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Riabilitazione: ultime sentenze

12 Novembre 2019
Riabilitazione: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: condotta del condannato successiva alla sentenza di condanna; riabilitazione; prova costante ed effettiva di buona condotta; data di espiazione della pena detentiva o di pagamento della pena pecuniaria o di estinzione della pena principale legata ad un’altra causa.

Concessione della riabilitazione: cos’è necessario? 

In tema di misure di prevenzione, la prova costante ed effettiva di buona condotta, necessaria per la concessione della riabilitazione, implica una valutazione della personalità sulla base non già della mera astensione dal compimento di fatti criminosi, ma di fatti e comportamenti sintomatici di un effettivo e costante rispetto delle regole della convivenza sociale, quale espressione del recupero dell’interessato ad un corretto modello di vita.

Cassazione penale sez. I, 23/01/2019, n.8030

L’accertamento della buona condotta 

In tema di misure di prevenzione, l’accertamento della buona condotta, necessario per la concessione della riabilitazione, deve essere correlato alle concrete caratteristiche della pericolosità sociale che aveva giustificato la misura e, pertanto, nel caso di soggetto sottoposto a misura di prevenzione in ragione della sua “pericolosità qualificata” derivante dall’appartenenza ad una “mafia storica”, richiede la prova positiva dell’avvenuta rescissione del vincolo con l’associazione criminale.

Cassazione penale sez. V, 08/01/2019, n.5530

Incontri sporadici ed occasionali con persone gravate da precedenti

Ai fini della valutazione della buona condotta, necessaria per la concessione della riabilitazione, non rilevano meri incontri sporadici ed occasionali con persone gravate da precedenti o pregiudizi penali, ma soltanto frequentazioni che, per la non sporadicità e significatività, escludano la rescissione del condannato da logiche e modelli illegali.

Cassazione penale sez. V, 17/05/2018, n.39499

Comportamenti anteriori al triennio dall’espiazione della pena detentiva

In tema di istanza di riabilitazione ai sensi dell’art. 179, comma 1, c.p., con riferimento all’accertamento del requisito della buona condotta, la valutazione di tale presupposto deve essere effettuata con esclusivo riferimento al periodo di tre anni, di cui all’art. 179 comma 1 c.p., decorrente dalla data di espiazione della pena detentiva. Quindi, al fine dell’accertamento di tale requisito non possono essere presi in considerazione i comportamenti anteriori, neppure nel caso in cui gli stessi rivestano chiara valenza negativa.

Tribunale Milano, 11/05/2018, n.4208

Valutazione della buona condotta

In tema di riabilitazione, la valutazione del presupposto della buona condotta va effettuata con esclusivo riferimento al periodo di tre anni di cui all’art. 179, comma primo, cod. pen., decorrente dalla data di espiazione della pena detentiva o di pagamento della pena pecuniaria o di estinzione della pena principale per altra causa, con la conseguenza che non possono essere presi in considerazione comportamenti anteriori, ancorché di chiara valenza negativa.

Cassazione penale sez. I, 14/11/2017, n.55063

Anticipazione degli effetti della riabilitazione

L’istituto della riabilitazione è previsto nel codice penale tra le cause di estinzione della pena, consegue ad un procedimento il cui esito non è affatto scontato (il condannato deve avere fornito “prove effettive e costanti di buona condotta”), e non comporta alcun effetto ex tunc di cui debba tenere conto, a priori, l’autorità amministrativa preposta alla cura di un determinato interesse pubblico, nel corso dell’esame dei presupposti per il rilascio (o la conservazione) di un titolo autorizzativo; da ciò deriva che, da un lato, l’amministrazione non ha alcun obbligo di sospendere il procedimento di decadenza di un titolo, dall’altro, non può sovrapporre il suo giudizio sulla pericolosità attuale di un soggetto interdetto dai pubblici uffici a seguito di condanne per rapina e omicidio, al diverso giudizio specificamente affidato dall’ordinamento, nel caso di specie, al Giudice penale.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. IV, 12/07/2017, n.1592

Buona condotta del condannato per fatti di criminalità organizzata

In tema di riabilitazione del condannato per fatti di criminalità organizzata, la frequentazione da parte dello stesso di soggetti pregiudicati e di persone inserite negli ambienti della criminalità organizzata, è incompatibile con l’accertamento della buona condotta, richiesto quale presupposto per l’accoglimento dell’istanza.

Cassazione penale sez. I, 14/09/2016, n.52493

Verifica della regolarità della condotta

In tema di riabilitazione, in presenza di istanza avanzata da soggetto che sia stato espulso dal territorio nazionale, ai fini della valutazione del requisito della buona condotta, spetta al giudice acquisire, attraverso i canali istituzionali, ogni informazione utile sulla condotta tenuta dal medesimo dopo la condanna durante il periodo di permanenza in Italia, mentre grava sull’istante, per il periodo di permanenza all’estero, l’onere di fornire, entro il termine fissato dal giudice, documentazione idonea a consentire la decisione sul merito.

(Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza con la quale il Tribunale di sorveglianza, anzichè assegnare un termine all’interessato per la produzione della documentazione utile a valutarne la condotta nel Paese di rimpatrio, aveva rigettato l’istanza affermando l’impossibilità di verificare il requisito della regolarità della condotta).

Cassazione penale sez. I, 26/11/2014, n.15473

Valutazione della personalità

In tema di misure di prevenzione, la prova costante ed effettiva di buona condotta, necessaria per la concessione della riabilitazione, implica una valutazione della personalità sulla base non già della mera astensione dal compimento di fatti criminosi, ma di fatti e comportamenti sintomatici di un effettivo e costante rispetto delle regole della convivenza sociale, quale espressione del recupero dell’interessato ad un corretto modello di vita; le ragioni ostative non possono essere meramente presunte sulla base di semplici sospetti (cassata la decisione che aveva respinto l’istanza di riabilitazione in quanto si riteneva che il richiedente fosse ancora inserito nel sodalizio mafioso avendo sposato la figlia di un boss).

Cassazione penale sez. I, 20/06/2014, n.52539

Riabilitazione: natura del provvedimento

In tema di riabilitazione, il provvedimento che concede il beneficio ha natura costitutiva, con la conseguenza che la valutazione sulla sussistenza del presupposto della buona condotta si estende dal momento della esecuzione o estinzione della pena principale sino a quello della decisione, ferma restando l’autonomia valutativa del tribunale di sorveglianza in ipotesi di fatto oggetto di decisione non definitiva.

Cassazione penale sez. I, 04/04/2014, n.42066

Sospensione condizionale della pena, estinzione del reato e riabilitazione: differenze

La sospensione condizionale della pena, l’estinzione del reato e la riabilitazione sono istituti diversi per presupposti e modalità di funzionamento atteso che: la sospensione condizionale della pena è disposta prima di qualsiasi verifica circa la condotta del condannato successiva alla sentenza di condanna; l’estinzione del reato è istituto che si fonda, ai sensi dell’art. 167 comma 1 c.p., sul decorso dei termini stabiliti unitamente ad ulteriori elementi (il condannato non commetta entro tali termini un delitto, ovvero una contravvenzione della stessa indole, e adempia gli obblighi impostigli); la riabilitazione, infine, è un beneficio che può essere concesso solo a seguito di una pronuncia del Tribunale di sorveglianza (art. 683 c.p.p.), con cui si riscontri che è decorso il termine fissato dalla legge « dal giorno in cui la pena principale è stata eseguita o si è in altro modo estinta, e il condannato ha dato prove effettive e costanti di buona condotta » (art. 179, comma 1, c.p.);in effetti la riabilitazione, ai sensi dell’art. 178 c.p., estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti; in questo contesto essa costituisce, quindi, un istituto che vale ad attestare in modo più sicuro il riacquistato possesso dei requisiti morali da parte del condannato perché, a differenza della sospensione condizionale della pena, opera sulla base di una valutazione ex post della condotta del condannato e, a differenza dell’estinzione della pena, non opera ope legis, ma postula uno specifica pronuncia costitutiva, fondata sulla verifica di prove effettive e costanti di buona condotta.

Il rapporto fra le tre misure va, pertanto, inteso in termini di compatibilità e differenza di effetti, atteso che la persona condannata con pena condizionalmente sospesa ha interesse ad ottenere la riabilitazione, anche quando il reato risulti estinto per il compiuto decorso del termine previsto dalla legge, in quanto essa comporta vantaggi ulteriori rispetto a quelli prodotti dall’estinzione ex art. 167 comma 1, c.p.

Consiglio di Stato sez. V, 31/01/2017, n.386


note

Autore immagine: 123rf com.


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