Intercettazioni per chi non farà la dichiarazione dei redditi

26 Ottobre 2019 | Autore:
Intercettazioni per chi non farà la dichiarazione dei redditi

La possibilità di fare intercettazioni è conseguenza dell’inasprimento delle pene previsto dal nuovo Decreto. Diventa applicabile anche la custodia cautelare.

Non c’è solo il carcere a far tremare gli evasori fiscali: adesso, arriva anche il rischio delle intercettazioni. Più imminente e insidioso: arrivano subito e silenziose, senza che l’interessato lo sappia. È la conseguenza automatica dell’innalzamento delle pene per i reati tributari previsto dal Decreto fiscale: sappiamo già da qualche giorno che ritorna il carcere per chi non paga le tasse e che arriva il carcere per chi non paga le cartelle esattoriali, ma a ben vedere ci sono altre implicazioni, altrettanto gravi e più immediate per i contribuenti che sfuggono alle norme sulle tasse e adesso rischiano molto di più di un processo penale con possibile condanna finale.

Con la riforma, le intercettazioni diventano possibili perché le pene sono state innalzate, superando la soglia di legge che ne consente l’applicazione: arriveranno a coprire una vasta area che prima era immune da questo strumento investigativo, applicato solo a una serie di reati particolarmente gravi e di maggior allarme sociale, ma molto raramente ai reati tributari per i quali era consentito solo in ipotesi molto circoscritte.

Il reato più diffuso che entra in questo campo appena la legge sarà in vigore (15 giorni dopo l’approvazione definitiva che avverrà entro la fine dell’anno) è quello di omessa dichiarazione dei redditi, dove la pena detentiva passa dagli attuali 1 anno e 6 mesi di reclusione minima e 4 anni massimi a 2 di minimo e 6 nel massimo.

Anche il reato di infedele dichiarazione (chi la presenta occultando redditi o ricavi oppure gonfiando costi, per evadere così le imposte) aumenta la pena prevista, che arriva da un minimo di 2 ad un massimo di 5 anni rispetto ai precedenti valori edittali da 1 a 3 anni. Quando la dichiarazione è fraudolenta (mediante uso di fatture o documenti per operazioni inesistenti) la pena prevista sarà dai 6 agli 8 anni.

Ecco perché diventa possibile fare intercettazioni – telefoniche, ambientali o telematiche – a carico di chi non farà la prossima dichiarazione dei redditi: la legge [1] le consente quando la pena massima prevista per il reato per cui si procede è superiore a 5 anni di reclusione e i reati che abbiamo appena descritto ora rientrano in questo ambito. Se ora la norma offre la possibilità di effettuarle, non è difficile prevedere che ci saranno molti casi concreti in cui verranno svolte. Vediamo, dunque, meglio cosa potrà accadere quando si commette un reato tributario “potenziato” dal Decreto fiscale ormai pronto ad essere varato e ad entrare in vigore da gennaio prossimo.

Cosa succedera d’ora in poi? Il reato di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi è formale: basta non presentare la dichiarazione annuale, dei redditi o dell’Iva, pur essendo obbligati a farli (non solo i contribuenti, ma anche i loro sostituti d’imposta). C’è una soglia di punibilità, pari a 50mila euro per ciascuna imposta e per ogni annualità, che il Decreto fiscale in arrivo lascia inalterata (viene abbassata, invece, da 150mila a 100mila euro la soglia per il reato di dichiarazione infedele). Non sarà difficile per il Fisco accertare che l’adempimento non è stato effettuato: basterà controllare il calendario dei termini scaduti e l’archivio informatizzato dell’Anagrafe tributaria per verificare che la dichiarazione prevista non c’è.

A quel punto, partirà la segnalazione di notizia di reato per la Procura della Repubblica e il pm, se lo ritiene necessario per le indagini, potrà in pochi giorni chiedere e ottenere dal gip di disporre le intercettazioni a carico del contribuente inadempiente: il legale rappresentante della ditta individuale, l’amministratore della società, i soggetti coinvolti nella titolarità o nella gestione aziendale. Se così sarà, da quel momento, tutte le comunicazioni telefoniche, ambientali e informatiche saranno messe sotto controllo e i risultati potranno essere utilizzati come prove nel procedimento penale instaurato e anche consentire di aprire altre inchieste, se le conversazioni facessero emergere indizi di commissione di ulteriori reati.

Le conversazioni ascoltate saranno innumerevoli e quelle rilevanti proprio per l’oggetto dell’indagine saranno trascritte e riportate nel fascicolo processuale: ad esempio, quando il soggetto intercettato, come il titolare di un’azienda, parla al telefono con il proprio commercialista per chiedergli consigli su adempimenti fiscali, oppure con il notaio per la redazione di un atto di trasferimento immobili o quote sociali o con un consulente direzionale sulle strategie da adottare per espandere gli affari, con un socio o un cliente per compiere un’operazione di vendita. Il raggio di azione dell’indagine potrà estendersi in base a tutti questi elementi acquisiti e si potranno acquisire facilmente una miriade di informazioni, sintomatiche di evasione fiscale e della commissione di altri reati tributari.

Marco ha una piccola società di import/export di cui è amministratore unico. Nell’anno 2020, non presenta la prevista dichiarazione Iva. L’Agenzia delle Entrate riscontra l’omissione subito dopo la scadenza del termine e invia la comunicazione di reato in Procura. Il pm ritiene che la società sia pericolosa perché dai dati disponibili emerge che ha rapporti con l’estero, compie varie operazioni e ha un volume d’affari notevole. Così chiede al gip l’autorizzazione a compiere le intercettazioni telefoniche e ambientali. Limiti e presupposti ci sono e dalle captazioni delle conversazioni si attendono risultati utili, indispensabili alla prosecuzione delle indagini, che infatti proprio grazie alle intercettazioni compiute – prorogate di 15 giorni in 15 giorni per un lungo periodo – vengono ottenuti. Determinanti i discorsi con il commercialista, cui spesso l’amministratore si rivolgeva per sapere “come fare”. Il carico di elementi di prova diventa schiacciante e, inoltre, attraverso quelle intercettazioni svolte, si scoprono altri reati analoghi e più gravi, alcuni dei quali commessi anche dai soggetti coinvolti nei dialoghi ascoltati.

Non finisce qui, perché dalle intercettazioni si arriva facilmente al carcere, non quello applicato dopo la condanna definitiva, ma quello “anticipato” della custodia cautelare: con i nuovi limiti di pena, che superano i 5 anni, questa diventa possibile anche per i reati di omessa o infedele dichiarazione dei redditi o Iva. Non saranno rari i casi in cui, proprio attraverso le intercettazioni disposte, si otterranno elementi di gravità e significanza indiziaria che renderanno possibile applicare queste misure cautelari agli evasori fiscali.

A fronte di questo inasprimento delle pene e del correlativo potenziamento degli strumenti investigativi e coercitivi, che è indubbiamente giusto quando si intende colpire la grande e più pericolosa evasione, c’è però il rischio di colpire, sparando nel mucchio, anche l’evasione fiscale per necessità e di arrivare ad applicare il carcere ai piccoli evasori.


note

[1] Art. 266 Cod. proc. pen. “Limiti di ammissibilità“.


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