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Frode in commercio: ultime sentenze

24 Agosto 2022
Frode in commercio: ultime sentenze

Volontà dell’esercente di consegnare ai clienti una cosa diversa da quella pattuita; obbligo di dichiarare la qualità della merce; mancata indicazione sul menù di un prodotto surgelato.

Non riportare sul menù la natura surgelata degli alimenti integra il reato di frode in commercio, in quanto l’esercizio di ristorazione ha l’obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta ai consumatori.

Reato di frode in commercio: configurabilità

Il reato di frode in commercio, previsto dall’art. 515 c.p., è configurabile laddove tra l’esercente dell’attività commerciale e il potenziale acquirente vi sia stato un effettivo contatto, una contrattazione idonea e diretta in modo non equivoco alla vendita di merce diversa da quella dichiarata o pattuita. Al contrario, non si ritiene configurabile detta fattispecie di reato quando il commerciante non ha provveduto o fatto provvedere alla materiale consegna del bene, difettando, dunque, una concreta prova in merito all’effettiva responsabilità.

Corte appello Ancona, 06/04/2022, n.118

Immissione sul mercato di beni contaminati

L‘amministratore delegato alla logistica e produzione della società risponde per la frode in commercio dovuta all’immissione sul mercato di beni contaminati e non rispondenti alle indicazioni riportate dall’etichettatura. Nella vicenda esaminata era stata rilevata una contaminazione di mangime etichettato come biologico. Il ricorrente contestava la condanna nei primi due gradi ritenendo che fosse stato ritenuto responsabile solo in ragione delle funzioni a lui delegate, mentre sosteneva che i giudici avevano mancato di accertare la sua consapevolezza in ordine alla presenza di residui (non presenti in etichetta) nei macchinari di lavorazione e alla volontà di porre in vendita il prodotto contaminato. Riteneva di essere estraneo all’attività di confezionamento e di avere comunque all’uopo dettato specifiche direttive. Direttive ritenute invece non provate e, dove presenti, totalmente generiche e aspecifiche. Col ricorso per cassazione l’imputato contestava che in assenza di specifiche prove della sua responsabilità, questa gli veniva di fatto attribuita in maniera automatica, facendola derivare dalla sua qualifica in azienda, ossia contestava l’attribuzione di una responsabilità “oggettiva” senza accertare l’elemento soggettivo connesso al reato ex articolo 515 del Cp Il motivo è stato respinto dalla Cassazione: la norma attribuisce al titolare dell’esercizio commerciale la responsabilità per la frode al consumatore realizzata nell’ambito dell’attività di vendita di un bene. Sempre che questi non abbia adempiuto all’obbligo di impartire chiare e precise disposizioni ai dipendenti, affinché si attengano a un comportamento leale e scrupoloso nello svolgere il proprio a lavoro nei confronti dei consumatori.

Cassazione penale sez. III, 23/03/2022, n.27190

Etichette non veritiere

Integra il reato di frode nell’esercizio dell’attività commerciale la condotta del rappresentante legale che venda prodotti con loghi attestanti una composizione difforme da quella reale. Nel caso di specie si trattava di sacchetti posti in commercio con logo “ok composto Vincot” e caratterizzati da logo indebitamente apposto poiché realizzati in granuli e non in “polimeri biodegradabili e compostabili” conformi alla normativa europea.

Tribunale Potenza, 04/11/2021, n.1219

Pratica commerciale scorretta e frode in commercio

Qualora una pratica commerciale scorretta integri gli estremi del reato di frode in commercio, è risarcibile il danno non patrimoniale subìto dai consumatori lesi da tale pratica.

Tribunale Venezia, 07/07/2021

Idoneità della condotta a trarre in inganno una pluralità di consumatori

Integra il reato di frode in commercio la consegna di un bene diverso, per caratteristiche essenziali, rispetto a quello pattuito, anche se avvenuta nell’ambito di una trattativa individuale, non richiedendo la norma incriminatrice l’offerta al pubblico del bene o l’idoneità della condotta a trarre in inganno una pluralità di consumatori quale elemento costitutivo del reato.

Cassazione penale sez. III, 30/06/2021, n.30685

Vendita di prodotti con dicitura CE contraffatta

La vendita di prodotti con dicitura “CE” contraffatta integra il delitto di frode nell’esercizio del commercio e non il delitto di detenzione per la vendita di prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi contraffatti o alterati, atteso che siffatta dicitura non identifica un marchio propriamente detto, inteso come elemento, o segno, o logo, idoneo a distinguere un manufatto da un altro, ma assolve alla diversa funzione di garantire al consumatore la conformità del prodotto su cui è apposta ai livelli di qualità e di sicurezza previsti dalla normativa dell’Unione europea .

Cassazione penale sez. II, 25/05/2021, n.30026

Frode nell’esercizio commerciale

La sola indicazione nel menù dei vari piatti ed il relativo prezzo, senza specificazione della pietanze contenenti prodotti surgelati o congelati utilizzati nella preparazione degli stessi è condotta idonea ad integrare il reato di frode nell’esercizio commerciale.

Tribunale Cassino, 18/01/2021, n.892

Mancata indicazione di prodotto surgelato

La disponibilità di alimenti surgelati, non indicati come tali nel menù o negli espositori nei quali gli stessi siano esposti a disposizione della clientela, integra il reato di tentativo di frode in commercio, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore, in quanto tale comportamento è univocamente rivelatore della volontà dell’esercente di consegnare ai clienti una cosa diversa da quella pattuita (confermata nella specie la sanzione per il titolare di un esercizio commerciale – bar affiancato da ristorante -pizzeria -, colto a vendere alla clientela cornetti, strudel e fagottini, dimenticando di segnalare però che essi erano congelati all’origine).

Cassazione penale sez. III, 11/12/2019, n.10375

Alimenti surgelati nei ristoranti: vanno indicati nel menù

In tema di frode in commercio, un sistema d’informazione secondo cui il personale di sala di un ristorante è addestrato per offrire al cliente tutte le delucidazioni del caso (nella specie, il menù recava, sulla prima ed ultima pagina, l’espressione “Gentile cliente, la informiamo che alcuni prodotti possono essere surgelati all’origine o congelati in loco (mediante abbattimento rapido di temperatura) rispettando le procedure di autocontrollo ai sensi del regolamento Ce 852/2004.

La invitiamo quindi a volersi rivolgere al responsabile di sala per avere tutte le informazioni relative al prodotto che desiderate”) non è sufficiente a garantire una puntuale informazione sulle qualità del prodotto venduto, in particolare sull’origine fresca, congelata o surgelata dello stesso, posto che l’iniziativa conoscitiva non deve essere presa dal cliente.

Cassazione penale sez. III, 21/02/2018, n.38793

Reato tentato di frode in commercio

Integra il reato tentato di frode in commercio anche il semplice fatto di non indicare nella lista delle vivande, posta sui tavoli di un ristorante, che determinati prodotti sono congelati, in quanto l’esercizio di ristorazione ha l’obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta ai consumatori, di tal che la mancata specificazione della qualità del prodotto (naturale o congelato) costituisce un atto diretto in modo non equivoco a commettere il delitto di cui all’art. 515 cod. pen.

Cassazione penale sez. III, 25/10/2018, n.56105

Elementi idonei a trarre in inganno il cliente

Non è necessario che l’omessa indicazione nel menu del carattere surgelato degli alimenti sia accompagnata da ulteriori elementi idonei a trarre in inganno l’acquirente, perché tale omessa indicazione è da sola sufficiente ad integrare il tentativo di frode in commercio, integrando una mancanza di adeguata informazione ai consumatori, i quali, in mancanza di indicazioni di segno contrario, possono legittimamente presumere di consumare alimenti freschi.

Cassazione penale sez. III, 17/01/2017, n.30173

Alimenti surgelati non indicati come tali nel menù

Integra il reato tentato di frode in commercio la mera disponibilità, nella cucina di un ristorante, di alimenti surgelati, seppure non indicati come tali nel menu, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore.

Cassazione penale sez. III, 17/05/2017, n.39082

Tentativo di frode in commercio: la condotta del ristoratore

La disponibilità nelle cucine di un ristorante di alimenti surgelati, non indicati come tali nel menù, perfeziona il tentativo di frode in commercio, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore.

Cassazione penale sez. III, 17/01/2017, n.30173

Tentativo di frode in commercio: quando si configura?

Il menù, sistemato sui tavoli di un ristorante o consegnato ai clienti, equivale ad una proposta contrattuale nei confronti degli avventori e manifesta l’intenzione del ristoratore di offrire i prodotti indicati nella lista. Da ciò consegue che la mera disponibilità di alimenti surgelati nel ristorante, non indicati nel menù, configura il tentativo di frode in commercio.

Cassazione penale sez. III, 19/10/2017, n.4735

L’obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta ai consumatori

Può concretizzare  la fattispecie del reato di frode nell’esercizio del commercio anche il semplice fatto di non indicare nella lista delle vivande, posta sui tavoli di un ristorante, che determinati prodotti sono congelati, in quanto l’esercizio di ristorazione ha l’obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta ai consumatori: infatti, detta lista, consegnata agli avventori, equivale ad una proposta contrattuale nei confronti dei clienti e manifesta l’intenzione del ristoratore di offrire i prodotti ivi indicati; di tal che la mancata specificazione della qualità del prodotto (naturale o congelato) integra il reato de quo, perché la stessa proposta non veritiera costituisce un atto diretto in modo non equivoco a commettere il delitto di cui all’art. 515 c.p..

Cassazione penale sez. III, 07/12/2016, n.6586

Prodotti alimentari con falsa scadenza

Integra il reato di tentativo di frode in commercio la detenzione per la cessione di prodotti alimentari recanti l’indicazione della data di scadenza contraffatta (nella specie, è stata affermata la responsabilità di un esercente per tentata frode in commercio realizzata attraverso la cancellazione della data di scadenza sui barattoli contenenti prodotti ortofrutticoli destinati alla vendita e presenti nei locali dell’impresa).

Cassazione penale sez. III, 16/06/2016, n.17905

Vendita di un prodotto diverso da quello indicato sull’etichetta

Integra il reato di frode nell’esercizio del commercio vendere un prodotto diverso da quello indicato nell’etichetta, indipendentemente dalle caratteristiche intrinseche del prodotto (nel caso di specie erano state vendute ad un ristorante n. 7 latte di prodotto che nell’etichetta recava olio extra vergine d’oliva mentre in realtà era olio d’oliva).

Tribunale La Spezia, 17/06/2014, n.595

Alimenti surgelati e richiesta del cliente

La disponibilità nelle cucine di un ristorante di alimenti surgelati non indicati come tali nel menu perfeziona il tentativo di frode in commercio, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore, mentre la condotta del ristoratore che, a seguito della richiesta del cliente, rifiuti di consegnare il prodotto congelato, può rilevare quale desistenza.

Cassazione penale sez. III, 02/10/2013, n.44643

Consegna ai clienti un prodotto diverso da quello dichiarato

La detenzione di alimenti congelati o surgelati all’interno di un ristorante, senza che nella lista delle vivande sia indicata tale caratteristica, integra il reato di tentativo di frode in commercio, trattandosi di condotta univocamente idonea a consegnare ai clienti un prodotto diverso, per qualità, da quello dichiarato.

Cassazione penale sez. III, 05/12/2013, n.5474

Disponibilità di alimenti surgelati in esercizio di ristorazione

Anche la mera disponibilità di alimenti surgelati, non indicati come tali nel menu, nella cucina di un ristorante, configura il tentativo di frode in commercio, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore.

Cassazione penale sez. III, 18/11/2008, n.6885

Prodotti congelati o surgelati nei frigoriferi di un ristorante

La detenzione di prodotti congelati o surgelati nei frigoriferi di un ristorante senza che tale stato di conservazione sia indicato nel menù integra il reato di tentativo di frode in commercio.

Cassazione penale sez. III, 20/06/2007, n.35404

La proposta contrattuale nei confronti dei potenziali clienti

Il semplice fatto di non indicare nella lista delle vivande poste sui tavoli di un ristorante che determinati prodotti sono congelati, configura il tentativo di frode in commercio. I motivi sono due: da un lato, il ristoratore ha “l’obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta ai consumatori”; dall’altro, l’esposizione del menu equivale “ad una proposta contrattuale nei confronti dei potenziali clienti”.

Cassazione penale sez. III, 24/05/2005, n.24190

Detenzione di prodotti ittici in un ristorante

La detenzione in un ristorante di prodotti ittici, senza che di tale stato di conservazione sia fatta menzione nella lista delle vivande, non integra il tentativo del reato di frode in commercio se non vi sono clienti nel locale.

Cassazione penale sez. III, 11/06/2003, n.28828


note

Autore immagine: 123rf com.


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