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Bloccare l’auto all’ingresso del garage è reato di violenza privata

3 Luglio 2013
Bloccare l’auto all’ingresso del garage è reato di violenza privata

Sanzionata penalmente la condotta di chi parcheggia la propria autovettura in modo tale da bloccare il passaggio, impedendo al proprietario del garage di entrare o uscire dal proprio box.

Impedire a un’auto di entrare o di uscire dal proprio garage, bloccandole il passaggio con la propria vettura, non è solo un gesto di inciviltà e di egoismo, ma integra anche un reato, in particolare quello di violenza privata [1].

Tale reato si realizza ogni volta in cui si priva, in modo forzato e con qualsiasi mezzo, la libertà di azione di un altro soggetto.

Una recente sentenza della Cassazione [2] ha così confermato la condanna a 2 mesi e 15 giorni di reclusione, oltre a un risarcimento del danno, nei confronti di un uomo che aveva parcheggiato la propria vettura in modo tale da bloccare il passaggio alle altre auto in uscite ed entrata dal garage.

Ecco le parole che ha messo, nero su bianco, la Suprema Corte: “Integra il delitto di violenza privata  la condotta di colui che parcheggia la propria autovettura in modo tale da bloccare il passaggio, impedendo alla parte lesa di muoversi (…). Ai fini del delitto in questione, il requisito della violenza si indentifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione”.


note

[1] Art. 610 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 28487 del 2.07.2013. Conforme anche Cass. sent. n. 21779/2006.


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4 Commenti

  1. Ostruire il passaggio a un’auto, parcheggiando la propria in modo incivile tanto da non lasciarla passare, fa scattare il reato di violenza privata: non solo, quindi, una semplice multa per violazione del codice della strada (illecito amministrativo) a carico di chi blocca l’uscita o l’entrata da o per un garage, un cancello, un box auto, l’ingresso a un cortile, un edificio ecc., ma anche un procedimento penale vero e proprio.

  2. La “vittima” dell’ostruzione potrà chiamare la polizia affinché rimuova l’ostacolo con l’ausilio del carro attrezzi. Il verbale dei poliziotti intervenuti costituirà atto pubblico che varrà come prova ai fini dell’eventuale procedimento penale: procedimento che, tuttavia, per essere avviato, necessita della querela della parte offesa. Quest’ultima, a tal fine, dovrà recarsi presso la stazione dei Carabinieri più vicina e denunciare l’accaduto. Una prova fotografica, anche se scattata con il proprio smartphone, potrà sempre essere d’aiuto per una prima ricostruzione dei fatti e per la successiva produzione in processo.Alla vittima è consentito costituirsi parte civile all’interno del processo penale per chiedere il risarcimento del danno in via provvisoria. L’eventuale ulteriore danno (che andrà però dimostrato in modo analitico: si pensi alla perdita di un’occasione di lavoro, di una coincidenza con il treno o l’aereo, ecc.) potrà essere richiesto attivando una causa civile di risarcimento.

  3. Non integra gli estremi del reato di violenza privata la condotta preordinata a far desistere altri da un’azione illecita, in quanto la condotta che si assume impedita con violenza o minaccia, ad opera di un terzo, deve esprimere una lecita modalità di esplicazione della personalità, come l’ostruzione dell’area di accesso carrabile ad una proprietà privata.

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