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Reati fiscali della società: sì al sequestro dei beni ma con dei limiti

13 Febbraio 2014 | Autore:
Reati fiscali della società: sì al sequestro dei beni ma con dei limiti

Sequestrabili i beni della società purché abbiano un collegamento diretto con il reato fiscale commesso.

 

In caso di reato fiscale commesso da una società, sono sequestrabili solo i beni che costituiscono il profitto del reato stesso e non anche beni ulteriori dell’azienda.

È quanto chiarito di recente dalle sezioni unite della Cassazione [1], chiamate a risolvere il contrasto giurisprudenziale circa l’ammissibilità o meno, in caso di reati fiscali, del sequestro preventivo dei beni della società finalizzato alla confisca diretta o per equivalente [2].

I giudici hanno precisato che, seppure la legge non preveda espressamente il sequestro preventivo per le ipotesi di reati tributari, si debba considerare possibile il ricorso a tale misura cautelare.

Attenzione però: sono sequestrabili soltanto quei beni (denaro o altri beni fungibili) che costituiscono il profitto del reato stesso [3] o che comunque quei beni che sono direttamente riconducibili a quest’ultimo.

Non possono invece essere sequestrati i beni ulteriori della società che non hanno alcun collegamento diretto con il reato tributario commesso.

Esempio: in caso di evasione fiscale commessa dal rappresentante legale della società, sono sequestrabili soltanto il denaro “risparmiato” per effetto dell’evasione o i beni che con quel denaro sono stati acquistati. Non possono, invece essere oggetto di sequestro i beni che la società possedeva ancor prima della commissione dell’illecito perché questi non hanno certamente alcun collegamento con esso.

Il chiarimento delle sezioni unite rappresenta un importante passaggio nell’ambito delle misure cautelari connesse ai reati tributari in quanto supera l’orientamento giurisprudenziale che riteneva comunque illegittimo il sequestro [3].


note

[1] Cass. Sez. unite penali, Informativa n. 1 del 30 gennaio 2014.

[2] Artt. artt. 240, 322 ter cod. pen. e art. 1, c. 143 L. 244/2007.

[3] Secondo Cass. SS.UU., n. 26654/2008 con l’espressione “profitto del reato” deve intendersi il “vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato […] concretamente determinato al netto dell’effettiva utilità eventualmente conseguita dal danneggiato, nell’ambito del rapporto sinallagmatico con l’ente.”

[4] Cass. sent. n. 25774 e n. 33371 del 2012, n. 1256, n. 37591 e n. 42350 del 2013.

Autore immagine: 123rf.com


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