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Crisi economica: il penale per l’omesso versamento di ritenute resta

4 Febbraio 2014
Crisi economica: il penale per l’omesso versamento di ritenute resta

La situazione di difficoltà economica e di insolvenza dell’azienda non giustifica l’omesso versamento delle ritenute sulle retribuzioni dei dipendenti, neanche se l’azienda poi fallisce.

A fronte di qualche giudice più “buonista” orientato ad assolvere con maggiore facilità (leggi l’articolo: “Omesso versamento IVA e ritenute previdenziali per crisi economica: giudici più buoni”), la Cassazione resta sempre ancorata alla tesi più severa: lo stato di insolvenza non libera da responsabilità penale l’amministratore della società che ha omesso di versare le ritenute sulle retribuzioni erogate ai dipendenti. Egli infatti – motiva una recentissima sentenza [1] – ha comunque l’obbligo di ripartire le risorse esistenti all’atto della corresponsione delle retribuzioni in modo da poter adempiere il proprio obbligo, anche se ciò dovesse comportare l’impossibilità di pagare i compensi nell’intero ammontare

Secondo la Suprema Corte, neanche la conclamata prova del fallimento della società (intervenuto successivamente all’omesso versamento), a dimostrazione delle gravi difficoltà in cui essa versava, potrebbe giustificare l’assoluzione dell’imprenditore. Il reato in questione – si legge in sentenza – è configurabile anche quando poi si accerti, come nella specie, il successivo stato di insolvenza dell’imprenditore.

Infatti è onere di quest’ultimo ripartire le risorse esistenti al momento di corrispondere le retribuzioni ai lavoratori dipendenti, in modo da poter adempiere all’obbligo di versamento delle ritenute, anche se ciò possa riflettersi sull’integrale pagamento delle retribuzioni medesime.

Ne consegue che lo stato di insolvenza non libera il sostituto, dovendo questi adempiere all’obbligo di corrispondere le ritenute così come adempie a quello di pagare le retribuzioni di cui le ritenute stesse sono, del resto, parte.

Anche il sopravvenuto fallimento non è sufficiente a scriminare l’omesso versamento.

Inoltre, quando l’imprenditore in presenza di una situazione economica difficile decide di dar preferenza al pagamento degli emolumenti ai dipendenti e di trascurare il versamento delle ritenute, non può addurre a propria discolpa l’assenza di consapevolezza del reato (in tal caso ricorre infatti il cosiddetto dolo generico).

Tuttavia, pochi giorni dopo dalla predetta sentenza, è la stessa Corte ad offrire una chiave di apertura alla stretta e rigida applicazione del predetto principio.

Nei casi di delitti di omesso versamento non si può escludere in astratto l’assenza di dolo o l’assoluta impossibilità di assolvere all’obbligazione tributaria per la crisi di liquidità.

È necessario però provare la non responsabilità al contribuente della crisi e che detta crisi non possa essere stata adeguatamente fronteggiata tramite il ricorso, da parte dell’imprenditore, a idonee misure da valutarsi in concreto.

Insomma, il contribuente deve dimostrare, circostanza per nulla semplice, oltre alla citata crisi di liquidità anche che l’omesso versamento non dipenda da una scelta dell’imprenditore.

Occorre, in particolare che non sia stato altrimenti possibile per l’imprenditore reperire le risorse necessarie a consentirgli il corretto e puntale adempimento delle obbligazioni tributarie pur avendo posto in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, dirette a consentirgli di recuperare, in presenza di una improvvisa crisi di liquidità, le somme necessarie ad assolvere il debito erariale senza esservi riuscito per cause indipendenti dalla sua volontà e ad egli non imputabile.


note

[1] Cass. sent. n. 3705/14.

[2] Cass. sent. n. 5467/14.

Autore immagine: 123rf.com


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