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Interruzione gravidanza: ultime sentenze

15 Novembre 2019
Interruzione gravidanza: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: interruzione colposa della gravidanza; danno per lesione della libertà di autodeterminazione; alterazione cromosomica riscontrata nel feto e obblighi di informazione a carico di ginecologo, laboratorio di analisi e genetista.

Interruzione colposa della gravidanza e omicidio colposo: differenza

In tema di delitti contro la persona, il criterio distintivo tra la fattispecie di interruzione colposa della gravidanza e quella di omicidio colposo si individua nell’inizio del travaglio, momento in cui prende il via il processo fisiologico di separazione del feto dal corpo materno e il nuovo essere acquista autonomia, con conseguente fine della gravidanza (fattispecie in cui il reato di omicidio colposo era stato correttamente contestato, perché il decesso era avvenuto dopo che la partoriente aveva già espulso il liquido amniotico a causa della rottura delle membrane).

Cassazione penale sez. IV, 30/01/2019, n.9447

Assunzione di prove dichiarative

Non sussiste l’obbligo di rinnovazione dell’assunzione delle prove dichiarative nel caso in cui il giudice di appello, che riforma “in peius” la sentenza di condanna di primo grado, procede solo ad una diversa riqualificazione dei giuridica dei fatti, senza però rivalutare il contenuto dichiarativo delle deposizioni dei testi escussi.

(Fattispecie in cui in primo grado l’imputato era stato condannato per il delitto di tentata violenza privata nei confronti della compagna, mentre in appello i giudici avevano pronunciato una sentenza di condanna per i delitti di sequestro di persona, maltrattamenti e tentata interruzione non consensuale della gravidanza, in conformità alle originarie imputazioni).

Cassazione penale sez. V, 27/03/2018, n.32351

Erronea esecuzione dell’interruzione di gravidanza e nascita indesiderata

Nei casi in cui la erronea esecuzione dell’intervento di interruzione della gravidanza determini una nascita indesiderata, può essere riconosciuto non solo il danno alla salute della madre, ma anche quello sofferto da entrambi i genitori per la lesione della libertà di autodeterminazione, diritto che una lettura costituzionalmente orientata della legge n. 194 del 1978 consente di ricollegare a una visione complessiva del bene salute, inteso come benessere psicofisico della persona.

Milita in tale senso una interpretazione anche soltanto letterale dell’articolo 1 della normativa sopra richiamata che pone a oggetto della tutela una procreazione cosciente e responsabile, e del seguente articolo 4 che, elencando le ragioni che legittimano la richiesta di interruzione della gravidanza, indica le circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il patto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsione di anomalia o malformazioni del concepito, con una visione onnicomprensiva del diritto costituzionalmente garantito di cui all’articolo 32 della Costituzione.

Cassazione civile sez. III, 29/01/2018, n.2070

Medico induce la donna ad abortire illegalmente

Integra il reato di concussione la condotta del medico in servizio presso il reparto di ginecologia di un ospedale, il quale, strumentalizzando la propria posizione in ambito ospedaliero (era uno dei sanitari non obiettori in servizio presso l’ambulatorio di interruzione volontaria della gravidanza), con la prospettazione di lungaggini nella pratica standard e ostacoli organizzativi, induca le donne gravide, che avevano necessità di abortire in tempi contenuti, a un aborto illegale a pagamento presso il proprio studio.

Cassazione penale sez. VI, 15/11/2016, n.53444

Patologia non diagnosticabile nell’utero

In considerazione della estrema difficoltà di diagnosticare la sindrome una volta nato il bambino, va ritenuta tecnicamente attendibile l’affermazione del c.t.u. per il quale la suddetta sindrome è una patologia, oltre che rara, non diagnosticabile in utero, cioè in fase prenatale. Pertanto, non v’errano indicazioni per proporre l’interruzione volontaria della gravidanza, poiché il feto era ecograficamente sano.

Tribunale Bari sez. II, 07/06/2016, n.3100

Interruzione volontaria di gravidanza di donna minorenne

La minore deve comparire in giudizio per essere autorizzata dal giudice tutelare a decidere autonomamente in ordine all’interruzione della gravidanza. La mancata comparizione non consente al giudice di verificare se la stessa sia in grado di comprendere il significato e le conseguenze della propria scelta.

Tribunale Mantova, 29/02/2016

Istanza al giudice tutelare per l’interruzione della gravidanza

Qualora una ragazza di età minore faccia istanza al giudice tutelare per essere autorizzata ad interrompere la gravidanza ai sensi dell’art. 12 l. n. 194 del 1978, ma non si presenti a lui, pur essendo stata ritualmente convocata a data ed ora fisse, il giudice, impossibilitato a conoscere del tutto la fattispecie e ad accertare le ragioni tutte della richiesta e, soprattutto, che la ragazza stia agendo in piena libertà morale e con la necessaria consapevolezza della rilevanza, attuale e futura, di ciò che chiede, non può che rigettare la richiesta muliebre, ferma restando la possibilità, per la ragazza, di rinnovare successivamente l’originaria richiesta, osservando del tutto quanto, al riguardo, è previsto dalla legge de qua .

Tribunale Mantova, 29/02/2016

Malattia grave e interruzione della gravidanza

In caso di responsabilità medica per nascita non desiderata la madre non è esonerata dall’onere della prova della malattia grave, fisica o psichica, che giustifichi il ricorso all’interruzione della gravidanza, nonché della sua conforme volontà di ricorrervi.

Cassazione civile sez. un., 22/12/2015, n.25767

Anomalie nel feto: informazione sui rischi conseguenti alla prosecuzione della gravidanza

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, il ginecologo di fiducia della gestante che riscontri, tramite esame specialistico, un’alterazione cromosomica o altre anomalie del feto, non può limitarsi a comunicare tale dato alla propria paziente, indirizzandola al laboratorio di analisi per ulteriori approfondimenti, atteso che gli obblighi di informazione a suo carico devono estendersi a tutti gli elementi idonei a consentire a quest’ultima una scelta informata e consapevole, sia nel senso della interruzione della gravidanza, che della sua prosecuzione, non sottacendo, in tal caso, l’illustrazione delle problematicità da affrontare; a propria volta, il laboratorio di analisi ed il genetista non possono limitarsi alla verifica della esistenza della anomalia, reindirizzando la paziente al ginecologo di fiducia ma, a specifica richiesta della gestante, devono soddisfare le sue richieste di informazione anche in relazione alle più probabili conseguenze delle anomalie riscontrate.

Cassazione civile sez. III, 28/02/2017, n.5004

Pericolo di malformazioni del nascituro e interruzione volontaria della gravidanza

Il sanitario, seppure in colpa per non avere fatto effettuare i dovuti esami onde accertare il pericolo di malformazioni del nascituro, non risponde dei danni nei confronti del minore malformato per non avere la madre optato, stante l’ignoranza del rischio, per l’interruzione volontaria della gravidanza, non essendo concepibile nel nostro ordinamento un diritto a non nascere del minore malformato.

Cassazione civile sez. un., 22/12/2015, n.25767


note

Autore immagine: 123rf com.


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6 Commenti

  1. La gravidanza è dato personale coperto da privacy? Cioè se una mia amica mi confida di essere incinta, io posso rivelarlo ai suoi genitori o ad altre persone?

    1. Nel caso di illecita diffusione di un dato sensibile come lo stato di gravidanza è possibile ricorrere al Garante della Privacy affinché ordini la cessazione della violazione, oppure al giudice per chiedere il risarcimento dei danni. Va precisato, però, che il soggetto che rischia di incorrere in tale responsabilità è solamente colui che può essere qualificato come titolare del trattamento o, al più, responsabile del trattamento. In altre parole, non tutti si trovano nella posizione di poter violare la privacy: soltanto coloro che, per legge, hanno accesso a tali notizie riservate e, anziché trattarle con la dovuta cautela al fine di garantirne la riservatezza, rischiano di incorrere in sanzioni. Questo significa che, se una tua amica rivela a mezzo paese che sei incinta, non potrai andare a lamentarti dal Garante o dal giudice, a meno che la divulgazione non autorizzata dello stato di gravidanza non sia stata fatta con l’intento specifico di danneggiarti (ad esempio, al fine di screditarti, anche sul posto di lavoro).

    1. Se il medico non ti informa della possibilità di sottoporti all’amniocentesi, o semplicemente non te la prescrive, per cui, solo alla nascita, scopri che tuo figlio è affetto dalla sindrome di down, puoi chiedere il risarcimento del danno? Astrattamente ne hai il diritto ma è necessario che tu dimostri che, se avessi saputo dell’anomalia del feto, avresti interrotto la gravidanza. Non si tratta di una prova semplice da fornire ma basta, ad esempio, provare di avere fatto un consulto medico proprio per conoscere lo stato di salute del nascituro o di avere confidato a terzi di essere favorevole all’aborto o, addirittura, di avere fatto una analoga scelta (di interruzione della gravidanza) in una precedente gravidanza per aver saputo che il feto era malato.

  2. La mia ex, che non frequento da circa 3 mesi, mi ha detto che pochi giorni dopo avermi lasciato aveva scoperto facendo un test di gravidanza ed una visita di essere incinta. Non so di quante settimane. Dopodiché, mentre già frequentava un’altra persona, motivo per cui mi ha lasciato, ha avuto un problema ed ha perso il bambino. Non so se per cause naturali o per sua volontà, lei ha detto che lo ha perso, testuali parole. Il tutto a mia insaputa. Io ho le prove di ciò che mi ha detto. Non avrebbe dovuto quantomeno informarmi visto che si trattava pur sempre anche di mio figlio e che lo desideravo tanto? Era mio diritto saperlo? Moralmente sicuramente si ma la legge cosa dice in proposito? Posso agire per vie legali se lo volessi?

    1. La questione è trattata dall’art. 5 della legge n.194 del 22 maggio 1978. Questa norma stabilisce che “il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto. Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, anche sulla base dell’esito degli accertamenti di cui sopra, le circostanze che la determinano a chiedere l’interruzione della gravidanza; la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie”. Sulla base di tale dettato normativo, si è stabilito che la madre abbia il libero arbitrio di stabilire se continuare o meno la gravidanza e, nel caso, se rendere partecipe il padre. Ai tempi la questione ha destato molto clamore mediatico, tant’è che sulla legittimità dell’articolo in questione è intervenuta pura la Corte Costituzionale che, tuttavia, ha dato ragione al legislatore stabilendo che è manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 5 l. 22 maggio 1978 n. 194, contenente norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, nella parte in cui non riconosce la rilevanza alla volontà del padre del concepito, marito della donna che chiede di interrompere la gravidanza, trattandosi di scelta discrezionale del legislatore, insindacabile da parte della Corte costituzionale (Corte Costituzionale, 31/03/1988, n. 389). Dopo tale intervento, si è pure pronunciata la Suprema Corte di Cassazione che ha spiegato come, in tale fattispecie, il legislatore (e, quindi, la Corte Costituzionale) abbiano ragione nella parte in cui attribuiscono “esclusivamente alla donna la scelta di portare a termine la gravidanza ovvero di interromperla, senza che l’uomo abbia la possibilità d’imporle una soluzione diversa” (Cassazione civile, sez. I, 17/10/1995, n. 10833). Pertanto, alla luce di tale normativa, il comportamento dell’ex compagna del lettore, dal punto di vista normativo, non potrà essere considerato illegittimo.

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