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Oltraggio a un magistrato in udienza: ultime sentenze

9 Novembre 2019
Oltraggio a un magistrato in udienza: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: reato di oltraggio a un magistrato in udienza; lesione della professionalità e dell’onorabilità del magistrato; configurabilità dell’aggravante; dissenso per la decisione adottata dal magistrato; condotta di un avvocato difensore; condotta dell’imputato.

Reato di oltraggio a un magistrato in udienza: configurabilità

È imputabile per il reato di oltraggio a un magistrato in udienza, di cui all’articolo 343 del Cp, colui che offende l’onore e il prestigio di un magistrato durante l’udienza, essendo la norma diretta a tutelare l’onore e il prestigio di quanti esercitino concretamente, al momento del fatto, l’amministrazione della giustizia. La ratio della disposizione non è, dunque, tanto quella di tutelare il prestigio del magistrato in sé, quanto quella di tutelare lo Stato nell’esercizio della funzione giudiziaria.

I singoli magistrati sono perciò qualificati come persone danneggiate dal reato, in presenza del preminente e assorbente interesse statale nell’esercizio della funzione giudiziaria attraverso i suoi organi.

Tale reato risulta integrato allorché la condotta sia riconosciuta come idonea a compromettere quei requisiti di efficacia e di autorevolezza che devono assistere l’azione del magistrato, non essendo indispensabile che la condotta sia da esso direttamente percepita, ma occorrendo che la stessa sia di per sé tale da determinare quelle condizioni di pregiudizio, che valgono a offendere il bene tutelato dalla norma incriminatrice. Nel caso di specie, è stato ritenuto sussistente il reato – dichiarato non punibile per tenuità del fatto – in relazione alla condotta di un avvocato difensore che si era rivolto in termini arroganti e irrispettosi nei confronti del Giudice di pace.

Tribunale Napoli sez. IV, 15/01/2019, n.4

Lesione del prestigio e dell’onore del magistrato in udienza

Ai fini della configurabilità del reato di oltraggio a magistrato in udienza, occorre che il soggetto agente esprima un apprezzamento chiaramente offensivo sulla persona del magistrato, al di là dell’esercizio della funzione giurisdizionale da essa svolta. Altresì il contenuto delle dichiarazioni, idoneo a ledere il prestigio e l’onore del magistrato in udienza, deve possedere una portata oltraggiosa apprezzabile, in modo univoco ed omogeneo, da chiunque e, in ogni caso, dal magistrato, destinatario delle stesse affermazioni.

Per la configurabilità dell’aggravante è necessaria un’affermazione da cui emerga, in modo preciso, uno specifico fatto attribuito al magistrato, destinatario della stessa. Non sarà, dunque, posta in essere tale condotta nel caso in cui il soggetto agente abbia reso delle dichiarazioni volte ad esprimere l’infondatezza delle accuse e l’insussistenza degli elementi probatori raccolti a suo carico.

Tribunale Firenze sez. II, 15/02/2017, n.628

Espressioni di dissenso all’operato di un magistrato

Allorché la fattispecie contestata sia quella dell’oltraggio a un magistrato in udienza ex art. 343 c.p., le espressioni di dissenso portate all’operato di un magistrato dall’imputato, e più in generale da una parte privata, nel processo, sono scriminate dalla esimente speciale delle offese in scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziari o amministrative, se rispettose del principio della continenza (confermata, nella specie, la condanna emessa in sede di Appello, atteso che, a parere della Corte, i giudici del merito avevano correttamente evidenziato come l’intento dell’imputato, utilizzando gli epiteti incriminati, fosse quello di ledere la professionalità e l’onorabilità del magistrato; il complesso delle dichiarazioni, infatti, era fortemente connotato dall’intento di offendere la persona del magistrato).

Cassazione penale sez. VI, 05/11/2015, n.47282

Grida concitate ed espressioni altamente offensive

Deve essere riconosciuto colpevole del reato di oltraggio a un magistrato in udienza, l’imputato che con grida concitate e mediante l’uso di espressioni altamente offensive inveisca all’interno di un’aula di giustizia contro i magistrati del collegio giudicante durante la lettura del dispositivo di una sentenza, tanto da costringere il Presidente ad interrompere la lettura stessa e a sospendere l’udienza intimando alla scorta di allontanare dall’aula l’imputato.

Un tale atteggiamento, infatti, è pienamente idoneo ad arrecare offesa all’onore e al prestigio dei predetti magistrati, esorbitando, per il contenuto stesso, nonché per le particolari modalità di espressione, consistite in urla e grida scomposte dalla gabbia all’indirizzo del collegio che hanno coinvolto ed aizzato anche il pubblico dei familiari presenti in aula, dalla sfera lecita della critica e del dissenso dalla decisione adottata.

Tribunale Roma sez. II, 14/03/2007, n.38671

Dissenso del difensore dopo la lettura della sentenza

Integra delitto di oltraggio a magistrato in udienza la condotta del difensore che, subito dopo la lettura della sentenza che definisce il processo penale nel quale ha svolto la propria funzione, esprime davanti al collegio giudicante il proprio dissenso per la decisione adottata.

(Fattispecie in cui il difensore al termine dell’udienza di appello aveva rivolto un invito ai giudici, pubblicamente ed in loro presenza, ad un corretto esercizio della professione: “la “reformatio in peius” non è prevista dal nostro ordinamento, la professione deve essere fatta con serietà da entrambe le parti”).

Cassazione penale sez. VI, 29/09/2005, n.2253

Reato di oltraggio a un magistrato in udienza: i requisiti

Integra i requisiti del reato di oltraggio a un magistrato in udienza l’uso di una espressione tesa ad indicare che un pubblico ufficiale (nella fattispecie, un p.m.) sia venuto meno al rispetto del proprio ruolo forzando una testimonianza, così sottraendosi ai principi di correttezza e lealtà che devono informare il processo.

Tribunale Trieste, 16/05/1996

Reato di oltraggio ad un magistrato in udienza e diritto di critica

Ai fini della configurabilità del delitto di oltraggio ad un magistrato in udienza, rientrano nell’ambito del legittimo esercizio del diritto di critica solo le espressioni o gli apprezzamenti che investono la legittimità o l’opportunità del provvedimento in sé considerato, non invece quelli rivolti alla persona del magistrato (confermata, nella specie, la condanna pronunciata dai giudici del merito, atteso che gli imputati, in concorso tra loro, avevano avuto di mira la persona del magistrato nel pieno esercizio delle sue funzioni, dal momento che pronunciando nel corso di una udienza la frase “da quando tempo fa il giudice, si legga gli atti, sta sbagliando” lo avevano indicato, in pubblico, come una persona sprovveduta e professionalmente incompetente, compromettendo la funzione stessa che il magistrato in quel momento stava svolgendo).

Cassazione penale sez. VI, 07/05/2015, n.36648

Reato di oltraggio al magistrato in udienza: quando non sussiste?

Non sussistono gli estremi del reato di oltraggio al magistrato in udienza nel caso in cui l’avvocato abbia chiesto al giudice di astenersi in virtù di una relazione extraconiugale con il marito di una cliente dell’avvocato ricusante, in riferimento alla quale sia pendente una causa di divorzio.

(Nella specie, il legale si era limitato a chiedere al magistrato assegnatario del giudizio di astenersi, ritenendo che si trovasse in una delle condizioni di incompatibilità a tal fine previste dall’art.51 comma 2 del codice di procedura civile).

Corte appello Potenza, 14/04/2012, n.115

Provvedimento del magistrato: le espressioni di critica

Le espressioni di critica a un provvedimento del magistrato, laddove siano immediatamente percepibili come un giudizio che investe la legittimità o l’opportunità del provvedimento in sé considerato, e non la persona del magistrato in quanto tale, non possono integrare il reato di oltraggio (nella specie, a magistrato in udienza ex art. 343 c.p.): ciò in quanto il rispetto, di cui tutti i pubblici funzionari devono essere circondati, non equivale a insindacabilità.

(Nella specie, è stato escluso il reato nella condotta di un imputato che, nel corso di un’udienza davanti alla Corte di assise ove rispondeva di gravi reati, aveva reso a verbale dichiarazioni spontanee affermando che il processo era “un complotto tra falsi pentiti, compresi i pubblici ministeri”, tanto che, all’esito del giudizio di merito, era stato condannato per i reati di calunnia e, appunto, di oltraggio a magistrato in udienza).

Cassazione penale sez. VI, 26/04/2011, n.20085

Frasi offensive rivolte al pm

Integra il delitto di oltraggio ad un magistrato in udienza la condotta dell’imputato che rivolga frasi offensive all’indirizzo del P.M., definendolo “ignorante” nella materie specialistiche oggetto dell’istruttoria dibattimentale.

Cassazione penale sez. VI, 06/02/2009, n.14201


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