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Ripartizione delle spese condominiali anche senza tabelle millesimali

9 Luglio 2013 | Autore:
Ripartizione delle spese condominiali anche senza tabelle millesimali

I condomini possono gestire la ripartizione delle spese anche senza tabelle millesimali.

 

Le tabelle millesimali non sono obbligatorie: i condomini, infatti, possono gestire in via di fatto la ripartizione delle spese condominiali. Lo ha precisato la Cassazione in una recente sentenza [1].

Le tabelle millesimali sono uno strumento di supporto nel calcolo degli oneri spettanti a ciascun condomino e possono esistere o non esistere indipendentemente dal regolamento condominiale. È quindi valido un regolamento condominiale che non abbia tabelle allegate.

Per la ripartizione delle spese, non è necessaria l’approvazione formale di una tabella scritta; i condomini sono liberi di stabilire un criterio di ripartizione, di comune accordo e nel rispetto della legge e dell’eventuale regolamento condominiale.

Ciò che conta è che tale criterio non violi quanto disposto dalla legge, secondo cui la divisione delle spese deve tener conto della differenza tra parti comuni dell’edificio, parti utilizzate dai condomini in misura diversa e parti da cui solo alcuni condomini traggono utilità (scale, cortili o altre opere) [2].

Con particolare riferimento alle parti comuni dell’edificio, la legge detta il criterio della proporzionalità: i condomini, cioè, sono tenuti al pagamento delle spese in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno. Tale criterio può essere derogato tramite regolamento condominiale contrattuale (quello, cioè, approvato da tutti i condomini in sede di acquisto dell’immobile) oppure con delibera assembleare approvata all’unanimità.

Ciascun condomino può impugnare la ripartizione delle spese quando questa non rispetti i criteri dettati dalla legge o dal regolamento condominiale. Causa frequente di impugnazione è quella della non corrispondenza fra la quota di spesa condominiale e il valore dell’immobile di proprietà.


note

 

[1] Cass. sent. n.12471/2012.

[2] Art. 1123 cod. civ.


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