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Come difendersi dall’ammonimento del questore?

17 Novembre 2019 | Autore:
Come difendersi dall’ammonimento del questore?

Guida completa alla tutela della persona ammonita: cosa fare davanti all’avviso di convocazione, come chiedere l’accesso agli atti e come fare ricorso.

Se sei stato vittima di un reato puoi segnalare il fatto alle autorità competenti affinché si attivino per punire il colpevole; in pratica, se sporgi querela presso le forze dell’ordine farai in modo che la Procura della Repubblica apra un’indagine a carico della persona sospettata affinché si possa procedere nei suoi confronti con un processo penale. In alcuni casi, però, esistono altri strumenti per far valere le proprie ragioni: è ciò a cui ha pensato l’ordinamento giuridico allorquando ha introdotto l’istituto dell’ammonimento del questore. Con questo articolo vorrei parlarti di questo particolare avvertimento mettendoci nella prospettiva di chi lo riceve. Cos’è e come difendersi dall’ammonimento del questore?

Bisogna subito dire che l’ammonimento del questore è strettamente collegato al reato di stalking: si tratta infatti di un rimedio che la legge prevede nel caso in cui una persona sia stata segnalata per atti persecutori. Ma non solo. Nei prossimi paragrafi ti spiegherò cosa fare se ricevi l’ammonimento del questore e come difendersi.

Atti persecutori: cosa sono?

Non posso spiegarti come ci si difende dall’ammonimento del questore se prima non ti illustro, seppur brevemente, cos’è il reato di stalking.

Lo stalking consiste nella condotta di chi perseguita una persona in modo da provocargli un continuo e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita [1]. La pena prevista è la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi.

Come difendersi dallo stalking?

Se sei vittima di stalking, puoi fare due cose:

  • recarti presso l’autorità delle forze dell’ordine più vicina a te (polizia, carabinieri, ecc.) e sporgere denuncia/querela;
  • recarti dal questore e chiedergli di emettere un provvedimento nei confronti del presunto stalker affinché cessi dalla propria condotta.

Nel primo caso, la denuncia/querela darà l’avvio a un procedimento penale in piena regola, il quale si aprirà con le indagini preliminari a carico della persona denunciata e potrà sfociare nella celebrazione di un processo in piena regola davanti al giudice. Se vuoi approfondire questo particolare aspetto, ti consiglio di leggere il mio articolo dal titolo Denuncia per stalking: quali conseguenze?

Nella seconda ipotesi, invece, la vittima non vuole che si cominci un processo, ma chiede al questore che venga inviato al presunto stalker un ultimatum, un vero e proprio avvertimento con cui si intima di cessare dalla propria condotta molesta, pena la possibilità di rispondere del reato di stalking aggravato.

Cos’è l’ammonimento del questore?

L’ammonimento del questore è un rimedio relativamente recente, introdotto dalla legge [2] per offrire alla vittima di atti persecutori uno strumento diverso, più agile e veloce, rispetto alla classica denuncia/querela.

Secondo il nostro ordinamento giuridico, fino a quando non è proposta querela per stalking, la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta.

Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l’ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni.

Ammonimento questore: come funziona?

Affinché il questore possa emanare il suo avvertimento, è necessario che egli compia un’indagine, seppur minima e sommaria. In altre parole, l’ammonimento deve basarsi sulla ragionevole convinzione che degli atti persecutori siano stati commessi.

Dunque, il questore invierà allo stalker un formale avvertimento solamente se riterrà fondata la segnalazione della persona offesa.

Come anticipato, l’ammonimento del questore rappresenta una specie di ultimatum perché, se l’ammonito continuerà con la persecuzione, verrà senz’altro processato, senza nemmeno esserci bisogno di una successiva querela: dice, infatti, la legge che si procede d’ufficio quando lo stalking è commesso da soggetto già ammonito. Vediamo più nel dettaglio quali sono le conseguenze dell’ammonimento del questore.

Conseguenze dell’ammonimento del questore

Difendersi dall’ammonimento del questore è importante perché questo provvedimento non è privo di conseguenze. Innanzitutto, come anticipato sul finire del precedente paragrafo, l’ammonimento rende procedibile d’ufficio il reato di stalking: ciò significa che, in futuro, chiunque potrà segnalare alle autorità gli atti persecutori della persona già ammonita, innescando così un procedimento in piena regola.

Inoltre, in caso di condanna a seguito di processo, la pena è aumentata nei confronti di colui che aveva subito l’avvertimento del questore.

L’ammonimento del questore potrebbe inoltre comportare altre conseguenze di tipo indiretto: ad esempio, la persona ammonita potrebbe facilmente vedersi sospesa o revocata la licenza di porto d’armi, in quanto la condotta (presunta) dello stalking farebbe venir meno in capo al soggetto ammonito i requisiti della buona condotta e dell’affidamento di non abusare delle armi, per legge [3] imprescindibili ai fini della titolarità di una licenza del genere.

Per quanto riguarda la sorte delle armi detenute, spetta al Prefetto, informato dal questore del provvedimento di ammonimento, valutare se adottare o meno il provvedimento di divieto di detenzione armi nei confronti del soggetto ammonito.

Ammonimento del questore per altri reati

A seguito di leggi successive [4], l’ammonimento del questore è stato esteso anche ai reati di violenza domestica e di cyberbullismo. Pertanto, se ricevi un provvedimento di questo genere, potresti non aver necessariamente commesso uno stalking.

Secondo la legge, in tutti i casi in cui alle forze dell’ordine sia segnalato, in forma non anonima, un fatto che debba ritenersi riconducibile ai reati di percosse o lesioni personali, consumati o tentati, nell’ambito di violenza domestica, il questore, anche in assenza di querela, può procedere, assunte le informazioni necessarie da parte degli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, all’ammonimento dell’autore del fatto.

Anche in queste ipotesi, l’ammonimento del questore si sostanzia in un’intimazione di carattere preventivo, dissuasivo e cautelare, eventualmente volto a dare vere e proprie prescrizioni comportamentali che si adeguino al caso concreto, indicando all’ammonito le possibili conseguenze delle sue condotte non conformi alla legge.

Cosa fare se il questore ti convoca?

Vediamo ora come difendersi dall’ammonimento del questore. Nel caso in cui tu sia stato segnalato per il reato di stalking, per uno riconducibile a una violenza domestica o per cyberbullismo, il questore, prima di emanare l’ammonimento, è tenuto a sentire a sommarie informazioni i protagonisti della vicenda segnalata.

In poche parole, prima che ti venga comminato l’ammonimento, il questore è tenuto a convocarti e a sentire le tue ragioni. È questa la sede in cui potrai difenderti ed esporre la tua versione dei fatti.

Ricevuto l’avviso di convocazione del questore, dovrai presentarti entro il termine stabilito (in genere, quindici giorni) per essere sentito. Nulla impedisce che tu possa depositare una memoria scritta e altri documenti idonei a discolparti. Potrai fare tutto ciò da solo, senza necessità dell’avvocato: la presenza del legale è meramente facoltativa.

Come difendersi davanti al questore?

L’avviso di convocazione che ti verrà recapitato conterrà già le accuse che ti sono state rivolte dalla persona che si sente vittima della tua condotta; questo significa che avrai tutto il tempo per poter preparare un’efficace difesa.

Il consiglio è di redifere una memoria scritta di poche pagine (non più di due o tre) nelle quali esponi i fatti così come sono andati realmente. Ad esempio, se la condotta che ti è stata contestata è quella di esserti presentato più volte a casa della tua ex senza essere stato invitato, potrai allegare alla tua memoria la stampa degli screenshot dei messaggi ricevuti, nei quali si legge che, in realtà, eri andato dalla tua vecchia compagna su espresso invito di quest’ultima.

Poiché l’avviso di convocazione del questore non è altro che una comunicazione di avvio di un procedimento puramente amministrativo, hai diritto anche a prendere visione dell’istanza di ammonimento che è stata rivolta contro di te. Pertanto, facendo un normale accesso agli atti presso la questura, puoi visionare gli atti che sono stati addotti contro di te, in modo da poter preparare una difesa ancora più efficace.

Si ritiene non sia ammissibile, invece, presentarsi dal questore con dei testimoni: la legge, infatti, impone al questore un’istruttoria molto semplificata, limitata a sentire le persone direttamente coinvolte. D’altronde, il richiamo alla legge sul procedimento amministrativo fa sì che siano inammissibili prove diverse da quelle documentali; la legge [5] dice i soggetti coinvolti nella procedura hanno diritto solamente:

  • di prendere visione degli atti del procedimento;
  • di presentare memorie scritte e documenti, che l’amministrazione ha l’obbligo di valutare ove siano pertinenti all’oggetto del procedimento.

Le limitazioni alla propria difesa (che si concretizzano sostanzialmente nell’impossibilità di avvalersi di testimoni) sono giustificate dal fatto che, come accade in ogni procedimento preventivo, non è necessario che i fatti accertati costituiscano fonte di prova valida anche in un giudizio penale: è sufficiente che gli elementi raccolti siano complessivamente coerenti e attendibili, e dunque idonei a fondare il ragionevole convincimento del questore circa l’ipotesi di sussistenza del quadro di violenze domestiche e la necessità dell’intervento preventivo.

Ricorso contro l’ammonimento del questore

Mettiamo il caso che tu sia stato convocato dal questore per un presunto stalking; hai esposto le tue ragioni ma il questore non è convinto della tua versione e, perciò, provvede ad ammonirti formalmente. È possibile fare ricorso contro l’ammonimento del questore?

Trattandosi di un procedimento amministrativo in piena regola, è possibile impugnare il provvedimento del questore con ricorso al prefetto. Secondo la giurisprudenza [6], nell’ipotesi in cui il questore emetta un provvedimento di ammonimento per stalking e, successivamente, la persona offesa non proponga querela, l’ammonito può presentare un ricorso gerarchico al prefetto per ottenere l’annullamento del provvedimento del questore.

Per la precisione, se il provvedimento di ammonizione da parte del questore non evidenzia alcuno specifico comportamento che renda ragionevole o verosimile il timore che si possa trascendere con azioni imprevedibili e spropositate, l’ammonito si può rivolgere in sede gerarchica al prefetto e quest’ultima autorità dovrà superare le perplessità del questore attuando una specifica attività investigativa.

In particolare, il prefetto dovrà confermare o meno la fondatezza di quanto dichiarato nella richiesta di ammonimento, specificando i comportamenti ritenuti potenzialmente pericolosi o che generino ansia. Contro l’eventuale rigetto del prefetto, è possibile fare ricorso al Tar, il quale può sospendere il rigetto del ricorso gerarchico avverso il provvedimento del questore, provvedendo con ordinanza in modo tale che il prefetto riesamini la posizione della parte ricorrente, riaprendo l’istruttoria e convocando la parte stessa ed i testimoni per un’audizione: il tutto entro sessanta giorni, considerando che la procedura ha carattere di urgenza.

note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Art. 8, l. n. 38/2009.

[3] Artt. 10, 11 e 43 TULPS.

[4] L. n. 119 del 2013 per i casi di violenza domestica;  l. n. 71 del 2017 per i casi di cyberbullismo.

[5] Art. 10, legge n. 241/1990.

[6] Tar Lombardia – Brescia, sent. n. 279 del 7 aprile 2016.

Autore immagine: Canva.com


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