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Furto di lieve entità: è reato?

2 Novembre 2019
Furto di lieve entità: è reato?

Ho commesso un piccolo furto in un supermercato, per un valore inferiore ai 20 euro. Sono stato fermato ed identificato prima di uscire. Ora temo di andare in carcere: cosa rischio?

Gentile cliente, entro subito nel merito del quesito da lei posto.

La legge [1] afferma che se ci s’impossessa della cosa altrui allo scopo di farla propria, con ciò distogliendola dal suo proprietario, viene compiuto il reato di furto e i fatti descritti nel quesito sembrano oggettivamente riconducibili a quest’ipotesi di delitto, anche se nella forma tentata. Trattasi, nello specifico, di un illecito penale per il quale il codice vigente prevede, quale sanzione, una pena detentiva minima di sei mesi, che dovrà essere ridotta visto che il furto non è stato consumato ma solo tentato (il responsabile, infatti, è stato bloccato prima di uscire dall’esercizio commerciale) [2].

Tuttavia, non deve allarmarsi, poiché per quanto responsabile di circostanze delittuose, potrebbe presumibilmente godere della non punibilità per il reato commesso, alla luce della particolare tenuità del fatto.

Si tratta di una specifica ipotesi in cui la legge [3] esclude la perseguibilità della persona responsabile del furto, poiché:

  • il danno provocato alla persona offesa è esiguo;
  • il reo non è un delinquente abituale;
  • per il reato in esame non è prevista una pena detentiva superiore ai cinque anni.

I presupposti descritti sono rinvenibili nel caso concreto, ragion per cui è auspicabile che se anche i responsabili del supermercato dovessero decidere di denunciarla per il furto tentato, le successive indagini avviate a suo carico sarebbero chiuse con una richiesta di archiviazione per la tenuità del fatto.

Pertanto, a parere dello scrivente, credo possa tranquillizzarsi, anche perché è presumibile che per un reato di questa entità il soggetto offeso ritenga inutile e superfluo denunciare l’accaduto alle autorità competenti e tanto meno avviare una causa civile nei suoi riguardi.

Ad ogni modo, anche se la denuncia dovesse essere depositata e le indagini concludersi con un rinvio a giudizio nonostante la tenuità del fatto commesso (ma ritengo molto più plausibile l’archiviazione, per i motivi predetti), avrebbe tutte le possibilità:

  • di difendersi nel giudizio penale;
  • di invocare, in quella sede, la descritta condizione di non punibilità;
  • di ottenere una riduzione della pena eventualmente da applicare;
  • di vedersi sospesa, condizionalmente, la pena comminata.

In conclusione, avrà sicuramente capito che, per i fatti descritti in quesito, anche nella peggiore ipotesi, non andrà in carcere (volendo utilizzare il termine da lei formulato).

Ovviamente, nonostante le considerazioni appena espresse, per evitare problematiche future, avrà compreso che è assolutamente necessario non ripetere la condotta compiuta.

Articolo tratto da una consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Art. 624 cod. pen.

[2] Art. 56 cod. pen – Cass. pen. sent. n. 6501/2018

[3] Art. 131bis cod. pen.


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