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Ravvedimento operoso: ultime sentenze

13 Novembre 2019
Ravvedimento operoso: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: riconoscimento dell’attenuante del ravvedimento operoso; integrale pagamento del debito tributario; condizione per accedere al patteggiamento; giudizio di responsabilità dei coimputati; reati tributari; reati concernenti sostanze stupefacenti; reati sessuali.

L’attenuante del ravvedimento operoso

In tema di reati concernenti sostanze stupefacenti, ai fini della applicazione dell’attenuante del ravvedimento operoso di cui all’art. 73, comma 7, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, non è necessario, quando si è in presenza di traffici di modesta rilevanza, che il risultato conseguito dalla collaborazione consista nella sottrazione al mercato di rilevanti risorse per la commissione dei delitti, ma è sufficiente che l’imputato abbia offerto tutto il suo patrimonio di conoscenze oggettivamente idonee in astratto ad evitare che l’attività delittuosa sia portata ad ulteriori conseguenze, attraverso l’individuazione e la neutralizzazione dei responsabili da lui conosciuti, o sui quali è in grado di fornire utili elementi per l’identificazione.

(In motivazione la Corte ha evidenziato che il giudice è tenuto a compiere un’analisi specifica del contenuto delle dichiarazioni rese e della loro astratta idoneità al raggiungimento dei risultati richiesti dalla norma citata, verificando se il mancato approfondimento investigativo sia connesso all’oggettiva genericità e mancanza di novità dei dati offerti dall’imputato ovvero ad un’eventuale inattività degli inquirenti).

Cassazione penale sez. IV, 14/06/2018, n.42463

Riconoscimento dell’attenuante del ravvedimento operoso

In tema di reati concernenti sostanze stupefacenti, il riconoscimento dell’attenuante del ravvedimento operoso di cui all’art. 73, comma 7, d.P.R. n. 309 del 1990, non comporta automaticamente anche quello dell’attenuante di cui all’art. 74, comma 7, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, non coincidendo i presupposti delle due circostanze, in quanto la prima riguarda l’assicurazione, “ex post”, delle prove dei commessi reati e, ai fini della sua applicazione, è necessario che i dati forniti siano nuovi, oggettivamente utili e costituiscano tutte le conoscenze a disposizione del dichiarante, mentre per la concessione della seconda, è necessario che il contributo conoscitivo offerto dall’imputato, nel corso della consumazione del reato, sia utilmente diretto ad interrompere non tanto il traffico della singola partita di droga, bensì l’attività complessiva del sodalizio criminoso.

Cassazione penale sez. III, 19/01/2018, n.23528

Quando non si configura l’attenuante del ravvedimento operoso?

In tema di circostanze attenuanti generiche, la loro applicazione può essere rifiutata per l’assenza di elementi positivi di giudizio: tra quelli che possono suggerire la necessità di attenuare la pena comminata per il reato, rientrano la confessione spontanea del colpevole, il corretto comportamento processuale o la collaborazione prestata nelle indagini e ogni altra situazione di manifesto ravvedimento, quando non sia configurabile l’attenuante del ravvedimento operoso.

Tuttavia il giudice può escludere la positiva valenza di tali elementi e negare l’applicazione delle attenuanti generiche, non soltanto quando esse siano contrastati da altri specifici elementi di disvalore emergenti dagli atti, ma anche quando la confessione si sostanzi nel prendere atto della ineluttabilità probatoria dell’accusa o sia volta esclusivamente all’utilitaristica attesa della riduzione della pena e la collaborazione giudiziaria o processuale sia comunque probatoriamente inerte o neutra, nel senso che non abbia neppure agevolato il giudizio di responsabilità dei coimputati per essere questi già confessi o per altro plausibile motivo.

Ufficio Indagini preliminari Napoli Nord, 14/06/2018, n.418

Reati tributari: è possibile accedere al patteggiamento?

Relativamente ai delitti di cui agli articoli 10-bis, 10-ter, 10-quater, commi 1, 4 e 5 del decreto legislativo n. 74 del 2000, l’estinzione del debito tributario mediante pagamento ovvero il ravvedimento operoso non possono configurare una condizione per accedere al patteggiamento giacché tali evenienze integrano una causa di non punibilità del reato, come tale concettualmente incompatibile con la definibilità con il rito alternativo.

Da ciò consegue che·l’ammissibilità al rito speciale non presuppone affatto la preventiva verifica dell’essersi realizzate le anzidette condizioni: non a caso l’articolo 13-bis,·comma·2,·del decreto legislativo n. 74 del 2000, che pone tale regola di verifica per gli altri delitti tributari, fa salvi i casi di cui ai commi 1 e 2 del precedente articolo 13, proprio relativi ai reati suddetti.

Ad analoga conclusione deve pervenirsi anche relativamente al reato di cui all’articolo 10 del decreto legislativo citato, sia pure per ragioni diverse. Infatti, l’occultamento o la distruzione delle scritture contabili ivi sanzionati non sono correlati all’esistenza di un profitto o di un danno erariale quantificabili, per cui rispetto a tale fattispecie il preventivo accertamento dell’estinzione integrale del debito o del ravvedimento operoso risulta inesigibile, a meno che non si verifichi – e sia oggetto di contestazione – che nei confronti dell’imputato, in relazione alla peculiare condotta illecita descritta dal predetto articolo 10, sia eventualmente maturato uno specifico debito erariale che avrebbe potuto essere estinto dal contribuente con gli istituti all’uopo previsti dal sistema tributario.

Cassazione penale sez. III, 23/11/2018, n.10800

Pagamento del debito tributario o ravvedimento operoso

La disposizione di cui all’articolo 13-bis, comma 2, del decreto legislativo 10 marzo 2000 n. 74, come inserito dall’articolo 12 del decreto legislativo 24 settembre 2015 n. 158, che introduce condizioni all’accesso al “patteggiamento” per i reati tributari, subordinando tale accesso all’integrale pagamento del debito tributario o al ravvedimento operoso, è senz’altro applicabile al reato di cui all’articolo 2 del decreto legislativo n. 74 del 2000, a differenza di quanto invece previsto per il reato di cui all’articolo 10-ter dello stesso decreto legislativo, giacché per tale reato, come per quelli di cui agli articoli 10-bis e 10-quater, l’estinzione del debito tributario mediante integrale pagamento, da effettuarsi prima dell’apertura del dibattimento, con costituisce presupposto di legittimità del patteggiamento per l’empirico rilievo che per tali reati l’integrale pagamento del debito tributario configura, ai sensi dell’articolo 13, comma 1, del decreto legislativo n. 4, del 2000, una causa di non punibilità, onde il patteggiamento non sarebbe tout court configurabile rispetto a reati non punibili.

Cassazione penale sez. III, 16/10/2018, n.55498

Ritrattazione e ravvedimento operoso

La ritrattazione successiva all’avvio delle investigazioni dà luogo al ravvedimento operoso nel delitto di simulazione di reato – reato istantaneo e di pericolo – solo se elida o attenui efficacemente le conseguenze del fatto e non quando avvenga a tale distanza dalla falsa denuncia da non arrecare alcun efficace contributo alle indagini, avendo già l’autorità investigativa ricostruito autonomamente la consistenza dei fatti.

Cassazione penale sez. IV, 20/06/2018, n.32221

Accesso al patteggiamento per i reati tributari

La disposizione di cui all’articolo 13-bis, comma 2, del decreto legislativo 10 marzo 2000 n. 74, come inserito dall’articolo 12 del decreto legislativo 24 settembre 2015 n. 158, che introduce condizioni all’accesso al “patteggiamento” per i reati tributari, subordinando tale accesso all’integrale pagamento del debito tributario o al ravvedimento operoso, è norma processuale, in quanto il legislatore ha introdotto un’esclusione oggettiva dal “patteggiamento”, riferita alla generalità dei reati in materia tributaria previsti dal citato decreto legislativo n. 74 del 2000, onde essa trova applicazione in relazione a tutti i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore dalla norma, indipendentemente dalla data di commissione del reato.

Cassazione penale sez. III, 12/01/2018, n.5448

Stupefacenti: quando si applica l’attenuante del ravvedimento operoso?

In materia di reati concernenti le sostanze stupefacenti, la circostanza attenuante del c.d. “ravvedimento operoso” di cui all’art. 74, comma settimo, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 può trovare applicazione anche quando la collaborazione sia prestata successivamente alla pronuncia di condanna in primo grado.

Cassazione penale sez. IV, 12/07/2017, n.40749

Concessione dell’attenuante del ravvedimento operoso

La circostanza attenuante comune dell’attivo ravvedimento, prevista dall’art. 62, comma primo, n. 6, seconda ipotesi, cod. pen. non può essere concessa per il fatto che l’autore del reato abbia intrapreso un percorso terapeutico volto alla comprensione del disvalore del reato commesso, e, quindi, in relazione a semplici stati psicologici interiori dell’imputato, essendo, invece, necessaria l’elisione delle conseguenze dannose della condotta.

(Fattispecie di realizzazione di materiale pedopornografico in cui la S.C. ha, altresì, puntualizzato che eventuali percorsi interiori di comprensione del disvalore del reato commesso possono essere al più valutati ai fini della determinazione della pena, ai sensi dell’art. 133, comma secondo, n. 3), cod. pen., ovvero del riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, di cui all’art. 62-bis, cod. pen.).

Cassazione penale sez. III, 31/05/2017, n.38635

Reati sessuali e attenuante del ravvedimento operoso

Nei reati sessuali, nel caso di somma offerta a titolo di risarcimento del danno alla persona offesa e da questa accettata, il giudice che ritenga tale somma insufficiente al ristoro dell’integrale pregiudizio, e dunque inidonea a dimostrare l’effettivo ravvedimento del colpevole, deve negare la circostanza attenuante prevista dall’art. 62, n. 6, cod. pen., non potendo tuttavia limitarsi ad enunciare, quale elemento ostativo al suo riconoscimento, l’inadeguatezza del risarcimento versato in relazione al danno morale e di relazione patito dalla vittima, ma dovendo invece esprimere una rigorosa valutazione delle specifiche configurazioni assunte dal danno non patrimoniale in relazione alle concrete ripercussioni negative sulla vittima, in relazione alle quali commisurare la liquidazione equitativa.

Cassazione penale sez. III, 09/02/2017, n.18483



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