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Discriminazioni nel mondo del lavoro: ecco le più diffuse

25 Ottobre 2019
Discriminazioni nel mondo del lavoro: ecco le più diffuse

Discriminazioni di genere sul posto di lavoro: come viene vissuta la diversità in azienda.

Cambiano i tempi, nascono nuove figure professionali e le aziende aprono le loro porte agli aspiranti candidati offrendo diverse opportunità lavorative. Ma come avviene il processo di selezione del personale? Cos’è che colpisce i recruiter? Esistono ancora forme di discriminazione? Sul posto di lavoro, la diversità è ancora legata al sesso? Sì, secondo InfoJobs. La piattaforma dedicata alla ricerca di lavoro online ha condotto un’indagine su aziende e candidati, puntando l’attenzione sul tema lavoro e diversity, soffermandosi sul tema dell’inclusione lavorativa.

Gli utenti registrati hanno risposto alle domande snocciolando il concetto di diversità. Il 71% ha, infatti, dichiarato che la diversità è una questione di genere. In seconda posizione, c’è la nazionalità (23%), a seguire, l’orientamento sessuale (6%), il colore della pelle (4%) e il credo religioso (3%).

InfoJobs ha chiesto ai candidati cosa sia per loro la diversity in azienda e come venga vissuta, mentre alle aziende e agli Hr ha chiesto non solo che politiche vengano messe in atto, ma anche se e come la diversity venga considerata in fase di recruiting. Quello che emerge è un ritratto a tratti sorprendente.

Da quanto dichiarato da Filippo Saini, head of Job di InfoJobs, in una nota stampa che abbiamo ricevuto dall’agenzia Adnkronos, il tema delle pari opportunità è il più sentito tra i candidati. Si fa riferimento ad una popolazione lavorativa al 42,1% femminile e un campione di oltre 1.300 rispondenti di età compresa tra i 26 e i 55 anni ed equamente diviso tra uomini e donne.

I candidati si sentono diversi al lavoro? Più del 52% dei candidati ha risposto affermativamente, ma per molti è capitato saltuariamente e solo in alcuni contesti (34%). La nota positiva è espressa dal 16% che ha dichiarato di non sentirsi diverso, in quanto l’ambiente in cui lavora è inclusivo e valorizza la diversità. Alla domanda relativa al verificarsi degli episodi discriminatori, il 33,5% ha risposto di avervi assistito, mentre al 60% non è mai capitato e, qualora dovesse capitare, si dichiara pronto ad intervenire.

Come viene vissuta la diversità in azienda? Nel 30% dei casi è vissuta positivamente, o perché ci sono politiche specifiche di inclusione (18%) oppure perché, anche in assenza di politiche specifiche, l’azienda valorizza la diversità (12%). Per il 23% è vissuta male, perché ci sono politiche che vengono ignorate (12%) oppure per discriminazione vera e propria (11%). Il 47% dice di non prestarci attenzione, nel bene e nel male, e resta indifferente: esito che può essere interpretato in maniera positiva come il ‘guardare alle persone per quello che sono e per come lavorano’ oppure negativa intesa come il ‘far finta di non vedere’.

L’88% dei candidati afferma di sapere cosa sia il diversity management, per il 52% significa trattare tutti allo stesso modo e per il 36% significa valorizzare le differenze. L’87% non ha una figura di diversity management specifica in azienda né qualcuno che se ne occupi, ma per il 49% ce ne sarebbe bisogno.

Chi si occupa di diversity management in azienda? Il 20% ha una figura interna, specifica o delegata, di diversity management; il 13% sta lavorando per crearla, mentre il 24,5% dichiara di non averla in programma. Per il 43,5% non c’è bisogno di una figura specifica che possa strutturare, garantire e presidiare la policy di diversity management.

Interrogando gli Hr aziendali su esperienze concrete di gestione della diversity in azienda, il 64,5% dichiara di non aver mai dovuto gestire situazioni difficili, mentre la parte restante del campione si divide tra chi dice di averle risolte in modo costruttivo (23,5%) e chi, invece, dichiara che la diversity abbia generato un problema concreto come richiamo disciplinare, calo di produttività o cambio di team (12%). Esperienze che sembrano mancare anche in positivo: il 68% degli Hr non ha mai riscontrato situazioni in cui la diversity abbia rappresentato un plus: solo per il 22,5% ha portato a un miglioramento del clima aziendale, mentre per il 9,5% ha contribuito a migliorare produttività e risultati.

Come viene valutata la diversità in un colloquio di lavoro? L’esigenza di conoscere i candidati ad un posto di lavoro deve sempre garantire la tutela della riservatezza e della parità di trattamento. Per il 34% degli intervistati da InfoJobs la diversità non viene valutata perché non ci presta attenzione o, comunque, non si lascia influenzare; un altro 34% dice di valutarla come un plus o un minus in base alla posizione ricercata; il 28% crede che sia un valore aggiunto, purché a parità di competenze. Per il 3% degli intervistati, la diversità è un fattore negativo.


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