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Pensione: ricongiunzione contributi gestione separata

14 Novembre 2019 | Autore:
Pensione: ricongiunzione contributi gestione separata

È possibile ricongiungere i contributi accreditati presso la gestione Separata dell’Inps per ottenere un’unica pensione?

Una delle poche casse previdenziali in attivo è la gestione Separata dell’Inps: si tratta della cassa nella quale confluiscono i contributi versati dai lavoratori parasubordinati (collaboratori, amministratori, assegnisti, dottorandi…), dai liberi professionisti non obbligati all’iscrizione presso una gestione previdenziale di categoria, dai lavoratori autonomi occasionali e da altri lavoratori, come i venditori porta a porta e coloro che svolgono l’attività con contratto di prestazione occasionale o libretto famiglia.

Gli iscritti presso la gestione Separata, rispetto agli iscritti alla generalità delle gestioni amministrate dall’Inps e delle casse dei liberi professionisti, hanno alcuni svantaggi: in primo luogo, il calcolo della pensione è effettuato col sistema esclusivamente contributivo, che si basa sulla contribuzione accreditata e sull’età pensionabile, e non sugli ultimi redditi, o sui redditi migliori, come avviene nel sistema retributivo.

Inoltre, i contributi accreditati presso la gestione Separata non possono essere oggetto di ricongiunzione, cioè non possono essere accreditati presso altre casse per dar luogo a un’unica pensione.

Di recente, tuttavia, la Corte di cassazione [1] ha ammesso, in alcuni casi, la possibilità di ricongiungere la contribuzione della gestione separata.

Facciamo allora il punto sulla pensione: ricongiunzione contributi gestione separata, quando e per chi è possibile, quali sono i vantaggi per il lavoratore.

Ricordiamo comunque che i contributi accreditati presso la gestione Separata si possono sommare gratuitamente ai contributi accreditati presso le altre gestioni previdenziali attraverso la totalizzazione ed il cumulo. Inoltre, è prevista anche una sorta di ricongiunzione in entrata della contribuzione presente in altre casse verso la gestione Separata, ad esclusione delle casse dei liberi professionisti: si tratta del computo.

Ma procediamo con ordine, iniziando dalle possibilità di riunire i contributi accreditati presso la gestione Separata che sono attualmente già operative.

Totalizzazione

I contributi accreditati presso la gestione Separata possono essere utilizzati, ai fini del diritto a un’unica pensione, attraverso la totalizzazione.

La totalizzazione [2], difatti, è uno strumento che dà la possibilità di ottenere il diritto alla pensione sommando i contributi, riferiti a periodi non coincidenti, versati presso gestioni diverse.

Con la totalizzazione è possibile ottenere:

  • la pensione di vecchiaia, con:
    • 66 anni di età (per il biennio 2019- 2020);
    • 20 anni di contributi complessivi (ad esempio, 10 accreditati presso la gestione Separata Inps e 10 presso una cassa professionale);
    • l’attesa di una finestra, dal momento della maturazione dei requisiti alla liquidazione del trattamento, pari a 18 mesi;
    • in ogni caso, per ottenere la pensione di vecchiaia in regime di totalizzazione, devono essere verificati gli ulteriori eventuali requisiti, diversi da quelli di età ed anzianità contributiva, previsti dai rispettivi ordinamenti dei fondi previdenziali;
  • la pensione di anzianità, con:
    • 41 anni di contributi (per il biennio 2019- 2020);
    • l’attesa di una finestra di 21 mesi, dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione;
  • la pensione d’inabilità, in presenza dei requisiti assicurativi e contributivi richiesti nella forma pensionistica nella quale il lavoratore è iscritto al verificarsi dello stato invalidante (normalmente, 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio; è inoltre richiesta l’inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa);
  • la pensione ai superstiti, in base ai requisiti di assicurazione e di contribuzione richiesti nella forma pensionistica nella quale il lavoratore deceduto era iscritto al momento della morte.

Salvo alcune eccezioni, la pensione in regime di totalizzazione è calcolata secondo  il sistema contributivo, che si basa sulla contribuzione accantonata, rivalutata e trasformata in assegno da appositi coefficienti che aumentano al crescere dell’età. Ogni gestione calcola separatamente la propria quota di pensione.

Per approfondire, qui la Guida completa alla totalizzazione.

Cumulo

I contributi accreditati presso la gestione Separata possono essere utilizzati, ai fini del diritto a un’unica pensione, anche attraverso l’istituto del cumulo [3].

Il cumulo dei contributi consente, infatti, di sommare gratuitamente la contribuzione presente in gestioni previdenziali diverse per ottenere una delle seguenti pensioni:

  • anticipata: con 42 anni e 10 mesi di contributi complessivi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, più 3 mesi di finestra;
  • di vecchiaia: con un minimo di 67 anni di età, per il biennio 2019- 2020, e 20 anni di contributi complessivi, più gli ulteriori eventuali requisiti, diversi da quelli di età ed anzianità contributiva, previsti dai rispettivi ordinamenti dei fondi previdenziali; se l’interessato è iscritto presso una cassa dei liberi professionisti, e l’ordinamento prevede un’età pensionabile più elevata rispetto ai 67 anni previsti dall’Inps, al compimento dei 67 anni è liquidata la sola quota di pensione Inps, sussistendo i requisiti diversi da quello di età previsti dalla gestione Inps; la quota di pensione maturata presso la gestione dei liberi professionisti è liquidata alla maturazione del più severo requisito di età previsto dalla cassa;
  • di inabilità;
  • ai superstiti.

Se nel 2019 un professionista possiede 22 anni e 10 mesi di contributi presso Cassa Forense e 20 anni presso la gestione Separata Inps, non coincidenti, può ottenere la pensione anticipata in regime di cumulo.

A differenza di quanto avviene con la totalizzazione, per la pensione in cumulo non si applica il ricalcolo contributivo presso le gestioni Inps; per quanto riguarda le casse dei liberi professionisti, è necessario verificare le previsioni dell’ordinamento previdenziale specifico.

Per approfondire, qui la Guida al cumulo dei contributi.

Computo

I contributi accreditati presso la gestione Separata possono essere inoltre utilizzati, ai fini del diritto a un’unica pensione, attraverso l’istituto del computo [4].

Il computo per gli iscritti alla gestione Separata è simile alla ricongiunzione in entrata: consiste, infatti, nella facoltà di far confluire presso questa gestione i contributi da lavoro dipendente e autonomo accreditati presso altre casse previdenziali, ad esclusione delle casse professionali private. A differenza di quanto avviene normalmente nella ricongiunzione, però, la riunione dei contributi non prevede un onere.

Una volta confluiti presso la gestione Separata, i versamenti sono trasformati in pensione attraverso il calcolo esclusivamente contributivo, proprio come i contributi versati direttamente alla gestione Separata.

Attraverso il computo presso la gestione Separata si possono ottenere i seguenti trattamenti:

  • pensione di vecchiaia ordinaria, con 67 anni di età, 20 anni di contributi e un trattamento almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale;
  • pensione di vecchiaia contributiva, con 71 anni di età e 5 anni di contributi;
  • pensione anticipata ordinaria, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, più 3 mesi di finestra;
  • pensione anticipata contributiva, con 64 anni di età, 20 anni di contributi e un trattamento almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale;
  • pensione di inabilità;
  • assegno ordinario di invalidità;
  • pensione indiretta ai superstiti;
  • pensione supplementare.

Può esercitare la facoltà di computo nella gestione Separata chi possiede i seguenti requisiti:

  • anzianità contributiva inferiore a 18 anni, sino al 31 dicembre1995: sono considerati tutti i contributi, compresi quelli volontari e figurativi;
  • anzianità contributiva complessiva pari ad almeno 15 anni, di cui almeno 5 accreditati dopo il 31 dicembre 1995.

Per approfondire, qui la Guida al computo presso la gestione Separata

Ricongiunzione

La ricongiunzione della contribuzione da e per la gestione Separata, allo stato attuale, non è consentita dall’Inps.

Ricordiamo che la ricongiunzione consente di riunire in un’unica cassa tutta la contribuzione accreditata presso gestioni previdenziali differenti, per ottenere una pensione unica e (nella maggior parte dei casi) più elevata.

Salvo alcune eccezioni, la ricongiunzione comporta degli oneri: se la ricongiunzione riguarda contributi assoggettati al sistema di calcolo retributivo, l’onere deve essere calcolato secondo il sistema della riserva matematica, diversamente deve essere calcolato col sistema contributivo, o percentuale. Qui la Guida al calcolo dell’onere di riscatto o di ricongiunzione.

Pur non essendo ammessa dall’Inps, la ricongiunzione dei contributi della gestione Separata è stata oggetto di una recente sentenza della Cassazione [1], che ha invece ammesso questa possibilità per gli iscritti alle casse professionali: la legge sulla ricongiunzione dei lavoratori autonomi- liberi professionisti [5], infatti, riconosce espressamente la facoltà di ricongiungere i contributi accreditati presso l’Inps verso la gestione in cui l’interessato risulta iscritto in qualità di libero professionista.

La Corte costituzionale, peraltro, aveva dichiarato costituzionalmente illegittima la normativa sulla ricongiunzione dei lavoratori autonomi, nella parte in cui non prevedeva il diritto di avvalersi della ricongiunzione, anche nel caso in cui sia possibile avvalersi di altri istituti per sommare i contributi di casse diverse, come cumulo e totalizzazione.

La ricongiunzione dei contributi della gestione Separata apre sicuramente delle nuove possibilità interessanti per i liberi professionisti: bisogna, tuttavia, attendere le eventuali modalità di attuazione di quanto disposto nella sentenza da parte dell’Inps.

note

[1] Cass. sent. 26039/2019.

[2] Dlgs. 42/2006.

[3] Art.1, co.239 e ss. L. 228/2012, come modificati dalla L. 232/2016.

[4] Inps Circ. 184/2015; D.M. 282/2006.

[5] Art.1 co.2 L. 45/1990.


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