HOME Articoli

Miscellanea Chi sono i veri pirati in Italia?

Miscellanea Pubblicato il 11 dicembre 2011

Articolo di




> Miscellanea Pubblicato il 11 dicembre 2011

Diffidate dei falsi “pirati”: il partito Pirata Italiano tutela la libertà digitale e promuove  la riforma, non la cancellazione, del diritto d’autore.

Una battaglia legale per stabilire chi sia il legittimo titolare del nome “Partito Pirata Italiano”, movimento di derivazione dall’originario PiratPartiet svedese, nato per tutelare le libertà digitali e i diritti alla condivisione dei contenuti.

Si sono moltiplicate le organizzazioni che rivendicano questo nome. E ora gli originari fondatori si ribellano, rivendicando il loro ruolo di araldi della bandiera col teschio.

Qualcuno un tempo ha detto che “la rivoluzione mangia i propri figli”. Chi ha cercato di abolire il copyright, ora si trova a invocarlo per proteggersi dagli usurpatori di marchi.

Ma non è così. Il Partito Pirata non vuole la cancellazione del diritto d’autore, ma la sua riforma. Leggiamo tra gli obiettivi contenuti nel programma del partito:

Il Partito dei Pirati intende promuovere una estesa e radicale azione di riforma della legislazione che riguarda il Diritto d’Autore (Copyright), al fine di ripristinare l’equilibrio, ora perduto, tra gli interessi degli operatori economici, quelli dei consumatori, quelli degli autori e quelli della società nel suo complesso.

L’elemento fondante di questa riforma dovrà essere il concetto che i materiali protetti da copyright rappresentano la Cultura di una Nazione e come tale possono essere sottoposti a vincoli di utilizzo solo per brevi periodi di tempo e solo per determinate applicazioni di carattere commerciale.

A dispetto del nome, quindi, il Partito Pirata intende tutelare il principio di legalità. Sempre nel programma si legge:

Il Partito dei Pirati non promuove e non appoggia, né esplicitamente né implicitamente, nessuna azione che vìoli le leggi esistenti. Il Partito dei Pirati promuove invece la modifica delle leggi esistenti al fine di salvaguardare i diritti dei cittadini, dei consumatori, degli autori e degli operatori economici in modo equilibrato e socialmente accettabile.

Così la redazione di “La Legge per tutti” ha intervistato Athos Gualazzi, attuale presidente dell’associazione Partito Pirata.

LLPT: Athos, parlaci delle finalità del Partito Pirata.

Athos: Il Partito Pirata si ripromette sostanzialmente tre obiettivi principali: accesso libero e indiscriminato alla cultura per tutti, tutela della privacy e salvaguardia delle libertà in Rete. Questo vuol dire anche tutela del diritto d’autore, ma profonda revisione delle normative che lo riguardano con particolare attenzione ai c.d. “diritti collaterali” che attualmente, secondo noi, strozzano, strumentalizzano e sfruttano gli stessi autori, imponendo una carenza artefatta dell’offerta al solo scopo di speculare sulla proprietà intellettuale. Si pretenderebbe di lobotomizzare lo spettatore dopo lo spettacolo affinché ripaghi mille volte per rivedere lo stesso spettacolo e contemporaneamente liquidare con briciole l’autore dello spettacolo stesso.

LLPT: Vuoi raccontarci la storia del Partito Pirata?

Il Partito Pirata italiano nasce qualche settimana dopo quello svedese, fondato da Rick Falkvinge, sull’onda del suo successo e delle stesse rivendicazioni, il 16 settembre 2006 anche in risposta al Trusted Computing Platform Alliance (TCPA), società nata nel 2003 per la promozione di sistemi di controllo a distanza dei computer personali da parte dei costruttori (di questa alleanza fanno parte AMD, HP, IBM, Intel, Lenovo, Microsoft e altri big dell’informatica). Maturando i tempi, il nostro Partito, come gli altri sorti nelle altre Nazioni, si è arricchito di obiettivi meno strettamente digitali come la democrazia e i diritti dell’uomo più in generale, allargando così gli orizzonti sulle realtà che ci circondano.

LLPT: Vuoi raccontarci della diatriba che si è appena aperta contro coloro che ora utilizzano il nome Partito Pirata?

In realtà non ci sono altre forme del Partito Pirata a meno che non si voglia accomunare “guardie e ladri” in un gioco delle parti. Chi tenta di parlare in nostro nome con la sostituzione di persona sono personaggi che orbitano nel campo delle Major, della SIAE, personaggi esperti nel confezionare, lo ammettono loro stessi e anche con malcelato orgoglio, liste civetta alle elezioni con lo scopo dichiarato di falsare la democrazia utilizzando la confusione. Si tratta quindi di una operazione che tende non solo a screditarci, ma anche a perpetrare un vero e proprio reato in violazione dell’art. 7 cod. civ.

L’intero movimento internazionale, che chiaramente non riconosce questi personaggi, è messo in gioco. Quindi attendiamo reazioni adeguate dall’Internazionale dei Partiti Pirata.

L’avvocato Marco Ciurcina, che difende il Partito Pirata Italiano nell’azione giudiziaria d’urgenza (art. 700 c.p.c.) contro gli asseriti usurpatori, ha spiegato a “La Legge per tutti”:

Il Partito Pirata lamenta che un’associazione porta il suo stesso nome.

La neo costituita associazione lede il diritto al nome, all’identità personale ed all’immagine del Partito Pirata. Infatti l’associazione “usurpatrice”, che ha obiettivi diversi da quelli del Partito Pirata, confonde il pubblico e diluisce il messaggio politico del Partito Pirata. Per questo Partito Pirata ha domandato al Tribunale di Milano che, in via d’urgenza, venga inibito l’uso del nome, dell’identità personale e dell’immagine del Partito Pirata alla neo costituita associazione ed al suo Presidente.

Sempre l’avv. Ciurcina ha in ultimo commentato la vicenda:

C’è chi pensa che i Pirati siano contro tutte le regole. Si sbaglia.

I Pirati vogliono eliminare le norme immorali, come per esempio quelle che vietano la condivisione online.

Ma promuovono i diritti fondamentali, come i diritti della personalità che il Parito Pirata rivendica con il ricorso depositato innanzi al Tribunale di Milano”.

 


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

5 Commenti

  1. I Pirati in Italia sono i Radicali. Il Partito ha anche un’associazione tematica che si chiama Agorà Digitale.

  2. AHAHAHAHA si come no! dal dopo Berlino mo so tutti Pirati. Agora’ Digitale e’ una cosa, il Partito Pirata un altra. non scriviamo idiozie. thanks

  3. Valeria, i Radicali esattamente come tutte le altre forze parlamentari hanno prodotto il loro bamboccio da mandare in TV (ie: Luca Nicotra, Anno Zero; a scanzo di equivoci: Luca Nicotra e’ persona cara, “bamboccio” e’ cioe’ mero gioco lessicale, la crasi di “bambino” qui usato nell’accezione di “pupillo”, e “fantoccio”) per mettere il cappello sopra “a Internet”… ma ne abusano come tutti gli altri (es: ricordo mass-mailing indesiderato tramite liste Buongiorno.it in vista delle elzioni del 2001). Farci la guerra non vi conviene, come non conviene a chiunque abbia avuto le mani in pasta negli anni passati…

  4. mi pare evidente che non ha parlato con Luca Nicotra. altrimenti al posto di infestare la rete di queste idiozie pseudo_elettorali stile PDL (e continuare peraltro ad occuparsi di antiproibizionismo, che mi pare le riesca bene) saprebbe che collaboriamo DA SEMPRE con Luca. ma la CORRETTEZZA vuole che nessuno di NOI, pur essendo *anche* antiproibizionisti, si sognere mai di fare pagine sul facebook linkandole al PP.
    eppure, cara Signorina Valeria Monti, sono stata antiproibizionista mooooolto priman di lei. perlomeno ero in paizza con Marco Pannella quando lei forse ancora ciucciava dal biberon.

  5. Sono il moderatore del forum. La discussione deve sempre avere dei toni pagati su questo portale, altrimenti mi vedo costretto a censurare – così come ho già fatto – i commenti meno corretti. Grazie

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI