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Sfruttamento del lavoro: ultime sentenze

16 Novembre 2019
Sfruttamento del lavoro: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: reato di sfruttamento del lavoro mediante violenza, minaccia o intimidazione; condotta del datore di lavoro; violazione della normativa sugli orari di lavoro e i riposi; stato di necessità e bisogno dei lavoratori. 

Reato di sfruttamento del lavoro

Integra il reato di sfruttamento del lavoro la condotta del datore di lavoro consistente nel sottoporre il dipendente a un regime di sfruttamento, desumibile dall’esistenza di indici quali la reiterata violazione della normativa sugli orari di lavoro e i riposi, nonché la mancata predisposizione delle dovute misure di sicurezza, approfittando dello stato di bisogno di lavoratori, in riferimento alla situazione di clandestinità degli stessi.

Cassazione penale sez. V, 12/01/2018, n.17939

Reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro

In tema di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il reato di cui all’art. 603 bis, cod. pen., nel testo precedente alla legge di modifica 29 ottobre 2016, n. 199, richiede “l’attività organizzata” di intermediazione come modalità della condotta, che non richiede necessariamente la forma associativa ma deve svolgersi in modo non occasionale, attraverso una strutturazione che comporti l’impiego di mezzi.

(In motivazione, la Corte, applicando, perchè più favorevole, la formulazione precedente alla novella del reato di cui all’art. 603 bis cod. pen., ha ritenuto sussistente il requisito dell’attività organizzata di intermediazione nei confronti dei due imputati, i quali curavano tutti gli aspetti organizzativi del lavoro in condizioni di sfruttamento di alcuni braccianti agricoli).

Cassazione penale sez. V, 23/11/2016, n.6788

Permesso di soggiorno per particolare sfruttamento lavorativo

Il permesso di soggiorno per “particolare sfruttamento lavorativo” è un tipo di permesso di soggiorno per ragioni umanitarie che può essere concesso al lavoratore straniero che, trovandosi in una situazione di particolare sfruttamento lavorativo, abbia presentato denuncia contro il proprio datore di lavoro e cooperi nel procedimento penale instaurato a suo carico.

Lo sfruttamento sussiste in presenza di condizioni lavorative, incluse quelle risultanti da discriminazione di genere e di altro tipo, in cui vi è una palese sproporzione rispetto alle condizioni di impiego dei lavoratori assunti legalmente, che incide, ad esempio, sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori ed è contraria alla dignità umana. In tutti questi casi – che sono particolarmente delicati e meritevoli di tutela – non si può certamente dubitare della natura della posizione soggettiva del richiedente come “diritto soggettivo” da annoverare tra i diritti umani fondamentali che godono della protezione apprestata dall’art. 2 Cost. e dall’art. 3 CEDU, che non è affievolibile per atto della p.a.

Di qui la conseguenza che, ai fini del relativo rilascio, secondo i principi generali, al Questore non è più attribuita alcuna discrezionalità valutativa, essendo il suo ruolo limitato all’accertamento della sussistenza dei presupposti di fatto legittimanti il rilascio del permesso di soggiorno, nell’esercizio di una mera discrezionalità tecnica, poiché il bilanciamento degli interessi e delle situazioni costituzionalmente tutelate è riservato al legislatore.
Fonte:

Cassazione civile sez. un., 11/12/2018, n.32044

Divieto di intermediazione e interposizione

In tema di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603 bis c.p.) deve ritenersi carente la motivazione sulla base della quale si affermi la configurabilità di detto reato avendo riguardo soltanto agli elementi indicativi dello sfruttamento (quali, nella specie -trattandosi di operai distaccati da altre imprese- un orario di lavoro largamente superiore alla regola delle otto ore giornaliere, la corresponsione di metà della retribuzione dovuta, essendo l’altra metà destinata ai titolari delle imprese distaccanti, il mancato riconoscimento del diritto alle ferie ed alle assenze per malattia), senza che risulti dimostrata la sussistenza anche dell’altro necessario elemento, costituito dall’impiego di violenza, minaccia o intimidazione.

Cassazione penale sez. V, 18/12/2015, n.16735

Subappalto di lavori pubblici

In tema di subappalto di lavori pubblici, l’art. 18, comma 4, della legge n. 55 del 1990 (nel testo vigente “ratione temporis”), imponendo all’impresa aggiudicataria di praticare, per le opere affidate in subappalto, gli stessi prezzi unitari risultanti dall’aggiudicazione, con ribasso non superiore al venti per cento, persegue la specifica finalità, di ordine pubblico, di impedire un eccessivo frazionamento dell’operazione economica con finalità di sfruttamento del lavoro, dovendosi valutare il rispetto di tale soglia, onde evitare effetti elusivi della normativa, con riguardo non ai prezzi di mercato ma soltanto al corrispettivo determinato nel contratto ovvero al nuovo prezzo che, relativamente ai lavori subappaltati, committente ed appaltatrice abbiano concordato nel corso dell’esecuzione del rapporto.

Cassazione civile sez. I, 12/02/2016, n.2814

Stato di bisogno o di necessità dei lavoratori

In tema di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il reato di cui all’art. 603 bis c.p., punisce tutte quelle condotte distorsive del mercato del lavoro, che, in quanto caratterizzate dallo sfruttamento mediante violenza, minaccia o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori, non si risolvono nella mera violazione delle regole relative all’avviamento al lavoro sanzionate dall’art. 18 d.lg. 10 settembre 2003 n. 276.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto integrato il requisito della intimidazione nella rinuncia dei lavoratori stranieri, privi di adeguati mezzi di sussistenza, a richiedere il pur irrisorio compenso pattuito con l’agente, per il timore di non essere più chiamati a lavorare).

Cassazione penale sez. V, 04/02/2014, n.14591

Sfruttamento del lavoro domestico

Lo sfruttamento del lavoro domestico in violazione dei diritti salariali di un lavoratore subordinato, in origine minorenne ed affidato dalla famiglia di provenienza ad altra famiglia, pur esercitato con violenza e minaccia sopra il medesimo, non integra di per sè il delitto di riduzione in schiavitù, ma i diversi reati di maltrattamenti in famiglia e di estorsione quando non sia accompagnato da una condizione concreta di segregazione materiale del sottomesso, e di godimento da parte del soggiogante esteso in maniera incondizionata a tutte le possibilità di sfruttamento della persona assoggettata tale da configurare una riduzione in schiavitù.

Tribunale Nuoro, 20/01/1994

Sfruttamento del lavoro agricolo

Il divieto di subaffitto o di subconcessione del fondo, stabilito dall’art. 21 della l. 3 maggio 1982 n. 203, per l’affittuario coltivatore diretto, non ha lo scopo di tutelare un qualche diritto soggettivo del concedente con riguardo all’obbligo di normale e razionale coltivazione del fondo a norma dell’art. 5 della stessa legge, ma quello di protezione degli interessi del lavoratore effettivo della terra, evitando ogni forma di intermediazione e di sfruttamento del lavoro agricolo.

Cassazione civile sez. III, 08/03/1991, n.2471

Correttezza professionale

La correttezza professionale di cui al n. 3 dell’art. 2598 c.c. va individuata nel rispetto delle norme di comportamento che, informandosi ai principi dell’ordinamento in tema di corrispettività del profitto e di illecità dello sfruttamento del lavoro o iniziativa altrui, vietano che la concorrenza sia artificiosamente alterata in conseguenza di elementi che non dipendono dalla qualità del prodotto e dalla originalità o economicità del sistema di produzione, ma dall’appropriazione del risultato di un’attività altrui.

Corte appello Venezia, 25/08/1989

Concorrenza sleale per sfruttamento del lavoro

L’utilizzazione, da parte di un editore, della composizione tipografica (nella specie, mediante fotocopiatura) di un’opera stampata da altro editore, senza il consenso di questi, costituisce atto di concorrenza sleale per sfruttamento del lavoro e della creatività del concorrente (concorrenza parassitaria o sincronica).

Tribunale Verona, 17/06/1989


note

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