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Interdizione dai pubblici uffici: ultime sentenze

3 Luglio 2021
Interdizione dai pubblici uffici: ultime sentenze

Contestazione dell’abuso di funzione pubblica; condanna al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare; durata delle pene accessorie temporanee.

Interdizione temporanea dai pubblici uffici

La pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici è applicabile anche se non sia stata contestata la circostanza aggravante dell’abuso di pubblica funzione di cui all’art. 61, n. 9, c.p., trattandosi di pena accessoria conseguente “ope legis” a tutti i reati commessi in violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione. (Fattispecie relativa al reato di omissione di referto necessariamente implicante la violazione del dovere d’ufficio da parte dell’agente).

Cassazione penale sez. VI, 30/09/2020, n.35785

La pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici

Le modifiche introdotte dalla l. n. 3 del 2019, relative all’applicazione della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, essendo norme che aggravano il trattamento sanzionatorio, ampliando i casi in cui se ne deve o può disporre anche in sede di patteggiamento l’applicazione, non possono che applicarsi ai reati commessi dopo la entrata in vigore della legge, in base al principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole previsto dall’art. 2 c.p., comma 4.

Cassazione penale sez. VI, 02/07/2020, n.21868

Computo della pena ai fini dell’applicazione della pena accessoria

Ai fini della applicazione della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, la sussistenza del presupposto costituito dal “quantum” di reclusione irrogata a titolo di pena principale deve essere valutata tenendo conto anche delle eventuali diminuzioni processuali.

(Nel caso di specie, la S.C. ha accolto il ricorso avverso la sentenza d’appello, che a seguito di concordato ex art. 599 bis c.p.p., aveva ridotto la pena da sei anni a quattro anni ed otto confermando le pene accessorie dell’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e dell’interdizione legale durante l’esecuzione della pena, rilevando che l’applicazione di un trattamento detentivo infraquinquennale avrebbe dovuto comportare l’irrogazione della sola interdizione dai pubblici uffici, e per la minor durata di cinque anni)

Cassazione penale sez. III, 10/06/2020, n.19108

Durata dell’interdizione dai pubblici uffici

In tema di pene accessorie, il giudice è tenuto a determinare la durata dell’interdizione dai pubblici uffici, in caso di condanna per uno dei delitti di cui all’art. 317-bis c.p., modulandola in correlazione al disvalore del fatto di reato e alla personalità del responsabile ai sensi dell’art. 133 c.p., sicché la stessa non deve necessariamente essere pari alla durata della pena principale.

Cassazione penale sez. VI, 27/05/2020, n.16508

Presupposti per l’applicazione della pena accessoria

Ai fini dell’applicazione della pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalla professione prevista dall’art. 31 c.p. è necessario un rapporto di strumentalità o quantomeno di agevolazione tra l’abuso di poteri o la violazione di doveri e la realizzazione del delitto.

(In motivazione la Corte ha precisato che il giudice non è tenuto a fornire un’analitica spiegazione dei presupposti per l’applicazione della pena accessoria, essendo sufficiente che dimostri di averli valutati anche con motivazione implicita).

Cassazione penale sez. III, 21/11/2019, n.9956

Interdizione dai pubblici uffici

In tema di pene accessorie, la previsione di cui all’art. 37 cod. pen. secondo la quale la pena accessoria ha una durata eguale a quella della pena principale inflitta, svolge una funzione residuale rispetto all’art. 29 cod. pen. ed è destinata ad operare nei soli casi in cui la durata delle pene accessorie temporanee non è normativamente predeterminata.

(Fattispecie relativa ad applicazione dell’interdizione dai pubblici uffici conseguente a condanna per induzione indebita consumata e tentata).

Cassazione penale sez. II, 06/10/2016, n.53001

Interdizione temporanea dai pubblici uffici: quando si applica?

La pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici è applicabile anche se non sia stata contestata la circostanza aggravante dell’abuso di pubblica funzione di cui all’art. 61, n. 9, c.p., trattandosi di pena accessoria relativa “ope legis” a tutti i reati commessi in violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione.

Cassazione penale sez. VI, 02/02/2016, n.6412

Reato continuato e interdizione dei pubblici uffici

Ai fini dell’applicazione della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, in caso di più reati unificati sotto il vincolo della continuazione, occorre fare riferimento alla misura della pena base stabilita in concreto per il reato più grave, come risultante a seguito della diminuzione per la scelta del rito, e non a quella complessiva risultante dall’aumento della continuazione.

Cassazione penale sez. V, 14/03/2017, n.28584

Prescrizione di reati e pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici

La pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici consegue di diritto alla sentenza di condanna come effetto penale della stessa, con la conseguenza che non può essere mantenuta qualora, a seguito dell’intervenuta prescrizione di alcuni dei reati contestati, il giudice ridetermi la pena al di sotto del limite previsto dall’art.29 cod.pen.

(Fattispecie in cui la Corte ha precisato che il dispositivo della sentenza di appello, che si limitava a “confermare nel resto” la sentenza di primo grado, doveva ritenersi riferito alla sola principale e non anche alla conferma della pena accessoria, di cui erano venuti meno i presupposti applicativi).

Cassazione penale sez. VI, 21/02/2018, n.16841

A chi non si applica l’interdizione perpetua dai pubblici uffici?

In tema di corruzione, non trova applicazione nei confronti del corruttore la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici in caso di condanna per fatti commessi prima dell’entrata in vigore della l. 9 gennaio 2019, n. 3, dal momento che l’art. 317-bis c.p., nel testo antecedente alla novella, non conteneva alcun riferimento alla fattispecie di reato disciplinata dall’art. 321 c.p.

Cassazione penale sez. VI, 12/09/2018, n.5457

L’interdizione dai pubblici uffici e la condanna alle spese processuali e custodiali

L’applicazione della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici e la condanna al pagamento delle spese processuali e a quelle di custodia cautelare, in quanto obbligatorie per legge, possono essere disposte anche in sede di legittimità, a seguito di ricorso per cassazione avverso la sentenza di patteggiamento che abbia omesso di provvedere al riguardo.

Cassazione penale sez. VI, 21/01/2016, n.3253

Reati unificati sotto il vincolo della continuazione

Ai fini dell’applicazione della pena accessoria in caso di più reati unificati sotto il vincolo della continuazione occorre fare riferimento alla misura della pena base stabilita per il reato più grave e non a quella complessiva risultante dall’aumento della continuazione. (Fattispecie relativa alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici).

Cassazione penale sez. VII, 29/10/2014, n.48787

Reati tributari: l’interdizione dai pubblici uffici

L’applicazione della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per i reati tributari di cui agli art. 2 e 3 d.lg. n. 74 del 2000 deve ritenersi regolata esclusivamente dall’art. 12 del citato decreto con la conseguenza che, qualora la Corte d’appello l’abbia erroneamente determinata sulla scorta dell’art. 29 c.p., spetti alla medesima corte, in sede di rinvio individuarne la durata, in base ai parametri di cui all’art. 133 c.p.

Cassazione penale sez. fer., 01/08/2013, n.35729

Proscioglimento dell’imputato

Le pene accessorie conseguono di diritto alla sentenza di condanna come effetti penali della stessa ai sensi dell’art. 20 cod. pen., con la conseguenza che non possono essere mantenute in caso di proscioglimento dell’imputato, anche se pronunciato a seguito di estinzione del reato per prescrizione.

(In applicazione del principio, la Corte ha affermato che doveva ritenersi inquivocabilmente venuta meno, pur se in difetto di espressa indicazione, la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, conseguente alla condanna in primo grado per il delitto di abuso d’ufficio, per effetto della dichiarazione di estinzione dello stesso per intervenuta prescrizione all’esito del giudizio d’appello).

Cassazione penale sez. VI, 25/02/2015, n.18256



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8 Commenti

  1. Al momento dell’iscrizione ad un concorso pubblico, occorre segnalare la condanna penale riportata in passato, anche se è stata ottenuta la riabilitazione penale?

    1. Secondo il codice penale (art. 178), la riabilitazione estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti. Per comprendere dunque se, nel caso di partecipazione a concorso pubblico, si debba indicare la presenza di condanne nonostante la riabilitazione ottenuta, bisogna comprendere se l’iscrizione della condanna all’interno del certificato del casellario giudiziale possa rientrare tra le pene accessorie o altri effetti penali della condanna, su cui, come detto, interviene la riabilitazione.Per pene accessorie si intendono quelle che conseguono di diritto ad una condanna; secondo il codice penale (art. 19), esse sono: l’interdizione dai pubblici uffici; l’interdizione da una professione o da un’arte; l’interdizione legale; l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione; l’estinzione del rapporto di impiego o di lavoro; la decadenza o la sospensione dall’esercizio della responsabilità genitoriale; la pubblicazione della sentenza penale di condanna.Possiamo definire effetti penali della condanna le conseguenze negative derivanti, di diritto, da una sentenza di condanna, diverse dalla pena principale e da quella accessoria. Ad esempio, sono effetti penali l’impossibilità di godere della sospensione condizionale della pena da parte per chi ha già goduto del beneficio per una precedente condanna; la rilevanza della condanna ai fini della dichiarazione di abitualità o di professionalità nel reato, oppure della recidiva.Con la riabilitazione tali effetti vengono cancellati. Ciò significa che, se il riabilitato commette un nuovo crimine, del precedente non si potrà tener conto, ad esempio, ai fini della contestazione della recidiva o dell’abitualità a delinquere.Ora, posto che l’iscrizione nel certificato penale (cioè, nel casellario giudiziale) non è una pena accessoria, bisogna capire se può rientrare tra gli effetti penali della condanna, così che la riabilitazione possa incidere positivamente su di essa.La giurisprudenza della Corte di Cassazione (sent. n. 45581 del 25 ottobre 2012; sent. n. 35078 del 4 luglio 2003) ha stabilito che la cancellazione della sentenza dal casellario non rientra tra gli effetti penali di cui è prevista l’estinzione a seguito di riabilitazione. Tale decisione si pone in conformità con quanto stabilito dal Testo unico sul casellario giudiziale (D.P.R., n. 313 del 14/11/2002), secondo cui tra i provvedimenti iscrivibili per estratto all’interno del casellario rientrano anche quelli concernenti la riabilitazione (art. 3, lett. m). Da tanto se ne desume che, se la riabilitazione va annotata accanto alla sentenza di condanna, questa non può essere cancellata dalla riabilitazione medesima.Per scrupolo, si riporta anche quell’orientamento giurisprudenziale secondo cui l’ostacolo all’assunzione che potrebbe derivare da una condanna non rientra tra gli effetti penali, bensì tra quelli amministrativi conseguenti alla condanna, i quali non sono cancellati dalla riabilitazione: pertanto, la riabilitazione per una condanna comportante la destituzione di diritto (secondo la legge che regola lo statuto degli impiegati civili dello Stato) non farebbe venir meno l’incapacità ad assumere un pubblico impiego (Coniglio di Stato, Sez. III, sent. del 20.10.1987). Si deve dunque concludere ritenendo che tra gli effetti della riabilitazione penale non ci sia anche la cancellazione della sentenza dal casellario; al contrario, è la riabilitazione ad essere annotata di fianco alla condanna.In definitiva, rispondendo al quesito posto, ritengo che, al momento della partecipazione al concorso, se ve n’è l’obbligo, debba essere indicata la sentenza di condanna riportata (eventualmente, specificando che è intervenuta riabilitazione).

  2. Buongiorno…vorrei sapere da voi specialisti del diritto, quando e come posso denunciare un poliziotto per omissione di atti di ufficio? Vi ringrazio anticipatamente per la vostra consueta disponibilità…Leggo sempre la legge per tutti e trovo sempre informazioni utili per alcune situazioni della mia vita quotidiana. Pertanto, spero potrete rispondere al mio quesito.

    1. Buongiorno a te. Se un poliziotto si rifiuta di compiere un atto che gli è dovuto (come ricevere un tuo esposto da cui scaturisce un sequestro urgente o una denuncia per maltrattamento di animali) o omette di rispondere (entro 30 giorni) ad una tua richiesta (ad esempio di accesso agli atti amministrativi) senza dare spiegazione circa il suo ritardo, puoi denunciarlo per omissione di atti d’ufficio presso la procura della repubblica o presso gli altri uffici di polizia giudiziaria (carabinieri, polizia, guardia di finanza); devi semplicemente esporre i fatti, oralmente o per iscritto, allegando le eventuali prove in tuo possesso. Puoi trovare ulteriori informazioni nel nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/172405_come-denunciare-un-poliziotto-per-omissione-di-atti-di-ufficio

  3. Allora, io so che la riabilitazione penale consente a chi ha dei precedenti o dei carichi pendenti di poter partecipare ad un concorso pubblico. ora, vorrei sapere una cosa: tutti i condannati possono chiedere la riabilitazione? IN che modo è possibile ottenere la riabilitazione? Grazie mille

    1. E’ possibile chiedere la riabilitazione penale quando, dal giorno in cui la pena principale è stata estinta (uscita dal carcere, pagamento della multa o dell’ammenda), sono passati almeno 3 anni, oppure 8 anni nel caso di recidiva aggravata o reiterata oppure ancora 10 anni per i delinquenti abituali, professionali o di tendenza. Se il giudice ha concesso la sospensione condizionale della pena, questi termini decorrono dal momento della sospensione stessa.Non tutti i condannati possono chiedere la riabilitazione per ripartire da zero, magari partecipando ad un concorso pubblico. E’ necessario che il soggetto in questione abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta, che abbia iniziato e mantenga uno stile di vita consono alla normale convivenza civile e sociale, che abbia rispettato le obbligazioni civili derivanti dal reato (un risarcimento alle parti offese, il pagamento delle spese processuali, ecc.). Infine, il condannato non deve essere stato sottoposto a misure di sicurezza oppure queste ultime devono essere state revocate.L’istanza di riabilitazione per poter partecipare ad un concorso pubblico va presentata al Tribunale di Sorveglianza, il quale può dare parere favorevole oppure parere contrario.In caso di parere favorevole, la riabilitazione viene annotata nella sentenza di condanna e ne viene data comunicazione al Comune di residenza a effetti di diritto al voto.Se, invece, il Tribunale esprime parere negativo, l’ordinanza può essere impugnata con ricorso in Corte di Cassazione.Se si ottiene la riabilitazione, conviene, però, rigare dritto: il Tribunale può revocarla se la persona riabilitata commette entro sette anni dal provvedimento un delitto colposo che preveda la reclusione per più di due anni o una pena più grave.

  4. Buongiorno , vorrei sapere quando un condannato inizia a scontare l’interdizione dai pubblici uffici se a fine pena oppure dal giorno che la sentenza diviene definitiva . Grazie

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