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Tempi trascrizione sentenza divorzio

19 Novembre 2019 | Autore:
Tempi trascrizione sentenza divorzio

Trasmissione della sentenza di divorzio e annotazione da parte dell’ufficiale dello stato civile: procedura, notifiche, adempimenti, tempi.

Il divorzio è quell’istituto giuridico che consente a due persone sposate di poter sciogliere il vincolo matrimoniale e riacquistare così la libertà di stato, condizione indispensabile per convolare nuovamente a nozze. A differenza della separazione, dunque, il divorzio restituisce ai coniugi la libertà di cui godevano prima di sposarsi. Devi sapere, però, che per poter effettivamente contrarre nuovamente matrimonio non serve solamente la sentenza di divorzio, ma anche che questa sia trasmessa all’ufficiale dello stato civile del comune in cui il matrimonio fu trascritto, affinché si possa procedere alle dovute annotazioni. Quali sono i tempi di trascrizione di una sentenza di divorzio?

Con questo articolo vorrei illustrarti quanto tempo dovrai aspettare, dopo aver ottenuto la sentenza di divorzio, per poterti risposare o, comunque, per poterti dire a tutti gli effetti libero dal vincolo coniugale. Se ne vuoi sapere di più perché anche tu stai divorziando, oppure semplicemente perché sei appassionato di questioni giuridiche, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono i tempi per la trascrizione di una sentenza di divorzio.

Divorzio: come lo definisce la legge?

Cominciamo con una curiosità che forse non tutti conoscono: la legge non parla mai di divorzio ma, a seconda del tipo di matrimonio contratto, di scioglimento del matrimonio oppure di cessazione degli effetti civili. Qual è la differenza?

Tecnicamente, si parla di scioglimento del matrimonio nel caso di vincolo coniugale sorto a seguito del rito previsto dal codice civile; la cessazione degli effetti civili, invece, riguarda l’ipotesi in cui il matrimonio sia stato celebrato con rito religioso e regolarmente trascritto: il caso più frequente è quello del matrimonio concordatario.

Dunque, a seconda che il matrimonio sia stato contratto seguendo il solo rito civile oppure quello religioso, si parlerà di scioglimento del matrimonio o di sua cessazione degli effetti civili. Il termine “divorzio”, però, è diventato talmente famoso che oramai anche gli operatori del diritto (magistrati e avvocati), si riferiscono ad esso con questa espressione.

Divorzio: quando?

Devi sapere che non è possibile divorziare da un giorno all’altro: secondo l’ordinamento giuridico italiano, lo scioglimento definitivo del matrimonio deve passare necessariamente dalla previa separazione personale dei coniugi.

In altre parole, in Italia non esiste il divorzio diretto, a meno che non ricorrano alcune gravi condizioni previste dalla legge, come ad esempio: la condanna del coniuge a pena superiore ai quindici anni; il tentato omicidio del coniuge o del figlio; il matrimonio non consumato; precedenti violenze domestiche [1].

Inutile dire, però, che la stragrande maggioranza delle sentenze di divorzio segue a una pregressa separazione: dunque, se intendi divorziare devi innanzitutto ottenere la separazione e, poi, trascorso il necessario lasso di tempo previsto dalla legge, chiedere lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili (cioè, il divorzio).

Dopo quanto tempo si può divorziare?

Vediamo ora come si chiede il divorzio. Innanzitutto, per proporre domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, occorre che la separazione personale debba essersi protratta ininterrottamente per almeno dodici mesi a partire dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale, e da sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, ovvero dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato ovvero dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile.

Dunque, a meno che non ricorra una delle ipotesi eccezionali elencate nel paragrafo superiore, per cui è possibile chiedere il divorzio senza doversi per prima cosa separare, la legge impone una sorta di periodo di riflessione dall’avvenuta separazione; solamente se questa si è protratta ininterrottamente per i termini sopra indicati si potrà chiedere il divorzio dal proprio coniuge.

Procedura per divorziare

Secondo la legge, la domanda per ottenere il divorzio si propone presso il tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha la residenza o il domicilio.

Qualora il coniuge convenuto sia residente all’estero o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche questi è residente all’estero, a qualunque tribunale italiano.

Quando il ricorso per divorziare è congiunto, nel senso che è sottoscritto da entrambe le parti, le quali hanno trovato un accordo sulle condizioni di divorzio, il ricorso può essere proposto al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell’uno o dell’altro coniuge.

Il presidente del tribunale, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria del ricorso, fissa con decreto la data di comparizione dei coniugi davanti a sé. All’udienza presidenziale, i coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi, e con l’assistenza di un avvocato.

Se il coniuge che ha fatto ricorso non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto; se, invece, non si presenta il coniuge convenuto, il presidente può fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso e del decreto gli sia rinnovata.

All’udienza di comparizione, il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando di conciliarli. Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere processo verbale della conciliazione.

Se la conciliazione non riesce, il presidente, sentiti i coniugi e i rispettivi difensori nonché, disposto l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento, pronuncia con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell’interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore e fissa l’udienza di comparizione e trattazione dinanzi a questo.

Solo al termine del processo, il giudice provvederà ad emanare sentenza di divorzio. Nel caso in cui il processo debba continuare soltanto per la determinazione dell’assegno, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio.

La trasmissione della sentenza di divorzio

La legge sul divorzio dice che la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, quando sia passata in giudicato, deve essere trasmessa in copia autentica, a cura del cancelliere del tribunale o della Corte che l’ha emessa, all’ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio fu trascritto, per le annotazioni e le ulteriori incombenze di legge.

Sempre secondo la legge, lo scioglimento e la cessazione degli effetti civili del matrimonio hanno efficacia, a tutti gli effetti civili, solamente dal giorno dell’annotazione della sentenza [2].

In pratica, l’iter divorzile può dirsi pienamente concluso solamente quando la sentenza di divorzio sia stata trascritta nei registri dello stato civile conservati presso il Comune ove i coniugi si sono sposati:  lo scioglimento del matrimonio va infatti annotato all’interno dell’atto di matrimonio conservato presso il Comune.

Tutto ciò significa che, se la sentenza di divorzio è oramai definitiva ma non è stata ancora trascritta, la persona divorziata non avrà ancora acquistato la libertà di stato e, pertanto, non sarà libera di risposarsi.

Come funziona la trasmissione della sentenza di divorzio? Quanto tempo ci vuole affinché il divorzio venga trascritto anche in Comune? Per rispondere a queste domande dobbiamo necessariamente spiegare dopo quanto tempo una sentenza (qualsiasi sentenza) passa in giudicato e da cosa dipende ciò.

Dopo quanto tempo la sentenza di divorzio è definitiva?

Perché una sentenza civile (e, dunque, anche una di divorzio) diventi definitiva, cioè non sia più impugnabile, occorre che trascorra un determinato lasso di tempo.

Per la precisione, la legge [3] dice che una sentenza diventa definitiva decorsi sei mesi dalla sua pubblicazione, cioè dal deposito della stessa presso la cancelleria del tribunale adito che ha pronunciato la sentenza: si tratta del cosiddetto termine lungo per il passaggio in giudicato.

Tuttavia, se la parte che ne ha interesse (che, in genere, è colei che risulta vittoriosa dal giudizio) provvede a notificare la sentenza all’altra, essa diviene definitiva se, entro trenta giorni (termine breve), non viene impugnata.

Comprenderai allora come la notifica della sentenza di divorzio acceleri i tempi affinché la sentenza di divorzio diventi definitiva e, di conseguenza, possa essere trasmessa all’ufficiale dello stato civile per le dovute annotazioni.

Dopo quanto tempo si può trascrivere il divorzio?

I tempi di trascrizione della sentenza di divorzio (o meglio, di sua annotazione presso gli atti dell’ufficiale di stato civile) dipendono dunque dal tempo occorrente affinché la sentenza medesima diventi definitiva.

A quanto detto nel precedente paragrafo va poi aggiunta un’altra considerazione: se uno dei coniugi propone appello, la sentenza non diventerà definitiva fintantoché non terminerà il secondo grado di giudizio. Lo stesso dicasi nel caso di successivo ricorso per Cassazione.

La trascrizione della sentenza di divorzio può avvenire solamente quando la pronuncia del giudice sia divenuta intoccabile, perché nessuna delle parti ha proposto impugnazione nei termini visti nel paragrafo superiore (trenta giorni oppure sei mesi), ovvero quando i gradi di giudizio sono terminati.

Come ottenere subito la trascrizione del divorzio?

V’è un modo per ottenere che la sentenza di divorzio venga trasmessa (quasi) immediatamente all’ufficiale dello stato civile: le parti possono recarsi in tribunale e sottoscrivere una dichiarazione di acquiescenza e rinuncia all’impugnazione. Facendo così, la sentenza passerà immediatamente in giudicato e non sarà impugnabile. È prassi di alcuni tribunali, nel caso di divorzio su ricorso congiunto, far firmare l’atto di acquiescenza direttamente in udienza, subito dopo aver accolto le richieste delle parti.

In cosa consiste la trascrizione del divorzio?

Vediamo ora in cosa consiste la trascrizione della sentenza di divorzio. In realtà, non si tratta di una trascrizione, ma di una annotazione: l’ufficiale di stato civile esegue l’annotazione della sentenza a margine dell’atto di matrimonio degli interessati, a margine dell’atto di nascita di entrambi e trasmette la comunicazione di divorzio all’ufficio di stato civile in cui il matrimonio è stato eventualmente trascritto (nel caso in cui, al momento del matrimonio, i coniugi avevano la residenza in due Comuni diversi) ed all’ufficio anagrafe del Comune di residenza relativo.

L’ufficiale d’anagrafe registra la comunicazione di divorzio: il cittadino interessato può verificare l’avvenuta variazione del suo stato civile richiedendo un certificato di stato libero all’ufficio anagrafe del proprio Comune di residenza.

Cosa fare se la cancelleria non trasmette la sentenza di divorzio?

Un problema di natura pratica che si presenta molte volte nei tribunali italiani è quello riguardante la mancata trasmissione della sentenza definitiva di divorzio da parte della cancelleria. In altre parole, nonostante il divorzio sia oramai definitivo, il tribunale non trasmette all’ufficiale dello stato civile la relativa sentenza.

Questo problema è dovuto al fatto che, a causa della mole di lavoro che spesso paralizza l’attività delle cancellerie, non sempre il personale preposto ha cura di verificare che la sentenza di divorzio sia stata regolarmente notificata alla controparte o siano comunque decorsi i termini per l’impugnazione. Cosa fare in questi casi?

Ebbene, sempre più spesso è l’avvocato che deve assumersi l’onere di compiere tutti gli adempimenti del caso. Nello specifico, l’avvocato dovrà recarsi presso la cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza di divorzio munito di una copia della sentenza; se la sentenza  è stata notificata alla controparte, la copia dovrà attestare l’avvenuta notifica.

Se sono trascorsi i termini per proporre appello, l’avvocato dovrà firmare una certificazione attestante il non proposto appello e, dunque, il passaggio in giudicato della sentenza stessa; l’avvocato dovrà inoltre dichiarare di non aver proposto ricorso per Cassazione.

Solamente al termine di questi adempimenti l’avvocato potrà ottenere una certificazione che renderà possibile la trasmissione della sentenza all’ufficiale di stato civile del Comune nel quale il matrimonio è stato celebrato.


note

[1] Legge n. 898 del 1970.

[2] Art. 10, legge n. 898 del 1970.

[3] Artt. 325 e 327 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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