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La convivenza prima del matrimonio rileva ai fini dell’addebito della separazione

3 Agosto 2013 | Autore:
La convivenza prima del matrimonio rileva ai fini dell’addebito della separazione

Anche il periodo di convivenza ininterrotta precedente al matrimonio permette di fare una valutazione complessiva della vita di coppia ai fini del riconoscimento sia dell’addebito della separazione che dell’assegno di mantenimento.

 

Si può aver diritto al mantenimento, dopo la separazione, anche in caso di un matrimonio durato pochissimo tempo (per esempio, un mese) se la condotta incriminata era già stata posta in essere durante la precedente fase di convivenza della coppia.

Quando la convivenza pre-matrimoniale ha carattere stabile e continuo, così da impedire la distinzione tra la vita della coppia nel periodo antecedente e quello successivo al matrimonio, anche l’eventuale comportamento illegittimo tenuto da una delle parti durante la convivenza rileva ai fini del riconoscimento dell’addebito della separazione.

Pertanto, come afferma la Cassazione in una recentissima sentenza [1], è irrilevante la breve durata del matrimonio per valutare il diritto del coniuge più debole all’assegno di mantenimento. Quel che conta è che vi sia stato un comportamento, contrario ai doveri coniugali, posto da una delle parti nel periodo della convivenza precedente il matrimonio, e protratto anche dopo le nozze.


Pertanto, la condotta violenta di una delle parti, se già sussistente durante la convivenza, nonostante la brevità del successivo matrimonio, può portare a ritenere intollerabile la vita coniugale.

Peraltro, in questi casi, posta la brevità dell’unione coniugale e la conseguente difficoltà a individuare il tenore di vita della coppia durante il matrimonio, per determinare la misura dell’assegno di mantenimento si deve tenere conto della consistenza patrimoniale e dell’ammontare dei redditi dei coniugi.

 

La vicenda

Nel periodo di convivenza precedente le nozze, un uomo faceva uso di droghe e alcool, minacciando e aggredendo la propria compagna così da rendere intollerabile sia la convivenza che il rapporto coniugale, durato solo un mese.

Alla moglie, disoccupata, la Corte assegnava un contributo mensile di € 350,00 nonostante la breve durata della vita coniugale.


Non ha rilevanza che i comportamenti, ritenuti significativi per addebitare la separazione, siano antecedenti al matrimonio, se pur breve, perché anche in tal caso l’assegno di mantenimento potrà essere determinato sulla base dei rispettivi redditi e patrimoni e non facendo riferimento al tenore di vita tenuto durante il matrimonio.

note

[1] Cass. sent. n. 15486 del 20.06.2013.


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1 Commento

  1. Buona sera gentile Collega. Con rispetto mi potrebbe riferire dove avrebbe letto nella sentenza della Corte sul punto mantenimento che la precedente convivenza e non la semplice impossibilità di quantificare un tenore di vita come parametro, tesi non condivisa dalla Corte ma adotta dal ricorrente come emerge dal secondo quesito proposto dal medesimo nel ricorso, sarebbe stata posta a tema dalla Corte nella sua decisione? Mi consentirà, ma così come commentata, la sentenza costituirebbe un revirement di rilevanza notevole (mi riferisco sempre al capo del mantenimento dove la Corte da tempo afferma che la semplice breve durata del rapporto non è di per sè sola ostativa al riconoscimento del diritto al mantenimento ove ne ricorrano i presupposti. Grazie. Avv. Giorgio Pernigotti

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