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Google: responsabile dei suggerimenti negli accostamenti di parola sulle ricerche

3 luglio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 luglio 2013



Google è responsabile del danno provocato dalla funzione di suggerimento delle ricerche quando l’accostamento automatico di alcuni vocaboli risulta offensivo.

 

Chiunque viene danneggiato dal suggerimento automatico di vocabili offensivi quando si digita il proprio nome o altri dati personali sul motore di ricerca di Google può chiederne l’immediata rimozione e il risarcimento dell’eventuale danno.

Lo ha stabilito il Tribunale di Milano [1] il quale ha ordinato a Google l’immediata rimozione di alcuni vocaboli offensivi dai risultati dei suggerimenti per le ricerche correlate al nome di una Fondazione. La digitazione del nome della Fondazione sul portale del colosso americano produceva infatti il suggerimento di vocaboli correlati come “truffa” e “setta”, provocando un grave danno d’immagine all’ente.

Secondo l’interpretazione del giudice meneghino, le società che forniscono servizi Internet (Internet service provider) possono essere chiamate a rispondere dei danni provocati dai contenuti delle pagine web soltanto se tali informazioni siano elaborate dalla società e non soltanto trasmesse da altre fonti senza alcuna interferenza del provider.

Nel caso delle funzioni di suggerimento e completamento automatico delle ricerche, nonostante l’accostamento dei vocaboli sia automatico e non controllabile caso per caso da Google, sarebbe comunque la società statunitense ad averne progettato il funzionamento, perciò essa deve essere ritenuta responsabile dei danni provocati da tali servizi.

Google, in questi casi, avrebbe l’obbligo di eliminare immediatamente i vocaboli offensivi dalla lista dei risultati suggeriti.

La questione, invero, non è affatto pacifica e si segnalano sentenze di diverso segno. Non è la prima volta che il Tribunale di Milano interpreta la materia in modo sfavorevole al motore di ricerca (leggi l’articolo: Google Suggest e la diffamazione). Di avviso diverso è stato, nella medesima fattispecie, il tribunale di Pinerolo (leggi l’articolo: Google salva: i suggerimenti non sono diffamazione).

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