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Pedopornografia: ultime sentenze

12 Maggio 2021
Pedopornografia: ultime sentenze

Detenzione e utilizzo di materiale pedopornografico; numero di immagini contenute nei supporti informatici; diffusione dei file.

Sequestro probatorio di materiale informatico

In sede di riesame del sequestro probatorio il tribunale è chiamato a verificare l’astratta sussistenza del reato ipotizzato, considerando il fumus commissi delicti in relazione alla congruità degli elementi rappresentati e, quindi, della sussistenza dei presupposti che giustificano il sequestro deve essere effettuata nella prospettiva di un giudizio di merito sulla fondatezza dell’accusa, quanto, piuttosto, con riferimento all’idoneità degli elementi su cui si fonda la notizia di reato a rendere utile l’espletamento di ulteriori indagini, per acquisire prove certe o prove ulteriori del fatto, non esperibili senza la sottrazione all’indagato della disponibilità della res o l’acquisizione della stessa nella disponibilità dell’autorità giudiziaria.

(Nella specie, relativa al sequestro di materiale informatico di un soggetto indagato per pedopornografia, la Corte ha ritenuto illegittimo il sequestro in quanto il decreto non era sufficientemente motivato; in particolare la Corte ha ritenuto che il giudice del merito avesse espresso una motivazione meramente apparente a sostegno del decreto, in considerazione del fatto che era dubbio se il soggetto femminile ritratto nel filmato fosse maggiorenne o minorenne).

Cassazione penale sez. III, 05/02/2021, n.13486

Prova della diffusione delle immagini

L’utilizzo dell’applicazione WhatsApp per la trasmissione di materiale pedopornografico da parte della p.o. all’imputato , non necessita di alcun ulteriore e specifico accertamento in ordine alla potenzialità di diffusione del materiale, stante la natura stessa del mezzo di comunicazione , di agevole struttura e diffusione sulla piazza telematica delle immagini.

Corte appello Trento, 27/08/2020, n.114

Pornografia minorile: configurabilità del reato

La diffusione via WhatsApp a un solo destinatario delle fotografie pornografiche minorili, anche se originate da selfie, rientra nell’ipotesi di reato prevista dall’articolo 600-ter, comma 4, del Cp, che punisce con la reclusione fino a tre anni la cessione, anche a titolo gratuito, di materiale pedopornografico, a prescindere da chi abbia scattato le fotografie. Ad affermarlo è la Cassazione chiarendo che ai fini della configurabilità del reato non rileva che le fotografie siano autoscattate oppure no.

La Suprema corte nella sentenza ripercorre l’intera disciplina della pedopornografia minorile cercando di colmarne le lacune e conferma la condanna ex articolo 600-ter del Cp di uno studente che dopo essere venuto in possesso del cellulare di una amica per scattare una foto collettiva, aveva a sua insaputa fotografato dei selfie pornografici della stessa, presenti nel telefono, inviandoli a un amico via whatsapp che poi a sua volta li aveva divulgati.

Cassazione penale sez. III, 21/11/2019, n.5522

Materiale pornografico: detenzione e utilizzo

In tema di pedopornografia, mentre il delitto di cui all’art. 600 – quater c.p., presuppone una detenzione “fine a se stessa” del materiale pedopornografico, essendo richiesta la consapevolezza (dolo generico) con riferimento alla condotta di “procurarsi” o “detenere” il predetto materiale realizzato utilizzato minorenni, la fattispecie dell’art. 600 – ter c.p., comma1, n. 1, oggetto di contestazione, punisce la “produzione” di tale materiale a prescindere dalla finalità commerciale (v. art. 600 – ter c.p., comma 2) e presuppone ovviamente una detenzione “qualificata” del materiale prodotto, in quanto non destinata ex se al mero soddisfacimento delle pulsioni sessuali dell’agente, ma preordinata al perseguimento di una finalità ulteriore che può essere anche quella di un utilizzo del materiale per finalità illecite, quale può essere ad esempio quella di detenerlo per ricattare il minore che ne è involontario protagonista, prospettandogli l’alternativa tra soggiacere ai desideri sessuali del reo o vedersi pubblicate su internet le immagini pornografiche che lo ritraggono.

Ufficio Indagini preliminari Bari, 22/10/2018

Reato di invio al destinatario del messaggio Facebook

Sussiste il delitto di cui all’art. 600-ter, comma 3, c.p. nel caso in cui il soggetto inserisca foto pornografiche raffiguranti minori in un sito liberamente accessibile ovvero quando le propaghi per mezzo della rete internet, inviandole ad un gruppo o ad una lista di discussione da cui chiunque le possa scaricare, mentre è configurabile l’ipotesi più lieve di cui all’art. 600-ter, comma 4, c.p. quando l’agente invia le foto a una persona determinata, allegandole ad un messaggio di posta elettronica oppure tramite il profilo facebook del destinatario, in modo tale che solo quest’ultimo abbia la possibilità di prelevarle.

Cassazione penale sez. III, 27/09/2018, n.1647

Pedopornografia: la prova del dolo

La prova del dolo del reato di detenzione di materiale pedopornografico, di cui all’art. 600-quater cod. pen., può desumersi dal solo fatto che quanto scaricato sia stato collocato in supporti informatici diversi (ad es, nel “cestino” del sistema operativo), evidenziando tale attività una selezione consapevole dei “file”, senza che abbia alcuna rilevanza il fatto che non siano stati effettivamente visionati.

Cassazione penale sez. III, 15/09/2017, n.48175

Prove acquisite senza l’osservanza delle formalità prescritte

La sanzione dell’inutilizzabilità prevista in via generale dall’art. 191 cod. proc. pen. si riferisce alle prove illegittime in quanto acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge e non a quelle la cui assunzione, pur consentita, sia avvenuta senza l’osservanza delle formalità prescritte, che, invece, possono eventualmente rilevare sul piano della nullità, qualora, in base al principio di tassatività, tale sanzione sia prevista con riferimento alla specifica violazione.

(Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto immune da censure la sentenza di merito che, in un caso di indagine su pedopornografia svolta ai sensi dell’art. 14, legge n. 269 del 1998, ha ritenuto utilizzabile la prova acquisita dalla polizia giudiziaria in violazione di alcune regole operative imposte dal pubblico ministero).

Cassazione penale sez. III, 25/10/2017, n.56086

Consenso del minore

In tema di pornografia minorile, il consenso della persona minorenne non incide sulla struttura del reato.

Cassazione penale sez. III, 13/07/2016, n.2997

Pedopornografia: l’aggravante dell’ingente quantità di immagini

La configurabilità della circostanza aggravante della “ingente quantità” nel delitto di detenzione di materiale pedopornografico (art. 600 quater, comma 2, c.p.) impone al giudice di tener conto non solo del numero dei supporti detenuti, dato di per sé indiziante, ma anche del numero di immagini, da considerare come obiettiva unità di misura, che ciascuno di essi contiene. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza impugnata, nella quale i giudici avevano ravvisato gli estremi dell’aggravante in questione in relazione alla detenzione di un film e 300 fotografie).

Cassazione penale sez. III, 21/06/2016, n.35876

Cancellazione dei file pedopornografici

In tema di pedopornografia, dopo la modifica dell’art. 600-septies cod. pen., per effetto dell’art. 4 della legge 1 ottobre 2012, n. 172, che prevede la confisca obbligatoria delle cose che costituiscono il profitto o il prodotto del reato, deve ancora ritenersi ammessa la confisca facoltativa delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato sulla base dei principi generali contenuti nell’art. 240 cod. pen.

(Fattispecie nella quale la S.C. ha confermato il rigetto della richiesta di restituzione dei sistemi informatici confiscati, ancorché bonificati mediante cancellazione dei file pedopornografici, in quanto il ricorrente non aveva censurato la prognosi di pericolosità sociale derivante dal possesso dei beni).

Cassazione penale sez. III, 29/11/2012, n.5143

File pedopornografici: divulgazione

L’invio, tramite posta elettronica, ad un gruppo di discussione o newsgroup, di files contenenti immagini pedopornografiche, resi disponibili ai partecipanti alla discussione solo dopo la loro visione da parte del “moderatore” del gruppo, integra il delitto di divulgazione di materiale pedopornografico punito dall’art. 600 ter, comma 3, c.p., e non quello, meno grave, di offerta o cessione, anche gratuita, del predetto materiale, previsto dal comma 4 del medesimo articolo.

(In motivazione la Corte, in una fattispecie in cui i files, dopo l’invio, confluivano, prima della loro visione da parte del moderatore, in appositi server “Nttp” – Network News Transport Protocol, protocollo usato dal servizio internet Usenet per permettere la lettura dei newsgroup -, ha precisato che tale condotta non rientra nell’ambito della connessione privata, stante la messa a disposizione dei files di un numero indeterminato di utenti, essendo irrilevante la presenza del “moderatore”, punibile a titolo di concorso con l’autore dell’invio).

Cassazione penale sez. III, 19/07/2011, n.30564

Materiale pornografico minorile: nozione

Per “materiale pornografico” deve intendersi il materiale che ritrae o rappresenta visivamente un minore degli anni diciotto implicato o coinvolto in una condotta sessualmente esplicita, che può anche estrinsecarsi semplicemente nell’esibizione lasciva dei genitali o della regione pubica.

Cassazione penale sez. III, 04/03/2010, n.10981

Immagini fotografiche o riprese video con abusi ai danni di minori

Non integrano nullità per violazione del principio di determinatezza nella contestazione né l’omessa indicazione dei dati anagrafici delle persone offese, né l’omessa indicazione del luogo e dell’ora di consumazione della condotta contestata.

(Fattispecie in materia di pedopornografia minorile nella quale i fatti, commessi all’estero in un ampio arco temporale, risultavano da immagini fotografiche o riprese video in cui il reo veniva rappresentato nell’atto di commettere gli abusi ai danni di minori stranieri non identificati).

Cassazione penale sez. III, 05/03/2009, n.15927

Attività di contrasto contro la pedopornografia

L’attività di contrasto contro la pedopornografia è esercitabile dagli organi di polizia giudiziaria, previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria, solo per acquisire elementi di prova in ordine ai delitti espressamente indicati nell’art. 14 della l. 3 agosto 1998, n. 269, norma eccezionale insuscettibile di interpretazione analogica ovvero estensiva. (Fattispecie nella quale l’attività di polizia giudiziaria svolta da un agente provocatore riguardava il delitto di cessione gratuita di materiale pedopornografico, non rientrante nell’art. 14 della legge citata).

Cassazione penale sez. III, 17/01/2008, n.8380


note

Autore immagine: 123rf com.


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6 Commenti

  1. Ho scoperto in un sito commerciale che pubblica contenuti horror, immagini raccapriccianti, morbose, riproduzioni di organi genitali con contenuti voyeuristici, l’immagine di mio figlio all’età di 8 anni. Non è una foto generica ma un vero ritratto da me realizzato ma mai autorizzato alla pubblicazione su siti od altro. So che hanno commesso il reato di uso senza autorizzazione di immagine altrui, ma chiedo se il fatto che si tratti dell’immagine di un bambino (ora maggiorenne) aggravi ancora di più il reato oltre l’ambiente “deviato” e morboso che la ospita (l’unica immagine di un bambino presente). Desidero denunciare i responsabili e chiedo quindi quali possibilità ho di punire penalmente tali persone e che risarcimento posso avere.

    1. La legge punisce la pedopornografia in ogni sua forma. Secondo l’art. 600-ter, terzo comma, cod. pen., chiunque, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza materiale pedopornografico, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.582 a euro 51.645.Ai sensi dell’ultimo comma del medesimo articolo, per pornografia minorile si intende ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minore degli anni diciotto coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappresentazione degli organi sessuali di un minore di anni diciotto per scopi sessuali.Per rispondere al quesito posto, dunque, occorre comprendere se la foto del bambino di otto anni sia qualificabile o meno come materiale pedopornografico. Ora, non ci sono dubbi che, se la foto ritrae gli organi genitali del bambino, anche se riprodotti virtualmente (poiché l’art. 600-quater 1 c.p. punisce anche la pedopornografia virtuale), ci troviamo in presenza del reato sopra citato.Se così non è, occorrerebbe analizzare bene l’immagine in questione. Secondo la giurisprudenza (Cass., sent. n. 2546/2004), la natura pornografica della rappresentazione di minori in pose che lasciano scoperti integralmente o parzialmente gli organi sessuali o la zona pubica, al fine di distinguerla dal materiale di natura diversa, deve essere individuata in base all’accertamento della destinazione della rappresentazione ad eccitare la sessualità altrui e dalla idoneità a detto scopo. È dunque rilevante la valutazione della natura erotica delle pose e dei movimenti del minore.Ancora, è materiale pedopornografico quello di contenuto lascivo, idoneo a eccitare le pulsioni erotiche del fruitore, sicché in esso vanni ricomprese non solo le immagini raffiguranti amplessi ma anche corpi nudi con i genitali in mostra (Cass., sent. n. 8285/2010).In buona sostanza, dunque, per aversi materiale pedopornografico rilevante giuridicamente occorre la sussistenza di uno dei seguenti requisiti:la nudità degli organi genitali idonea a suscitare pulsioni voluttuose (cosicché, la fotografia che ritragga la nudità di alcuni bambini al mare non costituisce reato, se non c’è alcuna volontà di suscitare una pulsione erotica);il coinvolgimento di minori in attività sessuali.Alla luce dell’orientamento giurisprudenziale citato, dunque, ritengo che, in base alle informazioni riferite, possano non sussistere gli estremi del reato di diffusione di materiale pedopornografico (diverso, invece, è l’utilizzo illegittimo di immagini senza consenso, il quale c’è tutto), in quanto la foto in oggetto non dovrebbe presentare nessuno dei due requisiti sopra enucleati.Se, invece, la foto dovesse essere presentata in maniera tale da avere connotazioni erotiche, riproducendo virtualmente gli organi genitali di un bambino, allora si integrerebbe il reato di pornografia virtuale, la quale ricomprende le immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali.Ad ogni modo, anche volendo denunciare il fatto, bisogna tener conto che il reato si prescrive in sei anni, i quali decorrono dal momento in cui l’immagine pedopornografica è pubblicata in rete (Cass., sent. n. 25232/2005). Dunque, se la pubblicazione della foto risale a oltre sei anni fa, il reato sarebbe già prescritto: la giurisprudenza (Cass., sent. n. 25558 del 10 giugno 2019), infatti, sembra riconoscere il carattere della permanenza soltanto al reato di detenzione di materiale pedopornografico (art. 600-quater c.p.). Ciò significa che l’autore del fatto, nonostante siano passati molti anni, sarà ancora perseguibile solamente se si dimostri che le immagini pedopornografiche sono ancora in suo possesso. A prescindere dalla prescrizione, resta fermo il diritto a veder rimossa l’immagine dal sito.Al di là delle considerazioni inerenti al caso sottoposto, attesa la natura piuttosto scabrosa del sito internet in questione e la possibile presenza di immagini di bambini all’interno di un sito per adulti, sarebbe comunque consigliabile una segnalazione alle Autorità e, nello specifico, alla polizia postale, affinché passi al setaccio il materiale pubblicato, anche al fine di evitare spiacevoli inconvenienti ad altre persone.Per quanto riguarda la possibilità di ottenere un risarcimento a seguito di costituzione di parte civile all’interno di un eventuale processo penale, l’entità del risarcimento non è qualificabile a priori, dovendosi fornire concreta prova del danno patito. Lo stesso dicasi nel processo civile per l’illegittimo utilizzo della foto: in tale sede si potrà senz’altro rimarcare la maggiore lesione della propria immagine in quanto impiegato in un contesto assolutamente inopportuno.Tirando le fila di quanto detto sinora:non ci sembra sussistere il reato di diffusione di materiale pedopornografico;dovrebbe sussistere il reato di utilizzo illecito di immagine altrui per arrecare danno o trarre un profitto (uso il condizionale perché non ho contezza delle modalità con cui la foto è stata carpita, se in precedenza era già stata pubblicata altrove e di altre informazioni utili);sussiste il diritto al risarcimento del danno, il quale deve sicuramente tenere conto del contesto deleterio e degradante in cui l’immagine è stata inserita. Non è possibile, invece, procedere a una quantificazione del quantum risarcitorio.

  2. La distribuzione del materiale incriminato è condotta grave, poiché rende visibile il prodotto illecito con il fine di pubblicizzarlo. Il legislatore intende colpire queste condotte per evitare che un’eccessiva diffusione della pedopornografia possa innescare un circolo vizioso costituito dall’aumento della domanda di prodotto pornografico e conseguente ampliamento della produzione dello stesso.

  3. chi fa commercio del materiale pornografico viene incriminato per essere un vero e proprio “imprenditore della pornografia minorile”, cioè un soggetto che si arricchisce grazie alla vendita del materiale illecito. La cessione si pone, invece, a livello del consumatore, cioè di chi ha già acquistato il prodotto e poi lo rivende. Si intuisce, pertanto, che la sua pericolosità è nettamente minore. Tra l’altro, come detto prima, l’onerosità della cessione è elemento del tutto secondario: alla stessa pena soggiace chi offre gratuitamente il materiale.

  4. Certe persone devono farsi vedere da uno bravo! Dico davvero, non sto scherzando. Chi va alla ricerca di immagini di minori o approccia con ragazzini in chat per ottenere foto, video o incontri, ed è chiaramente un adulto, deve comprendere che non è normale e che il rischio di incorrere in una pluralità di reati è altissimo. Ecco perché certi impulsi devono essere controllati e sottoposti alla diagnosi di un bravo specialista

  5. Ci sono uomini, ma anche donne, che cercano di acchiappare in tarda età e si mettono ad adescare ragazzini avvicinandoli con bugie, false foto profilo, complimenti, regali. Soggetti che contattano minori che potrebbero essere loro figli. Soggetti che approfittano anche di ragazzini con disturbi e incapaci di intendere e volere. Li spedirei tutti in gattabuia

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