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Accertamento fiscale dopo una verifica: come difendersi

27 Ottobre 2019
Accertamento fiscale dopo una verifica: come difendersi

Rispetto del termine di 60 giorni dalla consegna del Pvc e dalla chiusura delle attività di verifica: la nullità dell’atto stabilita dallo Statuto del contribuente. 

Se, a seguito di una verifica fiscale sul luogo di lavoro, hai ricevuto un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate e intendi impugnarlo, la Cassazione ti spiega come fare. Esiste, infatti, un motivo di nullità degli atti impositivi spediti in modo frettoloso al contribuente: motivo che è ormai pacificamente accolto nelle aule di tribunale. Alla luce di quelle che sono, quindi, le indicazioni della giurisprudenza, in questo articolo, ti spiegheremo come difendersi da un accertamento fiscale dopo una verifica. Lo faremo tenendo conto delle norme contenute nello Statuto dei contribuenti che stabiliscono i diritti e le garanzie per chi viene sottoposto a controlli da parte dei verificatori del fisco.

Verifiche fiscali: diritti e garanzie del contribuente 

A norma dello Statuto del contribuente [1], tutti gli accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all’esercizio di attività (commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali) sono effettuati sulla base di esigenze effettive di indagine e controllo sul luogo. Essi si svolgono, salvo casi eccezionali e urgenti adeguatamente documentati, durante l’orario ordinario di esercizio delle attività e con modalità tali da arrecare la minore turbativa possibile allo svolgimento delle attività stesse nonché alle relazioni commerciali o professionali del contribuente. 

Il contribuente ha diritto di essere informato delle ragioni che abbiano giustificato la verifica e dell’oggetto che la riguarda, della facoltà di farsi assistere da un professionista abilitato alla difesa dinanzi agli organi di giustizia tributaria, nonché dei diritti e degli obblighi che vanno riconosciuti al contribuente in occasione delle verifiche. 

Su richiesta del contribuente, l’esame dei documenti amministrativi e contabili può essere effettuato nell’ufficio dei verificatori o presso il professionista che lo assiste o rappresenta. 

Il pvc: processo verbale di constatazione

Le attività svolte vengono verbalizzate in quello che viene chiamato pvc ossia processo verbale di constatazione. Tutti i rilievi del contribuente e del professionista che lo assiste devono essere riportati nel pvc.

Durata della verifica fiscale

La verifica presso la sede del contribuente non può durare più di 30 giorni lavorativi, prorogabili per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio. 

Gli operatori possono ritornare nella sede del contribuente, decorso tale periodo, per esaminare le osservazioni e le richieste eventualmente presentate dal contribuente dopo la conclusione delle operazioni di verifica ovvero, previo assenso motivato del dirigente dell’ufficio, per specifiche ragioni. Il periodo di permanenza presso la sede del contribuente di cui al primo periodo, così come l’eventuale proroga ivi prevista, non può essere superiore a 15 giorni lavorativi contenuti nell’arco di non più di un trimestre, in tutti i casi in cui la verifica sia svolta presso la sede di imprese in contabilità semplificata e lavoratori autonomi. In entrambi i casi, ai fini del computo dei giorni lavorativi, devono essere considerati i giorni di effettiva presenza degli operatori civili o militari dell’amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente. 

Il contribuente che ritenga illegittime le attività svolte dai verificatori può rivolgersi anche al Garante del contribuente.

Le osservazioni del contribuente entro 60 giorni

Dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro 60 giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. 

L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine di 60 giorni, salvo casi di particolare e motivata urgenza. 

Nullo l’accertamento fiscale prima di 60 giorni

Abbiamo visto, dunque, che lo Statuto dei contribuenti sancisce l’obbligo di differire l’emissione dell’avviso di accertamento per un tempo minimo utile a consentire il contraddittorio anticipato o preventivo con il contribuente, al quale conferisce facoltà di formulare richieste e osservazioni sugli esiti istruttori. Il rispetto del termine dei 60 giorni è condizione di validità di un eventuale successivo atto di accertamento fiscale. 

Secondo l’orientamento consolidato della Cassazione, l’atto impositivo sottoscritto dal funzionario dell’ufficio in data anteriore alla scadenza del termine dilatorio di 60 giorni previsto dallo Statuto dei contribuenti è illegittimo. 

Per il rispetto dei termini non si considera la data di notizia dell’accertamento o quella di arrivo al domicilio del contribuente, ma la firma dell’atto da parte del dirigente dell’Agenzia delle Entrate. 

Con un’ordinanza la Cassazione [2] ha confermato che l’avviso di accertamento sottoscritto prima dei 60 giorni è illegittimo anche se notificato oltre tale termine. Ai fini del rispetto del diritto di contraddittorio, vale la data di emissione dell’atto e non la sua consegna al contribuente. 

La norma tende a garantire il contraddittorio procedimentale consentendo al contribuente di far valere le sue ragioni quando l’atto impositivo è ancora in fieri. La notificazione, invece, rappresenta solo lo strumento per l’efficacia dell’atto amministrativo emanato.

In conclusione, quindi, ai fini del rispetto delle disposizioni sul contraddittorio preventivo obbligatorio nell’ipotesi di accertamento conseguente a verifica presso la sede, ha rilievo la data di emissione dell’atto e non la data di notifica. 

Tale decisione conferma l’orientamento già espresso in passato dalla Suprema Corte in materia [3]. 

Per eccepire la nullità dell’accertamento fiscale davanti al giudice il contribuente non è tenuto a evidenziare le ragioni che non ha potuto rappresentare per il mancato rispetto del termine dei 60 giorni. 

Nullità accertamento fiscale dopo una verifica: ultime sentenze

Il termine dilatorio tra la notifica del PVC al termine della verifica e l’avviso di accertamento non trova applicazione nei casi di verifiche a tavolino

In tema di accertamento, il termine dilatorio di cui all’art. 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000 non opera nell’ipotesi di accertamenti cd. a tavolino, salvo che riguardino tributi “armonizzati” come l’I.V.A., ipotesi nella quale, tuttavia, il contribuente che faccia valere il mancato rispetto di detto termine è in ogni caso onerato di indicare, in concreto, le questioni che avrebbe potuto dedurre in sede di contraddittorio preventivo.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. II, 17/07/2019, n.4374

Decorrenza del termine per l’emissione dell’avviso di accertamento

In materia di avviso di accertamento, qualora non sia stata espletata la verifica fiscale, il termine dilatatorio di 60 giorni previsto dall’art.  12 Legge n. 212/2000 non decorre in quanto manca il presupposto della consegna del P.V.C.

Comm. trib. reg. Torino, (Piemonte) sez. IV, 14/11/2018, n.1778

Il generale obbligo di consegna del PVC prima della notifica dell’atto impositivo

L’obbligo generalizzato del capo dell’Ufficio di consegnare il PVC al contribuente prima della notifica dell’atto impositivo sussiste anche nei casi di accertamento c.d. “a tavolino”, ossia in tutti quei casi in cui non vi è stato l’accesso presso i locali del contribuente, e ciò in virtù dell’art. 24 Legge n. 4/1929. Tale obbligo può considerarsi esteso a qualsiasi accertamento in quanto il verbale di constatazione è per sua natura l’atto in cui sono riassunte, da un lato, le modalità operative del controllo e gli esiti dell’attività di verifica e, dall’altro, le violazioni delle norme tributarie constate.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. IX, 30/05/2018, n.2506

Contraddittorio preventivo e termine dilatorio per l’avviso di accertamento sono garanzie operanti solo in caso di verifica nei luoghi di lavoro del contribuente

Le garanzie di cui all’art. 12, comma 7, L. n. 212 del 2000, consistenti segnatamente in un preventivo contraddittorio anticipato con il contribuente, attraverso la redazione di p.v.c. con possibilità per il contribuente di presentare osservazioni e memorie, e nel rispetto del termine dilatorio per l’emissione dell’avviso di accertamento, operano esclusivamente nelle ipotesi di accertamento emesso a seguito di accessi, ispezioni e verifiche fiscali eseguiti nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali, e non anche nel caso di attività di verifica e di controllo effettuata dall’Amministrazione senza accesso nei luoghi di residenza o nella sede o nei locali dell’impresa. Inoltre, non essendoci un generale obbligo previsto in materia fiscale di azionare il contraddittorio procedimentale, il mancato esercizio di tale facoltà non comporta alcun profilo di illegittimità dell’avviso di accertamento o di altro provvedimento di natura fiscale emesso dall’Amministrazione finanziaria.

Comm. trib. prov.le Benevento sez. II, 27/06/2017, n.606

Obbligo di contraddittorio con il contribuente: limiti e conseguenze in caso di violazione

La necessità di attivare il contraddittorio endoprocedimentale con il contribuente, seppure sempre auspicabile, deve intendersi limitata ai tributi armonizzati come l’IVA e per i tributi disciplinati da norme interne, limitatamente alle fattispecie per cui è espressamente previsto e nei casi indicati dall’art. 12, comma 7, della legge n. 212 del 2000 in cui il PVC di chiusura della verifica sia notificato a seguito di accesso o ispezione alla sede dell’attività. La mancanza di contraddittorio può essere eccepita come motivo di illegittimità solo se nell’atto di ricorso vengano riferite circostanze tali che se portate a conoscenza dell’Ufficio avrebbero determinato un esito diverso dell’accertamento.

Comm. trib. reg. Torino, (Piemonte) sez. V, 20/06/2017, n.990

Accertamento fiscale e termine 60 giorni dal pvc

L’avviso di accertamento emesso prima dei 60 giorni dal verbale di rilascio di chiusura della verifica presso il contribuente non può essere considerato legittimo perché privo del requisito dell’urgenza; non ha neppure rilevanza il fatto che al contribuente gli fosse stato notificato un PVC prima dell’avviso impugnato.

Cassazione civile sez. trib., 18/11/2015, n.23547


note

[1] Art. 12 co. 7 legge 212/00

[2] Cass. ord. n. 27415/19 del 25.10.2019.

[3] Cass. sent. n. 11088/2015, 5361/2016, 17202/2017, 20267/2018.


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