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Citazione per inadempimento contrattuale

19 Novembre 2019 | Autore:
Citazione per inadempimento contrattuale

Il contratto ha forza di legge tra le parti che lo sottoscrivono, quindi la parte che non lo rispetta rischia la causa e il pagamento dei danni arrecati.

Si ha inadempimento contrattuale quando una determinata prestazione non viene eseguita nel tempo, nel luogo o secondo le modalità stabilite: ad esempio, Tizio è inadempiente se non paga la merce acquistata. Quando si verifica tale situazione, la parte che non è inadempiente può attivare una serie di azioni che la legge mette a disposizione del creditore per avere tutela. Nel presente articolo, vedremo quindi di spiegare sinteticamente i diversi tipi di inadempimento e le domande proponibili dal creditore attraverso l’atto di citazione per inadempimento contrattuale.

Il presupposto dell’inadempimento

Il presupposto principale dell’inadempimento è l’esistenza di un’obbligazione, che è il vincolo che lega un soggetto ad un altro per l’esecuzione di una determinata prestazione di dare (es.: pagare una certa somma), di fare (es.: riparare la lavatrice) o di non fare (es.: astenersi dal costruire un muro).

L’inadempimento può essere:

  • totale, se la prestazione non è stata del tutto eseguita;
  • parziale, se la prestazione è stata eseguita, ma in modo diverso dall’obbligazione originaria. In questi casi, si parla di inesatto adempimento.

L’inesattezza della prestazione viene valutata in base a svariati criteri:

  • criterio qualitativo: il debitore fornisce un bene che non ha le caratteristiche promesse in contratto (una maglia di cotone anziché di cachemire);
  • criterio quantitativo: il debitore consegna meno di quello che doveva; ad esempio, invece di pagare il prezzo pattuito di 100,00 €, Tizio paga solo 60,00 €;
  • criterio territoriale: la prestazione viene eseguita, ma in un luogo diverso da quello concordato: il corriere consegna la merce a Torino anziché a Milano, luogo previsto in contratto;
  • criterio cronologico: il debitore consegna un bene in ritardo rispetto al termine concordato.

La colpa dell’inadempimento

Quando si verifica un inadempimento, occorre capirne la causa: in base alla legge [1], il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta deve risarcire il danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità per causa a lui “non imputabile”; quindi, da questo punto di vista l’inadempimento può essere:

  • imputabile, quando sia evitabile dal debitore – ma non l’ha evitato – e quando dipende da colpa, nel senso che il debitore è stato poco diligente; infatti nel momento in cui si adempie l’obbligazione la legge pretende l’uso della diligenza, che può essere di due tipi: si ha la diligenza “del buon padre di famiglia” [2], cioè la diligenza normale che un uomo medio utilizza per quel tipo di prestazione, senza sforzi eccezionali. Esiste poi la diligenza qualificata, che deve essere invece rapportata alla concreta e specifica attività esercitata, ad esempio nell’attività professionale o imprenditoriale [3], e quindi può consistere in un impegno maggiore;
  • non imputabile, se l’impossibilità della prestazione non è dipesa da colpa del debitore e non era evitabile in alcun modo, ad esempio quando vi sono cause di forza maggiore alle quali non si può resistere: un’alluvione allaga la strada e il corriere non può consegnare la merce a destinazione nel giorno stabilito; oppure quando si verificano circostanze assolutamente imprevedibili da parte del debitore, come l’aver subito un furto in negozio, per cui ad esempio vengono a mancare le merci da fornire all’acquirente che le aveva ordinate.

Gli strumenti di tutela del creditore

I rimedi che la legge prevede contro l’inadempimento sono speciali, se sono applicabili soltanto a determinati contratti, oppure generali, se invece sono applicabili a tutte le figure contrattuali.

Ora, ci occuperemo proprio dei rimedi generali, e cioè l’azione di esatto adempimento, l’azione di risoluzione del contratto e l’azione di risarcimento del danno, come stabiliti dalla legge: “Nei contratti con prestazioni corrispettive [4], quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può a sua scelta chiedere l’adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno” [5]. Vediamoli singolarmente.

Azione di esatto adempimento

Con questa azione, il creditore può citare in giudizio il debitore per chiedere che venga condannato all’adempimento dell’obbligazione originaria, sempre che, ovviamente, sia ancora possibile. I suoi presupposti sono, quindi, il mancato adempimento della prestazione (totale o parziale) e l’imputabilità al debitore (si veda il paragrafo precedente). Se il creditore sceglie questa strada, significa che ha ancora interesse all’adempimento.

Azione di risoluzione del contratto

Se, invece, il creditore non ha più interesse a che la prestazione venga eseguita e l’inadempimento è grave, allora potrà chiedere, nell’atto di citazione in giudizio, la risoluzione del contratto, cioè il suo scioglimento: il contratto viene privato della sua efficacia. Attenzione però: una volta chiesta la risoluzione, ci sono tre conseguenze:

  • il creditore non può più cambiare idea e chiedere l’adempimento, mentre è sempre possibile il contrario, cioè la risoluzione può essere chiesta anche quando il giudizio è stato promosso per ottenere l’adempimento, anche in un successivo grado di giudizio, quindi ad esempio in appello; questa è una tutela per il creditore, che ha diritto ad ottenere lo scioglimento del contratto se il debitore continua a non adempiere [6];
  • dalla data della domanda di risoluzione, il debitore non potrà più adempiere [7].

L’azione di risarcimento del danno

E’ importante chiarire che questa è un’azione indipendente sia dalla domanda di adempimento sia dalla domanda di risoluzione, e quindi può essere proposta anche come domanda a sé. Questo significa anche che se la domanda di risoluzione del contratto viene respinta – ad esempio, perchè l’inadempimento non è grave – ciò non comporta automaticamente il rigetto anche della domanda di risarcimento del danno, perchè il suo presupposto è soltanto un inadempimento colpevole, e non grave.

Se, invece, nell’atto di citazione vengono proposte entrambe – come nella maggior parte dei casi – , il danno da risarcire consiste nella differenza tra le conseguenze economiche dell’esatta e tempestiva esecuzione del contratto e le conseguenze economiche dell’esecuzione inesatta e tardiva, compreso il rimborso delle spese affrontate dal creditore in vista del proprio adempimento [8]. Sempre con riguardo al danno, esso viene risarcito facendo riferimento al momento in cui avviene la liquidazione e non a quello in cui si realizza la violazione del contratto [9] .


note

[1] Art. 1218 cod.civ.

[2] Art. 1176 cod. Civ., comma 1: “Nell’adempiere l’obbligazione il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia”.

[3] Art. 1176 cod. Civ., comma 2: “Nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”.

[4] I contratti con prestazioni corrispettive sono quei contratti dove ciascun contraente è obbligato verso l’altro con un’altra obbligazione oppure con un’attribuzione patrimoniale.

[5] Art. 1453 cod.civ., comma 1.

[6] Art. 1453 cod.civ., comma 2.

[7] Art. 1453 cod.civ. comma 3.

[8] Cass. n. 25351/2014; Cass. n. 17562/2005.

[9] Cass. n. 3940/2016.


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