Diritto e Fisco | Editoriale

Avvocati: obbligo di assicurazione e del POS. Quale senso per i “para-subordinati”?

3 luglio 2013


Avvocati: obbligo di assicurazione e del POS. Quale senso per i “para-subordinati”?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 luglio 2013



Tra le cose assurde di cui anche gli avvocati “para-subordinati” sono tenuti a farsi carico, due sono quelle che sfiorano il paradossale: l’assicurazione sulla responsabilità professionale e l’installazione del dispositivo POS.

Abbiamo già visto quali e quante sono le spese imposte dalla legge agli avvocati, tra cui alcune davvero bizzarre. Tra queste ve ne sono alcune di cui anche gli avvocati “para-subordinati” (categoria di cui si è parlato in un precedente articolo: leggi “Avvocati dipendenti di altri avvocati) sono tenuti a farsi carico ma che nel loro caso sfiorano il paradossale: l’assicurazione sulla responsabilità professionale e l’installazione del dispositivo POS per i pagamenti con carte elettroniche.

Mettiamo subito in chiaro che con il termine “para-subordinati” intendiamo tutti coloro che, pur essendo formalmente liberi professionisti (iscritti all’albo e dotati di partita IVA), lavorano di fatto alle dipendenze di uno studio associato o comunque di un altro avvocato. Costoro non hanno mai avuto, né mai l’avranno un rapporto diretto con il cliente: il titolare del mandato professionale è e sempre sarà il loro “datore di lavoro”, il quale, tranne in casi eccezionali, è anche il firmatario di tutti gli atti di causa, della corrispondenza con controparte, della documentazione, ecc. Dunque è quest’ultimo ad assumersi ogni responsabilità professionale e, soprattutto, è lui ad emettere parcella verso il cliente e a ricevere il relativo pagamento.

Ci si chiede, quindi, che senso abbia che anche gli avvocati-collaboratori siano dotati della polizza assicurativa e a maggior ragione di un apparecchio POS.

Eppure la lettera delle norme in questione non fa alcuna distinzione in merito al tipo di attività svolta dal professionista e impone che, con la mera iscrizione all’albo, ci si debba “attrezzare” in tal senso.

Ancora una volta si conferma l’esigenza di fare le debite distinzioni e riconoscere, una volta per tutte, anche a livello normativo, una situazione di fatto ormai conclamata. E ciò potrà realizzarsi solo creando un’apposita categoria simile ai “paralegal” del sistema anglo-americano, alla quale siano imposti meno obblighi e offerte maggiori garanzie contrattuali e previdenziali.

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Articolo sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

di SIMONE ALIPRANDI


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3 Commenti

  1. PS: lo so che comunque anche chi lavora come “para-subordinato” può parallelamente ed occasionalmente avere propri clienti. ma sappiamo che di fatto poi non ciò non accade per vari motivi (perchè non ha il tempo materiale, perchè il suo “capo” non glielo consente, perchè non ha la giusta esperienza/competenza etc.). Infatti la proposta è proprio quella di creare una sotto-categoria di avvocati (iscritti ad un apposito registro) che espressamente non possano avere propri clienti. Si veda il progetto avanzato da AIGA: http://www.economiaweb.it/avvocati-dipendenti-battaglia-dellaiga/ .

  2. Io non sono parasubordinato (nel senso sopra descritto), ma lavoro in uno studio legale con cui collaboro svolgendo le mie pratiche personali, più quelle che mi passa lo studio.
    Ora, anche nel mio caso, che senso ha l’assicurazione infortuni quando quella del titolare dello studio copre tutti coloro che entrano ed escono dallo studio?
    (nel mio caso il POS ha già più senso, anvendo la mia personale clientela. Anche se trovo assurdo che debba avere il POS con tutte le spese che ne conseguono)

  3. la collega Mariella La Spada in altro articolo (https://www.laleggepertutti.it/33165_polizza-assicurazione-avvocati-slitta-lobbligo-fregati-gli-avvocati-diligenti) solleva un interessante aspetto che a me era sfuggito. Nel caso di avvocati iscritti all’albo formalmente ma di fatto non esercitanti la professione (sono molti), il contratto di assicurazione sulla responsabilità professionale potrebbe risultare nullo per carenza di rischio.

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