essendo dipese le lungaggini del processo dall’inerzia del proprio difensore.

Cassazione civile sez. II, 06/09/2019, n.22344

Interruzione del processo

Nella ipotesi di interruzione del processo a seguito di un provvedimento di sospensione del procuratore dall’esercizio della professione, la temporaneità dell’impedimento – a differenza dai casi della morte o radiazione del procuratore – incide sui tempi e modi di ripresa del processo interrotto. In particolare, una volta cessati gli effetti della sospensione non è necessaria una nuova procura alla lite, né una nuova costituzione della parte in giudizio, essendo sufficiente che il procuratore, già regolarmente costituito, riprenda a svolgere le proprie funzioni in base alla precedente procura e alla già esperita costituzione. Deriva da quanto precede, pertanto, che il procuratore, che evidentemente è a conoscenza dell’evento interruttivo dipendente dalla sua sospensione dall’esercizio della professione forense e della relativa durata, ha l’onere di riattivarsi tempestivamente, una volta cessati gli effetti di quell’evento, per assicurare la prosecuzione del processo interrotto nelle forme previste dagli articoli 301 e 305 c.p.c.

Nella ipotesi di sospensione temporanea del procuratore, infatti, non ricorre la stessa esigenza di protezione del diritto di protezione della parte che, a seguito della morte o radiazione del proprio procuratore, resti priva di tutela legale, esigenza che impone il fatto che il termine di riassunzione decorra non già dall’evento in sé ma dalla sua conoscenza legale in capo alla parte stessa.

Cassazione civile sez. II, 08/08/2019, n.21211

Sospensione dall’esercizio di una professione: pena accessoria

In tema di patteggiamento, ai sensi dell’art. 448, comma 2-bis, c.p.p., può essere dedotta con il ricorso per cassazione anche l’illegalità della pena accessoria applicata in quanto riconducibile al concetto di illegalità della pena.

(Nella fattispecie, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di patteggiamento per il reato di cui all’art. 609-bis c.p. limitatamente alla disposta applicazione della pena accessoria della sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte, introdotta, nell’art. 609-nonies c.p., dalla l. 1 ottobre 2012, n. 172, per fatto commesso antecedentemente alla entrata in vigore di quest’ultima).

Cassazione penale sez. III, 24/05/2019, n.28581

Scadenza del periodo di sospensione del procuratore dall’esercizio della professione

Per la prosecuzione del processo nell’ipotesi di interruzione del processo a seguito di un provvedimento di sospensione del procuratore dall’esercizio della professione, una volta terminato il periodo di sospensione, non è, dunque, necessaria una nuova procura alla lite, né una nuova costituzione in giudizio, essendo sufficiente, invece, che il procuratore, già regolarmente costituito prima della sua sospensione, riprenda a svolgere le proprie funzioni in base alla precedente procura ed alla già esperita costituzione, entrambe divenute nuovamente valide ed efficaci in seguito alla cessazione della sospensione.

Il fatto che il procuratore è ben a conoscenza sia dell’accadimento interruttivo dipendente dalla subita sanzione e sia della relativa durata, gli impone pur in assenza di conoscenza legale della conseguente ordinanza d’interruzione – di riprendere automaticamente ad esercitare il suo mandato alla scadenza del comminato periodo di sospensione e, quindi, di provvedere alla prosecuzione del giudizio nel prescritto termine ex art. 305 c.p.c., decorrente dalla cessazione del periodo di sua sospensione dall’albo. In tale situazione, ai fini della tempestiva ripresa del processo, non ricorre la medesima esigenza di protezione della parte rappresentata, propria delle ipotesi di definitiva cessazione dello ius postulandi, in cui detto termine deve decorrere dalla sua conoscenza legale dell’accadimento interruttivo, poiché altrimenti resterebbe pregiudicato il diritto di difesa della parte stessa, da assicurare in modo effettivo ed adeguato.

Cassazione civile sez. VI, 06/02/2019, n.3529

Sospensione dall’esercizio della professione: da quando decorre?

Nel caso di notifica di provvedimento di sospensione dall’esercizio della professione legale, il termine per la riassunzione decorre dalla notifica del provvedimento.

Cassazione civile sez. II, 11/09/2018, n.22042

Comportamenti contrari alle norme di deontologia

La specifica previsione degli artt. 5, n. 4, l. n. 1395 del 1923, e 43 r.d. n. 2537 del 1925, i quali fanno riferimento ad abusi e mancanze commessi nell’esercizio della professione, non esclude la rilevanza disciplinare di altri fatti o comportamenti, realizzati dal professionista, contrari alle norme di deontologia, ancorché essi non siano in diretta relazione con l’esercizio della professione e con la qualifica professionale.

(La S.C. ha enunciato il detto principio in una fattispecie in cui era stata irrogata ad un architetto la sospensione dall’esercizio della professione per avere utilizzato un indirizzo “mail” istituzionale per l’invio di comunicazioni personali, creando confusione fra gli iscritti circa la natura di tali comunicazioni, per avere espresso giudizi denigratori in merito a un convegno organizzato da una associazione costituita da ingegneri e architetti e per avere diffuso fra i medesimi iscritti notizie non vere destinate ad incidere sul voto per il rinnovo del consiglio provinciale dell’ordine).

Cassazione civile sez. II, 08/10/2018, n.24679

Sospensione dell’avvocato dall’albo e interruzione del processo

Il principio secondo cui la sospensione dall’esercizio della professione dell’unico difensore, a mezzo del quale la parte è costituita in giudizio, determina l’automatica interruzione del processo, anche se il giudice e le altre parti non ne abbiano avuto conoscenza, con conseguente nullità degli atti successivi, presuppone il concreto pregiudizio arrecato dall’evento al diritto di difesa.

Cassazione civile sez. I, 05/03/2018, n.5106

Sospensione cautelare dall’esercizio della professione forense: cos’è?

La sospensione cautelare dall’esercizio della professione forense non è né un provvedimento giurisdizionale, né una forma di sanzione disciplinare, come tale suscettibile di applicazione soltanto dopo il procedimento disciplinare, ma costituisce, al contrario, un provvedimento cautelare incidentale di natura amministrativa non giurisdizionale a carattere provvisorio, svincolato dalle forme e dalle garanzie del procedimento disciplinare.

Cassazione civile sez. un., 31/07/2017, n.18984

Condanna a pena detentiva

La “condanna a pena detentiva non inferiore a tre anni” che giustifica l’applicazione della misura della sospensione cautelare dell’avvocato dall’esercizio della professione è quella di primo grado, in quanto l’art. 60, comma 1, della l. n. 247 del 2012, non richiede a tal fine l’irrevocabilità della sentenza, in conformità alla “ratio” della misura di intervenire in via urgente in ipotesi di rilevante gravità, che sarebbe vanificata ove fosse necessario un previo accertamento irretrattabile della responsabilità penale, poiché la sospensione costituirebbe un’inutile duplicazione della sanzione disciplinare e non assolverebbe alla funzione di tutela dell’immagine della categoria professionale degli avvocati nel momento dello “strepitus fori” e, quindi, all’atto del verificarsi della lesione.

Cassazione civile sez. un., 03/11/2017, n.26148

Avvocato: sospensione a tempo indeterminato dall’esercizio della professione

In tema di sanzioni disciplinari a carico di avvocati, il provvedimento di sospensione a tempo indeterminato dall’esercizio della professione priva, fin dal momento della sua adozione, l’avvocato che ne venga colpito, del diritto di esercitare la professione, senza che possa ritenersi realizzabile l’effetto sospensivo previsto dall’art. 50, comma 6, r.d.l. n. 1578 del 1933 per l’impugnazione dinanzi al CNF dei provvedimenti applicativi di altre e diverse sanzioni disciplinari. Da ciò consegue l’illegittimità di un eventuale reclamo proposto in proprio, dinanzi al CNF, dall’avvocato sospeso, avverso il provvedimento disciplinare adottato dal locale Consiglio dell’Ordine.

Cassazione civile sez. un., 24/03/2017, n.7666



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