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Rifiuto alcoltest: conseguenze

24 Ottobre 2019
Rifiuto alcoltest: conseguenze

Etilometro e guida in stato di ebbrezza: sanzioni penali, amministrative e particolare tenuità del fatto per il conducente che non vuole soffiare nel palloncino.

Cosa rischia il conducente che, fermato dalla polizia per un controllo, dovesse risultare positivo all’etilometro e a quali conseguenze, invece, andrebbe incontro se decidesse di opporre il rifiuto all’alcoltest? Come ben potrai intuire, rifiutare l’esame dell’etilometro non può certo ostacolare il potere sanzionatorio della polizia: diversamente, sarebbe troppo facile, per chi è alla guida ubriaco, evitare le conseguenze del proprio comportamento illegale. Ecco perché la legge e la giurisprudenza hanno stabilito specifiche sanzioni per il rifiuto dell’etilometro.

Di tanto, ci occuperemo in questo articolo: ti spiegheremo quali conseguenze in caso di rifiuto alcoltest scattano per l’automobilista e come questi può evitare di subire le sanzioni penali. Ma procediamo con ordine. 

Guida in stato di ebbrezza: sanzioni

La guida in stato di ebbrezza diventa reato solo se l’alcol trovato nel sangue sul conducente è superiore alla soglia di 0,8 grammi per litro. Invece, tra 0,51 e 0,8 g/l di tasso alcolemico le conseguenze non sono penali, ma solo amministrative: si rischia una sanzione da 527 a 2.108 euro, la decurtazione di 10 punti dalla patente e la sospensione della patente da 3 a 6 mesi. Non c’è, tuttavia, alcuna macchia sulla fedina penale. 

Se il tasso di alcol si attesta tra 0,81 e 1,5 g/l scatta il reato di guida in stato di ebbrezza e il conseguente procedimento penale: il conducente rischia una sanzione da 800 e 3.200 euro e l’arresto fino a sei mesi (sostituibile coi lavori di pubblica utilità); c’è poi la perdita di 10 punti dalla patente e la sospensione della patente da 6 mesi a 1 anno. 

Invece, se il tasso alcolemico supera 1,5 g/l, la sanzione va da 1.500 a 6.000 euro, l’arresto da 6 mesi a 1 anno, 10 punti detratti dalla patente, la sospensione della stessa patente da 1 a 2 anni e la confisca dell’auto (significa che il veicolo diventa di proprietà dello Stato). Se, tuttavia, l’auto è intestata a un’altra persona, non c’è confisca, ma la sospensione della patente va da 2 a 4 anni.

Accertamento guida in stato di ebbrezza

Tali pene sono previste dal Codice della strada e, ovviamente, sono subordinate al previo accertamento del tasso alcolemico con sistemi che possano garantire certezza e alcun margine di dubbio: parliamo dell’etilometro, meglio conosciuto come alcoltest.

Se la polizia non dovesse essere munita dell’etilometro potrebbe sanzionare il conducente solo tramite l’esame degli elementi sintomatici come l’alito vinoso, l’euforia, le manovre pericolose, la guida a zig-zag, gli occhi lucidi e rossi, l’incapacità a camminare in modo stabile e diritto. Secondo alcune sentenze, i giudici, in caso di contestazione della guida in stato di ebbrezza senza strumenti di precisione, ma solo sulla base dei sintomi manifestati dal conducente, potrebbero tutt’al più applicare la sanzione inferiore, quella di tipo amministrativo; il reato, infatti, può scattare solo quando non vi sono margini di dubbio. 

Potrebbe avvenire che gli agenti della polizia o i carabinieri non abbiano con sé l’etilometro: in questi casi, possono chiedere al conducente di seguirli al più vicino comando o stazione per eseguire il test dell’alcol (a condizione che non sia troppo lontano).

In caso di incidente stradale, la polizia può condurre il conducente in ospedale e chiedere che venga effettuato il prelievo del sangue.

Rifiuto alcoltest: le sanzioni

Il Codice della strada prevede, per chi si rifiuta di sottoporsi al test dell’alcol, le stesse sanzioni della guida in stato di ebbrezza per lo scaglione massimo, quello cioè oltre 1,5 g/l. Quindi, chi non vuole sottoporsi all’etilometro o alle analisi del sangue in ospedale, o non intende seguire la polizia al comando può certo farlo e non sarà né arrestato, né costretto fisicamente, ma subirà le seguenti conseguenze:

  • l’ammenda che va da un minimo di 1.500 a un massimo di 6.000 euro;
  • l’arresto da sei mesi a un anno;
  • la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a due anni, con l’obbligo di sottoporsi a visita medica;
  • la decurtazione di 10 punti dalla patente;
  • la confisca del veicolo, a meno che non sia di proprietà di un terzo;
  • la revoca della patente di guida in caso di recidiva.

Come evitare le sanzioni penali in caso di rifiuto dell’alcoltest

La Cassazione ha più volte spiegato che, in assenza di conseguenze gravi causate dalla guida in stato di ebbrezza (come incidenti stradali o schianti contro pali, lampioni, muri o altre auto parcheggiate), il conducente può usufruire di un trattamento di favore: la cosiddetta particolare tenuità del fatto. L’articolo 131bis del Codice penale prevede, infatti, l’archiviazione del procedimento penale, senza l’applicazione di alcuna pena, tutte le volte in cui il reato è punito con la detenzione fino a cinque anni, come nel caso di specie.

La giurisprudenza [1] ha precisato che la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto è in generale applicabile al reato di rifiuto di sottoporsi all’alcoltest. Ai fini del suo riconoscimento, occorre valutare se la condotta dell’imputato, che ha portato prima alla necessità di controllo dell’autovettura guidata e poi ad opporsi all’accertamento, abbia messo o meno in pericolo i beni della vita e dell’integrità personale, tutelati dal Codice della strada. Occorre accertare che il fatto illecito non abbia generato un contesto concretamente e significativamente pericoloso.

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note

[1] Cass. sent. n. 12233/18; Trib. Napoli sent. n. 4893/2019 del 30.04.2019.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 1 febbraio – 16 marzo 2018, n. 12233 

Presidente Piccialli – Relatore Tornesi

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza emessa in data 9 novembre 2016 la Corte di appello di Trento confermava la pronuncia con la quale il Tribunale di Trento dichiarava S.N. responsabile del reato di cui all’art. 186, comma 7, in relazione ai commi 2, lett. c), e 2 sexies cod. strada, e lo condannava alla pena di mesi quattro di arresto ed Euro 1.400,00 di ammenda (pena sostituita con il lavoro di pubblica utilità per la durata di gg. 126). Veniva altresì applicata la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per mesi sei.

1.1. All’imputato era contestato di avere rifiutato di sottoporsi all’accertamento del tasso alcolemico dopo essere stato sottoposto a controllo stradale mentre era alla guida del veicolo Peugeout targato (…) (di proprietà di terzi), manifestando sintomi di ebbrezza alcolica.

Con l’aggravante di avere commesso il fatto in orario notturno, il (omissis) verso le ore 3.00.

2. Il ricorrente, a mezzo del difensore di fiducia, propone ricorso per cassazione elevando i seguenti motivi.

2.1. Con il primo motivo deduce la inosservanza ed erronea applicazione della legge penale in relazione all’art. 186, comma 7, cod. strada, e il vizio motivazionale, sostenendo che non risulta integrata la fattispecie contravvenzionale con riguardo sia all’elemento oggettivo che a quello soggettivo. Sottolinea di non avere opposto un netto rifiuto all’accertamento del tasso alcolemico, pur trattandosi di atto inconferente rispetto alle ragioni per le quali era stato fermato (ovvero per il malfunzionamento di una delle luci anteriori del mezzo che stava conducendo), tant’è che di lì a poco si recava autonomamente al Pronto Soccorso dell’Ospedale Santa Chiara di Trento chiedendo di essere sottoposto a detta verifica.

2.2. Con il secondo motivo censura la sentenza impugnata per vizio di violazione di legge e vizio motivazionale in quanto è stata illegittimamente esclusa la causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis cod. pen..

2.3. Con il terzo motivo deduce il vizio di violazione di legge e il vizio motivazionale per la mancata concessione delle attenuanti generiche.

2.4. Con il quarto motivo lamenta il difetto di motivazione in ordine alla decisiva rilevanza di alcuni elementi probatori (verbale di s.i.t del Brig. P. del 14 luglio 2015) che descrivono un quadro della condotta tenuta dall’imputato diversa da quella contestata.

2.5. Conclude chiedendo l’annullamento con o senza rinvio della sentenza impugnata.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato in relazione al secondo motivo formulato dal ricorrente.

2. Va rilevato che le doglianze inerenti al primo e al quarto motivo sono manifestamente infondate in quanto introducono argomentazioni di merito attinenti alla ricostruzione dei fatti e alla valutazione della prova che sono precluse in sede di legittimità. Si osserva peraltro che il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti alcolimetrici integra un reato di natura istantanea che si perfeziona con la manifestazione di indisponibilità da parte dell’agente, non rilevando, ai fini della integrazione del reato, il successivo atteggiamento collaborativo di volersi sottoporre agli esami dal momento che non esiste una sorta di ravvedimento operoso da parte di chi abbia già consumato il reato con il comportamento di rifiuto (Sez. 4, n. 5909 del 08/01/2013, Rv. 254792; Sez. 4, n. 11845 del 02/03/2010, Rv. 246539).

3. È fondato, invece, il secondo motivo, restando in esso assorbito il terzo motivo.

4. Giova premettere che la lettura unitaria dei commi 2 e 7 dell’art. 186 cod. strada delinea l’ambito di tutela che presiede alle contravvenzioni in esame.

Il comma 2 di tale disposizione si inscrive nella categoria dei c.d. reati di pericolo presunto in cui la pericolosità della condotta è tratteggiata in guisa categoriale nel senso che il legislatore individua i comportamenti contrassegnati – alla stregua di informazioni scientifiche o di comune esperienza – dall’attitudine ad aggredire il bene giuridico che si trova sullo sfondo. L’oggetto di tutela non va riduttivamente individuato nella garanzia della regolarità della circolazione che permea nel suo complesso il codice della strada ma trova una stretta ed evidente correlazione con i beni della vita e della integrità personale. Depongono in tal senso univocamente il comma 2 bis dell’art. 186 che stabilisce un aggravamento di pena nel caso in cui il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale e l’art. 222 che prevede severe sanzioni amministrative accessorie quando dalla violazione di norme del codice derivano danni alle persone.

Da tale ricostruzione discende che, accertata la situazione pericolosa tipica e l’offesa ad essa sottesa, resta sempre uno spazio per apprezzare in concreto, alla stregua della manifestazione del reato e al solo fine della ponderazione in ordine alla gravità dell’illecito, quale sia lo sfondo fattuale nel quale la condotta si inserisce e, di conseguenza, il concreto possibile impatto pregiudizievole (cfr. Sez. Un. n. 13682 del 25/02/2016, Rv. 266595).

Ed invero, il comma 7 di detta disposizione non punisce una mera ed astratta disobbedienza ma un rifiuto connesso a condotte di guida indiziate di essere gravemente irregolari e tipicamente pericolose, il cui accertamento è disciplinato da procedure di cui il sanzionato rifiuto costituisce solitamente la deliberata elusione.

Ne consegue che, ai fini dell’apprezzamento sulla applicabilità dell’art. 131 bis cod. pen., occorre accertare che il fatto illecito non abbia generato un contesto concretamente e significativamente pericoloso con riguardo ai beni indicati.

Il giudizio sulla tenuità del fatto richiede, dunque, una valutazione complessa in relazione alle modalità della condotta e all’esiguità del danno o del pericolo e richiede una equilibrata considerazione di tutte le peculiarità del caso concreto.

Orbene, ciò posto, si rileva che nell’atto di appello del S. risultano indicate, a sostegno dell’applicabilità dell’art. 131 bis cod. pen., una serie di circostanze che non risultano adeguatamente valutate dalla Corte distrettuale. La difesa dell’imputato ha evidenziato, infatti, che il controllo da parte dei Carabinieri non era stato causato da una qualche irregolarità di comportamento del S. alla guida ma solo dal mal funzionamento di una luce, che il predetto si rendeva disponibile ad effettuare l’accertamento tramite il prelievo ematico e che dopo circa un’ora e mezzo si era effettivamente recato, a tal fine, di sua iniziativa al Pronto Soccorso dell’ospedale. Inoltre la sua condotta non era abituale.

I predetti fatti, unitamente all’entità della pena irrogata, prossima ai minimi edittali, rappresentano indici significativi nel senso di una possibile sussunzione della condotta del S. nell’art. 131 bis cod. pen..

5. Si impone, pertanto, l’annullamento della decisione impugnata limitatamente al diniego di cui all’art. 131 bis cod. pen. con rinvio alla Corte di Appello di Trento, sez. distaccata di Bolzano per un nuovo esame, alla stregua delle coordinate ermeneutiche sopra esposte.

Il ricorso va rigettato nel resto.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente al diniego di cui all’art. 131 bis cod. pen. con rinvio alla Corte di Appello di Trento, sez. distaccata di Bolzano.

Rigetta il ricorso nel resto.

Tribunale di Napoli – Sezione 5 penale – Sentenza 30 aprile 2019 n. 4893

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI NAPOLI

IL GIUDICE MONOCRATICO DI NAPOLI

V SEZIONE PENALE

Dott. LUCA PURCARO, all’udienza del 16/04/2019 ha emesso la seguente SENTENZA

nella causa a carico di

(…), nato a N. in data (…), residente in P. (N.) alla Via (…) (domicilio dichiarato ex art. 161 c.p.p., come da verbale redatto il 15.3.2015), difeso di fiducia dagli Avv.ti Le.Bo. e Al.De. (come da nomina depositata il 17.4.2015).

Libero, assente

IMPUTATO

Del reato di cui all’art. 186 comma 7 CdS perché, dopo essere stato fermato alla guida del veicolo Renault Scenic tg. (…), si rifiutava di sottoporsi agli accertamenti di cui ai commi 3, 4 e 5 dell’art. 186 CdS.

ESPOSIZIONE DEI MOTIVI DI FATTO E DI DIRITTO

A. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, con decreto di citazione diretta emesso in data 12.2.2016, disponeva il rinvio a giudizio di (…) davanti al giudice monocratico della V Sezione Penale affinché rispondesse del reato di rifiuto dell’accertamento di cui ai commi 3, 4 e 5 dell’art. 186 C.d.S., come in epigrafe contestato.

Alla prima udienza del 2.5.2017, il processo non poteva essere celebrato, poiché il giudice rilevava che era negativa la notifica all’imputato del decreto di citazione diretta a giudizio, disponendone la rinnovazione ai sensi dell’art. 161, comma 4, c.p.p.

Alla successiva udienza del 14.11.2017, svoltasi nell’assenza dell’imputato ritualmente citato e non comparso in giudizio senza addurre alcun impedimento, dopo la formale dichiarazione di apertura del dibattimento erano ammessi i mezzi di prova documentale e orale richiesti dalle parti. Si procedeva, poi, all’istruttoria dibattimentale mediante l’esame del teste (…), Brigadiere in servizio all’epoca dei fatti presso il N.O.R.M. del Comando Provinciale CC. Napoli. Le parti, quindi, rinunciavano concordemente all’esame del teste (…) e il giudice, pertanto, revocava l’ordinanza ammissiva delle prove in relazione allo stesso. Il processo, infine, era rinviato per l’assenza dei testi di cui alla lista della difesa.

All’udienza del 17.4.2018, le parti chiedevano ex art. 513 c.p.p. che fosse data lettura delle dichiarazioni rese dall’imputato nell’interrogatorio di garanzia svoltosi il 7.5.2015 davanti alla (…) della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli su delega del P.M.. Il giudice disponeva in conformità, rinviando il processo su richiesta della difesa per l’esame dei testi di cui alla propria lista, non citati.

Alla successiva udienza del 13.11.2018, il processo non poteva essere celebrato per l’assenza ingiustificata del teste della difesa (…), condannato per tale motivo al pagamento di una sanzione di Euro 150,00 a favore della Cassa delle Ammende, con citazione a cura della cancelleria. La difesa, poi, rinunciava all’esame dell’altro teste (…) e il giudice, nulla osservando il P.M., revocava l’ordinanza ammissiva delle prove in relazione allo stesso.

All’odierna udienza, si è completata l’istruttoria dibattimentale mediante l’esame del teste (…), al termine del quale, attese le giustificazioni fornite sulla mancata presenza alla precedente udienza, è stata revocata la sanzione allo stesso inflitta. Al termine, dichiarati chiusa l’istruttoria dibattimentale e utilizzabili ai fini della decisione gli atti contenuti nel fascicolo dibattimentale, ha avuto luogo la discussione finale, in cui le parti hanno concluso nei sensi trascritti nel verbale d’udienza.

B. Ritiene questo giudicante che debba essere emessa sentenza di assoluzione nei confronti di (…) in relazione al reato a lui ascritto, poiché la punibilità è esclusa per particolare tenuità del fatto.

L’istruttoria dibattimentale è consistita nell’esame del teste di cui alla lista del P.M. (Brigadiere (…)) e di quello della difesa ((…), figlio dell’imputato), nell’acquisizione del verbale di contestazione al C.d.S. redatto il 15.3.2015 dal N.O.R.M. del Comando Provinciale CC. Napoli, della documentazione sanitaria relativa all’imputato e dell’interrogatorio dallo stesso reso il 7.5.2015.

Dai predetti elementi è emerso, in punto di fatto, quanto segue.

Il 15 marzo 2015 appartenenti al N.O.R.M. del Comando Provinciale CC. Napoli percorrevano la zona di Viale T., nota piazza di spaccio del capoluogo partenopeo, quando notarono un’autovettura Renault Scenic tg. (…) dirigersi verso la Via P. T..

Gli operanti, insospettitisi dal movimento del veicolo, decisero di porsi al suo inseguimento e, dopo avere azionato i segnali acustici e luminosi, riuscirono a fermarlo.

Il conducente, identificato nell’odierno imputato (…) mediante carta di identità, appariva agitato e pertanto, i militari lo invitarono a sottoporsi all’alcooltest. Lo stesso, pertanto, fu inviato a soffiare dentro l’apparecchiatura per due o tre volte, ma senza esito, poiché faceva finta di soffiare nel boccaglio e non eseguiva le istruzioni impartite dagli operanti, finendo per andare in escandescenza all’ulteriore invito degli operanti di eseguire il test.

I Carabinieri, infine, fecero intervenire (…), figlio del prevenuto, al quale affidarono il veicolo, poiché il padre non appariva nelle condizioni fisiche di guidare.

C. Ad avviso di questo giudice la condotta ascritta all’imputato integra il reato a lui ascritto in rubrica, sia dal punto di vista oggettivo che soggettivo.

Si deve rilevare, infatti, che la condotta tenuta da (…) era chiaramente finalizzata a non sottoporsi alla prova dell’etilometro, necessaria per accertare se avesse assunto bevande alcoliche in precedenza. Lo stesso, infatti, per ben tre volte ha solo fatto finta di soffiare nel boccaglio dell’apparecchiatura e non ha eseguito le istruzioni impartite dagli operanti.

Le condizioni di salute dell’imputato, come documentate dalla difesa, non erano certo tali da costituire un ostacolo all’esecuzione dell’esame. L’imputato, del resto, non ha rappresentato alcuna circostanza in tale senso nell’immediatezza dei fatti e, in ogni caso, è andato in escandescenza all’ultimo invito dei militari di sottoposto all’alcoltest.

D. Risultano, pertanto, integrati gli estremi della contravvenzione contestata di cui all’art. 186, comma, 7, C.d.S..

Questo giudice ritiene, però, di escludere la punibilità del reato in esame per particolare tenuità del fatto.

Ad avviso dello scrivente, sussistono tutti i presupposti per l’applicazione della causa di esclusione della punibilità prevista dall’art. 131 bis c.p.

Trattasi, in primo luogo, di un reato per il quale è prevista una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni. Il reato di cui all’art. 186, comma 7, C.d.S. è punito, infatti, con la pena dell’arresto da sei mesi a un anno e dell’ammenda da Euro 1.500,00 a 6.000,00.

Va osservato, inoltre, che l’offesa può essere ritenuta di particolare tenuità, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’art. 133, comma 1, c.p.

In proposito si deve evidenziare che non ricorre alcuna delle ipotesi legislativamente previste dall’art. 131 bis, comma 2, c.p., le quali impediscono di ritenere la particolare tenuità dell’offesa.

Quanto alle modalità della condotta e all’esiguità del danno o del pericolo, va evidenziato che per costante giurisprudenza di legittimità, “la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all’art. 131 bis c.p. è compatibile con il rifiuto di sottoporsi all’accertamento alcoolimetrico previsto dall’art. 186, comma 7, c. strad.” (così Cassazione penale, sez. un., 25/02/2016, n. 13682, C.).

La sentenza in esame ha compiuto una puntuale e dotta ricostruzione in generale dell’istituto di cui all’art. 131 bis c.p., per poi passare all’applicazione concreta al reato in esame dei principi di diritto enunciati in precedenza. Appare opportuno, pertanto, riportare quasi integralmente tale parte della motivazione della sentenza delle Sezioni Unite prima citata.

“10. Alla luce di tali considerazioni è possibile rispondere agli interrogativi che riguardano la fattispecie in esame. Come si è accennato, l’ordinanza di rimessione ritiene che la valutazione

sulla tenuità del fatto sia preclusa nell’ambito delle fattispecie in cui non è richiesto l’accertamento della concreta pericolosità della condotta tipica.

A tale riguardo occorre considerare che l’illecito di cui all’art. 186 C.d.S., comma 7, sanziona il rifiuto di sottoporsi all’indagine alcoolimetrica volta all’accertamento della guida in stato di ebbrezza sanzionata dal comma 2 dello stesso articolo. In conseguenza, la lettura della ratio e dello sfondo di tutela che presiedono alla contravvenzione in esame sarebbe fallace ed astratta se non si confrontasse con l’intimo intreccio tra i due reati, enfatizzato dal fatto che uno è punito con le sanzioni previste dall’altro. In breve, il comma 7 non punisce una mera, astratta disobbedienza ma un rifiuto connesso a condotte di guida indiziate di essere gravemente irregolari e tipicamente pericolose, il cui accertamento è disciplinato da procedure di cui il sanzionato rifiuto costituisce solitamente la deliberata elusione.

Dunque, non può farsi a meno di esaminare la collaterale contravvenzione di cui al richiamato comma 2 dell’art. 186. Essa si inscrive nella categoria di illeciti in cui la pericolosità della condotta tipica è tratteggiata in guisa categoriale: è ritenuta una volta per tutte dal legislatore, che individua comportamenti contrassegnati, alla stregua di informazioni scientifiche o di comune esperienza, dall’attitudine ad aggredire il bene oggetto di protezione. Si tratta, in breve, dei reati di pericolo presunto: nessuna indagine è richiesta sulla fattispecie concreta e sulla concreta pericolosità in relazione al bene giuridico oggetto di tutela. Si fratta, è bene rammentarlo, di una categoria di illeciti che trova frequente espressione in reati contravvenzionali connotati proprio dal superamento di valori soglia ritenuti per l’appunto tipicamente pericolosi.

Orbene, non è da credere che tale conformazione della fattispecie faccia perdere il suo ancoraggio all’idea di pericolo ed ai beni giuridici che si trovano sullo sfondo. Al contrario, come ormai diffusamente ritenuto, si fratta di illeciti che presentano un forte legame con l’archetipo della pericolosità e garantiscono, anzi, il rispetto del principio di tassatività, assicurando la definita conformazione della fattispecie alla stregua di accreditate informazioni scientifiche e di razionale ponderazione degli interessi in gioco; ed eliminando gli spazi di vaghezza e discrezionalità connessi alla necessità di accertare in concreto l’offensività del fatto.

Da tale ricostruzione della categoria discende che, accertata la situazione pericolosa tipica e dunque l’offesa, resta pur sempre spazio per apprezzare in concreto, alla stregua della manifestazione del reato, ed al solo fine della ponderazione in ordine alla gravità dell’illecito, quale sia lo sfondo fattuale nel quale la condotta si inscrive e quale sia, in conseguenza, il concreto possibile impatto pregiudizievole rispetto al bene tutelato.

E’ agevole, a questo punto, tradurre le indicate enunciazioni di principio nell’ambito di cui ci si occupa, non prima, però, di aver posto un’ultima preliminare precisazione. Non può ritenersi che lo sfondo di tutela del reato di cui all’art. 186, comma 2, sia quello della regolarità della circolazione. Istanze di sicurezza e regolarità della circolazione permeano, nel complesso, il codice della strada. Tuttavia la nostra contravvenzione ha una evidente e ben poco mediata correlazione con i beni della vita e dell’integrità personale. Tale conclusione non si trae solo da diretta, vivida e comune fonte esperienziale. E’ la stessa disciplina legale a fornire univoca

indicazione in tal senso. Il comma 2-bis prevede che se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, il reato è aggravato. Più in generale, l’art. 222 prevede severe sanzioni amministrative accessorie quando dalla violazione di norme del Codice derivano danni alle persone.

Dunque, il doveroso apprezzamento in ordine alla gravità dell’illecito connesso all’applicazione dell’art. 131-bis consente ed anzi impone di considerare se il fatto illecito abbia generato un contesto concretamente e significativamente pericoloso con riguardo ai beni indicati. Per esemplificare: non è indifferente che il veicolo sia stato guidato per pochi metri in un solitario parcheggio o ad elevata velocità in una strada affollata, magari generando un incidente. E l’indicato intreccio tra le due contravvenzioni impone di considerare, ai fini che qui interessano, pure con riguardo a quella di mero rifiuto lo sfondo fattuale, la rischiosità del contesto nel quale l’illecito s’inscrive” (così ibidem).

Orbene, alla luce dei parametri fomiti dalla Corte di Cassazione per valutare se la condotta dell’imputato abbia esposto a pericolo i beni della vita e dell’integrità personale, si può ritenere che il fatto a lui ascritto sia specialmente tenue in base alle seguenti considerazioni.

In particolare, la necessità di controllo dell’autovettura guidata da (…) non è stata originata da una manovra imprudente o dall’eccessiva velocità del veicolo, ma dalla circostanza che lo stesso proveniva da una zona conosciuta come una nota piazza di spaccio. L’imputato, inoltre, si è immediatamente fermato dopo che i Carabinieri hanno azionato i segnali acustici e luminosi. Il teste escusso al dibattimento, inoltre, non ha riferito che la persona fermata presentasse i sintomi di un grave stato di alterazione alcolica (quali forte alito vinoso, difficoltà di espressione, eloquio sconnesso, difficoltà di coordinamento dei movimenti, stato confusionale, equilibrio precario, andatura barcollante). Il prevenuto, ancora, non è stato sottoposto al test qualitativo preliminare. La necessità di sottoporlo all’alcoltest, infatti, è sorta solo per il suo stato di agitazione, poi aumentato nel corso dei diversi tentativi di eseguire il test, condizione che può trovare spiegazione in cause diverse dall’assunzione di alcool.

Si deve rilevare, in terzo luogo, che il comportamento tenuto da (…) risulta non abituale. Non ricorrono, infatti, le condizioni ostative al riconoscimento della non abitualità del comportamento previste dall’art. 131 bis, comma 3, c.p. L’imputato, infatti, è incensurato, pure avendo superato i cinquant’anni.

P.Q.M.

Il G.M., letto l’art. 530, comma 3, c.p.p., assolve (…) dal reato a lui ascritto in rubrica perché il fatto è stato commesso in presenza della causa di non punibilità della particolare tenuità prevista dall’art. 131 bis c.p.

Così deciso in Napoli il 16 aprile 2019. Depositata in Cancelleria il 30 aprile 2019.


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