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Frode in commercio: ultime sentenze

13 Novembre 2019
Frode in commercio: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: frode in commercio; elemento soggettivo del delitto di frode in commercio; mendace commercializzazione del prodotto; tentativo del reato di frode in commercio; detenzione per la cessione di prodotti alimentari con la data di scadenza contraffatta.

Non riportare sul menù la natura surgelata degli alimenti integra il reato di frode in commercio, in quanto l’esercizio di ristorazione ha l’obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta ai consumatori.

Frode in commercio: configurabilità

Il reato di frode nell’esercizio del commercio non richiede, ai fini della sua configurabilità, che il prodotto sia socialmente pericoloso, essendo sufficiente la mendace commercializzazione dello stesso come diverso da quello reale. L’elemento psicologico del delitto di frode in commercio consiste nel solo dolo generico, ossia nella coscienza e volontà di consegnare cosa diversa da quella pattuita. I moventi dell’azione criminosa sono, invece, estranei ed irrilevanti ai fini della configurabilità di tale delitto, che sussiste, pertanto, anche se l’agente non si proponga come scopo l’inganno o il danno dell’acquirente.

Tribunale Bari sez. I, 04/07/2017, n.2642

Frode in commercio: dolo generico

L’elemento soggettivo del delitto di frode in commercio consiste nel dolo generico, ossia nella consapevolezza di cedere, nell’esercizio del commercio, una cosa mobile che, per origine, provenienza, qualità o quantità, sia difforma da quella dichiarata come posta in vendita.

Cassazione penale sez. III, 25/10/2017, n.13998

Ristoranti: indicazione degli alimenti surgelati nei menù

In tema di frode in commercio, un sistema d’informazione secondo cui il personale di sala di un ristorante è addestrato per offrire al cliente tutte le delucidazioni del caso (nella specie, il menù recava, sulla prima ed ultima pagina, l’espressione “Gentile cliente, la informiamo che alcuni prodotti possono essere surgelati all’origine o congelati in loco (mediante abbattimento rapido di temperatura) rispettando le procedure di autocontrollo ai sensi del regolamento Ce 852/2004.

La invitiamo quindi a volersi rivolgere al responsabile di sala per avere tutte le informazioni relative al prodotto che desiderate”) non è sufficiente a garantire una puntuale informazione sulle qualità del prodotto venduto, in particolare sull’origine fresca, congelata o surgelata dello stesso, posto che l’iniziativa conoscitiva non deve essere presa dal cliente.

Cassazione penale sez. III, 21/02/2018, n.38793

Natura surgelata di alcuni prodotti nel menù

Il menù, sistemato sui tavoli di un ristorante o consegnato ai clienti, equivale ad una proposta contrattuale nei confronti degli avventori e manifesta l’intenzione del ristoratore di offrire i prodotti indicati nella lista. Da ciò consegue che la mera disponibilità di alimenti surgelati nel ristorante, non indicati nel menù, configura il tentativo di frode in commercio.

Cassazione penale sez. III, 19/10/2017, n.4735

Frode in commercio: il luogo di consegna della merce

Quanto al locus commissi delicti nel reato di frode in commercio, rilevante ai fini dell’accertamento della sussistenza della competenza e della giurisdizione, esso deve identificarsi nel luogo in cui avviene la condotta di consegna della merce diversa da quella pattuita.

Infatti, in materia il legislatore italiano ha accolto la “teoria dell’ubiquità” per cui il reato si ritiene commesso nel territorio dello Stato italiano quando l’azione o omissione che lo costituiscono è ivi avvenuta in tutto o in parte ovvero se si è ivi verificato l’evento; ne consegue che a questo fine è sufficiente che sia avvenuta nel territorio dello Stato italiano anche una minima parte dell’azione, anche se priva dei requisiti dell’idoneità e di inequivocità richiesti per il tentativo.

Tribunale Firenze sez. II, 03/07/2017, n.2693

Tentata frode in commercio

Integra il reato tentato di frode in commercio la mera disponibilità, nella cucina di un ristorante, di alimenti surgelati, seppure non indicati come tali nel menu, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore.

Cassazione penale sez. III, 17/05/2017, n.39082

Messa in vendita di prodotti non regolamentari

La mera messa in vendita di prodotti non regolamentari integra il tentativo del reato di frode in commercio poiché è condotta idonea e diretta in modo non equivoco all’accordo finale.

Cassazione penale sez. III, 07/03/2017, n.37983

Elementi idonei a trarre in inganno l’acquirente

Non è necessario che l’omessa indicazione nel menu del carattere surgelato degli alimenti sia accompagnata da ulteriori elementi idonei a trarre in inganno l’acquirente, perché tale omessa indicazione è da sola sufficiente ad integrare il tentativo di frode in commercio, integrando una mancanza di adeguata informazione ai consumatori, i quali, in mancanza di indicazioni di segno contrario, possono legittimamente presumere di consumare alimenti freschi.

Cassazione penale sez. III, 17/01/2017, n.30173

Prodotti alimentari con falsa scadenza

Integra il reato di tentativo di frode in commercio la detenzione per la cessione di prodotti alimentari recanti l’indicazione della data di scadenza contraffatta (nella specie, è stata affermata la responsabilità di un esercente per tentata frode in commercio realizzata attraverso la cancellazione della data di scadenza sui barattoli contenenti prodotti ortofrutticoli destinati alla vendita e presenti nei locali dell’impresa).

Cassazione penale sez. III, 16/06/2016, n.17905

L’apposizione del marchio contraffatto CE

Integra il reato di tentativo di frode nell’esercizio del commercio l’apposizione, su beni destinati alla vendita, del marchio contraffatto CE, poiché questo garantisce non solo la provenienza del bene dall’Europa, ma anche la sussistenza dei requisiti aprioristicamente standardizzati dalla normativa comunitaria, che possono essere scelti dall’acquirente in ragione della loro origine e provenienza controllata alla fonte.

(In motivazione, la Corte ha evidenziato l’irrilevanza dell’accertamento in concreto delle caratteristiche del prodotto destinato alla vendita, che potrebbero anche essere superiori a quelle dichiarate, rilevando esclusivamente la lesione dell’ordine economico e della regolarità del commercio operata dalla diffusione di beni differenti da quelli dichiarati).

Cassazione penale sez. III, 14/12/2018, n.17686

Ingannevole marchiatura CE

La marchiatura CE ‘”Comunità Europea”, ove falsa o ingannevole, assume rilevanza ai sensi dell’art. 515 c.p. in quanto, pur non incidendo sulla provenienza del prodotto, incide sulla qualità e sicurezza dello stesso garantendone la conformità agli standard europei.

Cassazione penale sez. III, 20/06/2018, n.33397


note

Autore immagine: 123rf com.


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