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Testamento con divieto di vendere: è valido?

27 Ottobre 2019
Testamento con divieto di vendere: è valido?

Testamento sottoposto a condizione: il vincolo di non vendere è valido? Differenza tra condizione sospensiva e risolutiva.

Con un testamento olografo di alcuni anni fa, tua zia ti ha donato la propria casa. Era sua intenzione, tuttavia, che l’immobile restasse in famiglia, trasferendosi di generazione in generazione, senza finire in mano ad estranei; ragion per cui, nel testamento, ha inserito una condizione particolarmente limitativa: potrai sì usare la casa, ma non venderla. 

Ti chiedi se una clausola di questo tipo sia legittima o meno. È valido il testamento con divieto di vendere? La questione è stata affrontata in passato dalla Cassazione. Ecco cosa hanno detto i giudici supremi in merito [1]. 

La differenza tra condizione sospensiva e risolutiva

Abbiamo già trattato, in un precedente articolo, l’ipotesi del testamento con condizione di non vendere.

Il diritto conosce due tipi di condizioni da applicare ai negozi giuridici come contratti, testamenti e donazioni:

  • la condizione sospensiva;
  • la condizione risolutiva.

La condizione sospensiva è quella che subordina l’efficacia del negozio a un determinato evento futuro ed incerto. Se questo non si verifica, l’atto non produce effetti e le parti restano libere dalle rispettive prestazioni.

Marco stipula un contratto di affitto per un negozio, ma subordina l’efficacia del contratto stesso al ricevimento, da parte del Comune, della licenza all’esercizio dell’attività commerciale. Se il Comune dovesse negare le autorizzazioni, l’affitto si ritiene come mai stipulato.

La condizione risolutiva, al contrario, è quella al cui verificarsi è subordinata la perdita di efficacia di un negozio già eseguito. Quindi, nel momento in cui si verifica il fatto dedotto nella condizione, l’atto giuridico non produce più effetti e “si scioglie”.

Maria dona la propria casa a Roberta a condizione che questa le presti assistenza per tutta la sua restante vita, provvedendo altresì alle spese funerarie e di sepoltura. Nell’atto pubblico, è stabilito espressamente che l’inadempimento anche di una sola delle citate obbligazioni avrebbe comportato la risoluzione di diritto della donazione. La Cassazione ha dichiarato la piena validità di tale clausola.

La condizione si distingue dal termine (anch’esso “sospensivo” o “risolutivo”): nella condizione, l’evento futuro è sempre incerto («Ti dono una casa a condizione che la ristrutturi»), mentre nel termine il verificarsi dell’evento è certo («Ti dono una casa con effetto a partire da quando avrai 18 anni»).

Testamento sottoposto a condizione

Anche nel testamento possono essere apposte condizioni sospensive o risolutive.

In generale, il Codice civile consente di inserire, in una clausola testamentaria, la condizione che l’erede non faccia o non dia qualche cosa per un tempo indeterminato. 

Tale condizione non può mai essere sospensiva, ma solo risolutiva. Difatti, per verificare il rispetto della clausola di non fare o non dare, bisognerebbe attendere l’ultimo giorno di vita del beneficiario; sicché la clausola non avrebbe alcun senso o utilità (il passaggio di proprietà del bene arriverebbe, paradossalmente, alla morte dell’erede). Così il significato di una tale condizione deve essere piuttosto inteso nel senso che, se l’erede darà o farà quella determinata cosa, in quel momento stesso perderà anche l’eredità (condizione risolutiva).

Tuttavia, secondo la Cassazione è possibile porre nel testamento un divieto di vendita purché esso risponda a un apprezzabile interesse del testatore e sia contenuto entro convenienti limiti di tempo. In buona sostanza, se anche il testatore ha stabilito che il divieto ad alienare l’immobile sia da considerarsi a tempo indeterminato, l’erede non è tenuto a rispettarlo per tutta la propria vita, ma solo per un margine di tempo ragionevole (ad esempio, i primi 10 anni). In caso di contestazione da parte degli altri coeredi, a stabilire se il termine rispettato è da considerarsi ragionevole o meno sarà il giudice del tribunale.

Nella prassi, di regola, si ritiene che un divieto di alienazione non possa durare secondo alcuni più di 10 anni, secondo altri più di 5 anni. 

Secondo la Cassazione [1] è, infatti, da ritenere nullo il legato (ossia l’attribuzione per testamento di un bene specifico, come appunto la casa) con divieto perpetuo di vendere. Il divieto, dunque, resta efficace, ma va rispettato per non oltre 10 anni, decorsi i quali l’erede è libero di alienare l’immobile a proprio piacimento. 


note

[1] Cass. sent. n. 15240/2017.


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