Cronaca | News

Ucciso anche il numero 2 Isis: ora che cambia?

27 Ottobre 2019
Ucciso anche il numero 2 Isis: ora che cambia?

Le forze Usa uccidono anche Hassan Al-Muhajir: morte del califfo un colpo per l’Isis.

Le forze speciali Usa hanno condotto anche un’operazione a sud della città siriana di Jarabulus, nel governatorato di Aleppo. Obiettivo del raid era Hassan al-Muhajir, numero 2 dell’Isis e portavoce del gruppo terroristico, che è stato ucciso. Lo riferiscono fonti dell’intelligence turca.

La morte del ‘Califfo’ dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi in Siria è sicuramente “positiva” per la lotta al terrorismo e costituisce un “colpo” per l’organizzazione, ma è bene evitare i “trionfalismi”, dato che anche in passato le esecuzioni mirate di capi come Osama bin Laden e Abu Musab al Zarqawi non hanno portato alla fine delle organizzazioni che guidavano. Anzi, talora sono risorte più potenti di prima, come è accaduto all’Isis, nato dalle ceneri di al Qaeda in Iraq. A dirlo all’Adnkronos è Francesco Marone, ricercatore dell’Ispi e associate fellow dell’International Centre for Counter-Terrorism dell’Aja, in Olanda.

Quella che ha portato alla morte di al-Baghdadi, afferma Marone, è “sicuramente un’operazione molto importante. Nelle ultime ore sono stati sollevati dubbi da parte russa, ma mi sembra al momento che non ci possano essere perplessità sul fatto che sia stato ucciso. Otto anni dopo l’uccisione di Osama bin Laden, è sicuramente il caso più importante di esecuzione mirata di un leader terroristico”.

Al-Baghdadi, spiega l’esperto intervistato da Adnkronos, non era un leader “molto presente nella propaganda dello Stato Islamico. Stranamente, peraltro, perché questo gruppo aveva, e in parte ha ancora, una propaganda amplissima, con canali di comunicazione e strumenti diversissimi. Ma il leader aveva partecipato in prima persona ad attività di propaganda pochissime volte: lo aveva fatto nell’aprile di quest’anno con un video e a settembre con un audio”.

Al-Baghdadi, continua Marone, “rimaneva però una figura fondamentale, anche se non era il vero fondatore del gruppo. Non aveva la carica carismatica e comunicativa che aveva Osama bin Laden, ma era comunque il Califfo ancora formalmente, sebbene il Califfato come territorio non esista più da marzo”. Sicuramente la sua morte “è un colpo molto duro per l’organizzazione, alla fine di un anno molto difficile”.

Dopo la fine della presenza territoriale del sedicente Califfato, prosegue Marone, all’Isis “sono arrivati una serie di colpi pesanti anche a livello simbolico, l’ultimo, gravissimo, la morte del leader. 

Ho visto, peraltro, che è circolata la voce – ma è da verificare – che fosse stato ucciso oggi pomeriggio anche il portavoce ufficiale dell’Isis, che è uno dei capi dell’organizzazione. Come sia, si tratta in ogni caso di una batosta molto dura, che però – mette in guardia l’esperto – forse non bisognerebbe leggere con troppo ottimismo, in maniera trionfalistica”.

Infatti, ricorda il ricercatore, “abbiamo già avuto casi di esecuzioni mirate molto importanti – come Osama bin Laden nel 2011, Abu Musab al Zarkawi nel 2006 – che comprensibilmente sono stati subito applauditi e presentati come grandi trionfi delle tre amministrazioni, Trump oggi, Obama nel 2011 e Bush nel 2006, ma poi abbiamo visto che purtroppo l’attività di questi gruppi armati non si è affatto interrotta, anzi”.

Dopo al Zarkawi, sottolinea ancora Marone, “il gruppo si è rafforzato e poi è diventato l’Isis, quindi ancora più potente della vecchia al Qaeda in Iraq”. Sicuramente quindi l’eliminazione di al-Bagdhadi “è un grande colpo, ma è ancora difficile prevederne gli effetti. Con bin Laden sapevamo chi era il numero due, ed è l’attuale numero uno; dell’Isis invece non sappiamo chi è il successore, quindi facciamo anche fatica a capire che tipo di traiettoria il gruppo potrà avere dopo al-Baghdadi, se sarà una traiettoria discendente o se sarà un leader altrettanto efficace, anche se ovviamente le condizioni di contesto sono più difficili di qualche anno fa”.

“Tra gli esperti – continua – c’è un dibattito sulle esecuzioni mirate: se uno guarda gli studi, non è detto che abbiano questa grande efficacia contro il gruppo, come si potrebbe pensare. Dall’altra parte hanno altri vantaggi, perché al di là degli effetti che potrà avere sulla lotta contro il terrorismo, sicuramente oggi è una giornata importante, in un periodo complesso per Donald Trump, sia in politica interna che in politica estera, anche in Siria”.

La morte di al-Bagdhadi, conclude il ricercatore, “ha almeno un effetto positivo della politica interna. Sul piano della lotta al terrorismo, è ovvio che è positivo, ma verificare quanto sarà positivo nel medio e lungo periodo è ancora difficile da dire, tanto più per l’Isis”.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA