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Uso armi: ultime sentenze

22 Febbraio 2022
Uso armi: ultime sentenze

Giudizio prognostico sull’affidabilità del soggetto e sull’assenza di rischio di abusi; attualità dell’offesa e inevitabilità dell’utilizzo delle armi come mezzo di difesa.

Divieto di portare con sé ed utilizzare le armi da fuoco

Nel nostro ordinamento vige il principio generale del divieto per i privati cittadini di poter portare con sé ed utilizzare le armi da fuoco (e quelle ad esse equiparate), per cui nessuno può vantare la incondizionata pretesa ad essere abilitato a tale uso, potendo solo l’Amministrazione concedere, in via eccezionale e derogatoria, specifiche autorizzazioni, strettamente personali, per limitati e ben disciplinati impieghi delle armi; ciò può, comunque, avvenire solo previa verifica, da parte dell’Amministrazione, che le condizioni dell’interessato consentano, anche sotto il profilo della sua idoneità psico-fisica, di escludere il rischio che il rilascio del titolo non comporti pericoli nel suo primo concreto utilizzo, che la legge, non irragionevolmente, parametra ad un periodo di cinque anni, periodo entro il quale l’interessato dovrà di regola procurarsi le armi ed imparare a detenerle, maneggiarle e impiegarle in sicurezza secondo la vigente disciplina della caccia.

Consiglio di Stato sez. III, 18/11/2021, n.7722

Abuso occasionale di alcol e giudizio di inaffidabilità nell’uso delle armi

L’art. 1, n. 5 del d.m. 28 aprile 1998 non sanziona, di per sé, l’abuso di alcol occasionale, riferendo poi l’occasionalità esclusivamente all’assunzione di sostanze stupefacenti, mentre per l’alcol è necessario un abuso (logicamente non occasionale). Ovviamente, la presenza di abuso occasionale di alcool può portare, insieme ad altri elementi, ad un giudizio di non affidabilità nell’uso delle armi di cui all’art. 43, T.U.L.P.S., o comunque a un giudizio di inidoneità da parte delle competenti autorità sanitarie. Tale giudizio non può però essere basato su un singolo episodio.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 12/11/2021, n.11680

Rilascio del porto d’armi: cosa valutare?

L’inaffidabilità all’uso delle armi è idonea a giustificare l’adozione della detta misura, con valenza tipicamente cautelare, senza che occorra dimostrarne l’avvenuto abuso e la relativa valutazione, caratterizzata da ampia discrezionalità, ha lo scopo di prevenire, per quanto possibile, i delitti, ma anche i sinistri involontari, che potrebbero avere occasione per il fatto che vi sia la disponibilità di armi da parte di soggetti non pienamente affidabili; il giudizio alla base di tale provvedimento di divieto non è quindi un giudizio di pericolosità sociale bensì un giudizio prognostico sull’affidabilità del soggetto e sull’assenza di rischio di abusi, per certi versi più stringente del primo, atteso che il divieto può fondarsi anche su situazioni che non hanno dato luogo a condanne penali o misure di pubblica sicurezza, ma che risultano genericamente non ascrivibili a buona condotta.

Consiglio di Stato sez. III, 12/11/2021, n.7551

Litigi fra familiari e divieto di detenzione delle armi 

In caso di litigi tra familiari, anche se nel corso degli stessi non si è fatto uso delle armi, è ragionevole vietarne la detenzione.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. I, 08/11/2021, n.930

Giudizio prognostico in ordine al possibile abuso delle armi

Non sono suscettibili di compromettere l’affidabilità nell’uso delle armi quelle condotte le quali, per la loro natura, per la loro occasionalità, per la loro distanza nel tempo o per altri giustificati motivi, non appaiono ragionevolmente capaci di incidere attualmente sull’affidabilità del soggetto interessato al rilascio del titolo di polizia, per cui è necessario che il provvedimento ostativo all’uso delle armi sia fondato su una valutazione del comportamento complessivo del soggetto interessato (nella specie, mancata).

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 03/11/2021, n.6980

Licenza di porto d’armi e precedente penale del richiedente

Qualunque precedente penale può adeguatamente costituire il presupposto di una valutazione negativa sull’affidabilità del privato circa il corretto uso delle armi e neppure è necessario che tale presupposto sia rappresentato da precedenti penali.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 03/11/2021, n.6980

Autorizzazione e revoca alla detenzione delle armi: presupposti

Nel nostro vigente ordinamento l’autorizzazione alla detenzione delle armi deve considerarsi eccezionale perché le esigenze di incolumità di tutti i cittadini sono prevalenti e prioritarie, con la conseguenza che la richiesta di porto d’armi può essere soddisfatta solo nell’ipotesi che non sussista il pericolo che il soggetto possa abusarne, richiedendosi che l’interessato sia esente da mende e al di sopra di ogni sospetto o indizio negativo, in modo tale da scongiurare dubbi e perplessità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica; pertanto, la revoca o il diniego dell’autorizzazione possono essere adottati sulla base di un giudizio ampiamente discrezionale circa la prevedibilità dell’abuso dell’autorizzazione stessa, potendo assumere rilevanza anche fatti isolati, ma significativi, e potendo l’Amministrazione valorizzare nella loro oggettività sia fatti di reato diversi, sia vicende e situazioni personali del soggetto che non assumano rilevanza penale, concretamente avvenuti, anche se non attinenti alla materia delle armi, da cui si possa desumere la non completa “affidabilità” all’uso delle stesse; sono rilevanti, a tal fine, oltre alle manifestazioni di aggressività verso le persone, anche senza l’impiego di armi, ed alle manifestazioni di scarso equilibrio o scarsa capacità di autocontrollo, la vicinanza ad ambienti della criminalità organizzata e anche la frequentazione di persone gravate da procedimenti penali e di polizia.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. III, 26/10/2021, n.1544

Diniego di porto d’armi: presupposti

Il compito che esercita l’Autorità per prevenire abusi nell’uso delle armi non è di tipo sanzionatorio, né tantomeno punitivo, ma di natura cautelare; pertanto, ai fini del diniego della licenza di polizia, non è necessario che sia stato accertato un determinato abuso delle armi da parte del soggetto istante, essendo sufficiente la sussistenza di circostanze dimostranti l’inaffidabilità circa l’uso delle armi

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. I, 20/10/2021, n.923

Inaffidabilità all’uso delle armi: è idonea a giustificare il ritiro della licenza?

L’inaffidabilità all’uso delle armi è idonea a giustificare il ritiro della licenza, senza che occorra dimostrarne l’avvenuto abuso. L’art. 39, r.d. 18 giugno 1931 n. 773, nel prevedere che “il Prefetto ha facoltà di vietare la detenzione delle armi, munizioni e materie esplodenti, denunciate ai termini dell’articolo precedente, alle persone ritenute capaci di abusarne”, conferma che è sufficiente l’esistenza di elementi che fondino solo una ragionevole previsione di un uso inappropriato.

In particolare, la valutazione del Prefetto di cui al citato art. 39, secondo il quale egli ha facoltà di vietare la detenzione delle armi, munizioni e materie esplodenti alle persone ritenute capaci di abusarne, è caratterizzata da ampia discrezionalità, che ha lo scopo di prevenire, per quanto possibile, non solo i delitti, ma anche i sinistri involontari, che potrebbero avere occasione per la disponibilità di armi da parte dei soggetti non pienamente affidabili.

Il giudizio alla base di tale provvedimento di divieto non è, quindi, un giudizio di pericolosità sociale, bensì un giudizio prognostico sull’affidabilità del soggetto e sull’assenza di rischio di abusi, per certi versi più stringente del primo, atteso che il divieto può fondarsi anche su situazioni che non hanno dato luogo a condotte penali o a misure di pubblica sicurezza, ma che risultano genericamente non ascrivibili a buona condotta.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 01/10/2021, n.6176

Uso delle armi come mezzo di difesa: presupposti

In tema di legittima difesa, anche alla luce del novum normativo di cui alla l. 26 aprile 2019 n. 36, e della ivi prevista presunzione di proporzionalità inserita nell’art. 52 c.p., è da ritenere pur sempre che, per la sussistenza della scriminante, sia necessario il concorso dei presupposti dell’attualità dell’offesa e dell’inevitabilità dell’uso delle armi come mezzo di difesa della propria o altrui incolumità.

Cassazione penale sez. I, 14/05/2019, n.39977

Uso delle armi per legittima difesa

Nelle ipotesi in cui per legittima difesa, reale o putativa, si faccia uso delle armi, il vaglio circa la proporzionalità tra l’offesa e la reazione deve essere particolarmente rigoroso, tanto più quando l’agente stia svolgendo un’attività tipica di polizia e sia ragionevole attendersi un elevato livello di autocontrollo ed un’accorta ponderazione nell’uso dei mezzi coercitivi a disposizione.

Il giudizio inerente alla causalità della colpa, dunque alla prevenibilità dell’evento, va, infatti, determinato in concreto, avendo presenti tutte le circostanze in cui il soggetto si trova ad operare ed in base al parametro relativistico dell’agente modello, dell’homo eiusdem condicionis et professionis, considerando le specializzazioni ed il livello di conoscenze dell’agente concreto. In base a tale regola, al giudice di merito non è consentito considerare gli stati d’animo o i timori personali dell’agente che faccia uso delle armi, ove non supportati da circostanze oggettive in cui sia ragionevolmente maturata l’erronea percezione del pericolo di vita.

Cassazione penale sez. IV, 28/02/2018, n.24084

Pericolo attuale e necessità di difesa

In tema di legittima difesa, la l. 13 febbraio 2006, n. 59, introducendo il comma 2 dell’art. 52 c.p., ha stabilito la presunzione della sussistenza del requisito della proporzione tra offesa e difesa, quando sia configurabile la violazione del domicilio dell’aggressore, ossia l’effettiva introduzione del soggetto nel domicilio altrui, contro la volontà di colui che è legittimato ad escluderne la presenza, ferma restando la necessità del concorso dei presupposti dell’attualità dell’offesa e della inevitabilità dell’uso delle armi come mezzo di difesa della propria o altrui incolumità.

Cassazione penale sez. I, 07/10/2014, n.50909

Legittima difesa domiciliare

In tema di legittima difesa, le modifiche apportate all’art. 52 c.p. dalla l. 13 febbraio 2006 n. 59, anche nella formulazione della cosiddetta legittima difesa domiciliare, hanno riguardato solo il concetto di proporzionalità, fermi restando i presupposti dell’attualità dell’offesa e della inevitabilità dell’uso delle armi come mezzo di difesa della propria o dell’altrui incolumità.

Di conseguenza, la reazione a difesa dei beni è legittima solo quando non vi sia desistenza e sussista un pericolo attuale per l’incolumità fisica dell’aggredito o di altri. (Nella specie, la Corte ha ritenuto corretto il ragionamento dei giudici di merito che, nel pronunciare condanna per il reato di omicidio volontario, avevano escluso l’esimente della legittima difesa, apprezzando che l’imputato aveva esploso i colpi attingendo mortalmente un soggetto che stava sottraendogli l’autovettura, in assenza delle condizioni per poter ravvisare un pericolo di aggressione, giacché il ladro e il complice si stavano allontanando).

Cassazione penale sez. I, 25/02/2014, n.28802

Intrusione indebita nel domicilio o nella dimora

Ai fini della configurabilità della scriminante della legittima difesa, laddove la stessa prevede la presunzione di proporzione tra offesa e difesa nel caso di uso di un’arma legittimamente detenuta per fronteggiare un’intrusione indebita nel domicilio o nella dimora, l’abitacolo di una autovettura non può essere considerato luogo di privata dimora.

Cassazione penale sez. IV, 14/03/2013, n.19375

Diritto di autotutela in un privato domicilio o in un luogo ad esso equiparato

In tema di legittima difesa, le modifiche apportate dalla l. 13 febbraio 2006 n. 59 all’art. 52 c.p. hanno riguardato solo il concetto di proporzionalità, al dichiarato scopo di rafforzare il diritto di autotutela in un privato domicilio o in un luogo ad esso equiparato, fermi restando i presupposti dell’attualità dell’offesa e della inevitabilità dell’uso dell’arma come mezzo di difesa della propria o dell’altrui incolumità.

Cassazione penale sez. I, 27/05/2010, n.23221

Uso dell’arma da fuoco

In tema di operatività della scriminante della legittima difesa (art. 52 c.p. modificato dalla l. 13 febbraio 2006 n. 59), è necessario che vi sia l’attualità dell’offesa e la inevitabilità dell’uso dell’arma; pertanto ove la difesa avvenga, come nel caso si specie, con l’uso dell’arma da fuoco, questa deve sempre essere calibrata, colpo per colpo, nella situazione di fatto esistente all’esatto momento di ogni singolo sparo.

Corte assise Milano, 31/03/2009, n.1

Il concetto di proporzionalità

In tema di legittima difesa, la l. 13 febbraio 2006 n. 59, ha modificato soltanto il concetto di proporzionalità, fermi restando i presupposti della attualità della offesa e della inevitabilità dell’uso dell’arma come mezzo di offesa della incolumità o dei beni dell’aggressore.

Cassazione penale sez. I, 08/03/2007, n.16677

Omicidio e lesioni personali colpose

In tema di omicidio colposo commesso da esponente delle forze dell’ordine, la condotta dell’agente è scriminata dalla legittima difesa (putativa) e dall’uso legittimo delle armi nel caso in cui l’imputato, dopo avere sorpreso la vittima nella flagranza di reato di tentato furto in abitazione e averle intimato di fermarsi, sia stato oggetto di svariate condotte di progressione criminosa dalla resistenza a P.U. fino al tentato omicidio per investimento, ed abbia esploso vari colpi d’arma da fuoco, alcuni dei quali mortali, ritenendo incolpevolmente permanenti i presupposti del tentato omicidio ai propri danni, per quanto non più oggettivamente esistenti in una fase immediatamente successiva a quella in cui erano stati sicuramente integrati.

Tribunale Pinerolo, 22/12/2004



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1 Commento

  1. Il giudice civile nell’accertare, in un giudizio di risarcimento danni, l’esistenza della scriminante dell’uso legittimo delle armi con esclusione dell’ingiustizia del danno, non può escludere in assoluto l’esistenza della scriminante in presenza della fuga del soggetto nei cui confronti il pubblico ufficiale è tenuto ad adempiere al dovere d’ufficio, essendo necessario procedere alla valutazione delle modalità con cui la fuga è stata realizzata da valutare con il criterio della proporzione tra i contrapposti interessi.

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