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Separazione per convivenza intollerabile: ultime sentenze

25 Ottobre 2019
Separazione per convivenza intollerabile: ultime sentenze

Disaffezione di uno solo dei coniugi e continue litigate tra marito e moglie: quando la separazione avviene senza addebito.

Si può chiedere la separazione quando marito e moglie litigano in continuazione tanto che la convivenza è divenuta intollerabile. Si tratta di un tipico caso in cui la separazione avviene senza addebito, ossia senza l’imputazione di una specifica colpa in capo a uno dei due coniugi. Questa valutazione porta con sé ripercussioni anche sull’assegno di mantenimento che, pertanto, non potrà essere negato. 

Ecco alcune delle ultime sentenze su separazione per convivenza intollerabile.

Motivi per chiedere la separazione: la convivenza intollerabile

Ai sensi dell’articolo 151 c.c., la separazione dei coniugi deve trovare causa e giustificazione in una situazione di intollerabilità della convivenza, intesa come fatto psicologico squisitamente individuale, riferibile alla formazione culturale, alla sensibilità e al contesto interno della vita dei coniugi, purché oggettivamente apprezzabile e giuridicamente controllabile. 

Non è dunque necessario che la situazione di conflitto sia riconducibile alla volontà di entrambi i coniugi, ben potendo la rottura dipendere da una condizione di disaffezione al legame matrimoniale di una sola delle parti, che renda incompatibile la convivenza e che sia verificabile in base ai fatti obiettivi emersi, ivi compreso il comportamento processuale, con particolare riferimento alle risultanze del tentativo di conciliazione, a prescindere da qualsivoglia elemento di addebitabilità.

Corte di cassazione, sezione VI civile, ordinanza 15 ottobre 2019 n. 26084

Domanda di separazione da parte di uno solo coniuge che non ama più l’altro

Il giudice, per pronunciare la separazione, deve verificare, in base ai fatti obiettivi emersi, ivi compreso il comportamento processuale delle parti, con particolare riferimento alle risultanze del tentativo di conciliazione e a prescindere da qualsivoglia elemento di addebitabilità, l’esistenza, anche in un solo coniuge, di una condizione di disaffezione al matrimonio tale da rendere incompatibile, allo stato, pur a prescindere da elementi di addebitabilità da parte dell’altro [ossia di colpe, n.d.R.], la convivenza. Ove tale situazione d’intollerabilità si verifichi, anche rispetto a un solo coniuge, deve ritenersi che questi abbia diritto di chiedere la separazione: con la conseguenza che la relativa domanda, costituendo esercizio di un suo diritto, non può costituire ragione di addebito.

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 29 aprile 2015 n. 8713 

Disaffezione o distacco di una sola delle parti: è sufficiente a chiedere la separazione

In tema di separazione tra coniugi, la situazione di intollerabilità della convivenza va intesa in senso soggettivo, non essendo necessario che sussista una situazione di conflitto riconducibile alla volontà di entrambi i coniugi, ben potendo la frattura dipendere dalla condizione di disaffezione e distacco di una sola delle parti, verificabile in base a fatti obiettivi, come la presentazione stessa del ricorso e il successivo comportamento processuale, (e, in particolare alle negative risultanze del tentativo di conciliazione), dovendosi ritenere, in tali evenienze, venuto meno quel principio del consenso che, con la riforma attuata attraverso la legge 19 maggio 1975 n. 151, caratterizza ogni vicenda del rapporto coniugale.

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 21 gennaio 2014 n. 1164 

Atteso che il rapporto coniugale è incoercibile, e collegato al perdurante consenso di ciascun coniuge, anche la frattura dipendente dalla disaffezione al matrimonio e dal distacco spirituale di uno solo di essi, verificata dal giudice in base ai fatti obiettivi emersi, rende intollerabile la prosecuzione della convivenza e legittima il coniuge stesso a chiedere la separazione giudiziale, con la conseguenza che la sua domanda – costituendo esercizio di un diritto – non può costituire ragione di addebito.

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 14 febbraio 2007 n. 3356

Addebito della separazione, allontanamento dalla casa coniugale e intollerabilità della prosecuzione della convivenza

Sotto il profilo probatorio relativo al nesso di casualità, in caso di allontanamento dalla casa coniugale e di richiesta di addebito, spetta al coniuge richiedente provare non solo detto allontanamento, ma anche il nesso causale tra questo comportamento e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

Cassazione civile sez. VI, 18/09/2019, n.23284

Separazione: la violazione dei doveri coniugali giustifica la pronunzia di addebito solo quando è causa del disgregarsi dell’unione familiare

La pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri che l’art. 143 c.c. pone a carico dei coniugi – inosservanza che non può comunque essere generica ma deve manifestarsi in precisi fatti storici essendo, invece necessario accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale, ovvero se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza tenendo a tal fine conto delle modalità e frequenza dei fatti e del tipo di ambiente in cui sono accaduti, in una valutazione globale e comparativa dei comportamenti di ciascun coniuge che permetta di verificare se quello tenuto da uno di essi sia stato la causa della intollerabilità della convivenza ovvero un effetto di questa.

Tribunale Bergamo sez. I, 04/09/2019, n.1909

Separazione: niente addebito se l’abbandono della casa dipende da una situazione di intollerabilità della convivenza

L’abbandono del tetto coniugale non giustifica l’addebito ove sia motivato da una giusta causa costituita dal determinarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza coniugale (nella specie, i giudici del merito avevano imputato a una situazione di estrema e prolungata tensione tra i coniugi, tale da determinare l’impossibilità di prosecuzione di una civile convivenza, la causa della separazione, rilevando altresì che siffatta situazione si era verificata antecedentemente alla violazione dei doveri coniugali – obbligo di fedeltà e di coabitazione – da parte della moglie).

Cassazione civile sez. VI, 28/05/2019, n.14591

Addebito della separazione ed onere probatorio incombente sul coniuge che lo richiede

Il giudice non può fondare la pronuncia di addebito sulla mera inosservanza dei doveri di cui all’art. 143 cod. civ., dovendo, per converso, verificare l’effettiva incidenza delle relative violazioni nel determinarsi della situazione di intollerabilità della convivenza. In particolare, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempre che non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale. Pertanto, la riferita infedeltà può essere causa (anche esclusiva) dell’addebito della separazione, solo quando risulti accertato che ad essa sia, in fatto, riconducibile la crisi dell’unione, mentre il relativo comportamento (infedele), se successivo al verificarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza, non è, di per sé solo, rilevante e non può, conseguentemente, giustificare una pronuncia di addebito. Grava, dunque, sulla parte che richiede l’addebito della separazione all’altro coniuge l’onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell’infedeltà nella determinazione dell’intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l’eccezione si fonda, vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà.

Tribunale Modena sez. I, 10/04/2019, n.567

Addebito nella separazione: condizioni necessarie

La pronuncia di addebito nella separazione, a norma dell’art. 151 comma 2 c.c., postula, non soltanto il riscontro di un comportamento consapevolmente contrario ai doveri nascenti dal matrimonio, ma anche l’accertamento che a tale comportamento sia causalmente ricollegabile il deterioramento del rapporto coniugale e la situazione di intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

Tribunale Savona, 28/02/2019, n.180

Separazione dei coniugi e onere probatorio ai fini dell’addebito

In tema di separazione dei coniugi, ai fini dell’addebito è necessario che sia stato dimostrato il rapporto di causalità tra le condotte contrarie ai doveri del matrimonio e l’intollerabilità della convivenza e che tali condotte siano avvenute in epoca precedente alla richiesta di separazione, non avendo alcun rilievo che tali condotte si siano realizzate successivamente all’introduzione del giudizio.

Tribunale Locri, 29/01/2019, n.115

Separazione coniugale: l’adulterio giustifica l’addebito solo se è causa del disgregarsi dell’unione familiare

In tema di separazione giudiziale dei coniugi, si presume che l’inosservanza del dovere di fedeltà, per la sua gravità, determini l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, giustificando così, di per sé, l’addebito al coniuge responsabile, salvo che questi dimostri che l’adulterio non sia stato la causa della crisi familiare, essendo questa già irrimediabilmente in atto, sicché la convivenza coniugale era ormai meramente formale.

Tribunale Monza, 07/01/2019, n.6



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