Versamenti e prelievi da conto corrente: quali controlli

24 Ottobre 2019
Versamenti e prelievi da conto corrente: quali controlli

La presunzione di maggior reddito vale solo per gli imprenditori: lavoratori dipendenti, professionisti, disoccupati e pensionati liberi di prendere, ma non di versare.  

Prende di nuovo vigore, negli ultimi interventi legislativi del Governo, la lotta all’evasione fiscale e, con essa, ai pagamenti in contanti. Cambiano le regole e aumentano le incertezze di chi opera con un conto corrente. Il timore, come sempre, è che una movimentazione di troppo possa destare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate e aprire le porte a un accertamento fiscale. In verità, le regole sui versamenti e prelievi da conto corrente, controlli e sanzioni sono ormai le stesse da diversi anni, seppur l’occhio del fisco è diventato più vigile e attento grazie ad alcuni strumenti come il Registro dei rapporti finanziari. Si tratta, come di certo saprai, di una sezione dell’Anagrafe tributaria, meglio conosciuta come Anagrafe dei conti correnti, in cui sono indicati prelievi, versamenti, saldaconti e ogni contratto bancario intestato al contribuente. In questo modo, l’ufficio delle imposte è in grado di sapere se ricevi bonifici da altre persone, se fai un versamento in contanti allo sportello o al bancomat, se e quanto denaro contante prelevi dal tuo conto, sia esso bancario o postale.

Ti chiederai, a questo punto, quali controlli su versamenti e prelievi dal conto corrente può fare l’Agenzia delle Entrate e quali sono le sanzioni per chi commette qualche errore (spesso di ingenuità). La risposta è contenuta in una recente e interessante ordinanza della Cassazione [1]. 

La Corte rammenta che il regime attualmente previsto in materia di controlli bancari da parte del fisco è diverso a seconda del tipo di attività svolta dal contribuente. Possiamo, a tal fine, distinguere da un lato gli imprenditori e, dall’altro, tutti gli altri contribuenti, inserendo in quest’ultima categoria anche i disoccupati e gli inoccupati. Come avremo modo di spiegare a breve in questa guida, dedicata appunto ai controlli su prelievi e versamenti dal conto corrente nei confronti degli imprenditori, le regole sono più severe rispetto a tutti gli altri soggetti. Ma procediamo con ordine. 

Prelievi bancari per gli imprenditori

Gli imprenditori non possono eseguire prelievi di contanti dal c/c superiori a mille euro nell’arco dello stesso giorno o di cinquemila euro nell’arco del medesimo mese senza inserire tale operazione nella propria contabilità e giustificare l’operazione in modo analitico. Questo perché, se si supera tale tetto, nei cinque anni successivi alla presentazione della dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate può chiedere giustificazioni circa il beneficiario o la spesa effettuata con tale denaro. Ed allora chi non sarà in grado di fornire prove documentali certe, sarà considerato un evasore: gli importi contestati si presumeranno essere impiegati per investimenti e, come tali, produttivi di redditi. Reddito evidentemente “in nero”, proprio per via dell’assenza di giustificazione contabile. Ecco perché, in questo caso, l’imprenditore rischia un accertamento fiscale.

Damiano ha una piccola ditta individuale. Un giorno, preleva dal conto dell’attività 2mila euro per pagare alcuni fornitori in contanti e del materiale di cancelleria per il quale non si fa rilasciare alcuno scontrino. Dopo quattro anni, l’Agenzia delle Entrate gli chiede chiarimenti sulla destinazione delle somme, ma Damiano non è in possesso di alcun documento. Per il fisco, tale somma sarà considerata reddito in nero e verrà quindi tassata (nonostante lo sia già stata).

Prelievi bancari per tutti gli altri contribuenti

La normativa fiscale non pone limiti ai prelievi da parte di tutti gli altri contribuenti che non sono titolari di un reddito di impresa. Questo significa che il lavoratore dipendente, il professionista, l’autonomo, il disoccupato possono prelevare anche diverse migliaia di euro nella stessa giornata senza però cadere nelle domande impertinenti dell’ufficio delle imposte che, anche potendo vedere la movimentazione in questione, non potrà renderla oggetto di un accertamento.

Ad assimilare il professionista e il titolare di partita Iva ai dipendenti è stata una recente sentenza della Corte Costituzionale [2] secondo cui il regime delle presunzioni sui prelievi vale solo per gli imprenditori e non per i lavoratori autonomi.

Ottorino, dipendente presso una pubblica amministrazione, ha un conto corrente che intende svuotare per non farlo pignorare ai creditori. Così, un giorno, si reca allo sportello e preleva 7mila euro. Il dipendente di banca gli chiede chiarimenti sulla destinazione delle somme e il correntista dice che gli servono per pagare alcuni lavori in casa. Ottorino non rischia alcun accertamento fiscale.

Cosa diversa sono le norme in materia di prevenzione del riciclaggio del denaro, terrorismo e altri crimini di particolare importanza. Nell’ottica di contrasto all’illegalità, è prevista una segnalazione obbligatoria alla Uif (l’Unità di informazione finanziaria) da parte delle banche per tutti i prelievi superiori a 10mila euro nell’arco dello stesso mese. E ciò vale anche se si tratta di prelievi frazionati in più operazioni di importo inferiore (ad esempio, 10 prelievi da mille euro). La segnalazione viene fatta non per una questione fiscale, ma per un controllo sulle attività illecite. Non finisce, quindi, all’Agenzia delle Entrate, ma potrebbe approdare alla Procura della Repubblica anche per eventuali grosse evasioni. Si tratta, è bene chiarirlo subito, di «controlli» e non di «divieti», siamo fuori dal perimetro delle segnalazioni per operazioni sospette (sos). Se vuoi maggiori chiarimenti su questo argomento, ti consiglio di leggere Limite prelievo contanti dal conto corrente. 

Marco preleva 15mila euro in contanti dal proprio conto nell’arco di un mese. La sua banca segnala l’operazione alla Uif. Marco, però, riesce a dimostrare, a distanza di alcuni anni, che i soldi sono serviti a pagare le spese di matrimonio della figlia. Quindi, non rischia nulla.

Versamenti e bonifici sul conto corrente

Al contrario dei prelievi, per i versamenti in banca esiste un’unica disciplina per tutti i contribuenti: il Testo Unico sulle imposte sui redditi [3] stabilisce che tutti i versamenti di denaro contante fatti sul proprio conto o i bonifici ricevuti si presumono redditi, e quindi vanno tassati, se di essi non viene fatta menzione nella dichiarazione dei redditi. Chiaramente, il contribuente ha sempre la possibilità di fornire la prova contraria, dimostrando che tali soldi sono “esenti” (una donazione, un risarcimento) o costituiscono redditi già tassati alla fonte (una vincita); ma tale prova deve essere documentale e con data certa.

Giovanni riceve un bonifico dall’amico Fabiano che gli vuole fare un prestito per dargli respiro in un momento di difficoltà economica. L’accredito viene segnalato all’Agenzia delle Entrate che chiede chiarimenti a Giovanni. Questi, però, non ha firmato alcun contratto di mutuo con Fabiano; ragion per cui, l’ufficio delle imposte presume che si tratti del pagamento per un servizio reso da Giovanni. La somma viene così considerata un reddito in nero e, pertanto, tassata. In più, Giovanni subisce le sanzioni per l’evasione fiscale.

Quindi, chi versa del denaro in banca, frutto di risparmi accumulati a casa o di proventi che non è in grado di giustificare, rischia che, nei successivi 5 anni dalla dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate pretenda di sapere come si è procurato tali soldi. E, se non avrà modo di giustificarsi, sarà tassato e sanzionato.


I prelievi dal conto si presumono essere reddito imponibile nei confronti dei soli imprenditori; per i versamenti, invece, la presunzione opera nei confronti di tutti i contribuenti.

In conclusione, per il cittadino privato, la presunzione di maggiori redditi opera solo considerando i versamenti.

Dopo la sentenza della Corte costituzionale, i prelievi di danaro effettuati dai lavoratori autonomi e non giustificati nel loro utilizzo non costituiscono reddito (al pari dei dipendenti). Pertanto per i lavoratori autonomi la presunzione di maggior reddito opera solo sui versamenti, mentre per gli imprenditori la presunzione opera anche per i prelievi.

note

[1] Cass ord. n. 12213/19.

[2] C. Cost. sent. n. 228/2014. 

[3] Art. 32 dPR n. 600/1973


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1 Commento

  1. Come si suol dire il pesce puzza dalla testa e come le Iene hanno dimostrato con servizi i primi a violare le norme sono questi produttori di leggi e chi le dovrebbe far osservare. Vedi ultima bomba delle case di riposo, chi è dentro il calderone? Politici, imprenditori, amministratori locali, forze dell’ordine … .Vedi tangenti a partiti di destra e di sinistra, vedi portaborse di ministri pagati al nero, vedi grandi evasori o esportatori di danaro all’estero che vengo allettati a riportare i soldi in Italia con sanzioni che vengono pagate con gli interessi maturati e mi fermo qui. Ovviamente poi quando si fanno i conti, non tornano e che si fa, faccio pagare ai soliti noti: piccoli imprenditori e professionisti, dipendenti pubblici e pensionati, questi ultimi facili prede. Iniziamo da chi legifera e adeguiamoci ai governi dell’Europa dove i parlamenti sono costituiti da 200 300 persone invece che 1000 come a casa nostra. Democrazia, ma fatemi il piacere. Lo vediamo quando le immagini ci mostrano il Parlamento, popolato quando c’è da da decidere, poi deserto, però lo stipendio lo prendono lo stesso. Il professionista, l’artigiano, il dipendente pubblico se non va al lavoro non guadagna, mentre i ns parlamentari non hanno l’obbligo di timbrare. Senza contare tutte le agevolazioni dirette e indirette che hanno per la posizione che occupano.
    Guardiamo la pagliuzza nell’occhio del semplice cittadino e contiamogli i peli sulla parte nascosta del fondo schiena, appena viola la legge arrestiamolo e sanzioniamolo. Lasciamo perdere la trave che sta cadendo addosso ad altri cittadini, tanto poi tutti si dimenticano e il grande evasore vive beato nei paradisi fiscali.
    Per cocludere due cose che ci dimostrano l’onestà di chi è sopra le nostre teste.
    Disfatta Alitalia. Che cosa ha capito il cittadino attento. Alcuni sostenitori economici di questa compagnia alla disfatta hanno detto ai ns parlamentari che se ci rompete i così detti togliendoci la manutenzione e gestione delle ………., e affondate il dito nella piaga sulla cattiva gestione che ha provocato la morte di alcune persone, noi ci ritiriamo dal sostentamento della compagnia, e a questo punto migliaia di persone perdono il posto di lavoro, e quindi meditate. Un pò come fa il dittatore turco, non mi rompete altrimenti apro le frontiere e vi faccio arrivare tre milioni di profughi in Europa. E noi con la coda tra le gambe, facciamo si sanzioni, ma intanto i tempi passano e le menti dimenticano, e il burattinario ingrassa.

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