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Fingersi un’altra persona: è reato?

25 Ottobre 2019
Fingersi un’altra persona: è reato?

Sì al reato di sostituzione di persona per il giornalista che si finge cugino di una persona per ottenere informazioni confidenziali.

Perché mai fingersi un’altra persona? Immagina un addetto al recupero crediti che cerca informazioni su di te e su dove vivi; non trovandoti mai a casa, si presenta all’uscio del tuo vicino e, per farsi dare notizie riservate, si spaccia per un tuo fraterno amico. Oppure immagina un giornalista che voglia fare uno scoop su un centro di assistenza per anziani e così, per avere notizie riservate, si finge parente di uno dei ricoverati. Immagina ancora una persona che, in una chat su un social, per carpire le attenzioni di una giovane e avvenente ragazza, le dice di essere l’addetto all’ufficio recruting di una nota società interessata alla sua assunzione; in questo modo, le strappa un appuntamento galante. 

In tutte queste ipotesi, è lecito domandarsi se fingersi un’altra persona è reato. La questione è stata affrontata da una recente sentenza della Cassazione penale [1].

Il caso deciso dalla Corte è proprio quello di un giornalista della trasmissione televisiva Le Iene che si era finto cugino di una persona in comunità per turbe psichiche al fine di ottenere informazioni confidenziali dalla responsabile della struttura. Il caso è emblematico, ma può essere ben adattato a qualsiasi ipotesi di sostituzione di persona.

Vediamo cos’è stato detto, in questa occasione, dai giudici supremi.

Cos’è la sostituzione di persona

L’articolo 494 del Codice penale punisce chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di arrecare un danno ad altri, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria persona a quella di un altro o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, oppure una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici. È questo il reato di sostituzione di persona punito con la reclusione fino a un anno.

Quando c’è sostituzione di persona?

La definizione molto ampia della condotta porta ad includere, all’interno della stessa, una serie di ipotesi a cui, di norma, non si pensa: è, ad esempio, il caso di chi si finge celibe solo per avere un rapporto sessuale con una giovane ragazza o di chi si presenta come fotografo professionista solo per far spogliare un’aspirante modella.

Il reato scatta anche quando ci si attribuisce un nome immaginario, di persona non esistente, o ci si attribuisce quello di un’altra persona per aprire un profilo social. 

La sostituzione di persona scatta anche senza che ci sia bisogno di dichiarare un nome e un cognome falsi, ma semplicemente lasciando credere ad altri di essere la persona che non si è, magari sfruttando l’errore altrui. Insomma giocare sull’equivoco è sostituzione di persona. In questo senso, anche una semplice condotta omissiva – rivolta cioè a non chiarire all’altra persona la propria vera identità – può rientrare nel reato (si pensi a una persona, scambiata dall’addetto alla sicurezza per personale autorizzato e che perciò riesca ad entrare in locali riservati).

Infine, è sostituzione di persona anche l’attribuzione di un titolo non spettante, come quello di medico, avvocato, giornalista, notaio, poliziotto: se fingi di essere un pubblico ufficiale – ad esempio, un dipendente del Comune o dei vigili – solo per farti dare delle informazioni o per entrare in casa altrui commetti il reato in commento. 

Il reato non richiede per forza la falsa attribuzione di una qualifica pubblicistica: è sufficiente l’esposizione di una qualità personale a cui la legge ricollega “effetti giuridici specifici”. 

Quanto al concetto di “effetti giuridici”, la giurisprudenza ne ha dato una definizione molto ampia come ad esempio, le facoltà connesse all’esercizio di una professione, il diritto alla retribuzione derivante da un rapporto di lavoro, gli aspetti derivanti dalla qualità di sacerdote, la legittimazione del proprietario di un terreno a ottenere un certificato di destinazione urbanistica dello stesso, l’abilitazione alla richiesta di informazioni presso altri privati, attribuendosi la qualità di dipendente di un’associazione, la falsa attribuzione della qualità di incaricato di un ente per la redazione di un questionario che attribuisce la facoltà di contattare i cittadini, anche mediante accesso alle abitazioni private, per acquisire informazioni, ecc.

In alcuni casi, la sostituzione ha riguardato proprio l’attribuzione di un rapporto di parentela con qualcuno, in realtà inesistente.

Spesso il reato di sostituzione di persona si mischia con quello di truffa senza però essere assorbito da quest’ultimo: con la conseguenza che il colpevole sarà condannato per entrambe le condotte illecite [2].

Fingersi un’altra persona è reato?

Non ci sono ormai dubbi: fingersi un’altra persona è reato, sia che questa persona esista che non esista, sia che si tratti semplicemente di un titolo professionale, di una qualifica che di un nome e cognome, sia che si tratti di un rapporto di parentela o meno.

Non dobbiamo, però, credere che ogni volta in cui qualcuno si finge un’altra persona, commette reato. Difatti, la norma richiede anche un particolare scopo: quello di conseguirne un utile (non necessariamente di natura economica) o di arrecare un danno alla vittima. La Cassazione, ad esempio, ha ritenuto configurabile il reato di sostituzione di persona in capo al calciatore che si sia sostituito ad altro allo scopo di giocare una partita [3].

Chi si finge solo per scherzo, senza che da ciò derivino pregiudizi ad altri, non commette reato. Ma siccome «lo scherzo è bello quando dura poco», è anche necessario, per evidenziare la finalità del gioco, interrompere al più presto la condotta e dichiarare le proprie reali generalità. Chi si spaccia per qualcun altro lasciando a lungo gli altri nell’errore non può poi, una volta scoperto, giustificarsi con il preteso goliardico. 


note

[1] Cass. sent. n. 43569/19. 

[2] Cass., sent. n. 35443 del 24.09.2007.

[3] Cass. sent. n. 3207/1981.


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