Carcere ai piccoli evasori

26 Ottobre 2019
Carcere ai piccoli evasori

Il Governo approva pene più alte per i piccoli evasori: l’intento è colpire la fascia intermedia di evasione fiscale, quella che sottrae maggior reddito allo Stato.

Il nuovo Governo si era dato uno sponsor «Carcere ai grandi evasori», ma ha finito per fare l’opposto. L’Italia non avrebbe mai condiviso una battaglia contro l’evasione per necessità – quella cioè nei confronti di coloro che non hanno le capacità economiche per pagare tasse e cartelle esattoriali – eppure la fetta maggiore dell’evasione si nasconde proprio lì, nel mezzo. Ed è proprio lì il maggior guadagno – se così lo vogliamo chiamare – per lo Stato. Ecco quindi che, pur a fronte di un altisonante e condivisibile intento – quello appunto di punire solo la grande evasione – la legge è andata a colpire la piccola evasione. Come? Abbassando le soglie oltre le quali scatta il carcere ed incrementando le pene. Ad esempio, l’omessa dichiarazione diventa reato non più a partire da 150mila euro sottratti allo Stato, ma da 100mila euro. In buona sostanza, se fino a ieri i piccoli evasori – tra i quali vi sono anche i numerosi contribuenti incapaci di stare dietro alle pretese del fisco – commettevano solo un illecito tributario, da gennaio commetteranno un delitto. Non solo: le sanzioni non saranno più proporzionate al crimine commesso, ma saranno più severe rispetto a quelle che ieri erano destinate ai grandi evasori: il carcere (prima da 1 a 3 anni) passa da 2 a 5 anni. Un controsenso, è vero, ma che è sfuggito a gran parte dei commentatori. 

Del resto, non è un mistero che lo Stato prenda più da migliaia di pesci piccoli che dai pochi pesci grandi. E questo lo sanno bene i dipendenti delle Entrate.

Più ampia l’area del penale 

Il reato di omesso versamento di ritenute dovute o certificate scende da 150mila a soli 50mila euro.

Il reato di dichiarazione infedele passa da 150mila a 100mila euro. La soglia di rilevanza penale si abbassa dagli attuali 150mila di imposta evasa a 100mila (erano 50.000 prima delle modifiche del Governo Renzi), come pure si abbassa da 3 a 2 milioni l’ammontare complessivo degli attivi sottratti al fisco, cancellata infine l’area di esenzione penale per le valutazioni scorrette in una proporzione inferiore al 10 per cento.

Il reato di omesso versamento dell’Iva scende da 250mila a 100mila euro.

Più severe le pene

Per la dichiarazione fraudolenta con uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, la pena passerà dagli attuali 1 anno e 6 mesi di detenzione nel minimo e 6 nel massimo, a un minimo di 4 anni e un massimo di 8. 

Se l’ammontare degli elementi passivi privi di fondamento è inferiore a 100mila euro, la proporzione della detenzione resta la medesima.

Per la dichiarazione fraudolenta con altri artifizi le nuove sanzioni saranno comprese fra 3 e 8 anni, a fronte degli attuali 1 anno e 6 mesi e 6 anni.

Per la dichiarazione infedele si va dagli attuali 1 e 3 anni a 2 e 5 anni. 

Pene sproporzionate 

Viene, innanzitutto, prevista la confisca per sproporzione. In pratica, lo Stato potrà prendere all’evasore più beni di quanti questi ne ha presi allo Stato. Si tratta di uno strumento di contrasto generalmente impiegato contro la criminalità organizzata. Con la misura, verranno colpiti i beni di cui il condannato in via definitiva anche dopo patteggiamento non è in grado di dimostrare la provenienza legittima, con inversione quindi dell’onere della prova.

Poi c’è il capitolo sulle intercettazioni che si estendono, non più solo ai gravi crimini come il terrorismo, ma anche agli evasori: chi telefona al proprio commercialista per avere una consulenza fiscale potrà essere origliato dall’Agenzia delle Entrate.

Infine, c’è la custodia cautelare: per i reati di omessa o infedele presentazione della dichiarazione dei redditi e Iva e per il delitto di omessa presentazione della dichiarazione dei sostituti di imposta potrà essere richiesta la custodia cautelare in carcere. Sempre per questi delitti, in conseguenza dell’aumento di pena, non ci sarà più la citazione diretta a giudizio, ma occorrerà effettuare l’udienza preliminare innanzi al gup.



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