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Lo sai che? Gratuito patrocinio: compensi a “metà parcella” sono legittimi per le cause civili

Lo sai che? Pubblicato il 2 luglio 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 luglio 2013

Legittimo ridurre a metà la parcella dell’avvocato in caso di gratuito patrocinio con spese a carico dello Stato: non c’è violazione della Costituzioni e disparità di trattamento rispetto ai giudizi penali.

La seconda sezione civile della Cassazione [1] ha affermato che è legittimo dimezzare la parcella dell’avvocato difensore, se il cliente è ammesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato. La norma [2], applicabile solo in materia civile, che, in tali casi, impone al giudice di tagliare al 50% i compensi per prestazioni professionali forensi non contrasta con la Costituzione perché rappresenta una scelta ragionevole del legislatore, giustificata dall’esigenza di garantire l’assistenza in giudizio per tutti i cittadini che non si possono permettere di pagare la parcella di un legale.

Il caso deciso dalla Suprema Corte riguardava un avvocato che aveva assunto la difesa di un cittadino straniero ammesso al patrocinio gratuito a spese dello Stato nell’ambito di un procedimento svoltosi davanti al tribunale per l’ottenimento dello status di rifugiato. Al difensore era stato poi liquidato un compenso irrisorio.

Il ricorrente aveva peraltro sollevato il dubbio di costituzionalità per disparità di trattamento rispetto ai colleghi penalisti, non destinatari di tale limitazione.

La Corte ha rigettato il ricorso, salvando il sistema di liquidazione delle tariffe del gratuito patrocinio nelle cause civili.

Innanzitutto, secondo la Suprema Corte, esistono altre disposizioni normative che, senza contraddire tale sistema, modulano, in funzione di specifiche esigenze, il predetto criterio generale.

Inoltre, prosegue la Cassazione, il dimezzamento della parcella non impone al professionista un sacrificio tale da porsi in contrasto con quel legame che deve esserci tra l’onorario e il valore di mercato della prestazione, posto che si tratta, semplicemente, di una diversa modalità di determinazione del compenso medesimo: una modalità, cioè, che conduce a un risultato che, sebbene economicamente inferiore a quello cui si sarebbe giunti con il criterio ordinario, è comunque proporzionato e giustificato dall’interesse generale perseguito dal legislatore in questa delicata materia.

note

[1] Cass. sent. n. 10239 del 02.05.2013.

[2] Art. 130 Dpr n. 115 del 2002.


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